giovedì 30 marzo 2017

Dagli Usa sanzioni all'Italia, ma il pericolo è Putin

Gli Usa intervengono per salvare l'Europa. Il pericolo Putin bussa alle porte e cerca di condizionare il voto utilizzando gli hacker che spiattellano ai quattro venti le porcate americane. Ma sia ben chiaro: il pericolo non sono le porcate, ma renderle note. Come con Killary Clinton. Quei feroci nipoti di Attila e di Ivan il Terribile hanno raccontato al mondo tutte le schifezze (va beh, solo alcune, le altre le tengono in serbo per ogni evenienza) della candidata democratica alla presidenza. Non si fa così! Gli Usa sono buoni e se agiscono scorrettamente lo fanno solo per il nostro bene. Come nel caso delle sanzioni. Quelle contro la Russia? No, quelle che stanno preparando contro alcuni prodotti europei. Penalizzane uno per educarne cento. Dunque megadazi su qualche moto italiana, sul foie gras francese, così, tanto per farci capire che la carne americana agli ormoni è buona e fa bene. Tutt'al più favorirà l'obesità, magari anche l'infertilità. E che sarà mai? Solo perché non è sicura mica si può bloccarla. E' americana, dunque deve essere non solo venduta ma pure consumata. Obbligatoriamente. Perché il nemico è Putin, il nemico è la Russia. Non gli americani che, per il bene mondiale, aumenteranno l'inquinamento. Il pericolo arriva da Mosca, l'ha detto anche Alan Friedman. E chi non è d'accordo con lui è solo un complottista, come Giulietto Chiesa. Ovviamente non ha importanza che non ci sia uno straccio di prova su presunti interventi russi nelle elezioni europee, al di là del sostegno ai movimenti che vogliono l'eliminazione delle sanzioni. E chi dovrebbero appoggiare, i russi? I partiti che si battono per conservare queste sanzioni? Curiosa pretesa. D'altronde gli Usa hanno sempre interferito nelle vicende politiche italiane. C'è stato anche un tentativo in direzione opposta, con il bugiardissimo volato in America per sostenere Killary. Peccato che lei ignorasse la fama di portasfiga dell'allora premier italiano. Però dal cofronto tra Friedman e Giulietto Chiesa è emerso un elemento che potrebbe essere interessante. Mentre Trump e gli Usa puntano su intese separate con ogni Paese europeo, Putin potrebbe aver bisogno di trattare con l'Europa intera e non con i singoli Paesi. Ovviamente Mosca si augura un'Unione europea con una posizione ribaltata sulla politica internazionale rispetto ad ora. Ma comunque meglio l'Ue piuttosto di accordi con Stati indeboliti e con il ricatto delle intese con gli Usa. Chiesa è un profondo conoscitore della Russia e la sua analisi potrebbe spiazzare proprio i principali movimenti politici europei che guardano a Mosca come a un faro che indica il percorso.

mercoledì 29 marzo 2017

Berlu e l'asino di Buridano, tra destre e Pd

In fondo Berlu ha imparato a far politica da Bettino. Dunque non stupisce che stia riproponendo la politica dei due forni. Da un lato l'auspicata alleanza con le destre (Lega, Sorella d'Italia, Fitto, Aledanno e Storace), dall'altro la sudditanza verso la Merkel come viatico per un nuovo inciucio con il bugiardissimo. La storia, però, non si ripete identica. Craxi giocava con Dc e Pci, ovvero con due colossi della politica. Berlu si ritrova come l'asino di Buridano, ma dovendo scegliere tra destre che non sanno (e probabilmente non vogliono) governare ed un Pd in caduta libera in seguito alla scoperta che il re bugiardissimo è nudo. E così Berlu oscilla, tentenna, propone una cosa diversa ogni giorno. Promette a destra e a manca, in questo tanto simile al bugiardissimo. Dalla sua, Berlu ha la forza economica ed il controllo della maggior parte della pur scarsa informazione di area. Così utilizza il Giornale e Rete 4 per solleticare le destre, ma schiera l'ammiraglia di Canale 5 per continuare a leccare le suole al bugiardissimo sconfitto ed al governo Renziloni. Però l'asino di Buridano morì di fame per l'incapacità di decidere. E Berlu rischia di fare la stessa fine. Perché impedisce il successo delle destre e non è sufficiente a garantire la maggioranza al Pd. Neppure raggruppando tutti i micropartiti degli scissionisti, da Alfano a Buttiglione passando per Verdini e recuperando anche Rotondi. Difficile spacciare una simile accozzaglia per il raggruppamento dei responsabili. I comportamenti di Verdini, tra l'altro pure con una pesante condanna sulle spalle, li conoscono ormai tutti, l'incapacità di Alfano è nota a livello mondiale, l'inconsistenza di Buttiglione non serve più neppure per la satira. Certo, una simile squadra permetterebbe a Berlu di tornare ad essere il dominus incontrastato. Ma tra nani politici impresentabili. E sarebbe comunque il secondo dei due, in una eventuale alleanza con il bugiardissimo. Sul fronte opposto le destre si ostinano a non voler crescere per trasformarsi in forza di governo. Non si fa nulla per creare squadre di competenti, non si fa nulla per individuare un programma credibile e completo, non si fa nulla per allargare il bacino dei potenziali elettori, non si fa nulla per contrastare la disinformazione gestita dal gruppo De Benedetti con l'appoggio di Mediaset. Gli altri accorpano quotidiani, utilizzano le tv, si allargano nel settore radiofonico, conquistano l'informazione online. Le destre fanno finta di nulla e piagnucolano se le corazzate di De Benedetti ignorano o deformano le iniziative della Sorella d'Italia, di Salvini e di Fitto. I fans del bugiardissimo piazzano docenti nelle università ed eleggono i rettori, utilizzano i professori dei licei e delle medie inferiori per cambiare (in peggio) i giovani e la società. Le destre vellicano i taxisti. Marine Le Pen perderà al ballottaggio, ma la maggioranza dei giovani francesi voterà per lei. E la voteranno gli operai. In Italia le destre appoggiano in ogni modo i piccoli negozianti che, in massima parte, non votano a destra. Forse bisognerebbe farsi qualche domanda, provando persino a dare una risposta.

