mercoledì 21 settembre 2016

Salone del libro: il premio Acqui modello da copiare

Mondazzoli, il mega gruppo editoriale nato dalla fusione di Mondadori (la casa editrice che ha creato il mito di Saviano, tanto per ricordare il livello) e Rizzoli, ha deciso di farsi una sorta di salone del libro per conto proprio a Rho, in alternativa al salone del libro di Torino. In Lombardia i grandi editori, in Piemonte quelli piccoli. E a Torino si chiedono come contrastare la forza del denaro di Milano. Magari si potrebbe rinunciare alla faziosità del passato, al pensiero unico mascherato da un paio di inviti ad autori politicamente scorretti per fronteggiare un centinaio di autori di servizio. Magari si potrebbe coinvolgere, già nella fase di organizzazione, i vertici del premio Acqui Storia che, penalizzato dai mancati finanziamenti regionali, continua a stabilire record di partecipazione. Con riconoscimenti che premiano il merito e non l'appartenenza politica. Così, quest'anno, un premio per la straordinaria carriera è stato assegnato alla memoria a Giorgio Albertazzi. Testimone del Tempo insieme a Belpietro e Sgarbi, ma anche insieme a Molinari direttore della Busiarda. Ed i premi  per i libri storici sono andati a scrittori molto diversi come Solinas e Battista, come Satta e De Pascalis. Una idea di libertà culturale che non assomiglia al Circolo dei lettori torinese. Ma che, proprio per questo, potrebbe rappresentare un elemento fondamentale per la sfida alla iniziativa commerciale di Milano

mercoledì 14 settembre 2016

Il doping Usa è buono e fa bene

Dopo gli hacker che hanno rivelato le ingerenze statunitensi nelle questioni del mondo intero, è ora la volta degli hacker che hanno smascherato lo squallore del mondo dello sport asservito agli Usa ed agli sponsor degli atleti statunitensi. La banda bassotti che ha squalificato l'intera nazionale russa per le paralimpiadi, che ha eliminato l'atletica russa dalle olimpiadi, che ha squalificato il marciatore della nazionale italiana sulla base di un'analisi che qualsiasi bambino dell'asilo avrebbe considerato fasulla, ecco questa banda ha chiuso occhi, orecchie e bocca di fronte ai comportamenti degli atleti statunitensi. Con la giustificazione che i prodotti vietati erano accompagnati dalla ricetta dei medici degli atleti. Dunque, se sei statunitense e sei appoggiato da sponsor potenti, puoi prendere tutto ciò che vuoi, basta che te lo ordini il tuo medico. Se non sei americano, però, non puoi prendere nulla. In caso contrario la squalifica colpisce te e tutti i tuoi colleghi, a prescindere dal comportamento individuale. E' evidente che lo sport è diventato uno degli elementi fondamentali del soft power. Il bugiardissimo italiano, con i suoi giornali e le tv di servizio, ha marciato per giorni sulle medaglie olimpiche dell'Italia. Una marcia trionfale, dimenticando che altri Paesi europei, dalla Gran Bretagna alla Germania e persino la Francia avevano fatto meglio di noi. Particolari irrilevanti nella narrazione dei professionisti della disinformazione. Gli stessi che, mentre sostengono la candidatura di Roma per olimpiadi future, dimenticano casualmente di ricordare gli scandali e le porcate dei mondiali di calcio di Italia 90. Massì, c'è da abbuffarsi, va tutto bene. Il problema è che tutto questo schifo non ha nulla a che fare con lo sport, quello vero. Ma il rimbambimento delle popolazioni deve trasformare i sudditi in tifosi non ragionanti. Non importa se si scoprono le infiltrazioni mafiose nelle curve degli stadi e nei rapporti con le società di calcio. L'importante è che la squadra mafiosizzata segni un goal in coppa. Non importa se le federazioni internazionali squalifichino gli avversari più pericolosi per ragioni meramente politiche, l'importante è vincere una medaglia anche gareggiando da soli. In fondo è sempre e solo questione di mafia. Che si tratti di mafia politica internazionale o di mafia economica locale. Soldi e sponsor, soft power politico e vendette internazionali. Ma poi gli ipocriti vanno in giro per le scuole raccontando la favola di uno sport pulito che fa bene alla salute, che insegna la lealtà ed il rispetto, l'onestà ed i valori dell'amicizia. Poi arrivano gli hacker e smascherano una realtà molto diversa. Alla quale, ovviamente, fingono di non credere i soliti disinformatori di servizio, pronti a giurare sul fisico asciutto di una tennista statunitense o sulle cosce affusolate di una ginnasta dello stesso Paese. Occhio non vede, informazione non nuoce

