martedì 17 gennaio 2017

Nessuno prende ordini, ma tutti obbediscono

"Non prendiamo ordini". In 24 ore la frase è stata pronunciata da tutti contro tutti. E ciascuno si è indignato quando a pronunciarla è stato un altro. Ha iniziato la Merkel, spiegando a Trump che non solo la Germania, ma l'Europa intera, non prende ordini da Washington ed è padrona del proprio destino. E lo ha ribadito persino l'uscente Hollande. Tutto bello e giusto, soprattutto se Germania e Francia avessero dimostrato, in precedenza, un po' di coerenza rispetto alle attuali dichiarazioni. Nella vicenda libica, ad esempio. O in quella dei migranti. O, entrambi, per quanto riguarda le sanzioni volute da Obama contro la Russia, in attesa che Trump imponga anche nuove sanzioni contro l'Iran. Ma anche l'Italia ha voluto mostrare i muscoli. Renziloni ha avvertito che non prende ordini da Bruxelles in merito ad una nuova manovra per rimediare alle mance elargite dal bugiardissimo senza adeguata copertura. E poi lo stesso governo italiano ha chiarito che non prende ordini dalla Germania in merito allo scandalo delle presunte irregolarità delle emissioni di auto del gruppo (non più italiano) Fca. Una giornata all'asilo Mariuccia. Perché la dignità dei popoli e pure dell'Europa andrebbe tutelata nei fatti, non con delle false dichiarazioni. Il fatto di non prendere ordini da Trump, infatti, non significa che lorsignori non abbiano sempre preso ordini da banchieri, speculatori, finanzieri d'assalto. La Francia ha scatenato la guerra contro la Libia per obbedire ai propri petrolieri. La Merkel ha spalancato le porte ai migranti per far felici gli immobiliaristi e gli industriali che volevano nuovi schiavi per ridurre i diritti dei lavoratori tedeschi. E il governo italiano che nulla ha fatto per impedire a Fiat di trasferire la sede legale all'estero e per imporre al gruppo maggiori investimenti in Italia, si trova ora a difendere lo stesso gruppo che ha già annunciato di essere pronto a chiudere gli impianti a seconda delle richieste di Trump. Di fronte ad una politica di portatori di piatti e di lustrascarpe ha buon gioco Trump a prospettare la fine dell'Unione europea e l'imposizione di accordi bilaterali tra gli Usa ed i diversi Paesi europei. Accordi capestro, ovviamente. E lo hanno capito bene i cinesi che vorrebbero approfittare della situazione per offrire la loro protezione all'Europa. Perché a Pechino sanno bene di aver bisogno di un'Europa forte e non di singoli Paesi deboli. Un'Europa forte con cui giocare di sponda per evitare la tenaglia di Mosca e Washington alleate per una nuova spartizione del mondo. Ma è difficile da far capire a chi pensa che la tutela della sovranità italiana passi attraverso la difesa d'ufficio di un'azienda automobilistica angloolandese.

lunedì 16 gennaio 2017

L'Italia precipita nelle classifiche della ricchezza mondiale

Ventisettesima su 30, ma solo perché mancano i dati su uno dei 30 Paesi più ricchi del mondo. L'Italia, nelle classifiche internazionali, è saldamente al fondo delle classifiche che misurano la qualità dell'insegnamento, la capacità imprenditoriale, la corruzione del sistema. Peggio di noi soltanto Portogallo e Grecia. Meglio di noi anche la Spagna, l'Estonia, la Slovenia, la Slovacchia. Oltre, ovviamente, ai grandi Paesi come Germania, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti. E piccoli come l'Islanda, il Lussemburgo, l'Austria, l'Irlanda, la Svezia, la Danimarca. Se si scorrono le prime posizioni della classifica, si nota che le migliori condizioni sono quelle offerte dai piccoli Paesi del Nord Europa. Una indicazione che va oltre gli aspetti puramente economici e finanziari. Dimensioni ridotte della popolazione consentono di prestare maggior attenzione agli aspetti umani, sociali, ma anche a quelli ambientali. I cialtroni che continuano ad invocare nuove ondate migratorie per ovviare alla denatalità dell'Italia e del Nord in particolare, sono gli stessi che, con anima candida, si interrogano senza risposta sulle ragioni di un eccesso di inquinamento dell'intera pianura Padana. Il Po accoglie i rifiuti di una ventina di milioni di persone, concentrate in un'area troppo piccola. Ma bisogna continuare ad incrementare i numeri, bisogna far arrivare altre milionate di persone. Con la conseguenza che la qualità dei servizi si riduce progressivamente, in alcuni casi crolla. Siamo ultimi in classifica per servizi di base e infrastrutture, penultimi per qualità della scuola. E con questi risultati vorremmo anche essere competitivi? Ultimi in classifica per imprenditorialità e per intermediazione finanziaria, penultimi per corruzione. Ma siamo tanto bravi nell'accoglienza e nel mantenimento delle cooperative che lucrano sui migranti. Poi, dai risultati, pare che questa grande accoglienza non si trasformi in opportunità di crescita dell'Italia che, al contrario, vede peggiorare costantemente la propria situazione. L'Italia tanto buona e inclusiva è all'ultimo posto per salari legati alla produttività e al terzultimo posto per la disoccupazione giovanile. In compenso scaliamo la classifica per assenza dal lavoro per malattia: un meraviglioso quarto posto che significa che l'Italia è un popolo di moribondi o che è un popolo di furbetti, cialtroni ai vertici come alla base.

