venerdì 19 gennaio 2018

I disoccupati guadagneranno più dei lavoratori

Nel delirio delle promesse elettorali spiccano i meravigliosi redditi di cittadinanza, di inclusione, di dignità. D'altronde se la logica è quella di continuare a spendere 42 euro pubblici al giorno per ogni migrante, per un costo complessivo di poco meno di 5mila euro al mese per una famiglia di 4 persone, non si capisce perché una famiglia italiana con genitori disoccupati dovrebbe costare di meno allo Stato. Non si capisce neppure dove troverebbe i soldi, lo Stato, ma in campagna elettorale non è un problema. Comunque i partiti promettono di meno, ai disoccupati italiani. Ma le cifre sparate dalle varie formazioni politiche sono comunque superiori a quelle che incassano molti lavoratori, non solo quelli pagati in nero. Si vuole intervenire a favore di chi non ha lavoro garantendo redditi superiori, in alcuni casi doppi, rispetto a chi si alza tutte le mattine, magari all'alba, per andare a faticare 8 ore in campagna, per avvitar bulloni, per lavorare in un museo o in un ufficio. Quale dovrebbe essere, allora, la motivazione per abbandonare un letto caldo e affrontare la vita fuori casa? Certo, è più facile distribuire la carità con i soldi pubblici piuttosto di impegnarsi per creare le condizioni che favoriscano la nascita di nuovi posti di lavoro, per creare nuovi lavori che rispondano al cambiamento in atto. Invece per il lavoro non si fa nulla. Sui posti di lavoro si continua a morire, ed anche questo non è un grande incentivo per chi può restare a casa con un reddito garantito, magari in cambio di qualche inutile corso di formazione e aggiornamento gestito, a pagamento, dalle solite cooperative dei soliti noti. D'altronde è anche vero che la sempre più veloce robotizzazione cambia e cambierà completamente gli scenari dell'occupazione. Il lavoro operaio sarà svolto da macchine che provvedono alla propria manutenzione ed al proprio miglioramento continuo. I lavori nei campi sono già spesso affidati a macchinari guidati dal satellite ed il controllo sarà affidato ad altri robot. Le auto si guideranno da sole, nei giornali americani una crescente quota di articoli è scritta dai robot. Difficile immaginare quali saranno i lavori del futuro. Ma non è con la trasformazione dei lavoratori in disoccupati sovvenzionati a vita che si possono affrontare i cambiamenti

giovedì 18 gennaio 2018

I diciottenni bocciano Forza Italia

Mattarella invita gli italiani a non disertare le urne, nella consapevolezza che le prossime elezioni potrebbero portare ad un record di astensioni. Ma, in realtà, ai partiti non frega nulla degli elettori mancati. Così, immancabilmente, schierano personaggi improbabili, che piacciono ai vertici dei partiti in quanto fedeli e ubbidienti, ma non piacciono ai cittadini poiché incapaci e poco credibili. E se gli italiani in genere sono disgustati, un sondaggio condotto tra i diciottenni chiamati al voto per la prima volta evidenzia una crescente lontananza dei più giovani. Cioè tra chi rappresenta il futuro del Paese e parte già rassegnato e pronto a lasciarsi rovinare la vita dalle attuali oligarchie. Non proprio un segnale incoraggiante. Ma il sondaggio prende anche in considerazione le scelte dei diciottenni che hanno scelto di andare a votare. Il risultato è particolarmente interessante perché, rispetto al dato relativo alle intenzioni di voto complessive, i diciottenni dimostrano tendenze differenti. I partiti premiati dai neo elettori sono soltanto 3: Pd, Movimento 5 stelle e Lega. Il successo del Pd tra i diciottenni è abbastanza scontato, grazie al regalo di 500 euro, a spese nostre, garantito dal governo ai neo maggiorenni che riescono a superare gli ostacoli dell'iscrizione sul sito. Le mance elettorali funzionano per chi non ha ancora gli anticorpi per accorgersi della truffa. E se il successo di Lega e grillini non stupisce, è abbastanza scontato anche il crollo dei consensi per Forza Italia, un partito percepito come vecchio, legato a personaggi che non sono in sintonia con i giovani. Ma anche per Fdi la flessione è consistente. Complessivamente il centro destra si ritroverebbe nettamente dietro al centro sinistra ma anche perché il sondaggio, fazioso, si inventa una alleanza inesistente tra Pd e Liberi e Uguali. Quanto ai leader preferiti dai diciottenni, al primo posto si colloca Di Maio seguito da Salvini. Terzo Berlu davanti a Gentiloni e Meloni. Il bugiardissimo Renzi, nonostante il regalo dei 500 euro, non è pervenuto

mercoledì 17 gennaio 2018

Moscovici e il diritto di ingerenza

Le vestali offese protestano per l'ingerenza del commissario europeo Pierre Moscovici nella campagna elettorale italiana. Che ci sia stata una ingerenza è evidente, ma perché stupirsi e perché indignarsi? Moscovici difende la casta di euro burocrati di cui fa parte, nella consapevolezza che l'Europa dei popoli non ne può più di questi cialtroni. E il commissario europeo, legittimamente anche se non elegantemente, si attacca ad ogni appiglio. Giudicando improponibile lo sforamento del deficit proposto dai 5 stelle e dimenticando, lui francese, che Parigi ha il record di sforamenti. Moscovici attacca anche la Lega sulla questione migranti, ed anche in questo caso dimentica i blocchi (sacrosanti) francesi per fermare i passaggi clandestini oltre Ventimiglia. Ma non è questo il problema vero. Moscovici è considerato pericoloso perché il pensiero unico obbligatorio lo ha trasformato in un personaggio di rilievo. Colpa della Lega, dei 5 stelle e di chiunque si dichiari contrario a questa Europa dei burocrati pur accettandone le logiche assurde. Senza far nulla per contrastarle. Forza Italia ha piazzato Tajani e il suo uomo si è subito adeguato al pensiero unico obbligatorio. Moscovici è libero di esprimere una opinione e se chi non è d'accordo non ha strumenti di comunicazione adeguati, la colpa non è del commissario europeo. È stupido, non solo ingenuo, pensare che un commissario europeo sia super partes e non l'espressione di un ben preciso schieramento politico a cui risponde. È stupido, non solo ingenuo, sperare in una informazione obiettiva e non schierata. Ma se si va in guerra disarmati, per taccagneria o stupidità, non ci si può lamentare se il nemico si presenta con missili e carri armati. È normale che l'Europa dei burocrati non voglia essere sostituita dall'Europa dei popoli. Una normale autotutela che, da qui alle elezioni, porterà a moltiplicare gli interventi, le ingerenze, le intrusioni e le menzogne. E se non si è in grado di confutarle e contrastarle, forse non si è neppure in grado di governare