lunedì 12 settembre 2016

Grillo e Renzi, Dibba e D'Alema. Il centrodestra è ancora in vacanza

Grillo e il bugiardissimo, Dibba e D'Alema. Lo scontro politico è ripreso, finalmente si è ricominciato a litigare. Persino il Vaticano ha deciso di schierarsi sulla base della dottrina più profonda: "piove, sindaco ladro". D'altronde con monsu Bergoglio al vertice di San Pietro è già tanto che l'Osservatore Romano non si sia scagliato contro Giove Pluvio. Chi, se non il sommo Dio, è responsabile dei temporali su Roma? La ripresa autunnale ha potuto contare anche sulle esternazioni del presidente campano, De Luca, che dopo aver liquidato come "mezze pippe" i vertici dei 5 stelle, si è anche augurato la loro prematura scomparsa non dalla politica ma dalla faccia della terra. Perlomeno De Luca è divertente, l'Osservatore Romano molto meno. Ma se grillini e Pd riprendono la scena, proseguono le vacanze del pensiero dell'intero centrodestra. Qualche show di Parisi, tanto per giustificare la designazione da parte di Berlu. Ma per le idee è ancora chiuso per ferie. Ripassare ad ottobre, se l'area ne trova qualcuna da presentare. Parisi o Toti? Bella sfida sul nulla. L'alternativa è rappresentata solo dal fondoschiena delle persone che, eventualmente, andrebbero a sedersi sulle poltroncine di prima fila. Parisi ha l'appoggio di Berlu, della famiglia del capo e dei sodali di sempre. Può avere un ruolo politico? Tutto da dimostrare. Può attirare la sempre meno brillante società civile? Qualcuno sì, probabilmente. Ma considerando lo scarsissimo gradimento che la classe dirigente economica di questo Paese ha conquistato tra gli italiani, è difficile immaginare un successo politico dell'iniziativa. E Toti? Si fa forte del successo in Liguria, frutto di un'alleanza con la Lega e con le altre formazioni dell'area di centrodestra. Certo, Toti si dimentica che il suo successo è anche frutto del suicidio della sinistra che, in Liguria, ha scelto di dividersi. Ma l'ex Gabibbo Bianco resta comunque presidente di una Regione importante. E potrebbe, anzi dovrebbe, far fruttare maggiormente questo suo ruolo. Magari in collaborazione con Lombardia e Veneto, che hanno maggioranze omogenee. Invece l'alleanza non porta grandi risultati. Forse anche per ragioni mediatiche. In Liguria l'informazione è garantita dal trio Stampa-Repubblica-Secolo XIX, cioè un unico editore. Fantastico. E il povero Toti come può contrastare la disinformazione? Con il "panino" locale, inserito tra le pagine del Giornale berlusconiano. Peccato che l'edizione locale punti al risparmio più assoluto e non al potenziamento dell'informazione. Tagli e accorpamenti, riduzioni e ancora risparmi. Tipico esempio del livello della società civile che dovrebbe aggregarsi intorno a Parisi. Ci sarebbero anche altre realtà, nel centrodestra. Ma in attesa del figlio della Meloni, sono praticamente scomparse dalla scena. Forse ancora in vacanza, si spera. Perché se il nulla cosmico non fosse legato a nuotate, a passeggiate sui monti o a camminate nelle città d'arte in giro per il mondo, sarebbe ancora peggio.

lunedì 5 settembre 2016

il bugiardissimo porta sfiga alla Merkel, sconfitta in casa

Il successo dell'Afd alle elezioni di una piccola regione della Germania rappresenta indubbiamente un segnale. Ed anche esplicito. Ma per ora è solo un segnale, nulla di più. Bisognerà vedere se il nuovo partito, che ha un programma limitato, sarà in grado di ripetere il successo nel resto del Paese. E, soprattutto, se sarà in grado di passare dalla sacrosanta protesta ad un livello adeguato di proposta. Resta il segnale di un malessere che cresce, nonostante le analisi patetiche dei media italiani. Che non capiscono come mai i tedeschi possano bocciare la politica della Merkel che ha fatto crescere il Pil molto più dell'amico Matteo. O che ha garantito a Berlino un ruolo internazionale che l'amico Matteo manco si sogna. Peccato che al cittadino tedesco di Matteo non freghi assolutamente nulla. Forse alla Merkel che, dopo averlo incontrato, ha perso le elezioni e d'ora in poi girerà con un cornetto in tasca ogni volta che dovrà incontrare il bugiardissimo italiano. All'elettore tedesco importa che la crescita del Pil sia stata favorita dai mini job, i lavori sottopagati e sempre più diffusi. All'elettore tedesco importa che le vacanze in Italia sono diventate una fortuna per una parte più piccola della popolazione. Importa che le donne tedesche siano state importunate a Colonia dalle grandi opportunità straniere fatte entrare in Germania dalla Merkel. Importa che l'Italia dei bugiardissimi continui a riempire l'Europa di centinaia di migliaia di clandestini. Che non sbarcano in Italia, a differenza di quanto sostenuto da Alfano. Perché l'Italia i clandestini li va a recuperare direttamente sulle coste nordafricane. Non fanno in tempo ad entrare in acqua con i gommoni, sempre più nuovi e sempre più grandi, che le navi italiane li recuperano. E non li depositano sulle coste africane a poche centinaia di metri, ma attraversano il mare per portarli in Italia dove far prosperare le cooperative. Quanto alle espulsioni di chi non ha diritto a restare, siamo alla farsa: poche decine di espulsi reali a fronte di oltre centomila che non hanno diritto al riconoscimento come profughi. E questo gli europei, a differenza degli italiani bombardati dall'informazione di servizio, l'hanno capito. E puniscono la Merkel che si accompagna con il bugiardissimo, principale colpevole dell'invasione.

sabato 3 settembre 2016

L'informazione italiana fa concorrenza a Charlie Hebdo

Quando si tratta di giornali, l'Italia non vuol essere seconda a nessuno. Nemmeno a Charlie, nella gara per il record di stupidità. Ed oggi, per replicare alla vignetta sui terremotati, la Busiarda si lancia in una approfondita analisi della situazione internazionale, dalla Siria allo Yemen passando per la Russia. In realtà la dotta analisi e' di un principe saudita, ma la Busiarda la fa propria. Dunque scopriamo che l'emergenza migranti e' stata creata dalla Siria di Assad per colpire l'Europa. Non ci spiega, l'accoppiata principe saudita-giornalista della Busiarda, come riesca Assad a spedirci decine di migliaia di nigeriani o eritrei, ma se lo dicono loro bisognerà credere: sono uomini d'onore. E la Russia? Ha finto di appoggiare Assad, ma in realtà non ha fatto nulla. Dunque la riconquista di ampie aree del Paese sarebbe esclusivo merito del governo di Damasco? Chapeau per Assad! Ovviamente, per il principe e per il suo ammiratore, il nemico principale resta l'Iran. Se Teheran non ci fosse, non ci sarebbero tensioni. Massi', basta passare qualche atomica ai sauditi ed in un batter d'occhio il problema è risolto: si sterminano alcune decine di milioni di sciiti ed i sauditi saranno finalmente liberi di finanziare il terrorismo senza fastidiosi ostacoli. Quanto allo Yemen, i poveri sauditi sono stati obbligati ad intervenire per contrastare un governo di banditi. Grazie Riad, dal mondo intero. Ovvio che in un articolo di così alto livello non ci si potesse soffermare su piccole sciocchezze come i bombardamenti della coalizione guidata dai sauditi contro scuole e ospedali. E che sarà mai? Se poi il principe non ne parla, sarebbe cattiva educazione porre una domanda o provare a ricordare un simile avvenimento. D'altronde i giornali di servizio hanno pubblicato la foto di un bambino scampato ai bombardamenti sui ribelli di Aleppo, mica si potevano pubblicare le foto dei tanti bambini che non sono sopravvissuti ai bombardamenti sauditi nello Yemen.

