giovedì 1 dicembre 2016

Al voto un popolo di accattoni

E' un peccato che la campagna elettorale per il referendum sia ormai alla fine. Altre due settimane e il bugiardissimo avrebbe promesso anche la cura anti cancro, la ricrescita dei capelli, la fontana della giovinezza. Ma già così non c'è da lamentarsi: soldi per i contratti degli statali, soldi per le pensioni, soldi per i diciottenni. Poi, da lunedì, si vedrà cosa potrà essere realizzato davvero. Perché in Europa hanno già detto che la manovra del bugiardissimo non va bene. Ma per non rovinare le promesse referendarie se ne riparlerà a urne chiuse. E il bugiardissimo potrà sempre dar la colpa a Bruxelles se non potrà mantenere gli impegni. Perché da qualche parte bisognerà pur trovarli, tutti questi soldi. L'Europa, nella migliore delle ipotesi, concederà all'Italia di spendere soldi italiani, non è che le risorse potranno arrivare da Bruxelles. Ma agli italiani non importa nulla di questi particolari. I sudditi applaudono il padrone che lancia i resti del banchetto alla folla affamata. Forse ha ragione Boldrini quando propone di cambiare le scritte sulle opere del passato. Non tanto gli anni, in numeri romani, dell'Era Fascista. Ma la scritta dell'Eur andrebbe cambiata, anzi proprio cancellata. Già la definizione di palazzo della civiltà italiana non ha più ragione di esistere. E poi diventa ridicola, quasi offensiva, la scritta che campeggia sul palazzo. Un popolo di eroi, questo? Meglio scrivere "popolo di cortigiani". Navigatori? Chiedere a Schettino. Poeti? Beh, abbiamo Fedez. Santi? Meglio evitare l'argomento, di fronte al vuoto delle chiese grazie anche a monsu Bergoglio. E gli artisti? Le oscenità banali che vengono spacciate per arte fanno rivoltare nella tomba non solo Leonardo e Michelangelo, Caravaggio e Tintoretto, ma anche i più bistrattati produttori di croste dell'Ottocento. E i pensatori dove sono? Quelli dei think tank che sfornano gli ordini da impartire al bugiardissimo. Gli scienziati magari ci sono, fuggiti all'estero e per questo meritevoli della definizione di trasmigratori. No, meglio cancellare la scritta, meglio abbattere l'Eur ed anche il Colosseo. Cancelliamo una grandezza che non ci appartiene più. Popolo di accattoni, di furbetti a caccia di concessioni dal potente di turno. Questa è l'Italia che andrà al voto domenica. O che resterà a casa perché anche scegliere è diventato troppo faticoso. Occorrerebbe pensare, ma è un'attività che non è più prevista. Popolo di aspiranti chef, di aspiranti commissari tecnici del calcio, di aspiranti veline. Aspirare si può, l'importante è che nessuno chieda un po' di impegno per allenare in terza categoria, per imparare a cucinare un uovo sodo, per imparare a muovere due passi di danza. Comunque vada domenica, lunedì l'Italia resterà quella di sempre.

mercoledì 30 novembre 2016

Morti sul lavoro 4.0

E che saranno mai centinaia o migliaia di morti a causa dell'amianto? Si può mandare in galera un miliardario svizzero soltanto perché si è arricchito sulla pelle dei lavoratori alle sue dipendenze? Certo che no. E' stato un incidente. Sì, poteva stare più attento, ma è come l'automobilista che apre di colpo la portiera della vettura e non si accorge del motociclista che sta sopraggiungendo. Se cade e muore, è solo una fatalità. Mica si va in galera per un piccolo errore. E se l'errore viene ripetuto per migliaia di lavoratori e per decine di anni, pazienza. Mettiamoci una pietra (tombale) sopra e lasciamo il miliardario svizzero a godersi la sua ricchezza. Vogliamo dare la stura all'invidia sociale? Il miliardario aveva l'obbligo di preservare i suoi capitali, non quello di preservare la salute di quelli che, con il massimo di ipocrisia, oggi vengono definiti come "collaboratori". Schiavi beneficiati di un lavoro. Lo vuoi un lavoro? E allora accetta di correre dei rischi. Come i tre operai italiani morti mentre riparavano una nave. Ora magari le famiglie pretenderanno anche un risarcimento: ingrate. Certo non potranno pretendere giustizia, lo sanno di essere in Italia. Ma qualche spicciolo per sopravvivere magari arriverà. Certo che proprio non si può fare gli imprenditori in Italia. Con tutte queste leggi da aggirare sulla sicurezza. E non bisogna utilizzare l'amianto, e si devono mettere sistemi di sicurezza sulle navi, e si devono montare impalcature che non crollino. Ma dove andremo a finire di questo passo? Neanche fossimo un Paese europeo. Troppa sicurezza uccide le aziende. Molto meglio uccidere i lavoratori. Tanto gli imprenditori italiani sono schierati con il bugiardissimo e con Alfano, tanto impegnati a procurare nuovi schiavi in arrivo dall'Africa o dall'Asia. Così, se cadono da un'impalcatura, l'indignazione è minore. Magari non ci sono neppure famigliari da risarcire. Meglio far lavorare i clandestini, così non ci sono documenti che dimostrino la provenienza, i legami famigliari. Niente di niente. E con qualche conoscenza giusta magari si riesce anche a far sparire il corpo, come se nulla fosse successo. Deve essere questa l'industria 4.0 per il futuro dell'Italia. Non si sa cosa rappresenti il 4, ma lo 0 è riferito di sicuro ai diritti dei lavoratori. Se poi ai bamboccioni italiani tutto questo non piace, possono sempre andarsene. A fare esperienze, perenni, in Paesi dove i lavoratori sono considerati una risorsa vera e non degli schiavi da sfruttare e da sostituire quando non sono più utili. Ma l'Italia, assicura il bugiardissimo, deve modernizzarsi, deve correre, non può rimanere ferma in un passato che garantiva ferie, pensioni, norme contro gli infortuni. Tutte perniciose invenzioni di un regime lontano e tanto cattivo. Ora abbiamo le morti 4.0, siamo diventati finalmente moderni

