lunedì 20 novembre 2017

Germania e Ostia: i nemici sono gli alleati

Fratelli coltelli. In Germania come in Italia. A Berlino l'efficientissima Germania non riesce a trovare un governo dopo le elezioni politiche. Fallita la grande coalizione, bocciata dagli elettori, tea Cdu e Spd, la Merkel si è ritrovata a tentare una coalizione "Giamaica" con gli alleati bavaresi della Csu, i liberali ed i Verdi. Tentativo fallito sia sul fronte delle politiche ambientali (benché Merkel abbia posizioni che, in Italia, la collocherebbero tra gli ambientalisti duri e puri) sia, soprattutto, sulla questione dei migranti. Estenuanti discussioni non hanno portato a nulla: quanti stranieri accogliere? E consentire i ricongiungimenti che moltiplicherebbero gli allogeni? Con i Verdi super aperturisti e la Csu per la chiusura. È evidente che le scelte di Berlino influenzeranno tutta la politica europea. Merkel deve trovare una soluzione, ma nella consapevolezza di quanto sta succedendo nei Paesi vicini, dall'Ungheria alla Polonia, dalla Repubblica Ceca alla Slovacchia, sino all'Austria. Visegrad si sta ampliando, facendo crescere la rabbia dei giornalisti di servizio italiani che pretenderebbero un'Europa agli ordini delle redazioni del nostro Paese. Ma se in Germania le alleanze non funzionano, in Italia non va meglio. A sinistra Bersani alza un muro di dignità contro l'ipotesi di accordi elettorali con il Pd  nonostante il comportamento molto meno dignitoso di Pisapia. A destra, con urne deserte, Fratelli d'Italia perde il ballottaggio di Ostia grazie, anche, alla campagna di disinformazione che ha visto nel Tg5 e in Canale 5 nel suo complesso uno dei maggiori protagonisti. Berlu ha scatenato la sua ammiraglia contro gli alleati, anche per rimarcare la sua leadership sull'intera area. D'altronde ad Arcore hanno deciso che la spartizione dei collegi elettorali verrà decisa sulla base dei sondaggi. Dunque è fondamentale penalizzare gli alleati per garantire più posti al circo arcoriano. Ma non arrivano proteste da Salvini e tantomeno dalla sorella d'Italia Meloni che sarà la più penalizzata.

venerdì 17 novembre 2017

Mps e Carige, fallisce lo Stato banchiere

Nuovi guai per lo Stato banchiere. Carige, la cassa genovese, è sull'orlo del baratro e Montepaschi è riuscita nell'impresa di perdere il 30% del valore nell'arco di pochi giorni. Peccato che la banca della sinistra italiana sia stata salvata con i soldi pubblici e che il crollo di questi giorni sia a carico di tutti i sudditi. Il bugiardissimo, però, fa finta di nulla. Il suo treno dei desideri, dei fallimenti e delle promesse mancate evita la stazione di Siena ed è meglio che stia lontano anche da Genova. Per sua fortuna i titoli di apertura dei giornali di servizio sono dedicati a Totò Riina o a Tavecchio, le immancabili armi di distrazione di massa. Perché mai occuparsi del fallimento delle iniziative di salvataggio delle banche? Perché mai occuparsi di quanto ci costeranno questi fallimenti a ripetizione? Meglio i soliti servizi zerbinati sulla grande ripresa dell'economia italiana, fingendo di ignorare che restiamo al fondo delle classifiche europee. Meglio non informare i sudditi che la ripresa, in Europa e soprattutto in Italia, è legata alla droga di liquidità immessa da Draghi e destinata a ridursi drasticamente in tempi brevi. Meglio non sentire, non vedere e non raccontare. Informazione all'italiana. D'altronde se si dovesse cominciare a raccontare anche questi particolari, i media di servizio dovrebbero magari chiedere ai leader politici come pensano di conciliare le loro promesse elettorali con i vincoli che sempre loro hanno concordato con l'Europa. Ma dovrebbero anche sottolineare come il governo stia utilizzando i dati sul Pil per convincere imprenditori stranieri a venire in Italia a fare shopping. Perché è chiaro per tutti che quando si parla di investimenti esteri non ci si riferisce a nuove iniziative ma a semplici acquisizioni di imprese italiane malgestite. Un Paese in svendita, prezzi di saldo, accorrete numerosi. E non vi offriamo soltanto le aziende del Made in Italy ma vi aggiungiamo anche manodopera sottopagata e sgravi di ogni tipo. Libertà di inquinare e di non rispettare le regole, tanto prima che qualcuno chieda il conto, avrete già chiuso tutto e vi godrete i soldi su qualche isola poco affollata. L'importante, per i lattai di turno trasformati in ministri economici, è poter andare in tv a raccontare che l'Italia è nuovamente un Paese che attrae investimenti. Con miliardi di nuovi posti di lavoro. Come ben sanno i giovani sardi, con una disoccupazione al di sopra del 50%. Ma il lattaio Padoan forse non sa neppure dove sia, la Sardegna