martedì 16 gennaio 2018

Il partito Mediaset contro Lega e Fdi

Dagli amici mi guardi Iddio.. Lo ha subito scoperto Fontana, candidato leghista e di tutto il centro destra per la guida della Regione Lombardia. Una sua dichiarazione sulla necessità di difendere l'identità europea ha scatenato non solo gli avversari politici, com'è normale, ma anche e soprattutto l'ormai immancabile Tg5. L'ammiraglia Mediaset non perde occasione per attaccare tutto ciò che considera come destra e dunque come male assoluto. Giusto così. Se Salvini e Meloni hanno evitato di pretendere garanzie dall'alleato Berlu sul fronte della comunicazione, non possono poi lamentarsi se Mediaset si comporta in questo modo. Questa volta sotto attacco ci finisce Fontana, che ha sacrificato la barba per soddisfare le pretese di Berlu sul fronte dell'immagine, la prossima volta tocchera' a qualche rappresentante di Fratelli d'Italia. Piuttosto di lasciar crescere gli alleati, il partito Mediaset è pronto a favorire la sconfitta del centro destra. E non importa se un atteggiamento di questo genere favorisce non l'amico di Berlu, il bugiardissimo, ma il suo nemico principale, il Movimento 5 stelle. Che sta crescendo, secondo i sondaggi, al Sud e nelle Isole. A partire dalla Sicilia dove gli atteggiamenti di Micciche', l'uomo di fiducia di Berlu, potrebbero portare a un grande successo dei grillini a pochi mesi dalla vittoria di Musumeci alle elezioni regionali. Ma anche in Sardegna si annuncia un grande risultato per Di Maio. Come nelle regioni del Sud. Dunque, sempre secondo i sondaggi, il trionfo del centro destra sarebbe limitato ai territori dove la Lega è particolarmente forte. Di conseguenza il partito Mediaset si scaglia contro Salvini e non perde occasione per inventarsi inesistenti successi del bugiardissimo e di Gentiloni. Ancora una volta Lega e Fdi pagano pesantemente gli errori che hanno portato alla totale ininfluenza dei propri organi di informazione. Lo si vedrà anche con le imminenti candidature. Mediaset esalterà le nullità messe in campo da Berlu e lascera' senza difesa i candidati degli alleati che finiranno nel mirino degli avversari. Quando non sarà lo stesso partito Mediaset ad organizzare gli attacchi contro Lega e Fdi.

lunedì 15 gennaio 2018

Politici e magistrati colpevoli per la delinquenza giovanile

Ogni giorno ci porta notizie di ragazzini che, in gruppo, aggrediscono coetanei o anche donne isolate e anziani indifesi. E il primo pensiero corre, ovviamente, ai genitori di questi piccoli delinquenti. Chi sono questi padri e madri? Cosa insegnano in famiglia? Che modello hanno rappresentato per i propri figli? Ovviamente non è automatico che due genitori per bene riescano a crescere un bravo ragazzo. Sarebbe troppo facile. Ma di fronte al proliferare di queste bande un dubbio sulle capacità dei genitori rimane. Poi, però, il problema diventa sociale, politico. Perché i piccoli delinquenti sono perfettamente consapevoli di essere sostanzialmente intoccabili. Grazie a leggi assurde, scritte e approvate dai politici italiani che vivono in zone protette e non hanno a che fare con la delinquenza quotidiana della strada. Ma grazie anche ad una magistratura sempre più imbarazzante. Un Paese che vuol tornare ad essere civile non può permettersi una magistratura come quella italiana. Che finge di ignorare i rischi di reiterazione del reato, che finge di illudersi sulle possibilità di recupero legate a percorsi indicati da assistenti sociali che non comprendono la differenza tra teoria e realtà. Non si tratta di certezza della pena, si è ormai passati alla certezza dell'impunita'. Non lo hanno capito i politici ma lo hanno perfettamente compreso i piccoli delinquenti. E le giovani generazioni di teppisti, di ladri, di aspiranti assassini, sono destinate a trasformarsi nella sempre più vasta manovalanza di un crimine organizzato che non è più confinato in poche regioni del Sud. Tutti i bei discorsi sulla prevenzione restano chiacchiere inutili, perché l'impunita' garantita ai giovani delinquenti è la dimostrazione che non si vuol fare prevenzione. Ma anche chi non si intrupperà in organizzazioni criminali saprà di poter comunque vivere di soprusi, di violenze contro chi è più debole. Aggressioni e violenze non portano più in carcere, a meno che non siano accompagnate da insulti razzisti. Se picchi un anziano per un parcheggio, se picchi una mamma davanti a suo figlio per un sorpasso, in galera non ci vai. Ma i politici chiedono il voto agli anziani ed alle mamme, promettendo piogge di denaro. Forse, per evitare il crescente astensionismo, basterebbe modificare qualche legge, impedendo al magistrato di turno di interpretare in modo creativo l'obbligo di mandare dietro le sbarre chi non merita di stare in mezzo alle persone normali

