venerdì 26 maggio 2017

Grande coalizione e via i partiti minori

Se i politici italiani impiegassero per rilanciare il Paese un decimo del tempo che occupano per individuare il sistema elettorale più adatto a fregare la concorrenza, l'Italia non sarebbe in crisi. I furbetti delle urne, invece, non riescono ad andare al di là della contingenza elettorale. Meglio un sistema che, come spiega D'Alema, consentirà al bugiardissimo di salvare Alfano in qualche collegio siciliano, eliminando però il mini partito del dimenticabile ministro, oppure meglio un proporzionale puro con sbarramento al 5% che toglierebbe di mezzo tutti i partitini? Di programmi, ovviamente, non si parla, solo di trucchi da esperti giocatori delle tre carte. Però le discussioni sul voto servono anche ad indirizzare i consensi. Perché sprecare il voto con la formazione di Bersani e compagnia se non arrivano al 5% e, dunque, i voti sarebbero persi? Perché votare Fratelli d'Italia se i sondaggi indìcano il partito della Meloni al di sotto della soglia di sopravvivenza? Solo voto utile. E non importa quanto siano credibili i sondaggi italiani, perennemente smentiti dalle urne. L'importante è condizionare il voto. Spostando i consensi della sinistra verso il Pd del bugiardissimo e spostando i consensi per i Fratelli d'Italia verso il nulla assoluto berlusconiano al Sud e verso Salvini al Nord. Per poi demonizzare Salvini e giustificare l'ammucchiata tra Berlu ed il bugiardissimo. Così sparirebbero dalla scena i cespugli, i verdiniani, gli sciolti civici, le alleanze popolari, i fittiani di Direzione Italia che, tanto, dalla scena sono già scomparsi per manifesta incapacità di individuare la direzione da prendere e di comunicarla al colto e all'inclita. Uno scenario semplificato. Da un lato la grande e maleodorante coalizione tra il bugiardissimo, Berlu e qualche belato brambilliano. Dall'altro i movimentati a 5 stelle. Con Salvini all'inferno, massacrato quotidianamente dalla stampa e dalle TV di regime. Senza possibilità di replicare, tra social censurati boldrinianamente e mancanza di informazione propria. Avanti di corsa, verso il baratro

giovedì 25 maggio 2017

Il popolo dei gessetti non ferma l'Isis nelle Filippine

Il popolo dei gessetti colorati è sempre ricco di novità fondamentali per combattere il terrorismo. Ora ha ideato i palloncini colorati. E ha chiarito ai terroristi di non illudersi: non avranno l'odio del popolo dei gessetti, dei palloncini, dei fiorellini e delle candele. L'Isis si è immediatamente spaventato di fronte a questa presa di posizione ferma e risoluta. Così, per difendersi dall'offensiva dei gessetti, i terroristi hanno dovuto occupare una città di 200.000 abitanti nelle Filippine. Sgozzando un po' di cristiani, nella totale indifferenza di monsu Bergoglio che ha ben altro di cui occuparsi. Ad esempio deve occuparsi di piazzare ai vertici della CEI un altro sostenitore delle migrazioni e della distruzione delle radici italiane ed europee. Questi sì che sono i veri problemi di monsu Bergoglio, mica i cristiani ammazzati in giro per il mondo o le chiese bruciate. Ma anche sull'altra sponda del Tevere si procede nella medesima direzione. Prima si regalano ai libici, a spese dei contribuenti italiani, le motovedette per fermare i barconi dei migranti. Poi ci si indigna se i libici provano a fermarli e si esulta perché le navi dei filantropi sono riuscite a fregare i libici e hanno portato sulle coste italiane altre centinaia di nuovi schiavi. Pronti per essere sfruttati nelle industrie degli imprenditori illuminati o dalle cosche mafiose. Mentre le fondazioni bancarie trovano i fondi per gli alloggi destinati agli stranieri ma non per accogliere gli italiani sfrattati dalle banche.