giovedì 16 novembre 2017

Televisori da rottamare: altri 15 miliardi di spesa per gli italiani

Una stangata al giorno leva il Pil di torno. Così, nell'arco di 4-5 anni, tutti i televisori dovranno essere rottamati ed i sudditi italiani dovranno sborsare almeno una quindicina di miliardi di euro. Lo ha spiegato ad Electoradio Walter Pancini, per oltre 30 anni il "signor Auditel". Nelle pieghe della finanziaria figura, infatti, anche il nuovo cambiamento delle trasmissioni televisive. Un cambiamento che, come in occasione del passaggio al digitale terrestre, renderà del tutto inutilizzabili gli attuali apparecchi. Che dovranno essere rottamati, e non è chiaro chi si dovrà sobbarcare i costi di smaltimento. In alcuni casi si potrà utilizzare un nuovo decoder da collegare all'attuale televisore. Ma, considerando il numero di apparecchi nelle case italiane, il costo del decoder e la spesa per l'acquisto di televisori sempre più avveniristici, i 15 miliardi di esborso potrebbero essere pochi. Una meraviglia per gli anziani che raccimolano il cibo alla fine dei mercati rionali, cercando tra i rifiuti, e che hanno nella tv l'unica compagnia. In teoria sono previsti aiuti, ma siamo ormai abituati ad aiuti che prevedono iter burocratici tali da impedire agli anziani di utilizzarli. In compenso, però, una simile spesa, di fatto obbligatoria, farà salire il Pil ed il governo potrà vantarsi della ripresa. I contenuti televisivi, però, restano un altro problema. Perché la nuova rivoluzione tecnologica agevolerà la visione di programmi sullo smartphone, sul tablet, sul pc. Ma cosa si vedrà? La risposta è semplice: quello che il potere deciderà di farci vedere e sapere. Inevitabile? Per nulla. Le tecnologie renderebbero più facili le realizzazioni di programmi alternativi, con contenuti nuovi, politicamente scorretti. Ed a costi meno inaccessibili. Quella che manca è la capacità di realizzarli, o la volontà. In compenso abbondano gli alibi. Lo si è visto con il passaggio al digitale terrestre. Una miriade di emittenti private con più canali per ciascuna di loro. E la stessa vendita di pentole su ogni canale. Ecco, quando si parla di contenuti ci si riferisce a qualcosa di molto diverso

mercoledì 15 novembre 2017

Si scopre il talento. Purché limitato al calcio

L'Italia dei commissari tecnici si confronta sulle ragioni di un disastro calcistico che non è solo calcistico. E l'aspetto più divertente riguarda le pregnanti analisi dei politicamente corretti che, all'improvviso, scoprono la meritocrazia. Ma solo nel calcio, ovviamente. Dunque, a loro avviso, il calcio italiano è in crisi perché si penalizzano i talenti, si imbrigliano i migliori, si annega tutto in una melassa di tatticismo esasperato che tende ad uniformare. In Italia, spiegano lorsignori, si vieta ad un ragazzino di tentare un colpo di tacco o una giocata geniale perché non rientra nella logica del tutti uguali e banali. Tutto vero, indubbiamente. Peccato che questi signori fulminati sulla via di Coverciano ritornino ad essere i soliti noiosi politicamente corretti quando i loro pargoli abbandonano il terreno di gioco e si trasformano in studenti. Allora i talenti possono essere mortificati, in nome del tutti uguali ed ignoranti. Allora i colpi di genio sono vietati, vietato correre con il cervello e obbligatorio procedere lentamente, al passo di chi non ci arriva o non ha voglia. Vietato essere intelligenti, vietato essere curiosi, coraggiosi, intraprendenti. Rallentate, fermatevi, tornate indietro. Perché il commissario tecnico politicamente corretto vi vuole amorfi in aula e geniali solo con un pallone tra i piedi. Non si può accettare una logica meritocratica in ogni settore, perché in tale caso non si potrebbero giustificare ministeri assegnati a Fedeli, Alfano, Poletti. Perché non si potrebbero giustificare nomine ai vertici di enti, associazioni, società di ogni genere. L'aurea mediocrità ha fatto danni colossali, anche perché era tutt'altro che aurea. Ma ora si scopre che nel calcio si può e si deve cambiare. Solo nel calcio, sia chiaro. Per questo il presidente del Coni invita i vertici del calcio a dimettersi per il fallimento. Ma lui non si è dimesso per i fallimenti degli altri sport, a partire dall'atletica.

martedì 14 novembre 2017

Se gli Usa scommettono sui 5 stelle

I grandi quotidiani italiani sono impegnati, oltre a versare calde lacrime per l'eliminazione della nazionale di calcio dai mondiali, nella demolizione di Luigi Di Maio per l'ennesima dimostrazione di scarsa conoscenza della lingua italiana, per non parlare di quella latina. Si sono dimenticati, i media di servizio, le dimostrazioni di ignoranza del ministro Fedeli ai vertici della pubblica istruzione. Si sono dimenticati del direttore di un grande quotidiano che scriveva di un paese in provincia di Ivrea, provincia che non esiste. Ma l'importante è distruggere l'immagine del pentastellato che vola negli Usa per incontrare i suoi alter ego, come dice lui, o i suoi omologhi come lo correggono gli altri. In realtà sarebbe più interessante capire cosa si diranno negli Stati Uniti, o cosa ordineranno gli americani al candidato premier dei 5 stelle. Perché è evidente che a Washington se ne fregano della demonizzazione italiana nei confronti dei grillini. Come se ne fregano a Mosca. E sanno benissimo, a Mosca ed a Washington, che un eventuale ministro impreparato espresso dai 5 stelle non sarà peggio di Fedeli, di Poletti, di Brambilla o di Gelmini. Anche se il problema principale di questo Paese pare sia l'inadeguatezza di Ventura, i livelli di inadeguatezza espressi dal Pd o dal centro destra dovrebbero preoccupare un po' di più. Non c'è dubbio che Raggi sia un pessimo sindaco, ma Sala è forse meglio? E Pisapia che si candida a un ruolo nazionale dovrebbe preoccupare più di Appendino che ne sbaglia una dopo l'altra a Torino. Quindi è inevitabile che russi e americani vogliano incontrare i rappresentanti del primo partito italiano, anche se ha poche chances di vincere con il nuovo sistema elettorale. Pazienza se non conosce il latino e si impappina pure con l'italiano. Qualcuno ricorda il Romolo e Remolo di Berlu, il tunnel gelminiano tra Ginevra e il Gran Sasso, l'incapacità di Prodi di indossare un casco da sci? Questo è il livello del Paese. Se gli intellettuali osannati sono quelli condannati per plagio, se gli imprenditori di successo sono quelli che distruggono imprese e licenziano migliaia di lavoratori, non si può pretendere che i politici siano migliori