venerdì 13 gennaio 2017

Calenda contro i manager incapaci, il lattaio Padoan li difende

Come un orologio rotto che, inevitabilmente, segna per due volte l'ora giusta, anche dal governo Renziloni escono ogni tanto considerazioni intelligenti e condivisibili. Il ministro Calenda, ad esempio, ha dichiarato che Alitalia è stata gestita male e non è giusto che siano i lavoratori a pagare per l'incapacità dei vertici aziendali. Sacrosanto. Ma sarebbe il caso che il medesimo principio venisse adottato per tutti i casi analoghi. Sempre più numerosi in ogni settore dell'economia italiana. All'Unità, ad esempio, tanto per far nomi. Invece le buone intenzioni di Calenda sono state immediatamente gelate dal lattaio Padoan. Che ha subito frenato di fronte all'ipotesi di pubblicare i nomi dei debitori insolventi di Monte Paschi. "Bisogna vedere, bisogna valutare, bisogna distinguere". Tante parole per arrivare a nascondere i responsabili, insieme ai vertici della banca che concedevano i crediti, del mega buco dell'istituto senese. Se il buco venisse coperto da fondi privati, sarebbe anche accettabile la riservatezza sui nomi dei debitori. Ma visto che il mega buco sarà coperto con i soldi pubblici, sarebbe doveroso informare i sudditi del perché devono pagare. Per coprire i debiti di chi. Già i 600milioni di Sorgenia, che faceva capo a Carlo De Benedetti, significano 10 euro a testa per ogni italiano, neonati compresi. Per poi sentire l'Ingegnere e la sua famiglia pontificare di economia, di etica, di politica? In realtà la dichiarazione di Calenda è destinata a rimanere uno sfogo di buon senso ma cancellato dalla realtà della politica e dell'economia italiana. I manager delle aziende in crisi se ne vanno con mega buonuscite, i lavoratori se ne vanno in mobilità con sussidi da fame. I colpevoli vengono premiati e rimessi rapidamente in circolazione, le vittime finiscono sul lastrico. I manager più apprezzati non sono quelli che fanno crescere le aziende, ma i tagliatori di teste. Quelli che se ne fregano dei disastri umani e sociali che provocano. Ma per il ministro lattaio se un'azienda va in crisi è solo colpa della sfortuna. Se i manager creano buchi spaventosi e incassano mega liquidazioni, è colpa della sfortuna. E se l'ultimo dei lavoratori, che ha sempre fatto il proprio dovere, si ritrova disoccupato, beh quella non è sfortuna ma la dura legge del mercato e della flessibilità.

giovedì 12 gennaio 2017

Muore la lingua italiana perché muoiono gli italiani

La morte di un popolo diventa sempre più evidente, anche a partire da piccole cose che, in realtà, piccole non sono. Così all'Accademia della Crusca - quella che si era entusiasmata per la boiata del "petaloso" - si sono resi conto che la lingua italiana è destinata all'estinzione. Grazie anche a loro, incapaci di difenderla in nome del politicamente corretto. Ora tentano, timidamente, di correre ai ripari. Ben sapendo che hanno a che fare con un popolo di analfabeti di ritorno, malati di esterofilia. E scoprono, solo oggi, che la prevalenza dell'inglese non è un obbligo morale né una sconfitta annunciata ed inevitabile. Perché altri Paesi di lingua neolatina, altri popoli provano a difendersi. I francesi, gli spagnoli. Ma per la Crusca i francesi sono troppo duri e rischiano di scivolare nel ridicolo, con la tutela della propria lingua. L'Italia, invece, troppo dura non è. E gli accademici si limitano a fornire un lunghissimo elenco di parole destinate ad essere cancellate perché nessuno le utilizza più, visto che il popolo di analfabeti ne ignora il significato. Ma il servilismo nei confronti dei padroni del mondo non si ferma alla lingua. Anche le mode, gli atteggiamenti, seguono pedissequamente i dettami d'Oltreoceano o di Oltremanica. Peccato che, nonostante la velocità delle comunicazioni, al gregge italiano le notizie arrivino con anni di ritardo. Lo snowboard, negli Usa, sta passando di moda, ma gli imitatori italiani non se ne sono ancora accorti. D'altronde bisognerà ben svuotare i negozi delle tavole, prima di imporre una qualsiasi altra novità emersa negli Stati Uniti. E lo stesso vale per il cibo. In giro per il mondo le catene di fast food iniziano ad essere disertate. Il pasto veloce, per garantire più ore di lavoro, si è scoperto che è controproducente sul fronte dell'efficienza e della produttività. Meglio una pausa più lunga per poi ricominciare con una migliore condizione psicofisica. In Italia non se ne sono accorti e puntano ad eliminare la pausa pranzo. Quanto alla lingua, gli italiani conosceranno a perfezione l'inglese quando il resto del mondo avrà cominciato a parlare in cinese e in spagnolo.

mercoledì 11 gennaio 2017

I 5 stelle grilleggiano perché non hanno concorrenti

E' vero che Casaleggio jr sembra essere solo una copia sbiadita del padre, ma la "follia" europea dei 5 stelle potrebbe essere stata meno folle di quanto appaia. Innanzi tutto ha cancellato, per qualche giorno, i problemi del sindaco di Roma. E non è poco. In secondo luogo ha offerto al Movimento l'opportunità di testare la fedeltà non solo dei militanti ma anche degli elettori. E se hai una base fedele, puoi permetterti qualsiasi giochino politico. D'altronde le alternative a Grillo continuano a mancare. Alternative vere, ovviamente. I 5 stelle sono trasversali, ma a sinistra hanno una concorrenza inesistente da parte di quello che resta dei fallimentari tentativi di Sel, dei seguaci di Tsipras, dei desaparecidos Fassina e Civati. Ma non è che a destra la situazione sia molto diversa. La Lega di Salvini ha fatto il pieno di elettori potenzialmente attratti dagli slogan del leader. Fdi non riesce a superare il limite del fascino borgataro. Con un maggiore impegno a quanto potrebbe salire l'alleanza tra Lega e Fdi, magari con l'aggiunta di frange di Forza Italia a partire da Toti? Al 20%? Al 22%? Un risultato probabilmente eccessivo, ma anche se fosse risulterebbe del tutto inutile per andare a governare. Esclusi da un eventuale ballottaggio, esclusi da intese di governo nelle quali le destre potrebbero davvero incidere. Condannate ad un ruolo subalterno o all'autoreferenzialità. Anche con un sistema elettorale proporzionale le intese sarebbero in condizione di inferiorità. Proprio come in passato, quando An non è stata assolutamente in grado di incidere al di là di aver garantito ai propri caporali di giornata la nomina a colonnelli con incarichi di governo ma senza idee e strategia. Se le destre vogliono governare, se vogliono incidere, devono ampliare la base dei consensi. Devono allargare il proprio orizzonte, devono avanzare proposte in grado di ribaltare il tavolo. I 5 stelle hanno avuto successo proponendo modelli alternativi di società. Che possono piacere o meno, che possono essere credibili o anche no. Ma che sono comunque alternativi. Le promesse grilline in termini di energia sono superficiali? Forse sì, ma almeno esistono. L'informazione sui siti del movimento è sicuramente di parte ed anche limitata, ma esiste. Casaleggio senior ha investito sul progetto. Le destre risparmiano perché troppo impegnate a difendere la cassa della fondazione di An o perché non hanno la minima idea di come utilizzare la comunicazione visto che hanno poco da comunicare. E' facile criticare il governo che non investe quando i primi a non investire sono i partiti che rivolgono le critiche.