venerdì 2 settembre 2016

Stupidity per fertility: il governo ha un nuovo slogan

Forse bisognerebbe chiedere scusa ai bugiardissimi del governo. Forse non sono così carogne come sembrano, ma soltanto drammaticamente incapaci. Inadatti, persino un po' stupidi. Di fronte alle polemiche sorte per la campagna pro fertility, il ministro/ministra Lorenzin si è difesa con giustificazioni che dimostrano chiaramente che non "ci fa" ma proprio "ci è". Al di là della scelta del termine fertility, chiaro esempio dello squallore di un governo che ignora la lingua italiana e pensa di apparire intelligente e colto utilizzando l'inglese (dal jobs act alla spending review), e anche al di là dei contenuti e della forma della campagna pubblicitaria, quello che davvero imbarazza è la replica del ministro alle critiche: io mi occupo di salute, degli altri aspetti della natalità si occupino Renzi e gli altri ministri. Insomma, Lorenzin offre consigli sull'educazione sessuale e sui metodi per il concepimento, Renzi e il resto della banda dovrebbero fornire le risposte sul reddito, sulla precarietà del lavoro, sui posti degli asili nido riservati ai figli dei migranti e negati ai figli degli italiani, sui costi da affrontare per mandare i figli a scuola. Sciocchezze, ovviamente. Ma la banda degli intelligentoni ha ovviamente replicato, per bocca del bugiardissimo in capo: io non sapevo nulla della campagna per fertility, ho cose più importanti di cui occuparmi. E considerando che la campagna non è stata ideata negli ultimi giorni, dunque con i problemi del terremoto, c'è da chiedersi se i grandi problemi di cui deve occuparsi il bugiardissimo siano quelli di scarrozzare la famiglia sull'aereo di Stato o di andare ad infastidire gli atleti che a Rio si preparavano alle Olimpiadi. Eh già, son davvero problemi seri, quelli. D'altronde non si poteva mica pretendere che il bugiardissimo numero 1 si degnasse di leggere i progetti di un suo ministro. Si è accorto dell'iniziativa quando il prode Saviano, sempre alla disperata ricerca di una visibilità negata dalle sue inesistenti doti di scrittore, è intervenuto sui social. Le riunioni dei ministri serviranno mica a discutere di programmi e iniziative. Sono occasioni per parlare di calcio, di truffe bancarie, della cellulite della cocca di casa. I programmi si annunciano sui social, senza averli concordati in precedenza. E si confermano o si cambiano a seconda delle reazioni degli pseudo intellettuali di riferimento. Stupidity, indubbiamente. Ma è quello che si merita un Paese che osanna i potenti a prescindere.

giovedì 1 settembre 2016

I bugiardissimi passano dalla menzogna alla presa per i fondelli

Ormai tutti si erano rassegnati all'idea di essere alle prese con un governo di bugiardissimi. Però ora si passa alla presa per i fondelli sistematica e costante ed è davvero una sensazione fastidiosa. D'accordo che il bugiardissimo in capo ha normalizzato la Rai e beneficia sempre del servilismo del Tg5, però esagera quando incontra la Merkel e assicura che l'Europa deve fare di più sui respingimenti dei migranti che non hanno diritto al riconoscimento come profughi e rifugiati. Già, perché nelle stesse ore sono arrivati sulle coste italiane 15mila ospiti. E ormai la pecentuale di chi ha diritto all'asilo si aggira intorno al 5%. In altri termini oltre 14mila dei nuovi arrivati dovrebbero venire rispediti al mittente. Ma il governo assicura che si sta procedendo su questo passo, con ben 80 rimpatrii nelle ultime settimane. 80 a fronte di 14mila: non è una presa per i fondelli? E le trionfanti dichiarazioni sulla ripresa dell'economia, cosa sono se non una umiliazione nei confronti delle capacità di comprensione del Paese? L'Italia è il Paese che cresce meno, al di là della derelitta Grecia. La disoccupazione giovanile è tornata a crescere, il numero degli occupati e' tornato a diminuire mentre i disoccupati sono calati, e' vero, ma dello 0,1%. Il bonus per le assunzioni, costato così tanto in termini di tasse per gli italiani, si è rivelato talmente inutile che ora anche i bugiardissimi stanno pensando di eliminarlo. Eppure se ne vanno in giro, tronfi e gaudenti, a proclamare, ad annunciare, a magnificare risultati che sono indecenti e fallimentari. Una presa in giro sistematica, amplificata dai loro organi di disinformazione che non trovano ostacoli perché le opposizioni hanno rinunciato ad un contrasto sul fronte giornalistico. Si scommette solo sull'incapacità di comprensione di un popolo bue. A novembre, con il referendum, si vedrà se a vincere la scommessa saranno i bugiardissimi con la loro rete di potere o un popolo privo di potere e di referenti politici.

lunedì 22 agosto 2016

Un criminale incapace non è un criminale. Giustizia all'italiana

Riprovaci, sarai più fortunato. La decisione del magistrato che ha rimesso in libertà l'indiano accusato di aver cercato di rapire una bambina pare legata a questa semplice spiegazione: ci ha provato ma non c'è riuscito, dunque può stare in libertà. Dove? Boh. Perché lo straniero e' senza fissa dimora, non ha il permesso di soggiorno ed ha pure dei precedenti per droga. Ma tutto questo non basta a mandarlo in galera e neppure a rimandarlo a casa sua. L'India, non un Paese in guerra, non un Paese alla fame, non un Paese alle prese con una dittatura. Ma questo non interessa ai magistrati. E la situazione non cambia nelle altre parti d'Italia. A Torino, nel quartiere di San Salvario - quello che i giornalisti di servizio descrivono come un modello di convivenza multi etnica e di sano divertimento notturno - e' sufficiente aggirarsi in una mattina d'estate per imbattersi in spacciatori stranieri che operano in piena tranquillità sui marciapiedi e in mezzo alle strade. Mentre tossici sniffano nei dehors chiusi per ferie. Si scopre che ci sono alcune vie che "non si è riusciti a risanare". Indubbiamente e' difficile riuscirci se gli spacciatori vengono arrestati e rimessi subito in libertà per non intralciare la loro attività. Se non vengono espulsi realmente. Ma questa tolleranza della criminalità e del malcostume riguarda anche gli italiani. L'ottimo libro di Pietro Treccagnoli, "La pelle di Napoli", racconta di una città alle prese con un'immondizia che opprime anche i capolavori dell'architettura del passato. Motorini rubati e abbandonati, rifiuti di ogni genere. Interventi per contrastare la maleducazione? Zero, ovviamente. Perché c'è sempre ben altro su cui intervenire. Così dalla tolleranza dei comportamenti incivili si passa alla tolleranza dei piccoli crimini e poi di quelli maggiori. Con qualche eccezione. Treccagnoli riporta le interviste alle anziane ex venditrici di sigarette di contrabbando. Che si lamentano perché si è puntato a stroncare il traffico di sigarette ma si è tollerata la proliferazione dello spaccio di droga. E allora anche il rapimento di una bambina diventa un gioco, ma non per i famigliari. Ci ha provato ma non c'è riuscito. La giustizia italiana non previene e non rappresenta un deterrente. Però rappresenta un costo. Con scarsi benefici