martedì 28 marzo 2017

Poletti ha ragione: i rapporti personali sono determinanti per trovare lavoro

Criticare il ministro Poletti è come sparare sulla Croce Rossa. Ha torto a prescindere, persino quando si lascia andare a dichiarazioni di assoluto buon senso e di palese onestà intellettuale. Invece tutti a massacrarlo per aver detto che, per trovare un lavoro, è più utile andare a giocare a calcetto invece di occuparsi del proprio curriculum. Non è il caso di perdere tempo con le accuse di sessismo da parte delle Boldrine di turno. Quelle che ignorano che a calcio giocano pure le ragazze, ma che forse vorrebbero cambiare il nome dello sport in "calcetta". Il delirio non ha confini. E non è neppure il caso di soffermarsi sulle critiche, sacrosante, di politici come Bruno Murgia che, giustamente, ricorda a Poletti che è un ministro e che un ministro dovrebbe cambiare la situazione, invece di accettarla anche quando la considera sbagliata. In attesa di un cambiamento, insperato, la situazione resta però quella descritta da Poletti. Si può avere il miglior curriculum possibile ma poi, se non si frequentano le persone giuste, il lavoro non si trova. E non è neppure un problema di raccomandazioni. E' normale che un imprenditore, di qualsiasi settore, preferisca far lavorare (di assumere con un contratto regolare non se ne parla proprio) chi conosce. Perché anche nello sport è possibile valutare una persona. Certo, non sotto l'aspetto professionale o delle conoscenze tecniche, ma dal lato umano. Se si è portati a sacrificarsi per la squadra, se si ha coraggio, se ci si impegna, se si è generosi. Dopo, ma solo dopo, si passerà a verificare competenze professionali e attitudini. Chi preferisce rimanere chiuso in casa, a spedire via mail il curriculum a migliaia di aziende, è libero di farlo. Ma deve essere consapevole che il rapporto personale è molto più importante e determinante. D'altronde come si potrebbe invertire la situazione in un Paese come l'Italia? Dove una laurea con 110 e lode in certe università vale meno di zero perché tutti sanno che la preparazione è ridicola ed i voti regalati? Perché dovrebbe valere il voto di laurea se in un altro Ateneo la preparazione è superiore anche per chi esce con 90? E poi, anche nelle aziende private, chi è davvero in grado di valutare la qualità di un curriculum? Inevitabile un colloquio, per capire chi si ha di fronte. E allora gli incontri su un campo di calcio, o al cinema, o anche al ristorante, sostituiscono i colloqui personali. Tutto bello? Per nulla. Perché è evidente che, a parte alcune eccezioni, sul campo di calcio si ritroveranno i soliti amici dei soliti giri. Al ristorante, o in pizzeria, saranno seduti al tavolo gli appartenenti ai medesimi gruppi sociali e famigliari. Però, in attesa di un doveroso cambiamento, Poletti ha ragione quando racconta la realtà come è. Ed i ragazzi, invece di rimanere in casa alle prese con una tastiera, con un videogioco o con le cuffie in testa, devono capire che è più proficuo uscire e conoscere gente nuova.

lunedì 27 marzo 2017

Notizia bufala: il successo delle manifestazioni in Russia

I giornali di servizio italiani e le TV di comodo dedicano prime pagine e copertine alle grandi manifestazioni anti Putin in tutta la Russia. Grandi? Non proprio. Per Repubblica, che occupa pagine su pagine con il clamoroso successo dell'opposizione russa, a Mosca hanno sfilato in 7.000. Non proprio un esercito, considerando che la capitale ha più di 12 milioni di abitanti che salgono a 18 milioni con i sobborghi. E la TV vicina agli oppositori racconta di 30mila manifestanti in tutta la Russia,  che ha quasi 150 milioni di abitanti. In pratica un clamoroso insuccesso. Ma che viene presentato in Italia come un trionfo. La disinformazione italiana è ormai a livello di farsa. Putin incontra Marine Le Pen e gode del sostegno di Salvini? Allora deve essere attaccato in ogni modo. Sul fronte della corruzione, che esiste in Russia, ma anche in Italia. Sul fronte della crisi economica e sulle vicende internazionali. L'importante è creare una falsa sensazione di debolezza di Putin e della Russia. Utile soprattutto in Italia dove un popolo di pecore è sempre pronto a correre in soccorso del vincitore. Se Putin appare in difficoltà, allora cala il consenso per i suoi sostenitori italiani, Salvini e Meloni. Non importa se i numeri dei dissidenti sono bassi. D'altronde in Italia nessuno scende in piazza per protestare contro la corruzione. E poi i media di servizio - tra i quali, non è certo un caso, spicca sempre il TgRenzi5 - sanno di poter sempre contare sulla irrilevanza dei media di opposizione.

sabato 25 marzo 2017

Basta con il saluto sessista valdostano

Mentre si celebrano i 60 anni di una Unione Europea che neppure è stata realizzata, nel cuore d'Europa si continua a tollerare l 'intollerabile . In Valle d'Aosta gli indigeni continuano a salutarsi con il pollice alzato. Non si tratta di una reminiscenza romana, neppure di una sorta di pigrizia che ha trasformato il saluto romano con la mano distesa in un meno faticoso saluto con un dito solo. Macché. Il pollice alzato viene accompagnato dall'inequivocabile saluto vocale: homo. E anche se si cerca di mascherarlo con il più corretto saluto "poudzo" (pollice), il riferimento sessuale è evidente. Pollice in alto come un fallo in erezione. Così com'è evidente la necessità di un immediato intervento di Boldrine a tutela della componente femminile della popolazione valdostana. Che figura ci facciamo davanti alle nuove italiane velate? E perché mai le valdostane non si sono ribellate a millenni di soprusi sessisti? Urge riparazione immediata. In caso contrario bisognerà portare la Valle d'Aosta di fronte alla corte di Strasburgo, dell'Aja, insomma di fronte a qualsiasi corte pur di far cessare l'immonda usanza. Oppure si provvederà a trasferire l'intera popolazione autoctona per sostituirla con le nuove opportunità in arrivo da ogni parte del mondo.