martedì 10 gennaio 2017

Il Collegio, reality della lacrima italiana

I reality, si sa, hanno poco a che fare con la realtà. Vivere con una telecamera a pochi centimetri dal naso significa trasformare ogni atto in una recita. Però il nuovo programma di Rai 2, il Collegio, è utile per rendersi conto del livello di molti appartenenti alle nuove generazioni, quelle che dovrebbero garantire il rilancio dell'Italia. Ragazzini e ragazzine dai 14 ai 17 anni, in arrivo da ogni parte d'Italia e con una netta preponderanza di famiglie benestanti. In comune, quasi tutti, una profonda ignoranza. Un clamoroso atto d'accusa nei confronti della squola italiana, quella con la "q". Poi si può tranquillamente ignorare il comportamento da branco, indotto dalla presenza delle telecamere e dalla voglia - sacrosanta, a quell'età - di mettersi in mostra per ritornare tra gli amici come divi televisivi. Ma ciò che è più interessante è la facilità al pianto, al piagnisteo continuo. Si arriva alla sceneggiata con la ragazzina che assicura che, piangendo, non potrà più respirare. Ma anche gli altri non vanno meglio. Basta meno di una settimana di collegio per far fuggire una ragazzina in crisi di astinenza dalla famiglia. E pochi giorni in più per portare alla rinuncia un ragazzino che non riesce a convivere con l'imposizione di regole. Scrivono una poesia e piangono, devono rinunciare al cellulare e piangono, devono indossare un foulard e piangono, non possono avere i capelli in disordine e piangono. Fragili, incapaci di affrontare punizioni "terribili" come dormire da soli o pelare le patate. Pronti solo a rivendicare diritti fondamentali dell'uomo, tipo l'utilizzo del cellulare anche quando non si deve o il diritto a non studiare se non si ha voglia. Ma incapaci a reggere le conseguenze delle proprie scelte. Il problema, però, non sono i ragazzi, ma le famiglie che li hanno spediti al reality. Perché? Con quali obiettivi? Perché speravano che un mese in tv avrebbe educato i figlioli più di quanto avevano fatto i genitori nei 14-17 anni precedenti? O per un briciolo di notorietà non solo del ragazzo ma anche della famiglia? Con queste premesse è inevitabile che i ragazzi crescano così. Perfette copie dei frignoni adulti degli altri reality televisivi. Personaggi strapagati che piangono per una settimana di lontananza dalle feste per sedicenti Vip, dagli agi e dalle comodità. La lacrima, questa grande ed unica realtà condivisa dall'Italia intera, al di là delle generazioni, dello stato sociale, della provenienza geografica. Un popolo di piagnoni.

lunedì 9 gennaio 2017

Minniti sbugiarda Alfano e Renzi

I clandestini, che rappresentano la maggioranza dei migranti sbarcati in Italia? Devono essere rimpatriati. E per evitare nuovi sbarchi bisogna accordarsi con la Libia affinché crei dei centri di controllo non sulle coste del Mediterraneo ma nel deserto, ai confini con i Paesi da cui i migranti entrano in Libia. Pare di tornare indietro di un bel po' di anni, quando a Tripoli governava Gheddafi e prima che Berlu lo tradisse per far contenti i francesi, gli inglesi e gli statunitensi. Solo che il governo non è più quello del centrodestra ormai sfasciato. E' la sinistra a condurre il gioco. E' quel Minniti, ex delfino dalemiano, che ha preso il posto dell'imbelle Alfano. E persino il ministro Pinotti pare uscita dal letargo. Non servivano grandi ragionamenti, solo un po' di buon senso ed il nuovo ministro dell'Interno sembra esserne dotato, a differenza del predecessore. Un a posizione, quella di Minniti, che crea non pochi problemi. Innanzi tutto a sinistra, dove i numi tutelari delle compagnie di giro che lucrano sui migranti sono insorti contro la proposta di rimpatriare i clandestini. E le cooperative rosse e bianche come faranno a campare? Toccherà mica impegnarsi per andare ad aiutare gli italiani senza tetto, le vecchine con pensione da fame, i disabili? Oppure dovranno seguire l'esempio dei cervelli in fuga e trasferirsi all'estero dove non sanno cosa farsene dei cooperanti italiani e dei volontari a stipendio fisso. Ma il ministro dell'Interno ha creato problemi anche in Forza Italia. Berlu era già impegnato a recuperare il prode Alfano, quello senza quid, pronto ad una nuova alleanza centrista che utilizzasse Ncd (o quel che ne resta) come ponte per un'intesa con il bugiardissimo. Ed ora arriva Minniti a dimostrare che i problemi si possono risolvere, è sufficiente eliminare Alfano e lavorare con competenza. Bella figura per l'ex delfino di Berlu in procinto di tornare a casa. Ma gran bella figura anche per il bugiardissimo. Che, con gli stessi ministri di Gentiloni, non aveva combinato nulla di buono sul fronte del contrasto alla migrazione di clandestini. E vede ora Minniti impegnato a realizzare ciò che il governo del bugiardissimo riteneva impossibile. Magari il nuovo ministro dell'Interno non riuscirà a compiere miracoli, ma almeno ci sta provando. Sordo agli alti lai delle Serracchiani di turno o dei vescovi così distratti sulla sorte degli italiani.