lunedì 13 novembre 2017

Migranti per guerre? No, per Wi-Fi

Questa volta arriva il giro di vite. Persino il governo e la maggioranza che lo sostiene si sono resi conto che non è più possibile tollerare l'arroganza e la violenza delle grandi risorse boldriniane. L'ultimo caso, per ora, si è verificato in Campania, in una struttura che ospitava un gruppo di risorse impegnate a pagare la pensione agli italiani. Un giovane, in arrivo da un Paese dove non ci sono guerre e neppure carestie, ha iniziato a distruggere la struttura di accoglienza. Perché? Per protestare contro le inumane condizioni di vita. La cooperativa che si occupa dell'accoglienza è subito intervenuta (mica come succede per il disagio degli italiani che possono attendere, invano, anche alcuni anni), ma ha scoperto che la struttura era perfettamente in regola, che i pasti distribuiti quotidianamente erano di buon livello. E allora perché protestava la grande risorsa? Per la mancanza del Wi-Fi. Per questo ha distrutto la struttura. Dopo i migranti per le guerre, per la fame e per l'emergenza climatica, abbiamo da mantenere i migranti del Wi-Fi. Sono passi avanti. Questa volta, però, la grande risorsa deve aver esagerato perché gli e' stato comunicato che avrebbe dovuto andarsene. Ovviamente nessuno ha provveduto a far rispettare la decisione, in Italia le espulsioni si annunciano ma non si eseguono, così il giovane ha proseguito a far casino sino ad aggredire il titolare della struttura che gli ha sparato. Lo sparatore è in carcere, la grande risorsa in ospedale. Dove si spera che abbia il Wi-Fi a disposizione gratuitamente. Eppure, di fronte a vicende come questa, c'è ancora qualcuno che si interroga sulla crescente rabbia europea nei confronti del permissivismo italiano in materia di migranti. Una rabbia che aumenta ogni volta che Gentiloni dichiara pubblicamente che l'Italia è l'unico Paese che fa qualcosa per aiutare gli allogeni. Sì, li fa arrivare, li mantiene e spera che se ne vadano di nascosto in altri Paesi europei. Provocando buchi colossali nei nostri conti pubblici, un peggioramento del servizio sanitario nazionale, una emergenza abitativa, un incremento delle violenze e dei soprusi. La rabbia cresce, perché non si capisce il diritto a cellulari di ultima generazione, pagati dai contribuenti italiani, per chi sostiene di fuggire dalla fame. Dovrebbe essere sufficiente un pasto, ma anche su questo nascono proteste continue quando le grandi risorse pretendono menù personalizzati. Si sta esagerando, ma il governo non va oltre alla minaccia di interventi contro chi delinque. Nella realtà non si fa nulla. In attesa che il diritto al Wi-Fi venga sancito per legge.

venerdì 10 novembre 2017

Stangata da 15 miliardi. Ma dopo il voto

Mentre i media di distrazione di massa si occupano di colpi di testa, l'Unione europea prepara la stangata per colpire il prossimo governo, soprattutto se non sarà politicamente in linea con quanto auspicato da Bruxelles. Tra buchi da coprire e una possibile procedura di infrazione per eccesso di debito, si potrebbe arrivare alla richiesta di una manovra bis da 15 miliardi di euro. Ovviamente la Banda Bassotti di Bruxelles eviterà di spiegarlo in campagna elettorale e farà finta di nulla di fronte alle mance elettorali promesse dal bugiardissimo. Poi, se gli italiani non voteranno per gli amici di Juncker, i boss della UE presenteranno il conto sul tavolo del nuovo governo. Che partirà con il piede sbagliato, in modo da offrire al bugiardissimo la chance di rifarsi alle elezioni regionali e, soprattutto, alle successive europee. Sono indispensabili servitori obbedienti nel parlamento europeo, in modo da far passare tutte le misure imposte dagli euro cialtroni. Non che l'attuale opposizione italiana brilli per qualità, preparazione e coraggio, al parlamento europeo. Però è sempre meglio non correre rischi ed avere eletti allineati ai voleri del potere centrale. In tutto questo i problemi della popolazione italiana proprio non compaiono. E allora i media di servizio si scatenano sulla grande ripresa dell'economia italiana, merito delle riforme del bugiardissimo e di Gentiloni. Una ripresa che è la più bassa in Europa, ma su questo particolare si preferisce glissare. Così come si sorvola sulle prospettive di una nuova frenata dell'economia nazionale negli anni successivi, anche senza considerare la stangata preparata da Bruxelles. Meglio occuparsi dei colpi di testa.

giovedì 9 novembre 2017

Politica e burocrati contro i terremotati

"Cercheremo di fare ancora meglio". Indubbiamente, con questa dichiarazione di fronte ai terremotati del centro Italia, Gentiloni ha dimostrato di non avere il senso del ridicolo. La ricostruzione è in gravissimo ritardo, ma anche il presidente della repubblica Mattarella prosegue con parole inutili e vuote. Banalità di una politica incapace di affrontare i problemi del Paese. Ovviamente c'è sempre un colpevole, la burocrazia. Come se si trattasse di un elemento extraterrestre, un incidente casuale. Ma questa burocrazia, che è effettivamente un cancro in ogni settore, non cade dal cielo. Applica leggi e regolamenti voluti dalla politica. E serve alla politica per trasformare i cittadini in sudditi, senza diritti, senza la possibilità di difendersi dal cancro statale. E poi qualcuno riesce persino a stupirsi di fronte alla crescita della voglia di autonomia. Il governo centrale impone ai terremotati dei commissari che non sanno lavorare, che perdono tempo. Tanto a restare fuori casa sono le vittime del terremoto, non i commissari che se ne tornano a casa la sera. Ma bisogna controllare tutto, bisogna aspettare, bisogna avere pazienza. Come in un qualsiasi ufficio pubblico, come in qualsiasi rapporto con la burocrazia. Si perdono i diritti, si è alla mercé di impiegati e funzionari. Che se ne fregano dei problemi delle persone che hanno di fronte. Per loro non sono uomini e donne, solo sudditi, numeri. Obbligati a ore di coda per farli sentire inferiori già nell'attesa ed arrivare dal Dio funzionario ormai rassegnati. Ma i terremotati non possono permettersi la rassegnazione. E non possono neppure permettersi che Gentiloni scarichi le responsabilità su funzionari che lui stesso ha nominato. Ma forse non è soltanto Gentiloni a rifugiarsi dietro il paravento della burocrazia. Di fronte all'ipotesi di una candidatura del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, alla presidenza della Regione Lazio, anche l'opposizione ha dimostrato di non gradire chi cerca di superare gli ostacoli della burocrazia. Bisogna tutelare i burocrati, che sono tanti e votano. Chissenefrega di Pirozzi e dei terremotati