martedì 29 novembre 2016

Lapo, simbolo della fine degli Agnelli

Non è il caso di infierire sui problemi psichici di Lapo Elkann. Il patetico tentativo di inventarsi un sequestro per spillare 10mila dollari alla famiglia rileva ampiamente lo stato mentale del nipote del sedicente Avvocato Agnelli. Tare genetiche, probabilmente, prima ancora di problemi legati all'educazione ricevuta in una famiglia che è il simbolo delle nefandezze di una classe dirigente fallita. Una storia bruttissima, quella degli Agnelli. Peggiorata ancora nella variante Elkann. E non bastano i soldi, i tanti soldi, a modificare la realtà anche se i media di servizio hanno fatto di tutto per raccontare una storia totalmente falsa e completamente diversa. Così come continuano a raccontare meraviglie sull'azienda di Lapo, quella che produce articoli di pessimo gusto riservati a chi si illude di far parte del mondo dei Vip soltanto perché indossa orribili occhiali ma con marchio da fighetto. Una famiglia allo sbando, tra cause legali della figlia che si sente defraudata da madre e parte dei figli, tra eredità svanite e soldi svaniti in chissà quale paradiso fiscale. Una famiglia che ha rimosso anche la tragica morte di Edoardo, il figlio dell'Avvocato. Personaggio scomodo, anche lui con problemi di droga ma anche con problemi legati alla sua capacità di pensare liberamente: una malattia intollerabile nel mondo degli Agnelli. Ma il vero problema non è quello dei rapporti famigliari o dei quozienti intellettivi. Sono fatti loro. Il problema vero è rappresentato dal servilismo delle corti che si sono affannate a rendere omaggio, a prostrarsi, a contendersi le briciole lasciate cadere da un padrone assolutamente taccagno. Le corti di disinformatori che continuano a descrivere il mondo dei Vip come se davvero queste persone fossero importanti per qualcuno al di là di loro stessi. Quei disinformatori che sprecano righe di giornali per descrivere l'abito indossato dalla nipote del cugino del cognato di un presunto Vip. E se poi la nipote del cugino del cognato va in giro con gli occhiali di Lapo, allora il delirio giornalistico è assicurato. In fondo Lapo è anche vittima di questo mondo di una informazione fasulla e servile che ha osannato ogni sua sciocchezza, che ha sorriso di fronte alle sua auto oscenamente colorate e parcheggiate perennemente in divieto di sosta. Gli hanno fatto credere che a lui tutto fosse permesso e concesso. Ci ha creduto, tra una sniffata ed un trans. Simbolo di una dinastia che si è creduta regale perché, nella crassa ignoranza, era convinta che la regalità si misurasse dalle legioni di cortigiani. Fine della storia, in attesa che l'addio di Marpionne alla Fca determini anche la fine della dinastia.