venerdì 30 dicembre 2016

Per Gentiloni il referendum non è mai esistito

Il referendum? Quale referendum? In Italia c'è stato un referendum? Paolo Gentiloni forse non ha ancora capito perché gli abbiano cambiato ufficio. Forse non sa che è il nuovo presidente del Consiglio. Ha sostituito il bugiardissimo perché quest'ultimo è stato pesantemente sconfitto in un referendum sulle riforme. Ma Gentiloni non lo sa e annuncia che proseguirà con le riforme del bugiardissimo. Fregandosene completamente del voto, netto, degli italiani. Massì, han fatto giocare i sudditi, hanno lasciato che si godessero il finto trionfo e poi tutto è tornato come prima. Avanti con le riforme come se nulla fosse successo. D'altronde Gentiloni è il degno compare di Tsipras. Il leader greco aveva chiesto ai sudditi di pronunciarsi sui diktat della troika. I greci hanno detto No e Tsipras ha subito detto Sì. E' la democrazia 4.0, bellezza. E chissenefrega del voto, delle idee, delle promesse. In Italia il bugiardissimo, dopo aver annunciato il ritiro dalla politica, si è creato il governo Renziloni con la sua Maria Elena Etruria messa a fianco di Gentiloni per controllare e riferire. E intanto si prepara il grande inciucio con Berlu. Incapace di riconquistare consensi, Berlu si limita a tutelare le proprietà di famiglia offrendo in cambio un pacchetto di voti. Un bell'accordo tra lui e il bugiardissimo e ci scappa anche una difesa di Mediaset contro lo straniero Bolloré. Perché i grandi capitalisti italiani si entusiasmano del mercato europeo quando si tratta di far emigrare i giovani italiani, ma si lamentano del mercato quando i francesi scalano le loro aziende grazie all'incapacità dei manager italiani. A destra, pare incredibile, qualcosa si sta muovendo, almeno a livello di annunci di fine anno. Marcello Veneziani sogna un rilancio del Secolo d'Italia, sempre online, accompagnato da un settimanale cartaceo. Bella idea, ma le idee marciano con le gambe degli uomini e con i soldi della Fondazione. E allora bisognerà vedere quali saranno gli uomini e le donne coinvolte nell'operazione. A destra non mancano gli intellettuali, in ogni settore. Da chi si occupa di sport (ma anche di politica, di cultura, di cronaca) su Barbadillo agli esperti di storia e di letteratura come Cimmino, da economisti come Gallesi a romanzieri come Buttafuoco e Ballario. E poi centri studi di politica internazionale, analisti politici come Valle, esperti di musica, di arte. Ci sarebbe solo l'imbarazzo della scelta, anche pescando in quell'area che rifiuta, giustamente, l'etichetta di "destra" sputtanata da squallidi personaggetti. L'unico errore da evitare è di coinvolgere la solita fallimentare cricca dei soliti noti. Hanno già dato e hanno dato male (in realtà hanno preso, più che dare).

giovedì 29 dicembre 2016

Inps preoccupata: chi ha pensioni alte vive più a lungo

Meno male che Boeri c'è. Tito Boeri, il presidente dell'Inps, ha indicato chiaramente come superare la crisi italiana, come ridurre il debito e ripartire. Un metodo semplice e, senza alcuna ironia, di sicuro successo. E' sufficiente far morire prima gli anziani. In altri tempi si sarebbe definita la proposta di Boeri come eugenetica o come genocidio di massa. Ma nel tempo dei mercati imperanti diventa una ricetta brillante, da vero economista. Potrebbe persino aspirare al Nobel. Dunque Boeri ha illustrato alcuni dati che, onestamente, erano abbastanza intuibili. Al crescere dell'assegno pensionistico corrisponde anche un allungamento degli anni di vita. Chi incassa di più può permettersi di curarsi, di mangiare e bere meglio, di soggiornare in località turistiche dove l'aria è più salubre rispetto alle città inquinate e dove la criminalità non rappresenta un pericolo costante con cui fare i conti. Dopo una vita di lavoro, dunque, ci si può godere una serena vecchiaia. Ma questo non va bene per i conti dell'Inps. Perché Boeri preferisce i pensionati più poveri, quelli che ricevono un assegno minimo e non possono curarsi adeguatamente, magari costretti a racimolare gli avanzi al termine di qualche mercato rionale. Quelli che vivono, male, con il terrore di non riuscire a pagare il riscaldamento o la bolletta della luce. Quelli che vivono in quartieri degradati, dove la criminalità alloggia sullo stesso pianerottolo. Quelli che, in pratica, vivono male e crepano presto. E non vale fuggire all'estero, in Paesi come il Portogallo dove l'assegno pensionistico italiano arriva "pieno", senza il furto delle tasse. Perché il pensionato italiano in fuga, anche con un assegno basso, rischia di vivere bene all'estero e di morire tardi. Bisognerà tagliargli la pensione, in modo che viva male anche negli altri Paesi. Eppure, di fronte a questo elogio dello sterminio degli anziani, tutti hanno taciuto. Istigazione al massacro? Macché, semplice politica economica di buon senso. E allora possiamo procedere su questo sentiero del risparmio. Magari eliminando fisicamente l'anziano il giorno successivo alla sua uscita dal lavoro. O, meglio ancora, il giorno precedente. Così si evitano le inutili ed ipocrite feste di addio con i colleghi, un insulto alla produttività. I vecchi asini e muli che non servono più vengono accolti in apposite strutture dove possono trascorrere serenamente gli ultimi anni dopo una vita di fatica. Gli anziani umani devono essere abbattuti quando non servono più, per non appesantire i conti dell'Inps e per non ridurre i compensi di Boeri

mercoledì 28 dicembre 2016

Il lavoro non conta, i sudditi si adeguino

La sicurezza di un lavoro? E' l'ultimo dei pensieri dei giovani. Lo assicura il solito esperto politicamente corretto. Che non spiega quali siano le priorità per i ragazzi e le ragazze alle prese con una disoccupazione al 40%. Forse il cellulare nuovo, forse una vacanza ai Caraibi, forse un minilavoro da 300 euro al mese. Indubbiamente sono queste le vere basi su cui costruire la ripresa del Paese. Lo sfruttamento, la concorrenza sempre più selvaggia con le nuove opportunità, la fuga all'estero per cercare imprenditori più lungimiranti e che paghino per la qualità del lavoro realizzato. L'importante è che gli esperti comunichino per compartimenti stagni. Così chi difende lo sfruttamento evita di leggere le analisi di chi valuta la mancata crescita dei consumi delle famiglie italiane a Natale. Meglio far finta di non capire che, se cresce l'insicurezza del lavoro, cresce anche la paura di spendere e consumare. Bisogna anche evitare di leggere le previsioni di altri esperti relative al 2017, con l'ipotesi di maggiori costi (a parità di consumi) di mille euro per ogni famiglia italiana. Ma il governo Renziloni metterà mano ai voucher, giusto per evitare il referendum voluto dalla Cgil. Una stretta sulle regole, tanto nessuno le fa rispettare. E poi tutto come prima. Con gli italiani costretti a pagare per salvare le banche distrutte dai grandi speculatori in quota sinistra. Che si tratti del Montepaschi o di Banca Etruria: loro fanno i danni, i sudditi devono pagare. E a vigilare su tutto ci sarà ovviamente lei, Maria Elena Etruria, simbolo dell'arroganza di un potere che si sente al di sopra di tutto e di tutti. Nessuna illusione in una magistratura che ha chiuso, per anni, un occhio per poter guardare solo da un lato. Ma ora non c'è neppure più bisogno. Berlu sogna Draghi come candidato premier di tutto il centrodestra e delle destre. Peccato che le destre e buona parte del centrodestra inorridiscano di fronte ad una simile proposta. Che, guarda caso, piace a Donna Crespi, la zarina rossa di Milano. E allora, in nome di una tecnocrazia che affama i popoli, cosa ci sarebbe di meglio di un bel partito nuovo con Berlu ed il bugiardissimo? Richiamando Alfano e Verdini, una grande ammucchiata che piacerebbe tanto all'Europa degli speculatori, ai grandi quotidiani (sempre più piccoli, in realtà), alle tv di Stato e di Berlu.