mercoledì 8 novembre 2017

La Cina, gigante che mangia il nano Italia

La Cina è meno vicina. Il tour asiatico di Trump appare sempre più come un tentativo di arginare Pechino attraverso il rafforzamento delle alleanze con altri Paesi del continente. Non una rottura con la Cina, perché gli Stati Uniti non potrebbero permettersela, ma una doverosa attenzione nei confronti di Pechino che si sta rafforzando come potenza globale. D'altronde Trump guida una nazione che non riesce ad andare al di là di una politica estera muscolare, scollegata dal cervello. Tutto e subito, non importa se per conquistare nuovi mercati, o conservare quelli esistenti, si affrontano spese militari superiori ai guadagni. E non importa, ovviamente, il costo in vite umane pagato dai Paesi invasi o "aiutati ad importare democrazia". Un po' di sana corruzione, poi, aiuta sempre. Sul fronte opposto Pechino che conosce meglio di Washington l'arma della corruzione e che la adopera senza difficoltà nella conquista dell'Africa. Con un minor numero di morti rispetto alle guerre americane, ma con il disastro di migrazioni indotte. Tanto il prezzo degli africani cacciati per far posto ai cinesi lo paga l'Italia. Pechino offre prestiti al Venezuela per avere una testa di ponte in America Latina, e il prestito è meno oneroso di quelle politiche statunitensi attraverso cui Washington era abituata a suscitare rivolte e colpi di Stato nell'area. Quanto all'Europa, la Cina può contare sulla fame di investimenti dei vari Paesi. L'Italia è in prima fila nella svendita di aziende di ogni settore. E non importa chi sia il compratore. Basta vedere uno straniero con i soldi in mano ed i grandi imprenditori italiani sono pronti a cedere azienda e pure i figli. Non siamo i soli, purtroppo. Ad Est Praga rappresenta un portone spalancato per l'invasione di merci e investitori cinesi. E al Nord c'è solo l'imbarazzo della scelta, tra scandinavi ed olandesi. Le merci contraffatte e gli alimenti non controllati sbarcano senza problemi nei porti del Nord per poi dirigersi anche verso l'Italia. Ora, forse, la Germania e persino Bruxelles paiono intenzionati a frenare l'espansione cinese. Ma la difesa non può funzionare se la Germania prosegue nella sua politica di far cassa senza investire negli altri Paesi europei. I nostri pessimi imprenditori vogliono vendere, e se a comprare trovano solo cinesi, indiani, americani, turchi, russi, è evidente che non possano vendere ai tedeschi o ad altri europei. Mentre l'ottusita' delle sanzioni contro la Russia ha inevitabilmente spinto Mosca ad una alleanza, di comodo e provvisoria, proprio con Pechino. Paghiamo la stupidità della Clinton e di Obama. E non siamo capaci, in Italia, a puntare con decisione su alternative a Pechino quali India e Giappone. Neppure ad approfittare delle nostre opportunità nel Mediterraneo. D'altronde, con Alfano, Padoan e Gentiloni non si può pretendere molto

martedì 7 novembre 2017

Sorpasso a destra?

La sorella d'Italia, Giorgia Meloni, esulta per i risultati della Sicilia e di Ostia. E dopo aver ironizzato sul mancato plebiscito autonomista al Nord, con il 60% di votanti in Veneto, scopre che il 36% di votanti ad Ostia va benissimo, come il 47% in Sicilia. E va benissimo, per Meloni, il poco più del 5% di voti ottenuto in Sicilia con Salvini e il 10% conquistato ad Ostia. Dove, però, ha rischiato il sorpasso a destra, considerando il 9% ottenuto dal candidato di Casa Pound sostenuto anche dai nemici di Meloni, i destri di Storace. Si apre, dunque, uno scontro per l'egemonia a destra? Indubbiamente si tratta di elezioni particolari. In Sicilia l'alleanza tra Fdi e Lega è stata penalizzata dal movimento che si rifaceva direttamente a Nello Musumeci, uomo di destra vera. Normale che il partito del candidato alla presidenza dreni i consensi all'interno della sua coalizione. Quanto a Ostia, si tratta di un territorio romano dove Fdi ha sempre ottenuto risultati consistenti e dove Cpi ha lavorato con grande impegno. Per nulla scontato che Meloni, con le sue imbarazzanti posizioni sul Settentrione, riesca a ripetere il buon risultato di Ostia al Nord del raccordo anulare. Mentre Cpi ha ottenuto consensi a macchia di leopardo in giro per l'Italia ma ha ancora difficoltà a mantenere questi livelli di consenso in tutto il Paese. Con una differenza sostanziale tra Fdi e Cpi: il partito della Meloni si presenterà all'interno di una coalizione che punta a governare, sebbene con profonde differenze interne. Mentre Cpi correrà da sola alle elezioni politiche con la possibilità di intercettare un crescente voto di protesta (magari sottraendolo ai 5stelle o recuperando l'astensionismo) ma rischiando di perdere i consensi di chi sceglierà il "voto utile". Utile a cosa non si sa, visto che  Berlu insiste sul moderatismo e glissa sul nuovo modello di Italia da proporre. Non una parola sull'abolizione delle leggi liberticide, non un'idea sul disastro dell'invasione. E il Tg5 berlusconiano che spara a zero su ogni destra. Tanto per chiarire il livello dei rapporti interni. Berlu sarebbe pronto a riprendersi persino Alfano, buttato fuori persino dal parlamento della sua Sicilia. Alfano che nessuno vuole più, perché fa perdere i suoi alleati. Ed è patetico lo scontro a sinistra tra Pd e bersaniani con il partito del bugiardissimo che accusa gli altri di aver provocato la sconfitta in Sicilia presentando il candidato Fava contro Micari imposto dal Pd. Peccato che la sinistra sia perdente anche sommando i risultati dei due candidati.