venerdì 24 marzo 2017

False notizie in nome del pensiero unico

Tutti i media di servizio sono pronti ad indignarsi contro le fake news. Quelle notizie false e montate come la panna che, guarda caso, gli stessi media stanno rilanciando a proposito di una inesistente discriminazione sessuale nei confronti di due omosessuali che cercavano una casa in affitto a Torino. Indignazione sulle prime pagine, indignazione sui Tg, a partire dal Tgrenzi5. Indignazione, non poteva mancare, dell'assessore comunale impegnato ad affrontare i gravi problemi della città (cioè l'utilizzo di termini come sindaca, assessora e via inventando). Poi, con calma, si scopre che la signora che aveva messo in affitto l'alloggio negato alla coppia gay, in passato non aveva avuto alcun problema ad accogliere nella casa altri omosessuali. Un'omofobia improvvisa, allora? Macché. Semplicemente il tipo di lavoro di uno dei due potenziali inquilini non le dava garanzie sufficienti per un affitto duraturo. Lo stesso problema che devono affrontare, in ogni parte d'Italia, moltissimi giovani con contratti di lavoro precari o del tutto inadeguati per rassicurare chi deve riscuotere l'affitto. Però se il problema riguarda coppie eterosessuali, ancor peggio se italiane, si fa finta di niente. E' l'Italia liquida, flessibile. Dunque i ragazzi possono continuare a vivere a casa dei genitori sino a 40 anni e devono anche evitare di lamentarsi. Ma se, per ragioni economiche, la casa viene rifiutata a chi è orientato sessualmente in modo diverso o ad un allogeno, allora si scatena il putiferio. E si inventa un razzismo che non esiste, una omofobia palesemente falsa. Ma queste fake news vanno benissimo. Sono non solo tollerate ma pure rilanciate. Approfondite, come se fossero vere. E la padrona di casa - che sarà anche libera di scegliersi gli inquilini, dal momento che la casa è sua e che paga le tasse - deve dimostrare di non essere omofoba, di avere amici immigrati dall'Africa Nera, di aver sempre votato per il Pd. I soprusi del politicamente corretto, la violenza psicologica del pensiero unico dominante. Vietato avere idee differenti, vietato voler decidere con la propria testa sulle questioni private e personali. "Il potere dei più buoni", ironizzava Gaber. Anche su questo tema profetico come pochi.

giovedì 23 marzo 2017

Il governo prepara un attacco a pensioni e diritti dei lavoratori

L'attacco ai pochi diritti sopravvissuti è iniziato. E su larga scala. I quotidiani di servizio e le tv allineate hanno utilizzato il grimaldello di una ricerca della Fondazione Visentini sul futuro dei giovani italiani per avviare una campagna che mira, per cominciare, ad un taglio delle pensioni. Cosa sostiene, in pratica, la ricerca? Che i giovani italiani diventano autonomi economicamente intorno ai 40 anni. E in futuro la maturità economica si sposterà ulteriormente, verso i 50 anni. Dunque bisogna tagliare le pensioni, favorendo una rapida eliminazione degli anziani e dei loro assegni, per trasferire le risorse ai più giovani. "Non ci sono più diritti acquisiti", sostiene la Busiarda, quotidiano capofila dello schiavismo mondialista. In realtà gli assegni pensionistici dovrebbero essere non un diritto acquisito ma una restituzione progressiva di quanto versato durante una vita di lavoro. Se i soldi non ci sono più, non è per effetto di eccessivi diritti acquisiti, ma perché qualcuno se li è rubati o li ha destinati ad altro. Restituire agli anziani ciò che è degli anziani non è un diritto acquisito, ma un dovere. In caso contrario si chiama furto. Quanto alla solidarietà tra generazioni, i giornalisti schiavisti fingono di non sapere che la redistribuzione avviene quotidianamente in ogni famiglia. Gli anziani contribuiscono al reddito di figli e nipoti. La cosa forse stupirà i giornalisti della Busiarda poiché abituati a prendere ordini da una famiglia coinvolta in una squallida vicenda di eredità  negate e dirottate, con tanto di processo intentato (e poi risolto, come sempre, in linea con il Sistema Torino). Ma nelle famiglie perbene la solidarietà tra generazione non manca mai. Quello che invece servirebbe è un radicale cambiamento delle politiche del lavoro. Se i giovani diventano economicamente autonomi a 40 anni è anche grazie alla legge Fornero. E se non trovano un lavoro in grado di garantire sicurezza e serenità è grazie alla precarizzazione imposta dai politici mondialisti e dai loro servi dell'informazione a senso unico. Se i soldi non ci sono è perché vengono sprecati per mantenere le cooperative che lucrano sui migranti a botte di 35 euro quotidiane per ciascuno. Basta moltiplicare gli arrivi per 35 euro e per 365 giorni all'anno per capire il costo per la collettività. Se mancano i diritti sul lavoro è perché i cialtroni politicamente corretti hanno imposto la creazione di quello che Marx definiva come esercito industriale di riserva. Un capolavoro dello sfruttamento mondialista spacciato per intervento umanitario. Eppure gli idioti che ci credono continuano a proliferare. Con il diritto acquisito di continuare a votare.