venerdì 19 agosto 2016

Turismo in crescita, arma per il referendum

E' stato bravo, il bugiardissimo. Approfittando della totale incapacità dell'opposizione, si è creato un potere mediatico pressoché assoluto. Le reti Rai, il Tg5 di Mediaset, la stragrande maggioranza dei quotidiani, buona parte delle radio con più ascolto. Tutti schierati a sostenere le menzogne del premier. Non importa se l'economia italiana non cresce: l'informazione di servizio ci tranquillizza spiegando che non cresce neppure nel resto d'Europa. Non è vero, ovviamente, ma a forza di ripeterlo tutti insieme, molti finiscono per crederci. E la Brexit? Avrebbe dovuto mettere in ginocchio Londra. Che, al contrario, ha visto crescere la propria economia e pure l'ottimismo degli abitanti. Ed ora le menzogne ufficiali raccontano che l'Argentina dell'amico Macri (amico del bugiardissimo, ovviamente) è in ripresa, quando a riprendere è solo la povertà. Ed il Brasile? In pieno boom economico. Falso anche questo, ma bisogna spargere ottimismo anche per sostenere la candidatura di Roma per le Olimpiadi del futuro. E tra una bugia e l'altra si scopre che in Italia si pagano meno tasse. Dunque siamo tutti più ricchi. Se ce ne fossimo accorti, forse, i consumi interni sarebbero decollati, trascinando al rialzo il Pil del Paese. Sarà che siamo tutti taccagni e paurosi e preferiamo nascondere sotto il materasso gli enormi risparmi accumulati. Oddio, ci sarebbe anche il dato relativo all'indebitamento delle famiglie italiane, ma l'informazione di servizio preferisce sorvolare. Puntando sull'eccellenza della produzione italiana che, immancabilmente, sta conquistando il mondo. E sono poco interessanti quelle fastidiose statistiche che dimostrano, al contrario, un calo dell'export. Colpa della Brexit, ovviamente. Come se tutte le nostre esportazioni fossero dirette a Londra. Allora è colpa della Cina, che rallenta ed acquista prodotti non italiani. No, meglio non raccontare che la Cina continua ad importare. Sarà colpa delle sanzioni contro la Russia? Ovviamente no. I giornali e le tv di servizio sono schierati con gli Usa e se gli Usa ordinano le sanzioni contro Mosca, noi obbediamo felici ed anche più ricchi. Però il turismo quest'estate è cresciuto. E finalmente anche il bugiardissimo può godersi un dato reale favorevole. Fa niente se la crescita è legata alla fuga dei turisti dall'Egitto, dalla Tunisia, dalla Turchia, dalla Francia. L'importante è avere qualcosa di vero da mettere sul piatto insieme a tante bugie. Così è probabile che la prossima rilevazione sul Pil torni in positivo proprio grazie al turismo. Dati perfetti per essere sbattuti in prima pagina in vista del referendum. L'economia riparte, merito di Renzi. In realtà è merito dell'Isis, ma nessuno andrà a sottilizzare. Tanto l'opposizione non esiste e, quando esiste, è muta perché preferisce dedicarsi all'acquisto di magliette o case vacanza a Montecarlo, piuttosto di occuparsi di controinformazione.

giovedì 18 agosto 2016

Italia e Argentina: l'obiettivo è la povertà

La povertà? Non è mica un problema per i giornalisti del quotidiano torinese di De Benedetti-Elkann. Non è un problema in Italia dove l'indice di povertà, grazie alle politiche di Monti-Letta-Renzi, è salito al 12,7% (nella Repubblica Ceca, tanto per fare un confronto, è al 5,7%). E non è un problema in Argentina dove un anno di presidenza Macri - sostenuto, guarda caso, anche dal quotidiano torinese espressione dei voleri americani - ha portato all'aumento dei poveri: 1milione e mezzo in più, splendido risultato. Ma anche la classe media sta pagando, a carissimo prezzo, la scelta di votare contro il peronismo. Le bollette della luce sono aumentate del mille per cento ma ora, spiegano alla Busiarda, il governo argentino filorenziano ha deciso di mettere un tetto agli aumenti: non più del 400%. Praticamente un regalo. Tutta l'economia argentina sta scontando gli errori di Macri. Sostenuto da Washington perché, invece di occuparsi degli argentini, si è subito messo a fare i compiti a casa, utilizzando le risorse argentine per pagare le banche americane. Il popolo può aspettare. Che cosa, non si sa. Però deve aspettare. Magari la carità di qualche organizzazione straniera che porterà cibo spazzatura nelle periferie di Buenos Aires. E allora non è un caso la sintonia tra Macri ed il bugiardissimo. Ci fosse ancora Monti il rapporto sarebbe ancora migliore. Tutti impegnati nel creare la povertà assoluta nella popolazione. Serve un popolo di disperati, disposti ad accettare qualsiasi imposizione e qualsiasi sopruso. Magari si potranno organizzare dei viaggi di migranti africani verso l'Argentina, per popolare la Patagonia come si sta facendo sulle montagne italiane. Nuovi schiavi da spostare da un continente all'altro, per cancellare ogni identità ed ogni speranza. E per preparare gli argentini al peggio, la luce nelle case arriva quando arriva, nonostante i rincari. E l'acqua pure. In compenso l'Ocse boccia l'Italia del bugiardissimo per le politiche sulla famiglia, sugli asili, sulle pensioni. Perché la bassa natalità italiana si spiega anche con il 36°posto, su 41, nella classifica delle politiche di sostegno alla famiglia. E così, nel complesso, ci ritroviamo in trentaduesima posizione su 41. Davanti a noi anche gli altri europei del Sud come Spagna e Portogallo, ma anche Malta e Slovacchia, Polonia e Slovenia, Francia ed Islanda, Irlanda e Lettonia. Certo, la Grecia resta alle nostre spalle e resta ultima. Quella Grecia che ha accettato le politiche imposte dalla Troika. Con risultati non proprio esaltanti