venerdì 12 gennaio 2018

Macron loda Gentiloni per fregare l'Italia

Furbo è furbo, il presidente francese Macron. Così ha approfittato della mancanza di governo in Germania per andare a rinnovare il patto d'acciaio tra Berlino e Parigi, rafforzandolo in senso europeo. Un asse di una nuova Europa, più integrata e coesa. Poi Macron ha incontrato Gentiloni, ormai in carica solo per gli affari correnti, ed ha utilizzato Roma come trampolino per una nuova offensiva francese in Africa. Ovviamente a danno dell'Italia, ma con i ministri che abbiamo non ci si poteva certo illudere. Così la Francia è tornata a brillare sulla scena internazionale, escludendo un ingresso della Turchia nell'Ue in pieno accordo con lo stesso Erdogan che dell'Unione europea non sa che farsene. E mentre i media di servizio si occupavano delle finte beghe su ingresso e non ingresso, Ankara comprava armi da Francia e Italia dopo essersi approvvigionata di missili russi. Un grande protagonismo di Macron al di là della forza effettiva della Francia che, a livello economico, non è che stia molto meglio dell'Italia. E questo rappresenta, in modo evidente, che la politica estera non dipende solo dalla forza economica di un Paese ma dalle capacità dei propri politici. Un Paese che schiera Alfano agli esteri dimostra, inequivocabilmente, di non voler contare nulla, di voler essere assente dallo scenario internazionale e di preferire un ruolo subalterno a Washington. Oddio, sostituire l'inutile Alfano con la deleteria Boldrine sarebbe pure peggio e non è che i vari Frattini o Terzi offrano maggiori garanzie. D'altronde questo è tornato ad essere il Paese del Franza o Spagna purché se magna. Così non resta che accodarsi alle strategie dell'uomo furbo di turno. Perché anche le ipotesi fantasiose di uscita dall'Unione europea devono fare i conti con il materiale umano a disposizione sulla scena politica. Per giocare, da soli, tra Usa, Cina e Russia, occorrerebbero capacità immense che mancano completamente. Lo stesso Macron può giocare in modo spregiudicato perché non rappresenta solo Parigi ma una componente fondamentale dell'Unione europea. In caso contrario basterebbe un giorno di grande speculazione finanziaria per rovinare la Francia e mandare a casa Macron. Il presidente francese lo sa e sa come curare gli interessi transalpini giocando come leader europeo. Troppo difficile per chi pensa di affidare la più ricca Regione italiana a Fontana o a Gori.

giovedì 11 gennaio 2018

Cinema italiano azzerato senza Zalone?

Checco Zalone non sforna il consueto film e il cinema italiano incassa un drammatico crollo di presenze nelle sale. Qualcuno finge persino di stupirsi. Ma come? Con tutti gli investimenti pubblici a favore del settore, i film italiani non piacciono? Eppure abbiamo grandi attrici e registe come Asia Argento, che tutto il mondo ci invidia. Così come invidia le sue sodali. Mica come quelle attricette francesi, tipo la Deneuve, che si permettono persino di scrivere una lettera pubblica in polemica con grandi colleghe come Argento o come le star americane fulminate sulla via del sesso politicamente corretto. Vogliamo mica mettere un'artista minore come Deneuve a confronto con una diva come Argento? Peccato che gli italiani, ottusi,  non si rendano conto di essere fortunati e privilegiati. E non fanno code al botteghino per vedere film caratterizzati dal più sfrenato onanismo intellettuale, rigorosamente corretto politicamente, o film dove persino il pecoreccio diventa allineato e coperto per rispettare i dettami dei critici di regime. Se poi si aggiungono i costi eccessivi per assistere a una proiezione al cinema, è chiaro che il pubblico si rifugia davanti alla TV per vedere film scaricati illegalmente o per quelli regolarmente pagati con gli abbonamenti. Peccato che i Netflix di turno siano scarsamente interessati alle opere italiane e propinino film americani a raffica. Quello che si chiama soft power ma registi e produttori italiani non lo hanno ancora capito. Ciò che è più grave è che non lo ha capito neppure chi elargisce denaro pubblico per finanziare opere autoreferenziali, viste dai soliti noti che si premiano vicendevolmente. Una compagnia di guitti che si sopravvaluta perché ottiene applausi quando sfila sul red carpet a Roma. A Roma, mica a Hollywood dove i protagonisti italiani sono del tutto ignorati. Sono finiti i tempi di Mastroianni, ora pensiamo di conquistare il mondo con Pannofino. Il tragico è che non conquistiamo neppure più l'Italia, se manca Zalone.

mercoledì 10 gennaio 2018

Maroni brucia il centro destra

I giochini per le poltrone rischiano di mandare all'aria il progetto del centro destra di governare l'Italia con un grande successo alle elezioni del 4 marzo. I sondaggi, per quello che valgono, indicavano la concreta possibilità di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi ma, a quel punto, è arrivata la decisione di Maroni di non ripresentarsi per guidare la Lombardia. E in un solo colpo il centro destra si è ritrovato di fronte alla prospettiva di perdere sia la regione più ricca d'Italia sia le elezioni nazionali. Lo ha capito persino la sinistra di Grasso e Boldrine che, improvvisamente, ha deciso che il candidato del Pd, Gori, potrebbe persino essere sostenuto da liberi e belli. Mentre, con la candidatura di Maroni, la sconfitta di Gori era scontata e, dunque, era inutile sostenerlo. Ovviamente furibondo Salvini mentre, come al solito, non è chiara la strategia di Berlu. Che, ufficialmente, si arrabbia contro Maroni ma si premura subito di far sapere che il candidato migliore per la Lombardia sarebbe, a questo punto, la forzista Gelmini. Proprio quella che, da ministro dell'istruzione e della ricerca, era convinta dell'esistenza di un tunnel tra Ginevra ed il Gran Sasso. Una garanzia di qualità, insomma. D'altronde il candidato alternativo di Salvini, tale Fontana, non pare oggettivamente in grado di attirare entusiasmi tali da sconfiggere Gori.  Che, tra l'altro, è amico di lunga data di Berlu e di Mediaset. Nel frattempo il Tg5 continua con i suoi servizi zerbinati di plauso nei confronti dei governi di Gentiloni e del bugiardissimo. Grandi risultati sul fronte dell'occupazione, giura il tg di Mediaset, mentre persino i quotidiani di servizio fanno notare che si tratta di occupazione precaria, di bassissima qualità e di durata estremamente limitata. Il Tg5 si limita a rapidi accenni su questi aspetti che proprio irrilevanti non sono. Come non è irrilevante che rimaniamo sempre al terzultimo posto in Europa. E allora se si sommano le scelte di Maroni, da sempre il leghista più vicino a Berlu, con la disinformazione del Tg di Mediaset, sorge qualche dubbio sui disegni reali del leader di Forza Italia. Vincere per governare insieme al Pd? A costo di rinunciare anche alla Lombardia? La confusione è grande sotto il cielo e per il vecchio navigatore di Arcore la situazione è perfetta.