mercoledì 22 marzo 2017

Sabato a Roma i distruttori del sogno europeo

Sabato l'Europa dei burocrati si autocelebrerà a Roma. Una buffonata, una farsa. Gli europei ovviamente saranno esclusi dal raduno dei responsabili del disastro. Loro, i distruttori del sogno europeo "dall'Atlantico agli Urali", i colpevoli della povertà crescente dei popoli europei, dell'invasione senza controlli, saranno impegnati a brindare ed a preparare i nuovi pacchetti di impegni burocratici per asfissiare ogni parvenza di opposizione. Tecnocrati, burocrati, servi dei banchieri e degli speculatori. Gentaglia che sta costruendo una prigione, non una grande Europa. Loro, i negatori della civiltà europea, della cultura europea, della storia e delle tradizioni dei popoli europei. Brinderanno ai loro lerci affari, al traffico degli schiavi ed alla cacciata dei giovani europei. Brinderanno agli anziani europei costretti a frugare nella spazzatura mentre gli hotel stellati vengono riservati agli allogeni. Coccolati e riveriti, sino a quando non verranno impiegati sulle strade per lo spaccio, per la criminalità. Oppure per lavori sottopagati. Ma le centinaia di milioni di europei esclusi da questa banda di brutte persone, perché mai dovrebbero festeggiare? Celebrare? Lo schifo che è stato realizzato non ha nulla a che fare con l'essenza stessa di Europa. Non sono state rispettate le peculiarità locali, neppure sotto l'aspetto musicale, letterario, del cibo. Regole che distruggono l'agricoltura tipica dopo aver cancellato la tipicità delle lingue locali. Inglese per tutti, tasse per tutti, obbligo del politicamente corretto e del pensiero unico dominante. Controllo dell'informazione, della disinformazione. Negazione di qualsiasi opinione differente. Un sottopensiero unico incarnato alla perfezione dalla Boldrine (plurale femminile), assolutamente intollerante nei confronti di chi non si allinea ed anche con entusiasmo. No, sabato non ci sarà nulla da festeggiare. A Roma e in nessuna altra parte d'Europa.

lunedì 20 marzo 2017

Maga Magò Gentiloni: 100 giorni di insuccessi

Maga Magò Gentiloni si autofesteggia per i primi 100 giorni di governo. Ed i giornalisti di servizio - quelli che spiegano le ragioni del crollo di credibilità della categoria - si sono affannati a magnificare gli strabilianti risultati ottenuti da Maga Magò. Indubbiamente ci vuole abilità, e soprattutto una totale faccia di bronzo, per inventarsi dei successi sul fronte delle relazioni internazionali (a partire dalla Libia) e su quello dei migranti. A livello europeo l'Italia conta sempre meno, il vertice di sabato a Roma si annuncia come un incontro sul nulla, nella migliore delle ipotesi. In Libia il governo di Maga Magò ha puntato su Sarraj che, ovviamente, benedetto dal bugiardissimo ha immediatamente cominciato a subire gli effetti della sfiga. Ora Sarraj è sempre più in difficoltà e il presunto accordo sui migranti rischia di rimanere sulla carta. D'altronde anche le promesse del ministro Minniti sono bellamente ignorate. A Torino maxi retata di spacciatori al Valentino, decine di grandi risorse controllate, tutti con poche dosi dunque non arrestabili. Ma nessuno che venga espulso. Ci pagheranno le pensioni con lo spaccio di droga? A Milano gang di nuove opportunità si scontrano ormai con frequenza plurisettimanale: nessuna espulsione. A Padova una donna aggredita da una grande opportunità: nulla di fatto. In compenso gli sbarchi si sono moltiplicati, con la certezza che le promesse del governo di Maga Magò non verranno mai mantenute. Anzi, visto che le espulsioni non solo dei clandestini ma neppure quelle dei criminali diventano realtà, si è già chiarito che la prevista distribuzione di pochi migranti per ciascun Comune italiano non sarà sufficiente. Ma questo particolare non viene ricordato dalle facce di bronzo che incensano Maga Magò. E nessuno che fiati sulle nomine imposte dal bugiardissimo ai vertici delle aziende partecipate dallo Stato. Alessandro Profumo, dopo l'insuccesso alla guida di Montepaschi, avrebbe dovuto avere il buon gusto di rimanere a godersi i troppi soldi guadagnati. E il governo avrebbe dovuto avere il buon gusto di non interpellarlo. Invece ce lo ritroviamo ai vertici di Leonardo-Finmeccanica. Visto che da banchiere non è stato impeccabile nella banca senese, chissà che meraviglia alla guida di un'azienda della Difesa

venerdì 17 marzo 2017

I 5 stelle preparano la squadra di governo, il centrodestra pensa ai ritocchi estetici

Il disgusto cresce tra gli italiani, nonostante i sempre più squallidi interventi dei giornalisti di servizio pronti a difendere qualunque porcata politicamente corretta ed a condannare ogni tentativo di procedere in senso contrario. Ma se cresce il disgusto crescono anche le difficoltà ad intercettare rabbia, frustrazione, risentimento. Il Pd è il simbolo del politicamente corretto, quindi la fonte del maggior disgusto e, da solo, non ha più alcuna speranza di successo. La sinistra Mdp cerca di recuperare i voti fuggiti dalla sinistra verso i grillini, ma avendo già in programma un'alleanza con il Pd perde di credibilità. Mentre il Movimento 5 stelle prepara già la lista dei suoi futuri ministri, nella certezza della vittoria. Difficile che Di Maio e Dibba conquistino il 40% che, sulla base dell'attuale legge elettorale, consentirebbe loro di governare in solitudine. Ma l'idea di aver già individuato la squadra rappresenta un passo importante. Tutti possono confrontarsi sui nomi, su qualità e difetti. Scelta comunque coraggiosa mentre sul fronte destro Berlu è riuscito anche a negare le primarie in Sicilia per individuare un candidato non paracadutato. Sarebbe divertente scoprire i nomi di un potenziale governo di destre e centrodestra. Ci sarà un ministro ai ritocchi estetici? I candidati non mancherebbero. Tutti con grandi esperienze. E un ministero per la tutela di Mediaset non potrà mancare. Con Gasparri e si troverà un nuovo fedelissimo? Magari una velina? Il Pd ha un programma per tutelare chi è già tutelato e per offrire piccole mance ai milioni di poveri, in modo che sopravvivano e si prestino a lavori precari e sottopagati. I 5 stelle sognano redditi di inclusione o di cittadinanza, per garantire chi non fa nulla e nulla vuole fare. Rimangono praterie per predisporre un programma che vada incontro ai problemi della maggioranza della popolazione. Ma per l'accozzaglia di partiti e movimenti sul fronte destro il programma è l'ultimo dei pensieri. Il primo è l'individuazione dei nomi, dei candidati. Mica facile. appena sono comparsi sondaggi che indicavano il fronte destro in crescita, i fantasmi del passato sono riemersi dalle tombe. Tutti pronti ad una nuova avventura in Parlamento. Meno facile individuare nuovi candidati credibili nelle città che andranno al voto questa primavera. E' qui che si nota lo scollamento tra vertici autoreferenziali e la base sempre più lontana. Con i capolista bloccati, le segreterie romane sono pronte a paracadutare i soliti volti in ogni collegio del Paese. Accentuando ulteriormente il distacco dai territori. L'obiettivo sembra essere quello di conquistare più seggi in Parlamento, ma lasciando a chiunque altro l'incombenza di governare l'Italia