mercoledì 24 maggio 2017

La Grecia alla fame, ma il Pil cresce più di quello italiano

Chi pensa che il Pil sia un indicatore reale della ricchezza di un Paese dovrebbe osservare ciò che sta succedendo in Grecia. Le stime di crescita del Pil sono state riviste al ribasso, dal 2,7% all'1,8%. In pratica il nuovo tasso di crescita è comunque doppio rispetto a quello italiano. Dunque, secondo i dati, Atene sarebbe in ripresa. Non una grandissima ripresa ma comunque sufficiente per garantire ottimismo e fiducia. La realtà, invece, peggiora giorno dopo giorno. In sette anni le pensioni si sono ridotte ad un terzo (a volte anche meno) rispetto al periodo che ha preceduto la crisi. I greci hanno l'euro ma devono sopravvivere con assegni pensionistici di 500-600 euro. Ed ora il governo del compagno Tsipras, per obbedire ai figli di Troika, taglierà ancora. È l'austerità, bellezza. Il rimedio doloroso ma inevitabile per il rilancio, secondo personaggi come il grigiocrate Monti o come Elsa la belva. Peccato che la povertà cresca e il rilancio non si veda. Chiudono i negozi (un quarto e' già sparito), le piccole industrie se ne vanno a produrre all'estero. D'altronde perché produrre in Grecia se il mercato interno non è in grado di assorbire la produzione? Certo, l'estate in arrivo porterà frotte di turisti alla ricerca di prezzi bassi e di luoghi ignorati dai terroristi. Ma l'estate non dura 12 mesi ed i greci hanno la pretesa di sopravvivere anche nei periodi privi di turisti. L'errore sarebbe quello di guardare alla Grecia come ad un caso isolato, quando invece è solo il Paese test dove sperimentare le politiche da imporre poi ad altri Paesi, a partire dall'Italia. E se la Grecia appare ormai quasi rassegnata alla povertà, con le manifestazioni di protesta che perdono di intensità proprio perché ci si rende conto che tutto è inutile di fronte al tradimento di Tsipras, in Italia è ancora più facile, con un popolo di pecore felici di andare al macello

martedì 23 maggio 2017

Isisi festeggia a Manchester l'accordo tra i sauditi e Trump

L'attentato di ieri sera a Manchester è la risposta più esplicita alle scemenze di Trump e famigliari vari dette in Arabia Saudita prima e in Israele dopo. I baci e abbracci, insieme alle mega forniture di armi ai sauditi, servono solo a rafforzare la dinastia responsabile -insieme agli Usa - della nascita e della crescita del terrorismo islamico. Prima Al Qaeda e poi l'Isis. Così mentre la famiglia Trump, con genero annesso, si impegnava a minacciare l'Iran ed il mondo sciita (che non ha mai organizzato attentati in Europa o in America), il terrorismo legato ai sauditi ammazzava senza problemi in Inghilterra. Ma a Trump interessa solo la vendita di armi, ed i sauditi hanno i soldi per comprarle. Rafforzare l'Arabia per spazzare via non solo l'Iran, ma anche i siriani e, soprattutto, i russi. La rinnovata amicizia tra Stati Uniti e sauditi rappresenta il via libera al terrorismo dell'Isis. Alla sua legittimazione. Non più come Stato Islamico tra Siria ed Iraq, ma come centrale di terrorismo diffuso e, dunque, più incontrollabile. Magari si offrirà ai terroristi una base nello Yemen, una volta che siano stati eliminati i combattenti locali filo iraniani. Nella logica della sostituzione etnica, quella applicata già in Italia, si elimineranno gli yemeniti per offrire un territorio ai terroristi in arrivo da ogni parte del mondo. Al servizio dei sauditi che continuano ad essere liberi di bombardare lo Yemen, assassinando donne e bambini nel silenzio dei cialtroni politicamente corretti. Distruggendo ospedali senza che Gino Strada organizzi manifestazioni di protesta. Senza scuotere la coscienza di Boldrine e Mogherini. L'importante è che le bombe sganciate dai sauditi vengano acquistate dagli Usa o dall'Italia

lunedì 22 maggio 2017

Berlu, l'uomo che sostiene le scissioni a destra

Mancava solo il partito animalista della Brambilla nella saga degli errori e degli orrori di Berlu. Un partito che, secondo il bollito leader di Forza Italia, potrebbe persino conquistare il 20% dei voti alle elezioni. E sommando i consensi previsti da Berlu per Forza Italia, quelli della Lega, dei Fratelli d'Italia, i 5 stelle, il Pd e le sinistre varie, si arriverebbe intorno al 140%. Ma sono quisquilie, per il bollito. Sempre pronto a svendere amici ed alleati in cambio di qualche favore personale o per le sue aziende. E le destre che non vogliono rinunciare ad una alleanze con il sultano di Arcore, dovrebbero andare a leggere l'ultimo libro dello storico Parlato, sulla Fiamma dimezzata. Scoprirebbero che in occasione della scissione di Democrazia Nazionale dal MSI i soldi agli scissionisti non sono arrivati dalla Dc, ma da un giovane imprenditore milanese: Silvio Berlusconi. Da sempre impegnato, evidentemente, nell'impedire una crescita di ciò che stava a destra. Un giochino che si è ripetuto negli anni, anche negli ultimi anni, con gli aiuti a chi si impegnava a spaccare il fronte sovranista, alternativo. Davvero un grande alleato. Uno che ha sempre utilizzato Canale 5 per far la guerra ai propri alleati, che ha sempre utilizzato Mondadori per sostenere i teorici avversari e che ora rafforza il giochino con Mondazzoli. Qualcuno si fida ancora?