mercoledì 17 agosto 2016

Da Bernabei a Renzi: il crollo della Rai

La scomparsa di Ettore Bernabei, ex direttore generale della Rai, e' stata celebrata con ogni onore dalle testate dell'ex servizio pubblico trasformato in servizio privato renziano ma pagato dai sudditi. Un uomo sicuramente di parte, Bernabei. Democristiano, fanfaniano, ma altrettanto sicuramente un uomo di grande cultura è capace di garantire un pluralismo che oggi non è neppure ipotizzabile. La Rai targata ufficialmente Dc lasciava spazio alle opinioni politiche differenti. Certo, poi si censuravano le gambe delle ballerine, mascherate con calzamaglie nere. Ma era anche la Rai che trasmetteva l'Odissea e la Cittadella, Non è mai troppo tardi e Nord chiama Sud. Una informazione impensabile ai tempi del bugiardissimo, delle Bignardi e dei direttori Tg rigorosamente schierati a favore del bugiardissimo e del suo referendum. Tg che si indignano per una maglietta di Salvini e che fingono di non sapere che l'assassino sul treno svizzero non era proprio un elvetico Doc ma arrivava dall'altra sponda del mare. E allora spazio all'ipocrisia per ricordare Bernabei stando ben attenti ad evitare di ripercorrere i suoi passi. Svestiamo le ballerine, anzi svestiamo e basta delle ragazzette che non sanno ballare, cantare o recitare. E in compenso censuriamo ogni idea differente, ogni opinione politicamente scorretta. La Rai del bugiardissimo e di Maria Elena Etruria non potrebbe mai trasmettere un'oscenità come l'Odissea, tra eroi, Dei, valori che erano il fondamento dell'Europa che fu. Due tette, qualche chiappa, un po' di attori di altri continenti per garantire il pluralismo etnico ed il programma è servito. Vietato pensare, vietato informarsi, vietato avere idee diverse da quelle del bugiardissimo. E un techetechete per fingere di rimpiangere la Rai di Bernabei

lunedì 1 agosto 2016

La Stampa ricomincia ad attaccare la Russia

Il giornalismo super partes e' una invenzione di chi prova a nascondere la propria faziosità. Però esistono limiti all'indecenza  o, almeno, dovrebbero esistere. Limiti ignorati sistematicamente da La Stampa, non a caso nota come La Busiarda, soprattutto quando il giornale Elkann-De Benedetti deve occuparsi di Russia. Ed è sufficiente leggere la firma della giornalista per aspettarsi ogni volta qualcosa di peggio. Anna Zafesova, sotto questo aspetto, e' una garanzia. Era stata lei a sostenere che Putin aveva turbe psichiche perché si lavava spesso e pretendeva di dormire con lenzuola pulite. C'è da preoccuparsi per chi è costretto a condividere gli spazi con la giornalista, ma sono problemi loro. Questa volta, invece, la Busiarda si lancia nel l'analisi dei pessimi rapporti tra Putin e la Clinton. Inutile dire per chi tifi il quotidiano. Ma la giornalista si supera anche questa volta, accusando Putin di avere cancellato le riforme di Eltsin. Ossia le riforme imposte da Washington ad un vecchio ubriacone per distruggere la Russia trasformandola in una provincia americana. Il tifo, ovviamente, è legittimo e chi legge la Busiarda sa benissimo che non troverà analisi imparziali. Però il senso del ridicolo non dovrebbe venir meno. E descrivere Putin come un macho che cerca inutilmente di far colpo sulla Clinton parlando di tigri siberiane significa davvero ignorare il ridicolo. Poi la Busiarda può tifare per Clinton ed auspicare una terza guerra mondiale. Così come può mentire sistematicamente sulle immancabili prospettive di vittoria della Ferrari in Formula 1. La credibilità e' la medesima. Ma forse la giornalista anti putiniana potrebbe consigliare ai piloti della Ferrari di lavarsi di rado. Se la pulizia personale e' sintomo di follia, forse la mancanza di igiene potrebbe favorire la vittoria.

martedì 26 luglio 2016

L'accoglienza di monsu Bergoglio uccide un prete in Francia

Chissà se monsu Bergoglio in arte Papa ha provato un briciolo di rimorso di fronte al prete ultra ottantenne sgozzato in Francia da un paio di grandi risorse che erano state accolte in Europa. O se si è  vergognato per la donna tedesca, incinta, uccisa con un machete da un richiedente asilo. O per il sempre più nutrito esercito di vittime del sempre più nutrito esercito di assassini che siamo obbligati ad accogliere a causa delle idiozie politicamente corrette di monsu Bergoglio e della sua complice Boldrine. Probabilmente non si sarà vergognato lo pseudo Papa e non avrà provato rimorso la signora che presiede la Camera dei deputati. Loro proseguono con le litanie a favore dell'invasione. Tanto chi viene assassinato non è chi gode delle scorte pagate dal contribuente italiano o chi è protetto dalle guardie svizzere. Accoglieteli tutti. E il ragazzo afgano che si è scatenato accoltellando un po' di innocenti su un treno tedesco era stato accolto in una famiglia tedesca. Non è bastato perché non può bastare. Adesso l'ordine di scuderia dei pessimi e bugiardi giornali italiani e' di giustificare tutto e tutti con la scusa della depressione. Inevitabile quando, per arricchire le coop bianche e rosse, si sradicano milioni di persone per trasportarle in Europa in modo da avere una massa di schiavi a disposizione. Gente sradicata che giustamente, prima o poi, andrà a cercare le proprie radici. Che non sono qui perché qui si trovano le nostre radici, non le loro. E lo scontro è inevitabile e sarà sempre più sanguinoso. Perché loro si procurano le armi e noi non abbiamo il diritto di difenderci. Perché grazie a Boldrine e monsu Bergoglio , chi si difende è razzista. Perché le armi si possono usare solo per tutelare Boldrine e Bergoglio. Perché la magistratura serve solo a difendere Boldrine dalle accuse e dagli insulti. Tutti gli altri possono continuare a crepare in nome dell'accoglienza.