lunedì 6 novembre 2017

Urne vuote e Pd bocciato

I grandi sostenitori dell'unità degli Stati, dalla Spagna all'Italia, avevano ironizzato sulla modesta affluenza alle urne in Catalogna, dove si era andati vicini al 50%, e in Lombardia al referendum per la semplice autonomia. Senza il 50% dei votanti, spiegavano, i risultati rappresentano comunque un fallimento. E allora cosa rappresentano i dati di affluenza in Sicilia e ad Ostia? Meno del 47% nell'isola, poco più del 35% nel municipio romano. Eppure questa volta nessuno pare mettere in dubbio la validità dei risultati. Evidentemente la legittimità non dipende dall'affluenza ma dalla faziosità. Quanto ai risultati, la crisi del Pd appare in tutta la sua evidenza. Inevitabile in Sicilia, dopo il disastro di Crocetta. E il testa a testa tra Musumeci ed i 5 stelle dimostra che il fascino del bugiardissimo non ha superato lo Stretto. Anzi, la decisione di allearsi con il movimentino di Alfano ha dato il colpo di grazia alla credibilità del Pd. Poteva, però, essere un problema solo siciliano. Invece no. Anche ad Ostia il Pd esce sconfitto dalle urne. Nessun ballottaggio per il partito del bugiardissimo e di Gentiloni. La vittoria, al secondo turno, se la giocheranno il centro destra ed i 5 stelle. Strano, i media di servizio avevano spiegato che il disastro del sindaco Raggi avrebbe provocato il crollo dei grillini proprio come si è verificato in Sicilia per il Pd con Crocetta. Invece no. I 5 stelle mantengono le posizioni. E ad Ostia si registra anche il successo di Cpi, con quasi il 10% dei consensi. Non bastano, però, due indizi per fare una prova della crisi del Pd. Che procede senza tentennamenti verso l'approvazione dello Ius Soli mentre gli interventi di Minniti per frenare l'invasione sono terminati e gli sbarchi sono ripresi con il sostegno dei giornalisti di servizio a partire dalla tv berlusconiana. Ostia e la Sicilia dimostrano, però, che chi sceglie di andare a votare se ne frega del condizionamento dei media. E chi non vota, dalla Lombardia alla Sicilia, da Ostia alla Catalogna, ha sempre e comunque torto

venerdì 3 novembre 2017

Raggi cosmici contro il pensiero unico obbligatorio in Storia

Arrivano i raggi cosmici per svelare i misteri delle piramidi egizie. L'archeologia cambia e, progressivamente, emergono prove che smentiscono la ricostruzione politicamente corretta del mondo. A partire dalle stesse origini dell'uomo europeo. Ma sino a che punto potrà spingersi questo revisionismo applicato alla preistoria ed alla storia antica? Probabilmente ci si fermerà presto, perché il sistema di potere non vuole che sia messa in crisi la visione del mondo imposta dal pensiero unico obbligatorio (Puo). E allora si potrà accettare che le nuove tecnologie abbiano rilevato e rivelato l'esistenza di una camera segreta nella piramide di Cheope, ma già si cerca di far passare sotto silenzio i ritrovamenti che dimostrerebbero la non discendenza dell'uomo europeo da quello africano. Chissà se saranno accettate le indagini multidisciplinari con nuove apparecchiature condotte nei luoghi templari a partire da Saliceto, in Piemonte. Ma se la Storia smentisce le verità di comodo create dal politicamente corretto, non sarà il caso di cancellare la Storia? Non è, d'altronde, quello che sta avvenendo con la distruzione dei simboli fascisti, anche a costo di deturpare arte ed architettura? Non è quello che stanno facendo, all'unisono, Isis, statunitensi politicamente corretti ed i talebani in Afghanistan? Iconoclasti nel nome della menzogna che diventa verità obbligatoria. Il Puo, appunto. E di fronte ad un libro, scritto dal figlio di una vittima, che dimostra la falsità dei numeri di alcuni massacri mistificati, non poteva mancare l'intervento rabbioso del sostenitore del Puo che ha spiegato come le cifre ed i dati non siano importanti perché ciò che conta davvero è la narrazione e la sua utilità per gli scopi del politicamente corretto. Dunque la camera segreta della piramide può aspettare per essere raggiunta. Prima occorre capire se può creare problemi per la vulgata ufficiale. Poi si vedrà. E se le analisi di Saliceto dovessero rivelarsi scomode, può sempre partire l'accusa di concorrenza a Voyager. Non si deve disturbare il Puo sulla Storia

giovedì 2 novembre 2017

Il terrorismo è un problema politico

"Non deve politicizzare la tragedia". Bill de Blasio, sindaco di New York, ha intimato al presidente Trump di non approfittare della nuova strage compiuta da un terrorista islamico. Peccato, per l'italo americano, che questa sia una tragedia politica. Non è un fulmine che si è abbattuto su un gruppo di persone. Non è una esplosione improvvisa  di un vulcano. È un attentato politico, compiuto da un uzbeko che aveva la carta verde grazie agli errori dei sostenitori del politicamente corretto. Non un clandestino, ma un immigrato in regola. D'altronde anche in Francia i terroristi erano quasi sempre figli o nipoti di immigrati, con regolare cittadinanza francese. Meraviglie dello Ius Soli. La fine dell'Isis non metterà fine agli attentati. Anzi, rabbia e frustrazione aumenteranno, facendo crescere i rischi di azioni isolate e, dunque, sempre meno contrastabili dalle azioni dell'intelligence. E solo qualche personaggio di scarsa cultura geopolitica ma con immagine sopravvalutata dai media di servizio può collegare il terrorista uzbeko alle strategie di Putin, nella convinzione che aver fatto parte dell'impero sovietico renda tutti uomini agli ordini del Cremlino. La prossima volta il genio della geopolitica politicamente corretta spiegherà che le stragi in Somalia sono responsabilità di Alfano perché il Paese africano ha fatto parte dell'impero italiano o che le proteste in Venezuela sono organizzate da Madrid perché un tempo sull'impero spagnolo non tramontava mai il sole. Ma al di là delle pagliacciate delle tv di servizio, resta il problema di come affrontare i lupi solitari. Aver favorito la creazione del mare di allogeni in cui possono nuotare liberamente i terroristi non è solo un errore, ma un crimine. E procedere con lo Ius Soli rappresenta un crimine ancora maggiore, come si è visto in Francia e in Inghilterra. L'impossibilità di espellere chi è diventato cittadino anche se pregiudicato, non aiuta certamente la lotta contro chi inizia la strada verso il terrorismo. Se poi si aggiunge il lassismo a senso unico della magistratura nei confronti dei crimini degli allogeni, il quadro diventa sempre più fosco. È un problema politico, checche' ne pensi De Blasio.