mercoledì 17 maggio 2017

50 miliardi per i poveri, ma spariscono

I quotidiani di servizio aprono oggi con la notizia fondamentale delle lacrime di mamma Renzi preoccupata perché il suo bambino bugiardissimo, nella veste di statista, sgridava il padre per la vicenda delle intercettazioni telefoniche.  Come se il pupo non sapesse che il telefono era intercettato. Ma se i giornalisti di servizio si dedicano ai drammi famigliari del leader del Pd, gli italiani dovrebbero invece occuparsi dei drammi personali e del Paese. I drammi che emergono dai dati ufficiali del governo e delle sue strutture. Dunque, mentre il lattaio Padoan ed il compagno presidente di Confindustria blaterano di ripresa italiana, il Pil del primo trimestre cresce solo dello 0,2%, nonostante due giorni lavorativi in più che avrebbero dovuto favorire un maggior incremento. Al netto dell'inflazione e della crescita dei costi per i migranti (che peggiorano la situazione economica ma drogano il Pil), la crisi è evidente. Ma c'è un altro dato ancora più significativo: negli ultimi 10 anni i poveri italiani sono triplicati mentre un quarto dell'intera popolazione italiana è a rischio povertà. E questo già si sapeva. Ma ciò che forse sfuggiva è che spendiamo 50 miliardi all'anno per contrastare questa povertà. Con risultati inesistenti. Per ogni milione di euro investito, emergono dalla povertà 39 persone. È il record negativo mondiale nel rapporto tra spesa e risultato. Il fallimento delle mancette del bugiardissimo e di tutte le altre misure create e spesso dimenticate. In un Paese serio la magistratura proverebbe a scoprire dove finiscono questi 50 miliardi, chi li intasca. In un Paese serio l'opposizione si sostituirebbe alla magistratura, se questa si ostinasse a non voler vedere. In Italia l'opposizione preferisce occuparsi dell'immondizia non raccolta. Molto più facile, non richiede analisi. Che poi non si saprebbe dove pubblicare..

martedì 16 maggio 2017

Colpevoli quelli che tacciono su mafia e migranti

Il finto stupore con il quale gli organi di disinformazione di massa hanno accolto la notizia del coinvolgimento della Ndrangheta nella gestione dei migranti è la migliore dimostrazione della crisi irreversibile di una categoria professionale. Non è neppure fondamentale capire se si tratta di malafede, di servilismo o di banale incapacità nel comprendere il mondo cirocostante. È il risultato finale ad essere inquietante. Poi ci si può anche dedicare all'ironia sul prete coinvolto nella vicenda, accusato di essere il padre, non spirituale, del ndranghetista che gestiva i migranti. Ma il problema è la continua e crescente censura messa in atto dai disinformatori nei confronti delle notizie relative ai crimini commessi dalle nuove opportunità. La giustificazione, inaccettabile, è sempre la stessa: anche gli italiani delinquono, dunque perché impedire che lo facciano anche gli allogeni? Forse perché la ragazzina violentata a Padova è stata stuprata da un migrante già arrestato per altri reati e mai espulso. E a lei poco importa che ci siano altre ragazze stuprate da italiani, da fidanzati, da mariti. La sua vita è stata rovinata da una persona ben precisa, che non doveva essere in Italia anche perché arrivata da un Paese dove la guerra non c'è e neppure la carestia. Ma questi sono particolari che ai disinformatori buonisti non interessano. Meglio nascondere tutto. Tanto non ne parla neppure monsu Bergoglio. Chissà se troverà il tempo per occuparsi del prete calabrese. Forse sì, per lamentarsi del trattamento gastronomico riservato agli ospiti. Ma della ragazza uccisa nei giorni scorsi da un altra grande opportunità arrivata da un altro Paese senza guerra, Bergoglio ha preferito non occuparsi. Il silenzio dei colpevoli

lunedì 15 maggio 2017

E ora Berlu tifa per Merkel per distruggere il centro destra

Martin Schulz, il kapò che aveva abbandonato il suo ruolo nell'Unione europea per tentare la scalata alla Cancelleria di Berlino alla guida della Spd, incassa una nuova e pesantissima sconfitta. Ancora più grave perché ottenuta nel Nordreno Vestfalia dove i socialisti erano i padroni. Vince Merkel, anzi stravince, recuperando  quasi 20 punti rispetto ai sondaggi di due mesi fa. E nel parlamento regionale entra anche Afd, con un risultato non esaltante, inferiore al 10%. Su queste basi appare sempre più scontata la rielezione di Merkel alle politiche autunnali. E Berlu, dopo aver osannato il banchiere Macron, non ha perso tempo per precipitarsi a baciare la pantofola a quella Merkel che, con Sarkozy, lo aveva pesantemente e volgarmente irriso all'epoca del Berlu presidente del Consiglio. Un omaggio, quello del leader di Forza Italia, del tutto fuori luogo e accompagnato, per di più, dalle solite errate analisi sulla questione italiana. Le destre sovranisti italiane, secondo l'imbolsito sultano di Arcore, penalizzano i moderati e impediscono il successo del centro destra. Peccato che i "sovranisti " abbiano, insieme, molti più elettori dei moderati. Dunque è Forza Italia a frenare l'area. E la moderazione predicata da Berlu è quella che ha portato il ceto medio italiano, quello a cui si rivolge il messaggio moderato di Berlu, al progressivo impoverimento, alla precarietà, alla mancanza di speranze. Perché mai non dovrebbe arrabbiarsi, il ceto medio? Perché dovrebbe essere moderato? Solo per consentire la rielezione delle preferite del sultano di Arcore? Un po' poco per vincere.