venerdì 22 luglio 2016

Parisi, l'inumatore del centrodestra

Stefano Parisi ha perso le elezioni a Milano ma, forte di questo risultato, si candida a fare il coordinatore del centrodestra. Già l'idea che sia uno sconfitto a voler guidare l'intera area spiega perfettamente lo stato comatoso del centrodestra. Che poi si tratti non di un politico schierato su posizioni precise ma di un tecnico buono per tutte le stagioni rende il tutto ancora più imbarazzante. Se si aggiunge che Parisi gode anche del sostegno di Confalonieri - ossia il sodale di Berlu favorevole al ripristino del Patto del Nazareno - chiarisce ulteriormente il quadro. D'altronde le alternative quali sarebbero? La Lega che non sfonda al Sud mentre cede anche al Nord, priva di un programma che vada al di là degli slogan? Forza Italia annichilita da Roma a Torino grazie ad una classe dirigente indecente e con una imbarazzante impreparazione culturale? Fratelli d'Italia ridotta a Fratelli di Roma? Le liste civiche che hanno ottenuto successi insperati ma che non sono in grado di fare sistema perché ciascuna invoca la propria specificità e pretende la leadership? La necessità di un federatore era sentita da molti. E molti si sono auto candidati, ancor prima di Parisi. Compresi piccoli editori che rifiutano di investire sui propri giornali ma si dichiarano pronti a trasformarsi nel deus ex machina del nuovo soggetto politico federato del centro destra. Dunque perché non Parisi, allora? Forse perché non è di centro destra? Forse perché non ha un'idea? Potrebbero essere armi in più per il suo successo. Perché, sulla base dei principi e delle idee, sarebbe impossibile conciliare le posizioni di Salvini e di Tosi, di Fitto e di Meloni, di Rosso e di Berlusconi. Se, invece, si rinuncia al bagaglio delle idee e dei principi non ci sono più ostacoli per mettere insieme un'accozzaglia di aspiranti leader  in cerca di elettori. Dunque Parisi può essere davvero il federatore. Peccato che possa esserlo soltanto dei vari leaderini e non degli elettori. Perché quelli che scelgono ancora di andare a votare lo fanno per un'idea o per un interesse personale. Non per assistere a vuoti giochi di potere benedetti da Confalonieri per non disturbare il bugiardissimo e Maria Elena Etruria. Il fascino politico di Parisi e' superiore solo a quello della Ravetto. Un po' poco per assicurare la sopravvivenza ad un centrodestra che, allo stato attuale, non merita assolutamente di sopravvivere. E Parisi ha tutte le doti per diventare l'inumatore del cadavere di un mondo inutilmente sopravvissuto per troppi anni

giovedì 21 luglio 2016

Si torna al calcio, sotto la bandiera della 'ndrangheta

Non è parso vero all'informazione di servizio di doversi occupare a tempo pieno della strage di Nizza e del colpo di Stato in Turchia. Così è stato evitato il rischio di passare l'estate ad occuparsi di calcio. Ma non delle solite bufale di mercato e della preparazione delle squadre. Già, perché prima di Nizza stava esplodendo il caso della 'ndrangheta inserita nella curva della Juventus. Con tanto di suicidio di un capo tifoso. Un suicidio strano, subito dopo un interrogatorio da parte del magistrato. E l'uomo si è gettato da un cavalcavia dell'autostrada Torino-Savona. Pochi, quasi nessuno, hanno scritto che sulla stessa autostrada, e da un cavalcavia, era stato suicidato Edoardo Agnelli, il figlio dell'Avvocato. Meglio non ricordare, meglio evitare che si possa pensare a qualche segnale o avvertimento di tipo mafioso. Anzi, meglio tacere del tutto. Perché tirar fuori che una delle persone interrogate era un capo tifoso ed era anche sul libro paga della società calcistica? Il problema, con ogni evidenza, non riguarda solo la Juventus. Se a Torino si sta scoperchiando il bidone dei veleni, e si comincia a guardare in modo diverso a sparatorie e vicende varie, non significa che il marcio sia una prerogativa di quella che è la più ricca delle società calcistiche italiane. È ovvio che la 'ndrangheta punti in alto e cerchi il massimo profitto. Ma si è già visto come la criminalità organizzata abbia infettato, con il giro di scommesse, anche le serie calcistiche inferiori. Dunque è solo un problema di tempo, e di indagini, e poi si scoprirà che le mafie ed il calcio hanno molte più affinità di quanto si immagini. D'altronde è la società italiana nel suo complesso ad essere inquinata dalle mafie, mica solo il calcio. La differenza è rappresentata da quei tifosi che sono davvero convinti, in buona fede, di rappresentare un modo diverso di vivere, basato sul coraggio, sulla lealtà, sulla fedeltà, sull'onore. E rischiano botte e processi in nome di una maglia che è fonte di guadagno per la mafia, in nome di squadre locali che si vendono le partite nelle serie minori, in nome di calciatori mercenari che baciano ogni maglia che indossano giurando fedeltà eterna che dura meno della durata del contratto. Non è un problema di Juventus, e' un problema del calcio e dello sport in genere. Quello sport che finge di non vedere i condizionamenti mafiosi ma si indigna per il doping russo. E non è soltanto un problema italiano. Perché le mafie imperano ovunque. E si arricchiscono alle spalle di chi si entusiasma per il goal di un mercenario o per la rovesciata di uno che ha scommesso sulla propria partita