martedì 27 dicembre 2016

Argentina e Italia più povere grazie a Macri e al bugiardissimo

Quanto andavano d'accordo il bugiardissimo e il presidente argentino Macri. In teoria uno era di sinistra e l'altro di destra, lampante dimostrazione di come le due definizioni non abbiano più alcun senso. Tutti e due impegnati ad impoverire i rispettivi sudditi per far contenti i mercati. Tutti e due impegnati a riformare i Paesi che avevano l'onere di governare. Tutti e due alle prese con il totale fallimento delle politiche economiche. Ciò che cambia è il risultato finale. Il bugiardissimo, bocciato in un referendum che lui - in preda all'hybris - aveva scelto di personalizzare, è stato costretto a dimettersi anche se sta programmando il suo ritorno sulla scena dopo aver promesso l'abbandono della politica. Ma, si sa, mantenere le promesse non è nel suo carattere né in quello di Maria Elena Etruria, rimasta incollata alla poltrona nonostante la promessa di andarsene. Quanto a Macri, il totale fallimento della sua politica di lacrime e sangue non lo ha certo spinto alle dimissioni o a rivedere la sua politica iperliberista, tanto amata dai banchieri e dagli speculatori nordamericani. Il Pil è crollato, l'inflazione è alle stelle ed aumenta a milionate il numero di chi vive al di sotto della soglia di povertà. Ma il presidente se ne frega e si limita a cambiare il ministro dell'economia. Non per cambiare politica, ma solo per trovare un capro espiatorio. E, naturalmente, promette un 2017 di ripresa e di successi. Proprio come faceva il suo amico bugiardissimo. D'altronde anche in Italia, di fronte alle polemiche suscitate dal riconfermato ministro della disoccupazione e dello sfruttamento, Poletti, ci si limita a blindare il ministro affiancandolo con sottosegretari di stretta osservanza bugiardiniana. E lo stesso succede per il nuovo ministro dell'istruzione, della ricerca e dell'università. Visto che di queste cose il ministro non sa nulla (l'università non l'ha mai frequentata e la ricerca è quella della poltrona), sarà affiancata da chi sa distinguere il banco di una scuola da quello del fruttivendolo. Magari si potrebbe anche pensare ad uno scambio culturale politico: Macri manda in Italia i suoi ministri in disgrazia e noi gli rifiliamo quelli che non convincono più il giglio tragico.

giovedì 22 dicembre 2016

Delinquente, terrorista, ma sempre una "grande opportunità"

La storia di Anis Amri, il tunisino accusato di essere il responsabile della strage di Berlino, è l'emblema della totale incapacità europea di contrastare delinquenza e terrorismo. Tutti paralizzati dal politicamente corretto e dalla paura delle reazioni di quella banda di cialtroni radical chic che si considerano una casta privilegiata di opinionisti e di intellettuali. Dunque il tunisino arriva in Italia con il classico gommone. Quello che, spiegano lorsignori, non verrebbe mai utilizzato dai terroristi. E, in effetti, all'epoca Anis non era un terrorista. Ma non fuggiva da inesistenti guerre in Tunisia. Fuggiva dalla galera perché già al suo Paese aveva iniziato a fare il delinquente. Davvero una grande risorsa per l'Italia, davvero una grande opportunità, con la speranza che un giorno ci avrebbe pagato le pensioni. Nel frattempo arriva e mente sull'età, per ottenere l'accoglienza riservata ai minorenni. Ma lui è già maggiorenne. E tanto per farsi notare incendia subito il centro di accoglienza dove è ospitato a spese nostre. Si vede che l'aragosta a pranzo non gli era piaciuta. O forse i programmi in Tv non erano di suo gradimento. Accumula qualche altro reato, la grande risorse, e finisce in galera. Quattro anni senza riuscire a convincere la Tunisia a riprenderselo, tanto per chiarire la capacità italiana di farsi valere sulla scena internazionale, anche nel Mediterraneo. Poi Amri esce, con immancabile decreto di espulsione che, immancabilmente, non viene fatto rispettare. Mica è un italiano che deve rispettare le leggi, lui è un'opportunità. Che, per fortuna, decide di andare a far danni in Germania. Si avvicina ai terroristi e gli inquirenti tedeschi lo sanno. Ma Merkel ha deciso che tutti gli invasori sono i benvenuti, anche se delinquenti con aspirazioni terroristiche. Dunque niente rimpatrio in Tunisia e neppure un rinvio verso l'Italia. Non ci sono le condizioni, secondo gli accoglienti tedeschi. Che ora scoprono gli effetti devastanti dell'accoglienza. Ma non dobbiamo chiuderci, ordinano i cialtroni politicamente corretti. Tutt'al più chiudiamo i mercatini di Natale o li blindiamo. Sai che bella festa, tra blocchi di cemento e poliziotti con i mitra. Mentre l'arcivescovo di Torino e la Compagnia di Sanpaolo (la fondazione bancaria) mettono a disposizione edifici e denaro per accogliere i migranti e per trovare loro un lavoro. E gli italiani? Possono tranquillamente andarsene all'estero, sperando di non finire schiacciati da un camion a Berlino o sul lungomare di Nizza.

mercoledì 21 dicembre 2016

Ma destre e centrodestra hanno un programma?