venerdì 12 maggio 2017

L'Ue boccia Padoan e imprenditori italiani

Non bastano le menzogne del lattaio Padoan e neppure quelle di qualche associazione imprenditoriale: per la Commissione europea la ripresa dell'economia italiana è una bufala. Non importa se il Pil crescerà dello 0,9%, come sostiene la Commissione, o dell1,1% come promesso dal governo e dagli imprenditori che lo sostengono. Al netto della crescita dell'inflazione, infatti, siamo in presenza di una totale assenza di crescita se non una decrescita. Tutto il resto sono fake news spacciate per analisi economiche. E non andrebbe dimenticato che la crescita teorica del Pil sarebbe anche sostenuta dai quasi 5 miliardi stanziati per l'accoglienza dei migranti. Soldi a cui vanno aggiunti i costi per sanità, edilizia pubblica, scuola, giustizia legati ai nuovi ingressi. Soldi che gonfiano il Pil ma non sono produttivi. Non fanno crescere l'Italia i 35 euro giornalieri pagati ai professionisti dell'accoglienza per ogni migrante. Ma i disinformatori di professione spiegano che la mancata crescita è dovuta alle incertezze sulla nuova legge elettorale. Non alla mancanza di un progetto economico, non alla mancanza di una politica industriale, non alla mancanza di coraggio e di  lungimiranza di una classe imprenditoriale che è attenta solo al politicamente corretto invece di occuparsi della propria azienda e dei propri lavoratori. Non basta favorire l'arrivo di nuovi schiavi con la speranza di abbassare ulteriormente salari e cancellare i diritti. Non basta peggiorare le condizioni di lavoro. Servirebbero investimenti, non tagli. Invece tutti ad applaudire la reintroduzione della schiavitu', per poi lamentarsi se gli schiavi non hanno i soldi per acquistare i prodotti. Ma alla fine i conti vanno fatti. E lo 0,9% rappresenta la bocciatura totale delle politiche di Padoan come di quelle di Boccia

giovedì 11 maggio 2017

Il libro boccia Milano e sceglie Torino politicamente corretta

Dopo il flop del salone del libro replicante di Milano (in realtà a Rho Fiera) , la prossima settimana tocchera' alla versione originale, quella di Torino. Che sarà un successo annunciato, almeno come pubblico e copertura mediatica. Uno schiaffo doloroso per i grandi editori che hanno tentato di copiare la manifestazione originaria. E chi è il maggior editore italiano? Marina Berlusconi con la sua Mondazzoli, il grande (come dimensioni) gruppo nato dalla fusione di Mondadori e Rizzoli, con le rispettive galassie di piccoli e medi editori assorbiti nel corso degli anni. Il fallimento dell'edizione milanese è, in realtà, il fallimento della figlia di Berlu. Certo non inatteso, considerando la totale mancanza di lungimiranza sul fronte della comunicazione. Parrebbe un controsenso, considerando che Mondazzoli è il più potente gruppo editoriale. Ma non lo è. Quando si fa riferimento ai più grandi ristoranti italiani si pensa alla cucina di altissima qualità, non ai numeri di Mc Donald o delle mense aziendali. Lo stesso vale per la cultura. Mondazzoli è il primo gruppo in un'Italia che legge sempre meno e sempre peggio. Gli autori sono considerati come dentifrici da vendere ai supermercati. A Torino, invece, andrà in scena la consueta passerella della cultura del pensiero unico obbligatorio, lo show dei compagnucci della parrocchietta, banali ma sostenuti dai media omologati e allineati. La gauche caviar che garantisce visibilità solo ai suoi sostenitori, solo ai suoi accoliti. I media inventeranno una qualità inesistente ma tutti accorreranno per vedere autori di libri che mai leggeranno. E Marina Berlusconi? Continuerà a lottare contro i populisti illudendosi di farsi accettare nei salotti buoni. E continuerà a proporre libri politicamente corretti che verranno snobbati dai media.  Come sempre la politica delle destre risulterà non pervenuta

mercoledì 10 maggio 2017

Quale ONG ha portato in Italia i migranti accusati di terrorismo?