martedì 31 ottobre 2017

Videogiochi olimpici per pensionati da far morire

La truffa sull'età della pensione è molto più grave di quanto sembri. L'idea di portare ad oltre 67 anni l'età del ritiro dal lavoro (per chi ce l'ha) nasce dall'aumento delle aspettative di vita. In pratica i contributi versati nel periodo lavorativo non basterebbero più per coprire il sempre più lungo periodo di sopravvivenza da pensionati. La truffa, però, è nascosta in una piega del ragionamento. La durata della vita media si è allungata negli anni in cui si riducevano morti e infortuni sul lavoro, quando i diritti venivano rispettati e le retribuzioni consentivano di curarsi e di non accontentarsi di cibo spazzatura. Negli ultimi anni, però, l'aspettativa di vita non solo non è aumentata ma ha subito una preoccupante frenata. Peccato che la riforma delle pensioni non preveda una riduzione dell'età di uscita in caso di riduzione della vita media. Una curiosa dimenticanza. Ed andrà peggio in futuro. Perché la precarietà obbligatoria per i giovani, quando riescono a trovare una occupazione, accompagnata da retribuzioni da fame, determinerà pensioni sempre più magre ed insufficienti a sopravvivere in buona salute. È il sogno di Boeri e Padoan: impossibilità di curarsi, impossibilità di nutrirsi in modo adeguato con prodotti di qualità. Dunque si morirà prima, migliorando i conti dell'Inps. Una vita da disperati alla ricerca di nuovi lavori, è una vecchiaia breve e disperata. D'altronde quando i giovani di oggi, dopo una vita di sfruttamento, arriveranno alla pensione, saranno troppo vecchi per protestare. E procederanno come pecore verso il macello. E oggi sono troppo impegnati con i videogiochi nel tempo libero, videogiochi che diventeranno disciplina olimpica come premio per la distrazione di massa, per rendersi conto di quello che sta succedendo. Lo scenario futuro è delineato: i robot impegnati nei lavori di routine, la massa della popolazione in età da lavoro spaparanzata sul divano con i videogiochi e con salario di cittadinanza che consenta una sopravvivenza minima e senza desideri , pochi creativi strapagati a progettare nuovi giochi e a gestire la vita altrui. Per questo è funzionale la scuola di oggi, affidata a gente come Fedeli. Una scuola che, come sostiene giustamente Cimmino, si occupa solo dei livelli infimi e penalizza chi ha capacità. Uniformare tutto e tutti verso il basso. L'unica competenza richiesta sarà quella di accendere e spegnere i videogiochi

lunedì 30 ottobre 2017

Il centro destra vincente in Sicilia e sempre più disunito

Le elezioni siciliane sono ormai alle porte ed il centro destra si prepara a vincerle. Con una rinnovata unità? Assolutamente no. Si guarda a Palermo ma pensando a Roma ed alle prossime elezioni politiche di fine inverno o inizio primavera. I sondaggi, per quello che valgono, indicano un testa a testa tra Lega e Forza Italia, con Fdi che paga le sparate di Meloni contro i veneti. Ma anche con l'aiuto della quarta gamba (da Fitto a Storace, da Cesa a Quagliariello, da Sgarbi a Parisi) il centro destra rimane lontano dalla possibilità di governare da solo. Così ciascuno pensa al dopo per proprio conto. Salvini ipotizza una telefonata a Grillo dopo i risultati delle politiche mentre Berlu continua ad utilizzare il pessimo Tg5 per creare un ponte con il Pd. Entusiastici commenti sulla ripresa e sulla sconfitta della disoccupazione (la realtà è tutt'altra ma il Tg di Mimun non se ne accorge), indignazione a senso unico per ogni torto subito dagli allogeni e scarsissima attenzione ai reati commessi dagli allogeni a danno degli italiani. Gentiloni marcia verso la fiducia per imporre lo Ius Soli e il braccio disinformativo di Berlu si schiera platealmente a favore dell'invasione. Non una parola, da Forza Italia, sulla immediata cancellazione della legge in caso di vittoria alle elezioni politiche. Solo fuffa sul rilancio di riforme liberali che non si sa quali siano. E nessuno che offra indicazioni su quale potrebbe essere la squadra di governo. Nella convinzione che se il bugiardissimo e Gentiloni hanno governato con Fedeli, Alfano, Poletti, il centro destra potrebbe anche promuovere al governo i soliti nani e ballerine senza peggiorare la situazione. Vincere perché gli altri sono peggio, non perché si sia capaci. I sondaggi potrebbero anche rappresentare un rischio. Convincendo i leader dei due partiti maggiori a candidare personaggi di pessimo livello, in grado di favorire l'astensione. Le indicazioni presentano un Nord in netto spostamento a destra, e nella formazione delle liste peserà negativamente la posizione di Meloni. Mentre, al di là della vicenda siciliana (dove i disastri di Crocetta hanno cancellato le possibilità di successo del Pd lasciando campo a Musumeci ed ai 5 stelle), le pessime gestioni di altre regioni controllate dal Pd non sembrano aver ancora disgustato gli elettori. Anche questo un aspetto su cui riflettere