Il bugiardissimo, dopo aver finto di fare autocritica, ha già annunciato che in vista delle prossime elezioni predisporrà una piattaforma programmatica. Insomma, metterà giù le linee guida del suo prossimo governo. Magari saranno le solite promesse senza alcuna attinenza con la realtà e saranno prontamente ignorate dopo il suo ritorno a Palazzo Chigi, ma almeno saranno proposte su cui confrontarsi. I suoi avversari, invece, niente. Sì, i grillini insistono sul reddito di cittadinanza, prepareranno un bel progetto sull'energia, ma è davvero poca cosa. Eppure anche questa è una gran cosa se confrontata con il vuoto pneumatico sul fronte del centrodestra e delle destre. Un fronte che pare interessato solo ai meccanismi di voto, ma senza degnarsi di preparare un programma su cui votare. I soliti slogan contro l'Europa e contro gli invasori. Poi basta. Vogliamo dire qualcosa sull'articolo 18? Sui voucher? Sul ruolo di Confindustria, sull'energia, sull'agricoltura? C'è un'idea sulla Libia che vada al di là del rimpianto per Gheddafi? C'è un progetto sulla valorizzazione dei beni culturali e si sa con quali soldi intervenire? Un programma per il rilancio del turismo? E sulla scuola si è rimasti fermi alle tre "I" della stupidità berlusconiana? Magari hanno già studiato tutto, preparato un programma vincente e si sono soltanto dimenticati di raccontarlo in giro. O l'hanno anche raccontato e noi, stupidi, non ce ne siamo accorti. Sarà colpa dei giornali di regime che si occupano sempre e soltanto delle discussioni sul proporzionale o sul maggioritario. Senza degnare di informare il popolo sul programma di governo più bello del mondo, più credibile e realizzabile. In grado di assicurare all'Italia un nuovo Rinascimento. Proprio come aveva promesso il bugiardissimo. Ma le destre, che spesso ignorano cosa sia il Rinascimento, sapranno rilanciare l'Italia. Magari affidandosi al gruppo dirigente che guida le aziende di Berlu. Quel gruppo dirigente così efficiente e preparato da essere costretto ad andare a piagnucolare dal nuovo governo per farsi difendere dall'orco cattivo Bolloré. Un gruppo dirigente che ha votato SI al referendum, proprio come tutti quegli imprenditori che non sanno fare impresa. Ma è una coincidenza, ovviamente

martedì 20 dicembre 2016

Strage a Berlino, la colpa è di chi insiste con il Natale

La Germania cercherà magari di far passare la strage del mercatino di Natale di Berlino come un incidente dovuto ad un autista ubriaco. Ma la responsabilità è chiara: il colpevole è chi insiste a festeggiare il Natale. Hanno ragione le tante maestre ed i presidi italiani che vogliono eliminare il presepe dalle scuole. Certo, considerando il livello di preparazione degli studenti italiani sarebbe meglio che si occupassero d'altro, ma intanto eliminare il presepe sarebbe già un primo passo per eliminare il Natale. E non si illudano i neo pagani che festeggiano il Solstizio d'Inverno: va abolito anche quello. Non c'è nulla da festeggiare. D'altronde gli yazidi, considerati pagani dai dominatori e dai loro servi politicamente corretti, servono solo come bersagli umani per le nuove reclute o come schiave sessuali. Sottomissione. Houellebecq l'aveva perfettamente chiarito: bisogna adeguarsi, bisogna cedere, bisogna sottomettersi. E poi, in fondo, il Natale è solo un momento di sfrenato consumismo. Aboliamolo e apriamo ai saldi per 365 giorni all'anno. Non proprio 365, bisogna rispettare il Ramadan. E poi eliminiamo quelle cattedrali che rappresentano una provocazione nei confronti dei nuovi italiani, dei nuovi europei. Cancelliamo, bruciamo quelle tele oscene con madonne che mostrano il seno mentre allattano. Bruciamo la Divina Commedia e, per par condicio, anche Il Mercante di Venezia che, tanto, viene ormai rappresentato con tagli vergognosi o con premesse demenziali. Ma è il Natale il vero pericolo, la vera minaccia all'integrazione e alla sottomissione. E' mai possibile che per far contenta la Coca Cola che ha colorato di rosso un tipo grasso noi ci ritroviamo ad infastidire coloro ai quali dovremmo essere sottomessi? E' indispensabile una campagna di informazione corretta, magari per arrivare ad un referendum che abolisca questa festa inutile. E gli abeti, poi? Alberi inutili, da sostituire con le palme, anche a 2.000 metri. Tanto, con il riscaldamento globale, queste alberi provocatori non avranno scampo. Meglio portarsi avanti ed iniziare l'abbattimento.

lunedì 19 dicembre 2016

Il ceto medio si piange addosso

Il ceto medio si sente emarginato. E, a parte la fascia alta e altissima, si sente anche impoverito e non scorge opportunità di miglioramento per il prossimo anno. Non è certo una novità ma, dopo l'esito del referendum, pare se ne siano accorti anche alcuni media di servizio. Certo, per il bugiardissimo la responsabilità della sua sconfitta non è da attribuire alle condizioni socioeconomiche del Paese che, evidentemente, lui considera in grande miglioramento. A suo avviso la sconfitta è legata solo ad errori di comunicazione. Non male, considerando quanto ha speso per il guru americano. Evidentemente il bugiardissimo ritiene che campare con i voucher faccia felici i giovani, che rischiare di perdere il lavoro ed il salario renda entusiasti i ceti medi ancora in attività, che le pensioni da fame e le cure sanitarie sempre più care migliorino l'umore degli anziani. Al di là di tutto questo, però, resta l'emarginazione di un ceto medio imbelle e rassegnato. Si sentono emarginati e non fanno assolutamente nulla per cambiare la situazione. Quando proprio si sentono in vena di eroismi, disertano il voto. Forse convinti che il bugiardissimo si spaventi di fronte ad un segnale che, al contrario, lo rafforza. Oppure, altra forma di eroismo, rinunciano alla lettura dei giornali, per punire il potere con la loro ignoranza. Gli alibi non mancano: l'informazione è controllata dai soliti poteri forti. Ma quando nascono iniziative dei poteri deboli, il ceto medio le ignora e non le sostiene. Non crede più in nulla, si richiude in se stesso. L'importante è trovare un alibi alla propria resa, alla propria fuga nel nulla. Assolutamente apprezzabile, quando l'uscita dal mondo si accompagna anche alla rinuncia al mugugno. Invece no. Non si fa nulla perché tutto è inutile, poi però si borbotta contro le tasse, contro la criminalità e le discriminazioni a favore dei clandestini. Ci si indigna per l'incapacità della Raggi e ci si indigna pure quando la Raggi tenta di far rispettare le regole sull'immondizia. Un ceto medio rancoroso ed impotente, rancoroso proprio perché impotente. E impotente perché andare oltre al rancore richiederebbe uno sforzo, richiederebbe una generosità personale che manca completamente. E' più facile confondere il volontariato con le cooperative che lucrano sui migranti piuttosto di impegnarsi in qualcosa di diverso dal mugugno. "Tanto sono tutti uguali", ma chi si sente migliore dovrebbe almeno provare a dimostrarlo. Perché l'alternativa è solo il progressivo impoverimento e la definitiva uscita di scena