Arrestati alcuni somali, ovviamente profughi e grandi risorse, accusati di essere non solo scafisti impegnati nel traffico di schiavi, ma anche legati a organizzazioni terroristiche. Fantastico, forse non sono loro che ci pagheranno le pensioni. Però proprio loro sono entrati senza problemi in Italia. A bordo di quale nave? Qual è l'Ong di filantropi che ha portato questi signori? E l'altra grande risorsa che ieri ha aggredito una ragazzina? Strano che la magistratura italiana, che si è inventata le condanne per concorso esterno in associazione mafiosa,  non si accorga che i crimini commessi dalle grandi opportunità siano strettamente legati a chi ha trasportato in Italia veri profughi insieme a veri criminali. Impunità garantita ai trafficanti di schiavi, per far contenti gli inetti imprenditori che non investono in innovazione perché è più comodo reclutare braccia di disperati. Tanto provvede sempre monsu Bergoglio a giustificare gli schiavisti in nome dell'uomo nuovo da costruire, senza cultura (Bergoglio così non rischia confronti scomodi), senza radici, senza legami. Se Marx paventava i rischi della creazione di un esercito industriale di riserva, le nuove oligarchie benedette da Bergoglio esaltano proprio la bellezza di questi eserciti di riserva. Che annientano i diritti di chi lavora, asfaltano i salari, diffondono la povertà. Ma è giusto così. È giusto per gli oligarchi che approfittano della situazione e mandano i figli in giro per il mondo affinché si preparino a guidarlo insieme agli altri appartenenti alla classe dominante senza radici. Ma è giusto anche per chi viene distrutto da questa situazione ma non solo non reagisce e, addirittura, plaude a queste politiche falsamente umanitarie e soltanto mirate allo sfruttamento

martedì 9 maggio 2017

Berlu con Macron ma vuole i voti populisti

Silvio Berlusconi, con la grazia di un elefante in una cristalleria e con lo stile di un ippopotamo con il doppiopetto, irride Marine Le Pen per la sconfitta alle presidenziali francesi e invita Salvini a trarne le conseguenze. E per portarsi avanti elogia anche il toy boy Macron, così come aveva fatto con il bugiardissimo toscano. Ma il sultano imbolsito dì Arcore li ha 11 milioni di votanti come Marine? Assolutamente no, e allora dovrebbe avere il buon gusto ed il buon senso di tacere. Poi, ovviamente, è libero di sostenere l'infante violato dalla professoressa. Lui se ne intende, di minorenni. E le squallide scene di esultanza del tgrenzi5 evidenziano le posizioni della famiglia di Arcore. Posizioni legittime, ma perché mai un'area dovrebbe riunirsi sotto un cappello imposto dal sultano imbolsito? Perché mai chi si dichiara sovranista ed è definito populista dovrebbe accettare un programma politico che mira solo a tutelare la famiglia e le proprietà di Berlu? Sono stati i moderati alla Fillon ed i cagasotto alla Melenchon a favorire la vittoria del banchiere dei Rotschild. E sarà la disinformazione del tgrenzi5 ad impedire il cambiamento in Italia. Certo, le destre prive di propri organi di informazione meritano la sconfitta, ma la meritano anche per la totale incapacità dì staccarsi dal sultano imbolsito e dalla sua corte di incapaci. Il tempo del voto si avvicina e l'abbraccio con la corte di Arcore rischia di essere mortale

venerdì 5 maggio 2017

Le Pen e la fuga degli intellettuali

Domenica la Francia politicamente corretta manderà all'Eliseo il valletto dei Rotschild e della finanza speculativa internazionale. Ma il confronto vero non è quello di domenica, bensì quello di giugno quando i francesi voteranno per le politiche. È in quel caso che si potranno valutare gli effetti della campagna elettorale di Marine Le Pen, al di là della disinformazione messa in campo dai quotidiani italiani e dal Tg5 sempre più squallidamente schierato. Alla Le Pen è però mancato - spiega acutamente Gennaro Malgeri su Formiche- il sostegno esplicito di quegli intellettuali anti sistema che scrivono libri durissimi e documentati contro un potere che sta distruggendo la Francia ma che poi, in campagna elettorale, hanno scelto di defilarsi, di non schierarsi. Una fuga che indubbiamente penalizza Marine che, però, è già proiettata sulle legislative. La durezza messa in campo nel confronto con Macron era una scelta strategica per spiazzare il fronte del centro destra moderato alla Fillon. Marine vuole avere campo libero, vuole rappresentare tutta l'opposizione che non si riconosce in Melenchon o in qualche frangia della sinistra ecologista-antagonista. Lei sola contro il potere. D'altronde non ha alternative, considerando il doppio turno delle legislative che ha sempre penalizzato Fn. Per Marine diventa indispensabile dimostrare che Fillon è poco più di un fantasma utile per garantire il potere di Macron. Quanto agli intellettuali anti sistema, il problema è molto francese visto che, come sa bene proprio Malgeri, il rapporto tra destre italiane e cultura di ogni tipo è da tempo pressoché inesistente. Ma se la fuga degli intellettuali peserà sul voto francese, forse sarebbe il caso che le destre italiane provassero ad interrogarsi sui rapporti con una cultura che dovrebbe avere un ruolo fondamentale per ogni proposta politica