martedì 9 gennaio 2018

Nardella simbolo della guerra alla cultura

A Firenze,  con la benedizione del pessimo sindaco Nardella, si cambia il finale della Carmen perché ritenuto non politicamente corretto. Ma è solo l'ultimo degli interventi compiuti dal becerume politicamente corretto nei confronti dei capolavori del passato. Shakespeare è stato massacrato per il suo mercante di Venezia, in attesa che l'Otello venga modificato per non offendere i migranti o che Giulietta e Romeo vengano vietati perché rappresentano una istigazione al suicidio. Dante è da tempo un nemico da gettare nella pattumiera della storia ma, piano piano, tutta la cultura europea dovrà essere cancellata. Di fronte alla stupida arroganza di Nardella viene persino naturale rivalutare il ministro Fedeli che, dal basso della sua ignoranza, si limita a massacrare la lingua italiana non per cattiveria ma per la sua mancanza culturale. Gli altri, invece, intervengono scientemente ed è molto più grave oltre che inaccettabile ed ingiustificabile. D'altronde bisogna anche capirli. Di fronte, i Nardella di turno, hanno capolavori assoluti, hanno i giganti della cultura. Ma cosa possono contrapporre a Bizet? Jovanotti e Fedez? E contro Dante e Shakespeare chi schierano? Fabio Volo e Saviano? Una sfida persa in partenza. Da un lato Bernini, Donatello, Giotto. Dall'altro Renzo Piano, Fuffas, la schifezza che proprio Nardella ha piazzato a Firenze definendola scultura. Non è un problema di cattivo gusto o di mancanza di cultura. È la scelta precisa di distruggere ogni retaggio, ogni ricordo delle proprie radici per imporre un modello omogeneo a livello mondiale, un modello di consumatore unico ed indifferenziato. Non si elimina Dante dalle scuole per sostituirlo con il Corano, ma solo per evitare ogni riferimento al proprio passato di grandezza universale. E si irride a Macron perché, da buon francese benché politicamente abbastanza corretto, insiste a definire con termini e sigle francesi oggetti ed organismi internazionali. Che si tratti dell'ordinateur o dell'Otan al posto della NATO. Lingua unica, sottocultura unica, consumi unici. Altro che il bugiardissimo, Nardella è il vero simbolo della guerra contro l'Europa, contro l'Italia, contro Firenze e contro ogni autonomia culturale.

lunedì 8 gennaio 2018

Le tasse sono aumentate. Il Pd mente e a destra non lo sanno

La banda dei bugiardissimi ci riprova. Renzi, Padoan e Gentiloni raccontano che, grazie a loro, le tasse si sono abbassate. Ed i giornalisti di servizio ovviamente si adeguano dimostrando di non saper leggere neppure le cifre ufficiali. Perché i famosi dati ISTAT che dovrebbero dimostrare il calo delle tasse, in realtà indicano un aumento del prelievo. Nei primi 10 mesi del 2017, infatti, gli italiani hanno versato alle casse dell'orco pubblico quasi 542 miliardi di euro, 12,3 miliardi in più rispetto ai primi 10 mesi dell'anno precedente. Non è proprio un calo. E allora i bugiardissimi fanno finta di nulla e si attaccano alla percentuale di pressione fiscale, ossia al rapporto tra imposizione e Pil. In pratica gli italiani hanno pagato più tasse, ma visto che il Pil è cresciuto, la percentuale di pressione fiscale si è ridotta dello zero virgola, pur rimanendo tra le più alte del mondo. Ovvio che il partito dei bugiardissimi finga di ignorare l'ammontare complessivo dei soldi rubati ai cittadini per servizi assolutamente inadeguati. Meno ovvio che le opposizioni non se ne siano accorte. E che non abbiano denunciato quella che l'ottimo sito enordovest denuncia come mistificazione. Forse il centro destra ed i 5 stelle sono troppo impegnati a formare le liste dei futuri parlamentari. Mentre liberi e belli si occupano soltanto di favorire l'invasione e non hanno tempo di pensare a quanto stiamo pagando gli italiani. In ogni caso le prospettive non sono entusiasmanti con uno scenario che offre bugiardissimi, distratti e nemici degli italiani. Un Paese dove il consiglio di stato impedisce alle maestre diplomate di insegnare ma non fiata di fronte ad un ministro dell'istruzione che il diploma manco ce l'ha. E le opposizioni mute e rassegnate. Mentre in Sardegna un compagno assessore, di fronte ad una disoccupazione drammatica che spinge alla fuga dall'isola, propone di ripopolare la Sardegna con gli immigrati, offrendo a loro i lavori che vengono negati ai sardi. La sconfitta del Pd non sarà legata alle improbabili proposte di un centro destra non credibile o dei grillini impreparati, ma alla guerra contro gli italiani organizzata dal partito del bugiardissimo e da liberi e belli in salsa boldriniana