mercoledì 20 luglio 2016

L'Occidente si estingue con la generazione Pokemon Go

Generazione Pokemon Go. Non bastava la generazione mille euro e poi, quando sono finiti i soldi e gli stipendi si sono ridotti, i millenials. No, ora arrivano i Pokemon Go. E già sarebbe un pessimo segnale se si trattasse di adolescenti brufolosi che, rifiutati dalle compagne di scuola o dai compagni, si rifugiano nella irrealtà dei videogiochi. Macché. Si tratta, sempre più spesso, di giovani uomini di 25-30 anni. Un'età che dovrebbe far pensare ad un lavoro vero, alla possibilità di formarsi una famiglia, all'eventualità di avere figli non acquistati al supermercato. E invece i giovani adulti occidentali - il disastro non è solo italiano, gli anglosassoni sparsi nei vari continenti sono anche peggio - rifiutano impegno e responsabilità e si dedicano ai giochini sul cellulare. Simbolo di un Occidente che si è rassegnato all'estinzione. Merito dei cialtroni del politicamente corretto che hanno evirato il pensiero libero, che hanno omologato tutto, che hanno annullato ogni possibilità di esprimersi. Il pensiero unico obbligatorio genera Pokemon Go. Ed allora è inevitabile, ma anche giusto, che gli europei spariscano, sottomessi alle forze giovani e vitali in arrivo da altri continenti. Di fronte all'offensiva dell'Isis noi opponiamo la generazione Pokemon Go? Di fronte all'invasione noi cancelliamo tradizioni alimentari per non urtare la suscettibilità di chi è arrivato senza essere invitato? Ma allora, di fronte alle pecore occidentali, è giusto che i lupi invasori distruggano non solo la cultura del cibo ma anche i simboli della grandezza europea (tutt'altra cosa rispetto al nulla occidentale). Dobbiamo abbattere le cattedrali, ma anche il Colosseo e gli Uffizi. Per il nostro bene, per evitare che il confronto tra la generazione Pokemon Go ed il Rinascimento o l'Antichita' ci faccia del male. Come si può pensare all'impero romano, al coraggio dei Galli, alla forza dei Goti, ai Templari e poi affrontare impunemente i problemi posti da Pokemon Go? Houellebecq, nel suo Sottomissione, non aveva immaginato una simile deriva. La generazione Pokemon Go rappresenta molti passi avanti verso la sottomissione. O forse la evita. Perché i nuovi padroni non avranno alcun interesse a sottomettere un Occidente di cerebrolesi. Lo occuperanno e lasceranno che i fedeli del videogioco si estinguano autonomamente. Anche perché è difficile riprodursi con il cellulare.

martedì 19 luglio 2016

De Benedetti condannato ad Ivrea. Morire per lavoro e' diverso da morire per terrorismo?

Ma farsi ammazzare da un cerebroleso ispirato da un altro cerebroleso che si è autoproclamato guida spirituale, e' molto diverso dal farsi ammazzare sul lavoro per garantire un maggior guadagno al padrone? Una domanda che Franco Cardini,  il più grande medievista italiano, si pone nel suo editoriale sul Nodo di Gordio. I lavoratori dell'Olivetti morti per mesotelioma pleurico sono stati felici di ammalarsi e poi morire per il bene di un'azienda che è' stata spolpata e distrutta dai propri vertici? Parrebbe di sì, leggendo le cronache zerbinate dei quotidiani che fanno capo a Carlo De Benedetti. Condannato a Ivrea per la morte di più di 10 lavoratori. Ma i giudici di Ivrea stanno lavorando ad una nuova inchiesta che riguarda un'altra ottantina di casi. Ovviamente il finanziere si difende, annuncia ricorsi. Perché se c'è un giudice ad Ivrea - e riconcilia almeno un poco con la magistratura italiana - non è detto che ci sia anche in appello o in cassazione. Quindi le difese possono sperare. D'altronde De Benedetti ha assicurato che all'Olivetti, mentre la stava distruggendo, non c'era amianto. Pessima gestione si', amianto no. I lavoratori si sono ammalati per conto loro, magari per colpa delle cene preparate da mogli distratte. Oppure andando a passeggiare intorno al vicino lago Sirio. Ovunque ma non in fabbrica. Forse i prossimi giudici stabiliranno che i lavoratori si sono suicidati per incolpare il povero finanziere. Una sporca manovra contro De Benedetti, il suo impero editoriale ed il Pd. Dunque non ci si può stupire se le cronache della Stampa, passata dagli Elkann proprio a De Bendetti, esaltino la ricchezza portata dall'Olivetti ad Ivrea e al Canavese. Facendo confusione tra la fabbrica di Adriano Olivetti, in fortissima espansione anche internazionale, e quella passata poi sotto il controllo d De Bendetti che ha portato alla distruzione di tutto. Chissà se si tratta di ignoranza o di malafede. In ogni caso è un pessimo servizio per la causa del giornalismo italiano. Quel giornalismo che gongola perché al processo i cittadini di Ivrea non si sono visti. Dunque perché condannare quel sant'uomo se la città lo assolve? Magari i famigliari delle vittime non sarebbero d'accordo, ma si può condannare l'editore di riferimento del Pd solo perché qualcuno è morto a causa del lavoro? Aveva solo da fare il disoccupato ed andare a rubare.

lunedì 18 luglio 2016

Se Turchia e Russia fanno pace..