giovedì 4 maggio 2017

Ai filantropi fanno schifo gli anziani italiani

Cento miliardi di euro per spaventare chi vuole abbandonare l'Unione europea. A tanto potrebbe ammontare il conto presentato a Londra per la Brexit. Un conto che, ovviamente, Londra non pagherà  completamente. Ma, in questa fase di inizio delle trattative si gioca a chi la spara più grossa. E poi l'affaire inglese serve a distogliere l'attenzione da altri dossier, a partire da quello greco. Atene, per accontentare i figli di Troika, ridurrà ulteriormente le già basse pensioni. D'altronde gli anziani in piazza sono meno pericolosi rispetto ai giovani eventualmente distratti dallo smartphone. L'importante è che non si sappia in Italia, dove i pensionati affollano le primarie del Pd illudendosi che il bugiardissimo voglia aumentare l'assegno. Ma gli anziani, in Italia come in Grecia, non affascinano i filantropi. Chissà perché. Eppure le foto di vecchiette che rovistano nella spazzatura per recuperare del cibo dovrebbero commuovere i finanziatori delle navi delle ONG che recuperano aspiranti naufraghi direttamente sulle spiagge libiche. Invece niente. I vecchi che arrivano alle casse dei supermercati e sono costretti a lasciare una parte della spesa, perché i soldi non bastano, non piacciono ai filantropi, non piacciono agli speculatori che la disinformazione di regime trasforma in benefattori. Soros, il bandito che ha distrutto i risparmi degli italiani con una mega speculazione ai tempi della lira, è diventato il beniamino di giornali e TV. Ma a Soros i vecchietti non interessano. Meglio occuparsi di tratta di giovani migranti, in ottima salute. I motivi sono chiari a tutti, tranne che ai disinformatori prezzolati ed ai politici tanto corretti.

mercoledì 3 maggio 2017

Il Pd cala nelle regioni rosse, le destre non ne approfittano

I dati delle primarie del Pd sono particolarmente interessanti. Non solo perché sottolineano un calo dei votanti di oltre il 33%, ma perché evidenziano un cambiamento nella composizione geografica e sociale dei votanti. Al di là delle truppe cammellate, si è registrata una netta flessione dei votanti nelle tradizionali regioni rosse. Il Pd renziano assomiglia sempre di meno al vecchio Pci. Continua ad essere maggioritario tra gli anziani, ma ha ormai perso l'egemonia tra gli operai. Un fenomeno che unisce il bugiardissimo italiano con l'uomo di plastica francese, Macron. Espressione, entrambi, di una oligarchia che vuole rafforzare il proprio potere nei confronti dei sudditi e degli schiavi. Con una grande differenza, però. In Francia il voto dei giovani e degli operai premia Marine Le Pen, in Italia si indirizza su Grillo. Ed ora che anche le regioni ed i comuni rossi diventano "contendibili" (orrenda definizione per spiegare che può vincere chiunque), l'incapacità delle destre italiane di intercettare il voto di giovani e di ceti popolari diventa quasi imbarazzante. Mancanza di programmi ma pure di credibilità: un mix perfetto per impedire un successo. E l'alleanza con i moderati centristi sempre proni di fronte al potere degli oligarchi non aiuta di certo. Se le ricette sono sempre quelle dei sacrifici per ceto medio e classi popolari, per tutelare imprenditori incapaci, i voti continueranno a prendere altre strade

martedì 2 maggio 2017

Hanno fatto i funerali al lavoro

Primo maggio di festa per il lavoro. Lo si è visto bene a Torino, con gli ormai inevitabili scontri diventati quasi una routine. Ma scontri ci sono stati un po' ovunque nel mondo, da Parigi dove la sinistra che ha incoronato Macron non sa come gestire i problemi dei lavoratori, sino alla Corea del Sud, quella tanto amata da Trump perché pratica lo sfruttamento dei lavoratori. Persino Mattarella, ed è tutto dire, si è accorto che il lavoro rappresenta un problema. Poco e sottopagato. Per questo bisogna inventarselo, magari trasformandosi in negrieri che recuperano, a pagamento, gli schiavi sulle coste libiche. Oppure spacciando droga, scippando, chiedendo l'elemosina agli ingressi dei supermercati. Un modo curioso per pagare le pensioni agli anziani italiani. Programmi alternativi? Inesistenti. Le prospettive sono quelle di redditi di povertà, di inclusione, di cittadinanza. Ossia mance che consentano di sopravvivere alla meno peggio. Ma con le cifre proposte non si acquistano prodotti italiani, troppo costosi. E si distrugge ciò che ancora esiste dell'economia italiana che ancora resiste. Intanto, però, bisogna festeggiare il primo maggio. Obbligando i bambini ad intonare nelle piazze canzoni politicamente corrette, nel l'indifferenza generale. L'importante è che non si parli di disoccupazione, di sfruttamento, di lavoro. Si festeggia per nascondere i problemi. E si marcia sempre meno compatti dietro bandiere che non rappresentano più nulla, dietro a striscioni ipocriti e senza alcun significato. Cortei funebri.