venerdì 29 dicembre 2017

Ed ora il teatrino delle candidature sbagliate

Giorgio Gaber, in una delle sue ultime canzoni, sosteneva che c'era un grido in cerca di una bocca. Una esigenza in cerca di qualcuno che la rappresentasse. Forse, da allora, i motivi del grido sono cambiati, ma la mancanza di una bocca permane e si accentua. Strano che non se ne siano accorti all'Istat, preferendo definire gli italiani come qualunquisti per il loro crescente distacco dalla politica. Il distacco è da queste bocche che rappresentano solo se stesse, indifferenti ad ogni grido. Lo si potrà verificare già nei prossimi giorni, quando i partiti si impegneranno a formare le liste dei candidati. Con la pretesa che gli italiani si illudano ancora una volta e vadano a votare. I qualunquisti, in realtà, non sono i sudditi, ma i rappresentanti dei partiti che candidano chiunque non sulla base delle competenze e delle qualità, ma per ragioni di fedeltà, di scambio di favori. Per poi indignarsi di fronte alla diserzione delle urne. Si pretende un voto a Gelmini per evitare un successo di Fiano, si vorrebbe un voto al bugiardissimo per contrastare un successo di Salvini. Per i programmi ripassare più tardi, perché le deliranti promesse di Berlu non hanno nulla da spartire con un programma e le proposte di Boldrine rappresentano solo un tentativo di distruggere gli italiani ma senza alcuna alternativa. È evidente che a lorsignori non interessa governare, ma solo stare al governo. Ed è una cosa ben diversa. Di fronte alla diserzione delle urne non si prova a cambiare, a lavorare per un programma serio e realizzabile. Macché. Sempre le stesse facce, sempre gli stessi sederi da incollare alla poltrona. Il grido in cerca di una bocca pretenderebbe qualcosa di meglio rispetto alla scelta tra la pessima scuola della Fedeli e la scuola dell'ignoranza, dell'impreparazione e dell'inglese del centro destra. Lorsignori però insistono, candidati uno peggio dell'altro. E si stupiscono per le sconfitte, per le bocciature. Alle politiche come alle elezioni locali. Ma come? Quell'assessore era così bravo, piaceva a tutti quelli che contano, e gli elettori lo hanno mandato a casa? Già, ad imporre gli amici degli amici si rischiano sconfitte dolorose. E il grido in cerca di una bocca può trasformarsi in un sonoro vaffa..

giovedì 28 dicembre 2017

Il bugiardissimo affonda il ceto medio. Le destre non lo sanno

Sicuramente il bugiardissimo non ha fatto il paracadutista. E neppure ha mai provato l'ebbrezza del parapendio. Se no avrebbe evitato una dichiarazione che, in una intervista che rappresenta ciò che non dovrebbe essere Il giornalismo, chiarisce perfettamente il suo triste pensiero sul futuro del ceto medio. Il bugiardissimo vuole preparare un paracadute per la media borghesia italiana. Nessun rilancio, nessuna crescita. Solo un paracadute per rallentare la caduta ed accompagnare il ceto medio fuori dalla storia, schiacciato dalle oligarchie di speculatori, banchieri, industriali della delocalizzazione. Non si parla più di ascensori sociali con la possibilità di salire di livello, solo di rallentamento della caduta. Una fantastica prospettiva. A questo punto una opposizione di centro destra attenta e preparata avrebbe preso l'intervista zerbinata al bugiardissimo e l'avrebbe trasformata in un manifesto per dimostrare le vere intenzioni del Pd. Invece niente. Meglio non tagliare i ponti con un possibile alleato per il dopo voto. E il ceto medio? Si arrangi. Provi a fidarsi delle promesse strabilianti di Berlu, ma nella consapevolezza che dopo il voto i rappresentanti del centro destra potranno sempre invocare un cambiamento radicale di posizioni in nome della ragionevolezza. Ecco, magari oltre al paracadute riceveranno anche un cuscino per attutire l'atterraggio. Ma di crescita, di rilancio, proprio non si parla. Più soldi per tutti, è solo uno slogan, non un programma elettorale. Vogliamo attirare cervelli da tutto il mondo, ma non si capisce con quali soldi per pagare adeguatamente i cervelli stranieri visto che le retribuzioni da fame spingono alla fuga i cervelli italiani. Punteremo sulla cultura, è sacrosanto, ma abbiamo il 30% in meno di lavoratori culturali rispetto alla Francia. E i contratti da 400 euro per i giovani impegnati nelle attività culturali non sono un investimento sulla cultura e neppure posti di lavoro credibili al di fuori delle statistiche ufficiali. Ci sono 3 mesi per presentare delle risposte credibili su questi temi. Ma si può scommettere che il giorno del voto non sarà cambiato nulla

mercoledì 27 dicembre 2017

2018: ed è subito stangata

"È un'Italia più solida", assicura Gentiloni. Così solida che può permettersi di assorbire i mille euro di stangata per famiglia che ci porterà il 2018. E che sarà mai? Tutto va bene, il Tg5 ci assicura ogni giorno che il governo del Pd è buono, bello e giusto. Il bugiardissimo 2, Monsu Bergoglio, può permettersi di mentire da piazza San Pietro il giorno di Natale smentendo i vangeli e inventando una nuova versione della nascita di Gesù, i quotidiani di servizio garantiscono che il governo ha pagelle più che soddisfacenti anche se il ministro dell'ignoranza fa a botte con l'italiano e quello della disoccupazione usa solo statistiche di comodo. Un'Italia felice e soddisfatta che si prepara ad andare al voto nonostante la letterina di alcuni che italiani non sono e che vorrebbero la prosecuzione della legislatura sino alla approvazione della legge che piace a loro. La dittatura delle minoranze, per di più straniere. Pare, invece, che persino Mattarella si sia rassegnato al voto. Nella convinzione che dalle urne uscirà una politica simile a quella di oggi. Magari con un nuovo premier e nuove alleanze, ma con scelte politiche eh non cambieranno più di tanto, se non per la facciata. Sino a quando Berlu non cambierà radicalmente la sua ammiraglia televisiva sarà evidente che per lui va tutto bene così come è adesso la politica italiana. Forse verrà cancellato lo Ius Soli per riproporlo in un'altra veste che piaccia al bugiardissimo 2. L'importante è non far nulla di eclatante, di decisivo. Non come l'amico Macron che si è messo in testa di rilanciare l'Europa cambiando completamente l'immagine di una unione degli euro burocrati cialtroni. O come i cattivissimi austriaci che pretendono di coniugare più Europa con più Austria rilanciando un asse  Mitteleuropeo. Noi no. L'Italia è ferma ad attendere ordini. Non importa se arrivano da Washington o da Bruxelles, da Francoforte o dal bugiardissimo 2 del Vaticano. Gli altri pensano a rivoluzionare l'Europa, noi a garantire più soldi alle cooperative che lucrano sugli allogeni