giovedì 16 marzo 2017

In Olanda vince chi perde. E il Tg5 esulta renzianamente

Chi vince perde e chi perde vince. Questo il risultato delle elezioni olandesi nella spiegazione dei media italiani. Il presidente del Consiglio olandese, Rutte, incassa una sconfitta pesantissima in termini di voti e seggi. Eppure viene presentato come il trionfatore. Wilders, il populista che, in realtà, ha poco da spartire con analoghi partiti del resto d'Europa, cresce in voti e seggi ma viene irriso come grande sconfitto. In realtà Rutte ha vinto perché, nelle ultime settimane, ha fatto proprie molte delle proposte di Wilders. E lo scontro con la Turchia lo ha trasformato in una sorta di paladino contro l'invasione. Così come una serie di provvedimenti a tutela degli olandesi e contro i migranti. Aspetti su cui i media sorvolano ampiamente. L'importante è esultare per la vittoria di un partito filoeuropeo e per il mancato sorpasso del partito anti europeo. Se ha mancato il trionfo Wilders, è il pensiero dei media di servizio, lo mancherà anche Marine Le Pen e poi i tedeschi di Afd. Dunque possiamo continuare a massacrare i popoli europei con tasse e migranti. Ovviamente in prima linea, in questa crociata contro i popoli, non poteva mancare il TgRenzi5. Ed è questa l'immagine che tutti dovrebbero avere quando, prima o poi, saranno chiamati al voto. Mediaset e il Tg dell'inciucio. Il sostegno mediatico al bugiardissimo, prima ancora di quello politico. Gli elettori del centrodestra, i cosiddetti moderati di centrodestra, possono fidarsi di un politico che mette la sua ammiraglia televisiva al servizio del centrosinistra? Non è che le alternative abbondino. Gli elettori di destra potranno sbizzarrirsi tra Salvini che benedice i voucher e la Meloni che esulta per il mancato referedum sull'articolo 18. In pratica la garanzia che un eventuale governo a loro guida non farebbe nulla contro lo sfruttamento. Ma i moderati? Possono puntare su Fitto e Direzione Italia? Su un partito che ha enormi difficoltà persino a presentare le liste nei Comuni dove si voterà questa primavera? Un partito sostanzialmente assente dall'informazione politica perché non sa comunicare e si guarda bene dall'investire risorse per farsi conoscere? Fitto forse è più credibile di Berlu quando assicura che, dopo il voto, non ci saranno accordi con il Pd del bugiardissimo. Ma senza la capacità di comunicare, Direzione Italia non riuscirà a superare neppure le soglie di sbarramento e sparirà dalla scena.

lunedì 13 marzo 2017

Confindustria in crisi, fedele al bugiardissimo

Bisognerebbe aver fiducia nella magistratura italiana per pensare che la verità sulle vergognose vicende del Sole 24 Ore possano emergere dalle aule giudiziarie e che i responsabili possano essere puniti. Poco più di un'illusione. Ma al di là degli aspetti legali, delle false comunicazioni, delle decine di migliaia di copie perse (problemi che interessano soprattutto i giornalisti coinvolti), dalla vicenda del Sole emerge la crisi non di una testata ma dell'intera Confindustria. Inevitabile, considerando che è l'espressione di un mondo industriale in coma profondo. Da tempo ai vertici della confederazione sono approdati quelli che De Luca definirebbe come "personaggetti " . Improbabili rappresentanti di un mondo autoreferenziale e che non sta più contribuendo alla crescita del Paese. Slogan ripetuti nella speranza che si trasformino in realtà. Appoggio politico al bugiardissimo puntando ad ottenere favori. Lo si è visto in occasione del referendum. Confindustria e il bugiardissimo insieme. Insieme anche nel non riuscire a comprendere il proprio Paese ed il proprio popolo. Politiche di sfruttamento sostenute da una informazione a senso unico. Non è stato sufficiente. Lo scollamento è evidente. E non se ne esce con altri slogan, con altri interventi a difesa di un fortino assediato e con le mura sbrecciate. Tutelando gli "industriali che sbagliano ", proteggendo manager che nella migliore delle ipotesi sono incapaci e che vengono premiati con sontuose buonuscite. Una Confindustria che continua a pretendere di dare indicazioni economiche e politiche e non si dimostra in grado di gestire se stessa. Il famigerato "Fate presto " per defenestrare Berlu ora pare non andare più di moda quando si tratta di fare pulizia in casa propria. Anche a livello di immagine si sarebbe potuto fare di meglio