lunedì 1 maggio 2017

Il Pd perde 1 milione di voti, ma non si dice

Due milioni di votanti alle primarie del PD. Un grande risultato? Indubbiamente 2 milioni di persone non sono pochi. Ma il trionfalismo della disinformazione di regime sembra davvero un po' eccessivo. Nel 2013 i votanti erano stati 3 milioni. Dunque, dopo 3 anni di governo, il PD è riuscito a perdere un  terzo dei propri sostenitori. Non male come risultato. Ovviamente gli scissionisti che fanno capo a Bersani e D'Alema non possono illudersi di rappresentare integralmente quel milione di rinunciatari. Poi possono aver influito i ponti o, semplicemente, la disillusione. Neppure le opposizioni, però, possono gioire troppo. Non i 5 stelle che, con i voti online, scelgono i candidati sulla base di pochissimi contatti. E non le destre e centrodestre assortite che evitano accuratamente ogni confronto con la propria base. Candidati imposti dall'alto, spesso con l'intervento del sultano di Arcore pronto a distruggere ogni alleanza pur di farsi i propri affari. Come sta avvenendo in Sicilia, dove Berlu cerca strade per arrivare agli accordi con il Pd renziano. Per il sultano di Arcore gli elettori sono un fastidio. E allora anche i 2 milioni di votanti alle primarie del Pd rappresentano un segnale da non sottovalutare. Però, a differenza di quello che fanno i disinformatori di regime, andrebbe considerato anche quel milione di disertori delle urne. Porsi qualche domanda sarebbe utile. Anche in previsione di un voto alle politiche che ci sarà comunque. E a breve termine. In autunno o all' inizio del nuovo anno. Sarebbe il caso di prepararsi. Invece i grillini litigano e le destre non sanno neppure con quante e quali formazioni si presenteranno. Di programma, comunque, neppure un'ombra

venerdì 28 aprile 2017

Orlando dalla parte degli scafisti

Il ministro Orlando protesta perché un magistrato sta svelando le porcate di chi fa grandi affari con il traffico di schiavi recuperati sulle coste libiche. E si trincera, il ministro dell'Ingiustizia, dietro la mancanza di prove utilizzabili in un processo. Non la mancanza di prove, che esistono e sono state fornite dai servizi segreti stranieri, ma la mancanza di quelle utilizzabili. Nasce qualche dubbio di fronte alle esternazioni di Orlando. Innanzi tutto, perché i servizi stranieri intercettano le conversazioni tra schiavisti ufficiali ed ufficiosi mentre i servizi italiani ignorano il problema? E poi, è più importante lottare contro i trafficanti di schiavi o fissarsi con il rispetto ottuso di norme che servono solo ad evitare di risolvere i problemi? E ancora, sono i magistrati che fanno capo a Orlando quelli che liberano in continuazione i migranti responsabili di ogni genere di crimine? E su questo il ministro non ha nulla da dire? Pare evidente che il vero interesse non sia rappresentato dalla lotta ai trafficanti di uomini, ma dalla possibilità di disporre di masse di disperati che facciano concorrenza agli italiani per ridurre salari e diritti. Si vuole creare una guerra permanente tra poveri e disperati per accrescere le opportunità di sfruttamento. Il tutto mascherato con missioni pseudo umanitarie