venerdì 27 ottobre 2017

I magistrati per lo Ius Soli. Sempre più in politica

Poteva mancare un intervento della magistratura a favore dell'invasione? Ovviamente no, in un Paese come l'Italia dove i magistrati non perdono occasione per intervenire, per apparire, per indirizzare la politica nazionale. Con quale investitura popolare? Nessuna, ma se ne fregano. Questa volta è stato Armando Spataro, procuratore capo di Torino. Per lui sullo Ius Soli si sta manifestando una vera e propria xenofobia per poi proseguire con l'immancabile dichiarazione sui muri da abbattere e banalità assortite. Non una parola, ovviamente, sulla xenofobia legata ai comportamenti della magistratura. Perché, come sostiene Spataro, la solidarietà sarà anche un diritto ma la tolleranza a senso unico dei magistrati nulla ha a che fare con la solidarietà. Proprio in questi giorni è stato arrestato a Torino un nomade che stava sequestrando una bambina. Un nomade con precedenti penali che vive in un campo che avrebbe dovuto essere smantellato da tempo ma non si è fatto nulla. E il procuratore di Torino forse potrebbe occuparsi meno di politica e più dei suoi uomini che, in pochi mesi, sono balzati più volte sulle prime pagine dei giornali per vicende legate a violenze contro le donne. Lasciando cadere in prescrizione un processo e dunque senza condanna per gli stupratori. Mentre non fanno più notizia i casi di spacciatori allogeni arrestati ripetutamente e sempre lasciati liberi. Forse sono questi comportamenti che favoriscono la xenofobia. Comportamenti come quelli dei magistrati rigorosissimi nel cacciare una nonnina ultra novantenne dalla casetta costruita dopo il terremoto ma molto meno rigorosi nello sfrattare gli allogeni che occupano abusivamente intere palazzine. La xenofobia si favorisce con questa disparità di atteggiamento, con questa giustizia che colpisce gli indigeni e che chiude gli occhi sui crimini degli allogeni. Se i colpevoli dei furti di rame e dei roghi tossici venissero  puniti, se gli autori dei furti in appartamento finissero in galera invece di mettere sotto processo chi si è ribellato contro i ladri, se lo spaccio di droga non fosse libero di dilagare nella certezza dell'impunita', forse ci sarebbero atteggiamenti diversi nei confronti degli allogeni. Improbabile che Spataro non lo sappia. E allora sarebbe più interessante, invece di ascoltare interventi politicamente corretti, scoprire la logica vera dei comportamenti dei magistrati

giovedì 26 ottobre 2017

Bambina stuprata dalle risorse boldriniane. Vietato indignarsi

Una bambina di 13 anni è stata violentata ad Ascoli da due grandi risorse boldriniane. Nessuna indignazione da parte di Mattarella o di Gentiloni, tutti troppo impegnati ad indignarsi per 4 adesivi di cattivo gusto piazzati in uno stadio. Nessuna squadra di calcio ha portato la solidarietà alla ragazzina, la maggior parte dei giornali e delle tv ha ignorato la notizia o l'ha collocata in modo che non si vedesse. In compenso Claudio Sabelli Fioretti, giornalista di provata fede democratica, su Radio Rai 1 dichiarava di invidiare quel fortunato bambino italiano che si ritrova in una classe con 25 stranieri. Lui sì, il bambino, che conoscerà il mondo. E pazienza se studierà poco perché bisognerà che si adatti alle culture dei suoi compagni. Se ne frega, il compagno giornalista, di quella bambina che, in una situazione analoga, si è ritrovata isolata dalle compagne di classe perché colpevole di essere italiana e, dunque, diversa. Ovviamente il compagno giornalista è libero di pensarla come vuole. Più fastidioso che lo faccia in una trasmissione della Rai, mantenuta con i soldi del canone scippati con la bolletta della luce. Magari, con i soldi nostri, si sarebbe potuto approfondire il suicidio del terremotato senza più speranze. Meglio di no, vero? Perché si rischiava di far emergere i ritardi del governo Gentiloni che, anche in questo caso, si è ben guardato dall'indignarsi. Chissà se qualche squadra di calcio porterà una corona di fiori ai funerali del suicida. Chissà se qualche giocatore indosserà una maglia con il viso di chi muore sul posto di lavoro. Sono 3 al giorno, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Forse Tavecchio non lo sa. Magari negli stadi si potrebbe leggere qualche pagina dei tanti libri dimenticati, dedicati a chi muore di lavoro. Tanto per variare un po' l'indignazione a comando e a senso unico.

mercoledì 25 ottobre 2017

11 ore di lavoro al giorno per 400 euro al mese:l'Italia

"Cerchiamo personale che abbia voglia di lavorare". Un cartello su un negozio, come tanti. O forse come pochi. E proprio perché sono pochi i cartelli, la proposta di lavoro non è generosissima: 11 ore di lavoro al giorno, in due tranches con una lunga sosta per pranzo. Per sei giorni la settimana. E la domenica riposo? Macché. La domenica solo metà orario. Dunque attività sette giorni su sette e mezza giornata di riposo settimanale. Beh, almeno la retribuzione sarà adeguata allo sforzo. Sì, 400 euro al mese per i primi mesi per poi, eventualmente, balzare a 900 euro se confermati. Ovviamente non tutti in busta, perché bisogna anche evitare di pagare troppi contributi. Il clima, d'altronde, è ormai quello. Di fronte alla protesta dei liceali che non hanno voglia di andare a friggere patatine per una multinazionale come esempio di alternanza scuola-lavoro, sono insorti i sostenitori dello sfruttamento ad ogni costo: "Dovrebbero essere felici di questa esperienza e sperare che qualcuno gliela offra anche dopo la laurea". Già, perché studiare 5 anni al liceo e poi altri 5 anni per laurearsi in fisica o in lettere classiche, in ingegneria o in giurisprudenza, è la base minima per poter lavare i cessi con contratti precari e sottopagati. Poi, magari, qualcuno si stupisce se la produttività in Italia cresce meno rispetto a quei Paesi dove gli ingegneri fanno gli ingegneri e gli esperti di antichità si occupano di antichità. Paesi con mentalità vecchia, sorpassata. Dove si cercano competenze e si è rimasti fermi alle idee antiche di pagare le professionalità e premiare il merito. Noi siamo il futuro, con il Jobs Act e lo sfruttamento legalizzato. "Ci pagano poco, è vero, ma a volte ci sono delle mance", spiegava nei giorni scorsi un distributore di pasti che percorreva la città in bicicletta. Può consolarsi pensando ai camerieri parigini costretti a vivere esclusivamente con le mance elargite dai clienti. Oggi? No, ovviamente. A fine Ottocento. Ma l'Italia dei padroni delle ferriere è pronta a riprendersi la scena. Anche se i padroni hanno venduto le ferriere agli indiani e si limitano a riproporre i meccanismi dello sfruttamento