venerdì 16 dicembre 2016

Da Marra a Fini, classe dirigente fallimentare

Raffaele Marra, fedelissimo del sindaco Raggi dopo essere stato superfedele a Gianni Alemanno, e' stato arrestato per una vicenda di corruzione che nulla ha a che fare con il nuovo sindaco ma è legata alla disastrosa gestione del patrimonio ENASARCO. Il problema non è se qualche politico ha beneficiato dei comportamenti di Marra, il problema è il criterio con il quale un simile personaggio sia stato scelto sia da Alemanno sia dalla Raggi. Ed i criteri che hanno spinto la sinistra a scegliere Sala, ora indagato per l'Expo, come sindaco di Milano. A destra il simbolo di questo schifo di una politica fallimentare e' rappresentato indubbiamente da Fini, con la casa di Montecarlo e la gestione dei rapporti con la compagna Tulliani e con il cognato. Senza dimenticare suocera ed ora anche il suocero. L'ex leader di An sostiene di essere un coglione e di non essersi accorto di nulla. Non ci crede nessuno, ma anche se fosse così, perché mai la destra si è affidata ad un simile personaggetto? Per servilismo e spirito gregario? Per l'incapacità di esprimere politici di maggior caratura? La politica è fatta di idee, di programmi, ma anche di uomini e donne che rappresentano queste idee e che sostengono questi programmi. A destra si è cercato di nascondere dietro leader improbabili ed improponibili il totale vuoto di idee. Mentre il centrodestra era convinto che i programmi fossero quelli delle TV di Berlu. E a sinistra e' stata sufficiente la coppia bugiardissimo-Maria Elena Etruria per mandare in soffitta progetti ed ideali. Per poi affidare il ministero dell'istruzione a chi non è stata neppure in grado di farsela, un'istruzione. La classe dirigente di questo Paese! D'altronde la società civile non è migliore. Ora tutti schierati in difesa dei programmi TV americani di Mediaset in nome di un'italianità che Mediaset ha sempre ignorato, rappresentandone solo gli aspetti peggiori. Ma non una parola sull'incapacità dei vertici di Mediaset nell'affrontare la globalizzazione, non una parola sui tanti imprenditori italiani che banfano di concorrenza e poi cedono le aziende a qualsiasi imprenditore straniero che mette sul tavolo un mucchio di soldi e continua a far impresa in Italia, dove gli italiani sostengono che non si possa lavorare.

mercoledì 14 dicembre 2016

Bolloré prende a schiaffi Pier Silvio e Confalonieri

Ma quanto è cattivo, Vincent Bolloré? Il finanziere bretone sta scalando Mediaset, come ha scalato in passato altri gruppi italiani, e le reazioni sono incentrate sulla critica alla furbizia ed alla scorrettezza del leader di Vivendi. Non c'è dubbio che Bolloré sia stato scorretto. Siglando un patto con la famiglia Berlusconi e poi violandolo. Ma loro, i Berlusconi ed i loro grandi manager, cosa facevano nel frattempo? Troppo impegnati, da Pier Silvio a Confalonieri, a rendere omaggio al bugiardissimo per accorgersi che l'amico Vincent li stava fregando? Troppo impegnati a creare palinsesti per minorati mentali per accorgersi che la tv, nel mondo, è profondamente cambiata e pretende contenuti differenti? Per carità, nessun programma per chi ha un quoziente intellettivo decoroso e interessi culturali al di sopra del rasoterra. Ma anche la programmazione per rimbecillire i telespettatori deve essere fatta meglio. Invece qui si puntava sulle barbaredurso, sui talent sempre più uguali, sui giochini scemi, sulla riproposizione continua dei soliti personaggetti trasformati in Vip credibili solo tra di loro. Perché mai Bolloré avrebbe dovuto investire una montagna di quattrini per un'alleanza con i responsabili di questa programmazione? E la presenza sulla telefonia mobile? Lui, il francese, pensava alle reti, al modo di far viaggiare i contenuti e loro, i Berlusconi, gli volevano rifilare dei contenuti per massaia rurale Anni 50? Adesso Bolloré si è messo di traverso. E romperà le scatole, magari solo per ridurre le conseguenze negative della sua scorrettezza in merito al mancato rispetto degli accordi firmati. Ma il problema non è Bolloré, non è Vivendi. Il problema è la classe dirigente italiana. Che si crede tanto furba, quando deve competere con piccoli pescecani locali, con il cumenda o con il pizzicagnolo. Ma poi va in crisi, la nostra grande casta padronale, quando il confronto è con i pescecani veri, quando il confronto si fa a livello globale. Proprio loro, i sedicenti Vip italiani, che banfano di globalizzazione ma non sanno affrontarla. Perché, per loro, gli unici strumenti sono rappresentati dal taglio dei costi e dai licenziamenti. Altre idee? Non pervenute

martedì 13 dicembre 2016

Renziloni, governo da sacrificare per il ritorno del bugiardissimo

Un governo patetico. Il Renziloni avrebbe come compito il tentativo di ricucire lo strappo tra il governo degli oligarchi (al servizio della speculazione globale) ed il popolo. Uno strappo sancito dal risultato del referendum. E allora cosa si fa per ricucire? Squadra che perde non si cambia e, dunque, la povera Giannini paga per tutti. D'altronde se i giovani hanno votato No, la responsabilità è del ministro dell'Istruzione, non delle criminali politiche del lavoro e della disoccupazione. Colpa del ministro, non dello sfruttamento, dei clandestini liberi di fare ciò che vogliono con i soldi delle tasse degli italiani. E allora Maria Elena Etruria perde sì il ministero delle Riforme che non si fanno, ma va a fare il sottosegretario alla presidenza. Tanto per controllare Gentiloni per conto del bugiardissimo. E il deleterio Alfano smetterà di far danni con i clandestini per andare a far danni agli Esteri. Non se ne va il pessimo Poletti e non se ne va la ridicola Lorenzin. Tutti insieme appassionatamente. Anche Lotti, il più fedele tra i fedeli del bugiardissimo. Piazzato al ministero dello Sport, che prima non esisteva. Strana la decisione di creare un nuovo ministero, se il governo deve solo fare la riforma elettorale e poi andare a casa. Ma forse non han voglia di fare in fretta. Perché tanti parlmentari perderebbero la pensione, se andassero a casa prima dell'autunno. E poi Berlu deve riottenere dall'Europa l'agibilità politica per potersi accordare con il bugiardissimo. Sulla base di una legge elettorale proporzionale che permetta gli inciuci. Ma prima il governo Renziloni dovrà mettere mano alle stangate imposte dall'Europa per correggere le pagliacciate del bugiardissimo. Tagli e tasse. Per dar la colpa a Gentiloni e Padoan e per ritornare in campo invocato dagli idioti che non hanno capito come i tagli e le tasse siano la conseguenza delle mance a pioggia del bugiardissimo. Dunque l'ex premier tornerà in campo sacrificando Maria Elena Etruria e gli altri ministri. D'altronde per allearsi con Berlu e Verdini ha bisogno di caselle libere nella compagine di governo. E se elimina Maria Elena, fa anche felice Agnese. E poi eliminerà i fastidiosi compagni del Pd che parlano ancora di sinistra perché non han capito che la sinistra, come la destra, serve solo a far arricchire il grande capitalismo globalizzato. Tutto un gioco tra di loro, gli italiani sono esclusi. Coinvolti solo quando devono pagare, tacendo. Il Rinascimento Italiano, promesso dal bugiardissimo, ce lo aspettavamo un po' diverso