giovedì 27 aprile 2017

La finta sfida di Marina Berlu a Marine

Il titolo del Corriere è sicuramente molto forzato.  Ma lo scontro tra Marina Berlusconi e Marine Le Pen è comunque nell'ordine delle cose. Marina è l'erede vera di Berlu, perché Pier Silvio ha dimostrato tutti i suoi limiti culturali nella gestione delle tv e tutti i limiti imprenditoriali nel confronto con Bolloré. Dunque è Marina che scende in campo contro le destre. Non può farlo Berlu, che cerca i voti. Lo fa lei. Sottilmente, al di là della forzatura del titolo di un articolo in cui spiega che i libri e la cultura sono la barriera contro i populismi. E lo sostiene dall'alto della presidenza di Mondazzoli, la più grande concentrazione editoriale del Paese nel campo dei libri. I conti danno ragione a Marina. La cultura e gli indici di lettura italiani, no. Si legge sempre meno, in Italia. E la responsabilità può essere addossata ai ministri dell'Istruzione, dalla Gelmini (ma anche prima, molto prima) sino al disastro attuale. Però la responsabilità è anche delle case editrici che pubblicano libri interessanti solo per la ristretta cerchia di una oligarchia ottusa e prepotente. I soldi, però, si fanno pubblicando autori di infimo livello che, grazie a battage pubblicitari come se si trattasse di un dentifricio, vendono e stravendono. Cosa apporti Fabio Volo alla cultura italiana non è chiaro. Cosa apporti alle tasche sue e dell'editore è chiarissimo. Marina, con Mondazzoli, ha la possibilità di incidere sulla cultura italiana. Ha la potenza di fuoco per spostare non solo i voti, ma il pensiero. Invece, sulle orme paterne e in perfetta sintonia con il fratello, preferisce limitarsi a raccogliere denaro, assecondando gli istinti più beceri, le narrazioni più scontate e politicamente corrette. Favorendo un'ulteriore fuga dei lettori. In questo modo la sua lotta al populismo si trasforma in una battaglia per il controllo mentale, per l'asservimento completo. Ovviamente, da imprenditrice, è libera di compiere le scelte che più le convengono. Quello che servirebbe è una risposta politica e culturale da parte di chi si ostina a volersi alleare con il padre di Marina. Le destre non sono in grado di condizionare le scelte editoriali di Mondazzoli, ovviamente. Però potrebbero almeno degnarsi di sostenere la propria editoria. E gli elettori potrebbero e dovrebbero negare il voto a candidati delle destre non in grado di esibire 20-30 libri di area. Magari intonsi, mai letti. Ma, almeno, acquistati.

mercoledì 26 aprile 2017

Le Pen esportabile in Italia? No

Marcello De Angelis, in un'ottima intervista su Barbadillo, sostiene che il programma di Marine Le Pen è assimilabile a quello della "destra sociale" ma chiarisce, subito dopo, che i modelli politici non sono esportabili tout court. Giusto. Non sono esportabili soprattutto quando, in Italia, i programmi sono rari e, soprattutto, quando vengono dimenticati nella pratica di tutti i giorni. Le Pen ha vinto tra i giovani francesi, nonostante il disastro parigino dove i bobo hanno preferito le oligarchie che sostengono Macron. E sommando i voti dei giovani per Marine a quelli dei giovani per Mélenchon si supera la maggioranza assoluta delle preferenze giovanili. Un segnale chiaro, netto. Esportabile in Italia? Difficilmente, se non si cambia e in modo radicale. Marine vince nelle campagne, nei piccoli centri in difficoltà. Macron trionfa nelle grandi città dove un ceto medio in difficoltà come quello italiano preferisce - come in Italia - la certezza della sottomissione alle oligarchie piuttosto di accettare la sfida di essere liberi. E poi, in Italia come in Francia, resta sempre la demonizzazione che da noi è antifassssista e da loro è antifacho. Siamo ormai alla retorica degli Orazi e dei Curiazi, ma è l'unico elemento che consente ancora alle oligarchie di governare grazie ai riflessi pavloviani. Non importa se gli anti sono quelli che impongono lo sfruttamento, che cancellano i diritti dei lavoratori, che tagliano stipendi e pensioni. Se crescono i consensi per chi vuole contrastare tutto questo parte la retorica contro gli Orazi od i Curiazi e la protesta rientra. Anzi, si trovano nuovi Orazi da scatenare contro nuovi Curiazi. Giochino scemo, criminale. Ma funziona sempre. E non basta ancora che Marine si stia dotando di un apparato mediatico per superare i giochini pavloviani. L'apparato comincia a funzionare, ma occorre tempo. Per fortuna in Italia le destre non hanno questi problemi. L'apparato mediatico manco sanno cosa sia. E non si tratta solo di dedicarsi a quotidiani online o cartacei, a radio e tv almeno su web.  Il problema è l'assenza da qualsiasi forma di comunicazione. Anche artistica. Il politicamente corretto sforna libri e mostre fotografiche a ripetizione. Livello bassissimo, copertura mediatica costante ed esaltante. Foto che, tecnicamente, è in grado di scattare chiunque. Ma trasformate in capolavori di denuncia seconda la vulgata dei media di servizio. La destra risponde con una mostra intima sulla storia del Msi. Quanti sono i comuni guidati da chi ha chiesto il voto a destra? Quanti di questi comuni organizzano mostre fotografiche di autori alternativi e con soggetti differenti? Quanti di questi comuni acquistano, per le loro biblioteche, i libri delle case editrici alternative? Meglio lasciar perdere, meglio insistere il 25 aprile con gli Orazi ed i Curiazi. Tanto nessuno sa chi siano