venerdì 22 dicembre 2017

Rajoy annientato, candidato ideale per Berlu

Rajoy, praticamente un genio. Il premier spagnolo ha sfidato i catalani ed ha perso. Il suo partito, quello dei popolari, è stato annientato dal voto imposto da Rajoy dopo aver sbattuto in galera o costretto all'esilio i suoi avversari. I catalani, però, hanno confermato il successo degli indipendentisti ed ora Madrid dovrà decidere se imporre con la forza un legame che, a livello popolare, è stato ormai spezzato. Rajoy pare intenzionato a proseguire con il commissariamento della Catalogna sino a quando i catalani non si adegueranno alle imposizioni di Madrid e voteranno per un governo che piace al leader dei popolari. E pazienza se a Barcellona i popolari non esistono più. Un genio, indubbiamente. Berlu potrebbe persino lanciarlo come possibile candidato a guidare il governo italiano, proseguendo nel suo elenco di assurdità che ora comprende anche il non rimpianto Frattini. Eppure il disastroso esempio spagnolo dovrebbe insegnare qualcosa al centro destra italiano. Invece nulla. Il partito Mediaset prosegue nella sua guerra contro le ali destre dello schieramento. Ieri ennesima perla del Tg5 Prima Pagina, con il conduttore che ha sostenuto una matrice di estrema destra per l'auto lanciata contro la folla in Australia. Eppure il conduttore era regolarmente in servizio anche oggi. Neppure una parola di scuse. D'altronde nessuno poteva illudersi che Mimun sarebbe comparso in video per scusarsi con i telespettatori. Ma è davvero possibile una alleanza nel centro destra con chi rappresenta il partito Mediaset? Con chi spara menzogne contro gli alleati? Qual è la credibilità di un simile cartello elettorale? Prima di decidere chi sarà il candidato premier, le destre dovrebbero chiedere a Berlu un radicale cambiamento dei vertici e dei conduttori del Tg5, almeno come segnale di correttezza nei rapporti tra partiti.

giovedì 21 dicembre 2017

Luce dell'Est per l'Unione europea

Nel giorno del solstizio la luce europea arriva, inevitabilmente, da Est. Il gruppo di Visegrad, innanzitutto. In grado di sfidare gli euro cialtroni politicamente corretti. Ora l'Ue vorrebbe sanzionare la Polonia perché ha messo sotto attacco una magistratura ampiamente insoddisfacente. Però, per arrivare a punire Varsavia occorrerebbe l'unanimita' e l'Ungheria ha già fatto sapere che si schiererà dalla parte della Polonia. Mentre la Bulgaria, che avrà la presidenza del consiglio dell'Unione europea, ha già annunciato che cercherà di favorire un riavvicinamento alla Russia, in pieno contrasto con quanto ha fatto Bruxelles sino ad ora. Ma anche dall'Austria arrivano forti segnali di cambiamento, con una stretta nei confronti dell'invasione incontrollata. Sia chiaro, da nessun Paese arrivano richieste di uscita dall'Unione europea, perché si preferisce cambiare radicalmente la politica continentale nella consapevolezza che tutti insieme si può contare di più nello scenario mondiale. A patto, però, che gli euro cialtroni vengano mandati a casa e l'Ue possa mettersi a lavorare nell'interesse dei cittadini europei e non delle multinazionali, delle banche e dei loro politici di servizio. Vienna, in questo momento, è il simbolo della volontà di cambiamento. Destra e centro destra hanno stravinto le elezioni e hanno deciso di governare insieme. Ma in piazza sono scesi i globalisti pro invasione, protestando contro il risultato delle urne. Loro, i globalisti, hanno una curiosa idea della democrazia e considerano antidemocratico e fasssista qualsiasi risultato contrario a quanto voluto. Non importa se le destre ottengono una maggioranza schiacciante ed i globalisti vengono spazzati via dal voto popolare. Loro scendono in piazza lo stesso per manifestare contro i fassisti e contro il popolo che ha votato. Tanto ci saranno sempre dei giornalisti di servizio che, in Italia, racconteranno la bugia del popolo austriaco contrario al nuovo governo. A Vienna, però, non vedono Rai e Tg5 ed il governo blu-nero resta saldo alla guida dell'Austria.