venerdì 10 marzo 2017

Maga Magò aiuta i super ricchi e penalizza gli anziani

La grande truffa è consumata. I super ricchi che vorranno scegliere l'Italia come residenza godranno di un mega sconto fiscale. Pagheranno 100mila euro all'anno anche se i loro guadagni saranno 10-100 volte superiori. E la casta degli oligarchi italiani, soprattutto quelli che hanno da tempo la residenza all'estero e che potranno beneficiare del regalo, ha subito applaudito la nuova legge. I vantaggi per l'Italia? Tantissimi, ha assicurato uno dei grandi nomi della moda italiana: "I ricchi - ha spiegato - sono sempre accompagnati da una corte di camerieri, anche una decina di persone". E sì, davvero un fondamentale contributo all'occupazione italiana. Mentre il piccolo imprenditore di casa nostra che crea 30-40 posti di lavoro, che punta sui cervelli, che investe per innovare, continuerà a sostenere una tassazione che complessivamente erode oltre il 60% dei suoi guadagni. Però Maga Magò Gentiloni vuole andare oltre. Vuole ignorare il principio di uguaglianza ed anche quello della progressività della tassazione. Maga Magò pensa a sgravi fiscali per i giovani mentre i lavoratori più anziani saranno penalizzati. Casualmente è una proposta che piace tanto al presidente di Confindustria, Boccia. Al di là delle menzogne con cui il progetto di Maga Magò è stato ammantato, la realtà è preoccupante. Ridurre il carico fiscale su stipendi da fame non permette comunque di risparmiare e di programmare il futuro. Consente di andare una volta al mese in pizzeria. Invece penalizzare i salari dei più anziani ha il meraviglioso effetto di accrescere la precarietà dei genitori che, con il loro stipendio, continuano a mantenere o ad aiutare i figli. In questo modo i giovani avranno minori garanzia per il loro futuro in cambio del denaro per una pizza mensile. Tutti precari, giovani e anziani. In compenso peggioreranno le condizioni di vita dei lavoratori più vecchi e questo rappresenta una vera magia per i conti dell'Inps: peggio vivono gli anziani e prima muoiono. D'altronde i super ricchi stranieri che verranno ad abitare in Italia potrebbero infastidirsi nel vedere degli anziani italiani circolare per le strade di questa colonia dell'oligarchia mondiale.

giovedì 9 marzo 2017

Gentiloni come Maga Magò: fallimentare

"Ma chi sono io, Babbo Natale?" si chiedeva il personaggio di una vecchia pubblicità. Il presidente del Consiglio, Gentiloni, ha invece subito chiarito di non essere Mago Merlino e, dunque, di non essere in grado di affrontare con efficacia il problema dei troppi clandestini che girano per l'Italia. L'Europa si è infatti accorta, praticamente un miracolo, che l'Italia non rispetta gli impegni di rimandare a casa chi non ha diritto a rimanere nella Penisola e nelle Isole. Eppure non dovrebbe essere necessario ricorrere al Mago Merlino. Basterebbe far rispettare le regole, le leggi. Gentiloni, che ricorda di più Maga Magò, preferisce invece far finta di niente. Ci sono alcune centinaia di migliaia di clandestini, ammette il governo. Non si sa di preciso quanti, si sa che sono tanti. Come vivono? Come ottengono denaro? Quanto costano agli italiani  le cure sanitarie gratuite elargite a questo esercito di irregolari? Mistero. Maga Magò non lo dice. Si tagliano i posti letto negli ospedali, ma i costi per centinaia di migliaia di clandestini possono essere affrontati grazie alle tasse pagate da chi viene curato sempre peggio. Maga Magò se ne frega. Non è in grado di far rispettare le leggi e non fa nulla per aumentare i rimpatri. Gli sbarchi stanno aumentando, le risorse per gli italiani si riducono ma il governo di Maga Magò si vanta del grande accordo raggiunto con Tripoli per fermare le partenze dalla costa libica. Non ci sono risultati concreti? Pazienza. Questo è il governo di Maga Magò, mica di Merlino.

mercoledì 8 marzo 2017

Tg5, l'arma di Berlu per affossare il centrodestra

No, Berlu non vuole proprio tornare alla vittoria. L'idea di non poter essere lui il leader di una eventuale maggioranza di destre-centrodestra lo porta ad impegnarsi per distruggere ogni possibilità di successo. E scatena il Tg5 come arma di distruzione di ogni possibilità di accordo. Ormai il Tg principale delle reti di Berlu si scaglia anche contro il forzista Toti, presidente della Liguria, perché considerato troppo vicino all'odiata lega salviniana. Quel cattivissimo Toti che, rispettando le leggi italiane, vieta il burqa negli uffici pubblici: razzista e sessista. E poi il Tg5 attacca Orban, il presidente ungherese che non è alleato di Marine Le Pen ma fa parte dello stesso Ppe dove è collocata Forza Italia. Ma Orban, per il Tg di Mimun, ha una politica sull'immigrazione troppo simile a quella sognata dalla Lega e dai Fratelli d'Italia: dunque sparare ad alzo zero. E difendere, ogni giorno e più volte al giorno, ogni invasione, ogni provvedimento a favore dei migranti. Ignorando eventuali reati commessi dalle grandi risorse ed ignorando la crescente precarietà della vita di milioni di italiani. Schierati con Marchionne e contro i lavoratori, con Soros e contro chi tutela l'identità. Emblematico il servizio per stigmatizzare i partiti populisti che utilizzavano i soldi del Parlamento europeo destinati ai collaboratori dei parlamentari per pagare proprio i collaboratori dei parlamentari. Non i famigliari (il caso della Comi), ma proprio dei collaboratori. Solo che le persone retribuite lavoravano nei collegi elettorali dei parlamentari, e non a Bruxelles. E gli euroburocrati decidono anche come devono lavorare i politici e dove. Decidono anche cosa devono dire e mostrare, come dimostra la vicenda della Le Pen alla quale è stata tolta l'immunità parlamentare per aver mostrato i crimini dell'Isis. Altro che libertà di informazione. La libertà la decide Bruxelles sulla base dell'informazione stabilita dagli eurocialtroni. Puoi il Tg5 perdersi queste opportunità per attaccare i potenziali alleati di Berlu? Certo che no. E non importa se il cosiddetto polo sovranista ha, complessivamente, molti più voti di Forza Italia. Se Berlu non può andare a comandare, meglio lasciar vincere chiunque altro. Chiunque garantisca la crescita delle reti Mediaset, chiunque difenda Piersilvio dall'assalto di Bolloré. Meglio l'alleanza con il babbo del bugiardissimo piuttosto di ritrovarsi con accordi vincenti tra Toti, Zaia e Maroni. Meglio rinunciare a vincere a Genova piuttosto di essere il numero 2 in Italia. Tanto il polo sovranista ha difficoltà ad individuare candidati credibili, di qualità, vincenti. Ma, con il Tg5, è meglio prevenire e massacrarli tutti a prescindere