lunedì 12 dicembre 2016

REnzi-Etruria non schiodano, le destre chiacchierano, Berlu inciucia

Ritirarsi dalla politica, tornare alla vita privata significa cambiare ministero, come si appresta a fare Maria Elena Etruria? O significa rimanere al vertice della segreteria del Pd preparandosi a tornare in corsa per un nuovo governo, come farà il bugiardissimo? Ovviamente ciascuno è libero di comportarsi come meglio crede, può rimangiarsi la parola data, può ignorare le promesse ribadite. Certo che, dopo, diventa difficile credere a programmi elettorali elaborati da simili personaggi. Ma il bugiardissimo è convinto che sia sufficiente un maggiore impegno sui social per riconquistare il voto dei giovani. Che se ne fregano dei posti di lavoro, della possibilità di crearsi una famiglia, della loro stessa sopravvivenza. No, ai giovani interessa solo cinguettare con il bugiardissimo. O, tutt'al più, farsi conquistare dal sorriso di Maria Elena Etruria. La situazione sarebbe perfetta per l'opposizione. Se esistesse un'opposizione. Invece esistono solo degli slogan. Recitati benissimo da Dibba anche nel confronto con il pessimo Minoli su La 7. Ma accompagnati da progetti fumosi, poco credibili e, soprattutto, raramente utili in prospettiva. Meno male che c'è il centrodestra. Con Berlu interessato solo a un modello elettorale proporzionale che gli consenta ogni inciucio con il bugiardissimo. I programmi per il rilancio dell'Italia? Inesistenti, tanto bastano quelli del Pd: vanno bene per tutti, tranne che per gli italiani. Ma ci sono anche le destre. Ed i programmi, in questo caso, sono chiarissimi: rimandiamo a casa loro i clandestini che, come certificato dall'Unione europea, rappresentano (almeno) l'80% dei migranti. Fantastico! E poi? Già, ci dovrebbe essere anche un poi. Che non può essere limitato all'invio di due spazzini in più alla Garbatella. O alla pulitura dell'alveo dei fiumi in Bergamasca. Recuperiamo la sovranità nazionale! Bellissimo. Ma come? E dopo? Se il fronte delle destre e del centrodestra vuole riallearsi in vista delle prossime elezioni politiche, dovrebbe riuscire a produrre un programma condiviso, non degli slogan e basta. Ma poi, davvero tutti vogliono votare al più presto? Berlu no, perché vuole aspettare la sua riabilitazione europea per tornare in campo. E Salvini e Meloni? Pensano davvero di vincere senza struttura, senza squadra, senza progetti? Per fortuna a rallentare tutto provvede la Consulta che prende tempo sull'Italicum. E ha scelto, come relatore, un ex Nuova Destra trasmigrato attraverso la vecchia sinistra socialista per arrivare alla sinistra estrema, riposizionarsi sui berluscones ed approdare al renzismo. Un perfetto italiano, chiamato ad occuparsi di una legge elettorale all'italiana e da eliminare perché diventata italianamente scomoda.

sabato 10 dicembre 2016

Il bugiardissimo si farà il Pdr, partito dei ricchi

Se Mattarella non lo richiamerà al governo, il bugiardissimo potrà tirare un sospiro di sollievo. Perché le sue menzogne stanno emergendo, una dopo l'altra. E lui avrebbe avuto difficoltà ad affrontare la realtà. Eppure tutti lo avevano aiutato a nascondere la polvere sotto al tappeto. A partire dall'Unione europea che solo dopo il voto ha spiegato che le promesse elettorali del bugiardissimo erano insostenibili e che l'Italia doveva prepararsi ad una manovra lacrime e sangue. Meglio che sia un altro a farsene carico. Per questo il bugiardissimo sognava un governo di larghe intese, magari insieme a Berlu, per scaricare sugli altri gli errori del suo governo. Ma dopo il referendum, guarda caso, sono comparsi anche i dati sulla povertà che in Italia coinvolge 17 milioni di persone, poi quelli sulla disoccupazione giovanile che è tornata ad aumentare (all'improvviso, e' ovvio..) ed ora sul Pil che resterà al di sotto dell'1% anche il prossimo anno. Una realtà che non ha nulla a che fare con le menzogne del bugiardissimo sul nuovo Rinascimento italiano. Ma lui, il bugiardissimo, vuole solo evitare di farsi carico della manovra. Anche tutti gli impegni a ritirarsi dalla politica in caso di sconfitta erano falsi. Le consuete bugie, sue e di Maria Elena Etruria. Anche lei aveva assicurato il ritiro dalla politica in caso di sconfitta. Ed ora i due bugiardi stanno studiando come riprendersi la scena. Magari con un loro nuovo partito, per avere mani e grembiulini liberi. Il grande Pdr, che non sarà più il Partito di Renzi ma il Partito dei Ricchi. Recuperando Berlu e Confalonieri con i vertici delle associazioni imprenditoriali. È vero che in Italia i ricchi sono pochi per far vincere un partito, ma gli illusi che si sentono ricchi o che fingono di esserlo sono tanti. Quelli che obbligano i figli a mangiare prodotti di infimo livello perché i soldi servono a comprare un'auto appariscente anche se di terza mano. Quelli che dormono in auto per permettersi un giorno in spiaggia a Capalbio dove si fanno una foto con un personaggio famoso sullo sfondo e poi la postano su Facebook . Eccoli i nuovi elettori del Pdr. E il Pd resti pure a Franceschini. Il Savonarola ferrarese che ha sconfitto il fiorentino Renzi il magnifico. Se poi Franceschini non ha la statura morale di Savonarola e se Renzi non è fiorentino e tantomeno magnifico, pazienza.