mercoledì 20 dicembre 2017

I grillini sbattono contro la burocrazia. Come le destre

Grillini sull'orlo di una crisi di nervi, non solo a Roma ma anche a Torino. Si sentono assediati, ed è vero. I media di servizio alternano un allarme per l'inesistente pericolo fasssista con la derisione delle scelte e delle strategie pentastellate. Si sputtana Di Maio per il suo curioso utilizzo del congiuntivo ma si sorvola sugli errori analoghi del ministro Fedeli che pure è la responsabile dell'istruzione in questo disastrato Paese. Non c'è dubbio che la gestione grillina di Roma e Torino sia ampiamente insufficiente e deludente anche per chi li ha votati. Ma quello che i media asserviti dimenticano di far notare è che i modesti politici pentastellati devono fare i conti con funzionari rigorosamente schierati sul fronte opposto. E non tutti sono leali nei confronti dei nuovi amministratori. Difficile governare se mancano le truppe e l'intendenza. Ogni provvedimento viene rallentato, ogni iniziativa procrastinata. Ma se il centro destra dovesse vincere le proprie elezioni, si troverebbe nella medesima situazione perché, proprio come i grillini, ha sempre evitato di far crescere una burocrazia di alto livello schierata dalla propria parte. La burocrazia è fondamentale ma non interessa a chi si sente solo e sempre un colonnello anche senza esercito. Un centro destra che si ostina a rifiutare ogni costruzione culturale, che gioca di rimessa approfittando dei disastri provocati dal bugiardissimo e dalla sua banda, che si prostra di fronte alla crescente faziosità di un presidente della repubblica che si trasforma nel presidente del Pd. La farsa della fondazione An è il simbolo di questa incapacità totale. Un gruppo di politici che non è in grado di gestire e di far funzionare la propria fondazione, come può essere credibile quando sostiene di voler governare l'Italia? D'altronde lo si è visto e rivisto quando i sedicenti colonnelli e seguaci hanno governato città e regioni. È sufficiente scorrere gli elenchi di potenziali consiglieri ed assessori per rendersi conto che gli errori del passato verranno ripetuti senza la benché minima autocritica. Non basta neppure ridere per gli errori ed il nervosismo dei grillini, visto che il copione sarà il medesimo. D'altronde prima del disastro Fedeli c'erano stati i disastri Gelmini e Moratti. Questa volta ci sarà il disastro Brambilla o i riciclati di Saverio Romano?

martedì 19 dicembre 2017

Flat tax, si può fare ma a che prezzo?

Al di là delle invasioni, un tema fondamentale dell'imminente campagna elettorale riguarderà la flat tax, la tassa piatta con una sola aliquota. Forse al 25%, forse di meno o di più. Ma comunque con un limite molto più basso rispetto all'insopportabile peso fiscale attuale. I sedicenti grandi esperti sostengono che non è proponibile perché la costituzione italiana prevede la progressività del furto di Stato. Grandi esperti di questioni costituzionali, indubbiamente, ma tutti sordi e ciechi di fronte a proposte che non conoscono. Perché la proposta di flat tax è accompagnata da livelli variabili di esenzioni, e di minori servizi gratuiti per chi ha redditi più elevati, che rendono comunque progressiva la tassazione, dunque perfettamente rispondente alla logica costituzionale. Il problema, quindi, non è la costituzionalità ma la sostenibilità di una tassa unica al 25%. È evidente che lo Stato incasserebbe molto di meno rispetto ad ora. E la logica attuale di risparmi legati alla revisione della spesa non è assolutamente in grado di far fronte ai minori introiti. Dunque serve ridurre la presenza dello Stato. Meno dipendenti pubblici e tutti pensano, inevitabilmente, all'esercito di operai forestali nullafacenti in alcune regioni. Operai forestali, non corpo forestale fatto confluire nei carabinieri. È vero che si tratta di una assurdità e di una spesa ingiusta ed insostenibile, ma cancellare questi posti di non lavoro creerebbe un esercito di disoccupati posto a carico dell'assistenza pubblica. Perché questo Paese non è in grado di creare nuove opportunità di impiego utile e retribuito. Oppure si possono aumentare i prezzi dei biglietti del treno, coprendo una quota maggiore dei costi reali ed evitando che siano le Regioni a mettere i soldi. Ma questo influirebbe pesantemente sui redditi dei pendolari e penalizzerebbe anche il turismo di chi preferisce non utilizzare l'auto. Lo stesso vale per il trasporto pubblico locale. Aumenterebbe l'inquinamento per ridurre la maggior spesa personale per bus e tram. O si rinuncerebbe a curarsi adeguatamente per non affrontare i maggiori costi sanitari. Ma un Paese di ammalati non può essere competitivo sotto nessun fronte. D'altra parte è evidente che troppo spesso la spesa pubblica non solo è improduttiva ma è semplicemente uno spreco, magari per favorire gli amici o i soliti noti. E allora forse è più giusto che le tasse siano legate al territorio, in modo che i cittadini possano rendersi conto di sprechi e favoritismi.

lunedì 18 dicembre 2017

La sostituzione etnica? Giusta per un popolo a finecorsa

E se la sostituzione etnica in atto fosse sacrosanta? Se il popolo italiano fosse ormai arrivato a fine corsa e meritasse di estinguersi? Troppi congiuntivi, indubbiamente, per il ministro dell'ignoranza, Fedeli. Ma probabilmente è il ministro giusto al momento giusto. Il declino di questo Paese è evidente, dai vertici sino alla base. Non è neppure il caso di perdere tempo con il bugiardissimo o con Maria Elena Etruria. È sufficiente soffermarsi sugli atteggiamenti degli italiani nei supermercati, sugli autobus. Non negli stadi, dove secondo i media di servizio darebbero il peggio, ma nei luoghi normali. E non è neppure necessario osservare i furbetti delle code che cercano di fregare una posizione non perché abbiano fretta ma per sembrare più intelligenti. È più grave la maleducazione di chi abbandona i carrelli di traverso in mezzo alle corsie, bloccando gli altri. Non si tratta di ragazzini, ma di genitori e nonni maleducati. E sugli autobus la gente si spinge, si calpesta, si urta. Evitando di scusarsi perché dimostrerebbe debolezza. Non si lascia il posto a sedere ai vecchi, non si lascia passare gli altri quando ci si incrocia per strada o in un portone. La sopraffazione come dimostrazione di forza, ma è solo maleducazione di chi non vale nulla e cerca di contare qualcosa attraverso comportamenti che servono solo a minare la convivenza civile. La cavalleria, intesa come spirito medievale che metteva il guerriero al servizio dei più deboli, è stata sostituita dalla  vigliaccheria, dalla frustrazione di disoccupati e sottoccupati che solo in questo modo affermano il senso della propria esistenza. Troppo faticoso studiare, impegnarsi, crescere individualmente. Meglio ostentare la  maleducazione che porta al bullismo. Tranne, dopo, accettare da pecore qualsiasi imposizione da un potere forte che forte non sarebbe ma lo diventa perché ha di fronte un gregge impaurito. E allora non ha senso rivendicare la grandezza di un Rinascimento e di una storia di romani, greci, celti, etruschi, longobardi quando il presente è fatto da Fazio, Fedez, Littizzetto e compagni di disastri culturali. L'invasione porta gente che defeca per strada? Vero. Ma è davvero tanto peggio degli indigeni che, per combattere la noia, devastano scuole e arredi pubblici? Gli allogeni incassano i soldi destinati ai poveri e le case popolari? Vero, ma sono gli indigeni ad aver disertato le urne e permesso la vittoria di questa infima classe politica che impone l'impoverimento degli italiani a vantaggio dei nuovi arrivati. Fisicamente più forti mentre gli italiani imbecilli sostengono che scappano dalla fame. E l'imbecillita' diffusa giustifica ampiamente la sostituzione etnica.