Nelle analisi di politica internazionale ciò che conta non è il tifo personale, ma i rapporti di forza che si creano e, soprattutto, quelli che ci riguardano più direttamente. Dunque non è con la dietrologia del tentato golpe in Turchia che si deve fare i conti, e neppure con gli atteggiamenti del governo di Ankara nei confronti dei militari, dei magistrati o delle opposizioni interne in genere. Ma quello che ci riguarda direttamente e' la nuova posizione turca sullo scacchiere internazionale. Perché la Turchia e' di fronte a noi, nel Mediterraneo, ed ha un ruolo molto più importante è determinante di quello italiano. Mentre i nostri ministri valutano, plaudono, esprimono, stigmatizzano, Ankara decide e si muove. È il secondo esercito della NATO ed ora accusa pure Washington di aver ispirato il fallito colpo di Stato. Ha abbattuto un aereo russo ed ora ha ripreso il dialogo con Putin. Ha fatto pace con Israele ottenendone le scuse per l'assassinio di 9 cittadini turchi. Ed in questo continuo rimescolamento di carte e di alleanze, Erdogan sarebbe pronto anche a smetterla con le ingerenze in Siria contro Assad. Dipenderà dai colloqui con Putin. Chi manca in questo scacchiere? Manca l'Europa, come sempre. E manca l'Italia che dovrebbe essere il polo di riferimento europeo per tutto ciò che riguarda il Mediterraneo. È patetico, ed anche profondamente stupido, che l'Europa continui a farsi male da sola, con le sanzioni contro Mosca, mentre Erdogan e' pronto a fare accordi con Putin. E Putin ha impiegato pochi secondi per valutare l'eliminazione delle sanzioni contro Ankara decise dopo l'abbattimento dell'aereo e l'assassinio del pilota russo. Capacità di valutazione, rapidità nelle decisioni. Quello che manca all'Italia. Da noi la politica extra nei confronti dell'Egitto viene decisa su imposizione della famiglia Regeni. Che è sacrosantamente addolorata per l'assassinio del figlio. Come e' addolorata la famiglia di Andrea Rocchelli. Chi era? Era il fotografo italiano assassinato dagli ucraini. Ma in quel caso non ci sono state proteste italiane, non ci sono state ritorsioni contro il governo di Kiev, non ci sono state indignazioni a comando dei giornalisti italiani. È stato assassinato da un governo "amico" (ma amico di chi?) e dunque bisogna far finta di nulla. Nessuno striscione, nessuna marcia di protesta, manco i gessetti e le candeline. Questa è la politica estera italiana: fallimentare.

sabato 16 luglio 2016

Il popolo turco sventa il golpe, l'Italia continua a dormire

Nel caos turco emergono segnali per cercare di comprendere la situazione. Il primo segnale è la dichiarazione del direttore della Stampa, il quotidiano italiano di riferimento di Washington. Per Molinari, infatti, esistevano solo due possibilità: o vincevano i militari golpisti oppure iniziava una guerra civile. L'idea che Erdogan potesse riconquistare il potere non era contemplata. È vero che, nella notte, si sono sovrapposte notizie di ogni genere, dalla fuga del presidente verso la Germania o il Qatar o persino verso l'Italia. Mentre altre fonti davano Erdogan diretto ad Ankara. Poi il presidente e' riapparso a Istanbul, tra una folla festante. Quella stessa folla che è scesa in piazza, disarmata, per bloccare i carri armati dell'esercito. Un particolare che deve essere sfuggito al direttore ed agli opinionisti del giornale del partito americano. Così come deve essere sfuggito, ai giornalisti amati da Washington, che Erdogan ha vinto e stravinto elezioni assolutamente libere. Poi può piacere o non piacere la sua politica interna e quella estera, ma è evidente che ai turchi piace. Un popolo disarmato non scende in piazza disarmato contro l'esercito se non crede nel proprio leader. Ma c'è un altro aspetto da considerare. Nell'arco di due giorni sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo sono comparse notizie su due Paesi del Mediterraneo: la Francia per la strage di Nizza e la Turchia per il tentato golpe. In tutte queste vicende l'Italia è assente, o presente nel ruolo di vittima per i cittadini presenti sul lungomare di Nizza. Appare evidente la desolante irrilevanza di un Paese al centro del Mediterraneo, con 60 milioni di abitanti e la completa assenza di un ruolo in quello che era il Mare Nostrum. Mentre il mondo cambia, esplode, si muove, l'Italia si limita a mandare le navi per imbarcare clandestini direttamente davanti alle coste libiche. Per Mosca e Parigi, per Il Cairo e Washington, per Ankara e Londra la Libia e' una località nevralgica nella politica estera internazionale, per Roma e' solo una costa dove imbarcare schiavi. Il massimo della politica estera italiana e' rappresentato da un telegramma di cordoglio o da una dichiarazione sul nulla rilasciata a giornalisti compiacenti.

venerdì 15 luglio 2016

Ed ora Boldrine ai funerali dell'attentatore di Nizza?

Chissà se Boldrine e Maria Elena Etruria andranno ai funerali per la strage di Nizza. Ai funerali dell'assassino franco tunisino, ovviamente. Insieme al prete bugiardo di Fermo e con la benedizione di monsu Bergoglio in arte Papa. Perché tutta questa gente ha bellamente ignorato i funerali di due anziani siciliani sgozzati lo scorso anno da una grande risorsa arrivata dall'Africa. Mentre sproloquiano a vanvera ogni volta che una grande risorsa si sbuccia un ginocchio mentre cerca di entrare in un appartamento da svaligiare. A Nizza, come in qualsiasi altra parte dell'Europa invasa, il problema non è l'Islam ma l'invasione favorita dai soliti cialtroni in cerca di schiavi e di opportunità di far cassa con l'emergenza creata appositamente. I due siciliani sgozzati non sono stati massacrati in nome dell'Islam, ma per denaro. Gli spacciatori africani liberi di operare in tutta Italia non lo fanno per una fede religiosa, ma per denaro. E gli zingari che rubano negli alloggi o che danneggiano la rete ferroviaria per fregare il rame non lo fanno perché l'ha ordinato il califfo. Ma ai cialtroni poco interessa. Per loro è più importante depredare l'Africa di giovani in ottima salute per far concorrenza ai giovani europei. Così, con la minaccia di affidare ogni lavoro alle grandi risorse, si obbligano gli europei a rinunciare a diritti, tutele, livelli salariali dignitosi. C'è sempre qualcuno disposto ad accettare contratti peggiori pur di avere un lavoro. Peccato che il lavoro non ci sia per tutti. Peccato che tra le grandi risorse non tutti siano disposti ad accontentarsi di far la fame. Meglio spacciare e girare con un'auto di lusso piuttosto di prendere 3 euro all'ora per raccogliere pomodori. Si crea una miscela esplosiva e basta un predicatore d'odio per scatenare i più arrabbiati, delusi, frustrati. Ma i cialtroni continuano a predicare l'accoglienza ed ignorano i disastri provocati dall'invasione. Se non vanno ai funerali delle vittime italiane e' per cancellare l'idea che ci siano vittime italiane. Ma la rabbia cresce. Per ora impotente. Per ora.