lunedì 6 marzo 2017

E' primavera, sbocciano i nuovi sbarchi

La primavera si avvicina. Se ne sono accorti anche gli aspiranti a trasformarsi in  nuove risorse. E così gli sbarchi, che non si sono mai arrestati neppure nel pieno dell'inverno, riprendono nuovo vigore. Nell'indifferenza generale dei ministri e degli organi di disinformazione. Se n'è accorto l'italiano assassinato da una grande opportunità, ma per il resto il popolo bue resta indifferente. Il problema è il ruolo del ministro Lotti e del babbo del bugiardissimo nella vicenda di favori e di commesse. Tutti attenti ai nuovi nomi che spuntano, a vario titolo, nell'inchiesta. E che sputtanano non solo il Pd ma anche spezzoni vari di un centrodestra aduso a certi giochetti. Così, mentre ci si scanna sul babbo dell'ex premier, nessuno si occupa più delle promesse a vuoto dell'attuale ministro dell'Interno. Dove sono finite le migliaia di espulsioni promesse? Che fine hanno fatto i clandestini che dovevano essere rimandati a casa loro? Tutto tace, meglio occuparsi di Romeo e Bocchino. Anche l'Europa, per frenare i consensi a Marine Le Pen, annuncia espulsioni di massa, peccato che i rimpatri restino sulla carta. E, anzi, tornino ad aumentare gli ingressi, invece delle uscite. Tanto in Italia la disoccupazione non esiste. Tanto l'Italia ha soldi in abbondanza per garantire la sanità gratuita ai nuovi ospiti, dopo aver tagliato i posti letto per gli italiani. Ogni tanto spunta un sondaggio che evidenza una crescita del polo destre-centrodestra, ma ormai non si preoccupa più nessuno. Ogni volta che i sondaggi indicano un progresso, Berlu interviene a gamba tesa per chiarire che un eventuale successo non porterebbe al benché minimo cambiamento. Tutti obbedienti a quel Ppe corresponsabile dell'invasione e dell'impoverimento degli italiani. Nessuno ha dubbi in proposito. La vicenda di Bocchino e la mancanza di interventi da parte dei politici delle destre è un segnale inequivocabile. Persino nel Pd riescono ad interrogarsi, pur con tutti i garantismi del caso, sui comportamenti dei loro politici e sugli atteggiamenti più congrui. A destra nulla. Va bene così. Una garanzia, in vista di un voto per cambiare

sabato 4 marzo 2017

Dimissioni per Lotti? E per chi è coinvolto a destra?

Lotti deve dimettersi dopo le intercettazioni e le inchieste? Il ministro dello Sport (credibile, nel suo ruolo, come Fedeli all'Istruzione) è sotto attacco. E parti delle opposizioni chiedono che abbandoni l'incarico governativo. Al di là degli aspetti giudiziari e della fiducia che si può avere nei confronti della magistratura, è evidente che Lotti non faccia una grande figura. Già, ma non solo lui. È possibile che un passo indietro non venga chiesto a chi è coinvolto nella stessa vicenda sul fronte destro? È accettabile che l'informazione delle destre sia affidata a chi, dalle intercettazioni, emerge come facilitatore dei rapporti con servizi segreti statunitensi? Al di là dei rapporti legati ad appalti e commesse? Magari tutto si rivelerà una bolla di sapone sotto l'aspetto penale. Ma conta anche l'aspetto umano per chi si occupa di un settore delicato come la comunicazione politica. E lo stesso criterio dovrebbe valere per chi si sta agitando per candidarsi nelle varie formazioni di destra e centrodestra in vista delle prossime votazioni. I sondaggi indicano una forte crescita dei parlamentari di Lega e Fratelli d'Italia e la corsa alla poltrona si fa dura e senza esclusione di colpi. Si dovrebbe evitare di imbarcare il solito esercito di incompetenti e di personaggi discutibili. La convinzione di poter vincere sta contagiando anche le formazioni minori. Lo si vede dall'assalto di personaggi improponibili agli strapuntini interni di Direzione Italia. Con il rischio di bruciare un possibile successo proprio per la consueta incapacità di scegliere una classe dirigente decente

venerdì 3 marzo 2017

La gauche caviar sancisce la morte della cultura europea

Jean d'Ormesson, in una lunga intervista zeppa di luoghi comuni politicamente corretti, riesce comunque a porre un problema vero. La fine dell'Europa è legata alla fine della sua egemonia culturale, strettamente connessa a quella economica. La banalità nel ragionamento dell'intellettuale francese è rappresentata dall'immagine di un'Europa povera economicamente. Eppure il Vecchio Continente resta ancora il primo mercato mondiale. Ambito, non a caso, dai cinesi che stanno realizzando la Via della Seta ferroviaria proprio per ridurre i tempi di consegna delle merci. In compenso non si vedono più intellettuali europei di dimensione mondiale. Ma non se ne vedono neppure americani, cinesi, africani. Il Nobel per la Letteratura è ormai ridotto ad una farsa, politicamente corretta ma fastidiosa ed irrilevante sotto l'aspetto della ricaduta sui popoli. Il solito circolo per i soliti amici degli amici. Ma la mancanza di egemonia culturale europea sta contribuendo alla distruzione dei popoli europei. Se in Italia vengono trasformati in guru del pensiero personaggi come Saviano e Baricco, è evidente che non si può pensare ad un Rinascimento culturale. Ma non va meglio in Germania e neppure in Francia, nonostante il tentativo di tutela della lingua francese contro l'invasione dell'inglese. Le famigerate tre "i" della riforma scolastica berlusconiana portavano, inevitabilmente, alla quarta "i": irrilevanza. Irrilevanza della cultura che porta ad un peggioramento complessivo della società. Più informatica e meno inventiva, più inglese e meno ingegno, più impresa e meno intuizione. E con tutti questi segni negativi, non si costruisce un'impresa di successo. Cresce l'impoverimento. D'Ormesson si attende una nuova egemonia culturale legata alla crescita economica di Paesi come l'India, la Cina, il Brasile. E il fatto che inserisca anche il Brasile è la dimostrazione della lontananza dell'intellettuale transalpino dalla realtà. Ma in fondo, a lui come agli intellettuali radical chic di tutta Europa, va benissimo la resa del Vecchio Continente. Après moi le déluge. Dunque l'Europa può sprofondare, visto che i vecchi guru non ci saranno più. Purché, è l'unica condizione per rendere felici gli intellettuali politicamente corretti, non vincano i populisti. Che non hanno cultura, secondo la gauche caviar. E non si capisce quale sia il problema dal momento che sono proprio i numi tutelari del pensiero debole europeo a constatare la morte della cultura di casa nostra. Basta con Platone, con Dante, con Hugo, con Goethe. Ma se il nulla deve essere, che nessuno provi a difendere le nostre radici