martedì 24 ottobre 2017

Praga a destra, ma in salsa cinese

Il populismo divampa in Europa. L'allarme dei cialtroni politicamente corretti ormai squilla a vuoto. Solo in Italia si continua a bamblinare a causa di una classe politica disastrosa, ma il resto del Vecchio Continente si muove sempre più velocemente. E mentre a Roma cresceva il terrore dei centralisti per la dimostrazione di libertà e partecipazione offerta dal Veneto, a Praga si rafforzava il patto di Visegrad . Alle elezioni ha vinto il miliardario Babis, con un programma definito populista dai media italiani anche se Babis non è per nulla populista. Così non è per nulla scontato che, per governare, il partito di Babis si allei con la destra davvero populista di Okamura. Il suo partito Spd (nulla a che fare con i socialisti tedeschi) ha ottenuto oltre il 10% dei voti, poco meno dei consensi andati al tradizionale partito di centro destra, in flessione. Mentre i socialdemocratici sono crollati. Una rivoluzione che i media italiani stentano a comprendere. Perché si sposta a destra un Paese come la Repubblica Ceca che ha la disoccupazione più bassa d'Europa, che ha pochissimi allogeni e che ha una economia che continua a crescere a ritmi che l'Italia si sogna? Difficile capire, per chi vive solo di cifre e non si degna di analizzare come si formano questi dati. Sul fronte politico i cechi erano stufi di politici e di partiti corrotti. E li hanno puniti. Quanto all'economia, la crescita è evidente, ma non coinvolge una consistente parte della popolazione. Le pensioni sono spesso insufficienti, molte categorie di lavoratori sono sottopagate. Quanto agli invasori, è vero che in Cechia sono pochi, ma Bruxelles vorrebbe far crescere il numero spedendo nel Paese i migranti arrivati in altri Paesi, a prescindere dal fatto che si tratti di profughi autentici o semplicemente di gente che vuol farsi mantenere. Ai cechi non piace l'idea che i soldi negati ai pensionati o agli insegnanti vengano regalati agli invasori che nulla hanno fatto per far sviluppare il Paese. Che, tra l'altro, ha già il problema della consistente presenza di zingari. Autoctoni e dunque non esportabili. Babis ha promesso molto ma, a differenza di quanto pensano i media italiani, non è un euroscettico. Ha promesso di difendere la Cechia, non di uscire dall'Ue. E sarà il premier di un Paese che ha sempre più stretti rapporti con la Cina. Praga rischia di diventare il cavallo di Troia di Pechino in Europa. Ma queste sono analisi troppo complicate per i media che preferiscono gridare contro il lupo populista

lunedì 23 ottobre 2017

Cade l'ultimo baluardo della destra culturale

"Se ci fossero stati 10 Sburlati in Italia, la destra avrebbe conquistato l'egemonia culturale". L'analisi di Emanuele Mastrangelo, storico, arriva dopo che la cultura di destra ha perso anche l'ultima ridotta, quella di Acqui dove Sburlati ha concluso i suoi fantastici 11 anni di guida del premio Acqui Storia. L'aveva preso quando il premio era una sciocchezzuola provinciale, con una ventina di libri in concorso ed vincitori tutti allineati alla più retriva corrente del Pci. Dopo 11 anni l'Acqui Storia riceve 200 libri all'anno ed i vincitori hanno tendenze di ogni genere e arrivano spesso dall'estero. Ma ad Acqui il centro destra si è suicidato alle elezioni per aver rifiutato le alleanze a destra e la nuova amministrazione è guidata dai 5 stelle. Che, legittimamente e coerentemente, hanno deciso di cambiare direzione e hanno salutato Sburlati. Perché tutti, tranne la destra, sanno che la cultura è fondamentale per rappresentare la politica. Cambia la maggioranza e cambiano gli operatori e gli indirizzi culturali. È giusto così. Peccato che le destre, non avendo mai capito tutto questo, si comportino in modo opposto e stupido. Così a Carmagnola vince il centro destra ma la politica culturale continua ad essere appaltata alla sinistra. Che, alla fiera del peperone, invita a cantare un gruppo di allogeni che pretendevano di cantare Bella ciao. Il comune non è d'accordo, sui giornali esplode lo scandalo e il comune si scusa invitando il coro allogeno a cantare quello che vuole. Geniale. Ma ora che i 5 stelle si prendono logicamente la guida del premio di Acqui, la destra resta a guardare. Eppure Acqui è in provincia di Alessandria, ai confini con la Liguria. E il centro destra guida il capoluogo Alessandria, la provincia, la Regione Liguria e la città di Genova. Invece di piangere sulla scelta dell'amministrazione grillina, nulla vieterebbe di creare alternative a Genova o ad Alessandria. O in una qualsiasi delle troppe città amministrate dal centro destra senza alcuna capacità di incidere sulla cultura locale. Da Novara ad Arezzo, da Pordenone a Pistoia, da Verona a Potenza. Quante di queste città ha biblioteche comunali che acquistano i libri e le riviste della loro area politica di riferimento invece dei soliti libri e riviste dello schieramento opposto? Quante di queste città hanno creato occasioni di incontro strutturato tra intellettuali della loro area? Forse ha torto Mastrangelo, se ci fossero stati 10 Sburlati la destra li avrebbe ignorati per non affaticarsi e per non sentirsi inadeguata