venerdì 15 dicembre 2017

Il bugiardissimo si trasforma in comico su banca Etruria

Il bugiardissimo cerca un lavoro come comico. E, considerando la qualità della concorrenza, ha buone probabilità di trovare un ingaggio in qualche tv, magari a La 7 in crisi di ascolti tra Formigli e Gruber. Questa volta il bugiardissimo si è lamentato perché le polemiche sulle banche e su Maria Elena Etruria sarebbero armi di distrazione di massa. Dunque centinaia di migliaia di risparmiatori rovinati da una banda di cialtroni in un bel gruppo di istituti di credito non meriterebbero attenzione perché l'emergenza vera è rappresentata dai gadget in libera vendita trovati nelle camere da letto di qualche ragazzo fasssista. Magari, per il bugiardissimo, sono armi di distrazione di massa anche le sentenze della magistratura che cerca in ogni modo di far arrivare alla prescrizione i processi per le migliaia di morti per amianto. È un'arma di distrazione di massa l'incapacità del governo italiano di ottenere che la Germania rispetti la sentenza di condanna per i responsabili tedeschi delle morti sul lavoro alla Thyssen di Torino. D'altronde tutte le morti sul lavoro sono armi di distrazione di massa per questo governo e per il precedente del bugiardissimo. Questi fastidiosi lavoratori sottopagati che invece di gioire per la possibilità di essere sfruttati, hanno il cattivo gusto di crepare in azienda perché ormai la sicurezza e' diventata un fastidio inutile e costoso. Per il governo e' sufficiente che gli imprenditori perdano ore e ore per compilare moduli sulla sicurezza, poi le norme pratiche ed utili possono essere ignorate, tanto ai burocrati pubblici non interessano. Ma non è che le opposizioni si dannino l'anima su questi temi. Imbarazzate perché, evidentemente, hanno difficoltà a capire il mondo del lavoro, forse perché lo hanno frequentato poco. Lo si nota anche nel rapporto con gli scioperi. I lavoratori sono lasciati soli e invitati ad inventarsi altre forme di lotta, per non danneggiare gli utenti. Pazienza se le retribuzioni non sono più sufficienti per sopravvivere adeguatamente, pazienza se la precarietà non permette di crearsi una famiglia. Si arrangino. Possono sempre cambiare lavoro e mettersi a fare concorrenza al comico bugiardissimo

giovedì 14 dicembre 2017

"A stato Putin", la battaglia per il pensiero unico obbligatorio

"A stato Putin". I ridicoli media di servizio italiani oscillano quotidianamente tra l'inesistente pericolo fasssista e l'altrettanto inesistente ingerenza di Mosca nella politica italiana ed europea. I russi sono accusati di far circolare per il vecchio continente notizie diverse rispetto a quelle imposte dal pensiero unico obbligatorio. Insomma sono i russi cattivi a farci sapere che l'Italia è il Paese europeo con il maggior numero di poveri. E non importa se i dati sono veri ed anche ufficiali, l'Italia non aveva nessuna voglia di farli conoscere ai propri sudditi. Non basta neppure che a rendere pubblici i dati siano state fonti europee ed italiane, la colpa è di Putin a prescindere. Peccato che il leader russo se ne freghi completamente e proceda per la sua strada ignorando il pensiero unico dei media italiani. Adesso il cattivone del Cremlino è riuscito anche nell'impresa di far riavvicinare tutti i Paesi islamici, mettendo intorno allo stesso tavolo iraniani e sauditi. Lui, Putin, ufficialmente prende anche le distanze dalle posizioni di Erdogan ma la realtà è che proprio Mosca cura la regia di tutto lo spettacolo. Nel frattempo Putin annuncia il ritiro delle truppe dalla Siria, pur conservando le basi russe nel Paese, e si prepara a riprendere le storiche basi in Egitto. Ma per i media di servizio italiani il problema sono le notizie che Mosca veicolerebbe in Italia. Come se per mettere fuori gioco l'attuale governo servissero fake news. Bastano e avanzano i dati ufficiali sulla povertà, sulla disperazione, sui mancati investimenti, sui soldi che non ci sono per gli italiani ma solo per gli allogeni (e la sentenza del tribunale di Milano sui soldi da versare alle neo mamme appena sbarcate va in questa direzione), sulla fuga dei cervelli. Certo, lorsignori vorrebbero impedire la pubblicazione di queste notizie. Il pensiero unico obbligatorio dilaga nei giornali ma non blocca i social media. E allora occorre screditare l'informazione alternativa. Quando non si può accusarla di pubblicare fake news la si accusa di essere al servizio del potere straniero. "A stato Putin" ma nessuno ci crede più