giovedì 2 marzo 2017

Contrordine, compagni: il bugiardissimo non ama il babbo

Si scatena la bufera giudiziaria su Tiziano Renzi e, pura coincidenza, i giornali di servizio cominciano a spiegarci che il bugiardissimo, poverino, aveva sempre avuto un pessimo rapporto con il padre. Perché la fiducia nella magistratura viene proclamata, però non si sa mai ed è meglio mettere le mani avanti. Se dovesse mettersi male, qualche giornalista di comodo potrà sempre proporre un test del Dna per il disconoscimento della paternità. Magari anche per Maria Elena Etruria, visto che il suo babbo ed il babbo del bugiardissimo erano usi a frequentarsi. D'altronde perché mai le colpe dei padri dovrebbero ricadere sui figli? Forse solo perché il buon Tiziano Renzi ha costruito la strada politica del figlio? Amore di babbo, che male c'è? Per il resto il giornalismo di servizio ci informa subito che, a casa, padre e figlio parlavano solo di vicende di famiglia. Forse, ma non è dimostrato, anche della Fiorentina. Ma il giornalismo di servizio - che evidentemente era presente in massa alle riunioni della famiglia Renzi - esclude categoricamente che si parlasse di politica o, ancor peggio, di economia e di affari. "Hai fatto la spesa?" era una domanda vietata. E guai ad occuparsi del prezzo della bottiglia del latte. Sarà per questo che il ministro dell'Economia, Padoan, non ha idea di quanto costi. Per loro sono argomenti tabu. O forse sono soltanto argomenti per i poveri, quelli che i conti per arrivare a fine mese devono farli e, a tavola, ne discutono. Però, in questa vicenda giudiziaria, non compaiono soltanto i famigliari dei politici. Compare anche un membro del governo, e non è una bella cosa. E compare anche un ex politico di quella che è ora l'opposizione. Uno a cui è ora affidata la guida di un quotidiano delle destre. Anche in questo caso tutti si affrettano a dichiarare la piena fiducia nella magistratura ma, nel frattempo, qualcuno comincia a spiegare che l'ex politico ha sempre avuto la pessima abitudine di millantare amicizie e possibilità che non aveva. Davvero una grande difesa, efficace. Non è un disonesto ma solo un blagueur. Ma perché mai le destre dovrebbero farsi rappresentare da un individuo di questo livello? Perché mai affidare a lui la comunicazione e la gestione delle informazioni? Misteri.

mercoledì 1 marzo 2017

Nessun diritto ad una vita dignitosa? Costa troppo

La vicenda, tragica, dei due italiani che hanno scelto il suicidio assistito in Svizzera è riuscita a sviare, ancora una volta, l'attenzione dai problemi veri. Tutti impegnati a blaterare sul diritto, estremamente individuale, ad avere una morte dignitosa. Nessuno che si sia occupato del diritto, sociale, ad avere una vita dignitosa. Già, perché una vita dignitosa significherebbe dover rinunciare all'esercito industriale di riserva rappresentato dai migranti. Significherebbe dover garantire retribuzioni adeguate, condizioni di lavoro decorose, speranze per il futuro. Un problema, per gli azionisti delle multinazionali che vedrebbero ridursi i dividendi. Costa molto di meno ridurre i posti letto negli ospedali per i malati e crearne per chi vuol metter fine alla propria vita. In attesa del passo successivo: metter fine anche alla vita di chi preferirebbe continuare ad assaporarla ma viene considerato un peso perché non più produttivo. Eutanasia obbligatoria invece di sprecar soldi per le pensioni: Un gran bel risparmio. D'altronde il mondo globalizzato non è interessato alla qualità della vita delle persone, soltanto alla loro produttività ed alla loro funzionalità all'interno del processo di sfruttamento. Però la globalizzazione può contare su un esercito di servi sciocchi, a disposizione per mistificare la realtà. Così, ad esempio, gli oligarchi torinesi possono continuare a mentire sull'ottimo andamento dell'economia cittadina, cercando di mistificare anche i dati ufficiali negativi. Il numero delle aziende continua a calare? Vero, ma ci sono settori in crescita. Peccato che il settore che cresce di più sia quello delle sale giochi, delle slot machine, dei bingo (la versione figa della tombola). I templi moderni della disperazione e dell'illusione. Si spera nella fortuna perché si sono perse le speranze nella realtà. Non più panem et circenses, solo circenses perché il pane è terminato sulle tavole delle plebi desideranti. Vita dignitosa? Non si sa più neppure cosa significhi. Il principio della "rana bollita" è diventato realtà. La rana, che scapperebbe se posta su una piastra bollente, continua invece a nuotare tranquilla in un pentolone pieno d'acqua che viene riscaldato poco a poco. Sino a far bollire l'acqua e la rana. Gli italiani vengono bolliti giorno dopo giorno, con l'eliminazione di un diritto per volta, in modo che quasi non ci facciano caso. Sino ad aver perso tutto ed invocare, a quel punto, una morte dignitosa. Che verrà magnanimamente concessa