lunedì 28 novembre 2016

Verso il Si, a forza di ricatti e minacce

Bastone e carota nell'ultima settimana di campagna elettorale del bugiardissimo per il referendum. Dunque, nell'ordine, se dovesse vincere il No gli effetti sarebbero: fallimento di alcune banche (tra cui, guarda caso, l'Etruria del signor Boschi, e sarebbe un bel casino), cancellazione degli aumenti ai dipendenti pubblici, cancellazione dei patti miliardari con le principali città italiane, cancellazione degli 80 euro negli stipendi più bassi, cancellazione del bonus di 500 euro per i diciottenni che votano Si. E, per finire, un governo tecnico. Ciò significa che ad indicare il nuovo capo del governo non sarà più il presidente della Repubblica, come da vecchia Costituzione, ma direttamente Juncker o chi per lui. Ma significa anche che il governo tecnico e' il male assoluto, visto che viene utilizzato come spauracchio. Peccato che sia stato proprio il Pd a volere il Grigiocrate Monti e la sua banda di distruttori dell'Italia. Certo, con l'appoggio di quel centrodestra che, in tal modo, ha firmato la porti fine. Bisogna, dunque, che vinca il Si. Perché gli italiani - assicura il bugiardissimo - sono stufi di questa situazione. E per una volta non mente. Ma si dimentica, il bugiardissimo, che a gestire l'attuale situazione è proprio lui. Insieme a gente come Padoan o Maria Elena Etruria o a Madia, quella che minaccia di cancellare gli aumenti ai dipendenti pubblici se non passa la sua riforma bocciata dalla Corte Costituzionale. Riforma e contratti sono due cose completamente diverse, ma per ottenere il Si al referendum si è pronti a tutto. Anche ai ricatti più squallidi. Come se il 5 dicembre, in caso di vittoria del No, il mondo finisse e nessuno potesse più governare l'Italia. D'altronde la strategia del bugiardissimo pare funzionare: il Si recupera perché un popolo di conigli si spaventa di fronte ai ricatti. Perché alle promesse non crede nessuno, ma alle minacce ed ai ricatti credono tutti. A cominciare dalla banda di Mediaset, pronta a cancellare qualsiasi dignità informativa pur di compiacere il bugiardissimo.

venerdì 25 novembre 2016

Gli italiani la smettano di infastidire i clandestini

A Torino, da qualche anno, più di un migliaio di clandestini occupa abusivamente alcune palazzine costruite per le Olimpiadi invernali del 2006. Non pagano le bollette della luce, ovviamente. E altrettanto ovviamente non vengono sgomberati perché non è politicamente corretto. Una ragazza italiana, disabile, è stata anche violentata e lo spaccio è diventato un'attività assolutamente tollerata. Tanto nessuno arresta questi signori. Che, sicuri dell'impunità, scorrazzano per il quartiere e creano scontri con gli indigeni. Non tutti gli indigeni, però, sono così tolleranti e capita che un paio di petardi vengano fatti esplodere davanti alle palazzine. Provocando la fuoruscita di centinaia di clandestini che distruggono un po' di quartiere, tanto per far notare chi è a comandare. Il sindaco non rimane certo con le mani in mano. E chiede un immediato intervento della giustizia. Contro i clandestini che occupano le palazzine? No, ovviamente. Contro gli italiani che li infastidiscono. Mentre il quotidiano dei migranti, la Busiarda, intervista uno degli occupanti che spiega che sono stati gli indigeni a volerli nelle palazzine. Una menzogna totale ed evidente. Per tutti tranne che per chi realizza l'intervista. Ed ora, di fronte ad un quartiere impaurito ed anche intimidito dalla giustizia a senso unico, si sta pensando a trovare nuove soluzioni abitative per gli irregolari. Dunque, gli italiani senza casa si devono arrangiare, i clandestini che hanno compiuto un reato occupando le palazzine devono avere un alloggio confortevole pagato dalla collettività. Ovviamente non è un problema solo torinese. Certo non è un problema di Capalbio dove i migranti non arriveranno perché il prefetto ha deciso che la località turistica frequentata dalla sinistra radical chic non deve essere infastidita da presenze di gente che non ha il pulloverino di cachmere. I migranti possono e devono andare a Goro, occupando l'unico locale pubblico della frazione di Gorino. Tanto è una località per un turismo di sfigati che magari non votano neppure bene. Dunque possono essere penalizzati. E non devono protestare, se no i media partono con le campagne sul razzismo e chi difende casa propria diventa un troglodita che non ha capito il beneficio della globalizzazione. E come ripete sempre Franco Debenedetti, uno dei responsabili della distruzione di migliaia di posti di lavoro all'Olivetti, la globalizzazione ha fatto bene a tanta gente nel sud del mondo. Se qualche pescatore dell'Adriatico è alla fame, chissenefrega. Può sempre andare a lavorare come lacché nella casa di qualcuno degli oligarchi che guidano questo Paese. Un tozzo di pane gli verrà fornito. Un salario no, perché è politicamente scorretto ed è pure una richiesta da populisti.

mercoledì 23 novembre 2016

Il protezionismo USA sarebbe la fortuna del mondo

Tutti i globalisti sono preoccupati per le scelte di Trump in campo economico. Scelte che, a partire dalla cancellazione del Ttp e dalla mancata prosecuzione delle trattative sul Ttip, porterebbero gli USA verso il protezionismo. Al di là delle sciocchezze ormai abituali sul futuro presidente nordamericano, i timori appaiono ancora una volta legati alla faziosità delle interpretazioni più che al dato di realtà. Da un lato, infatti, la rinuncia ai due mega trattati non significa la cancellazione dei rapporti commerciali con i vari Paesi. In economia, esattamente come in politica estera, Trump preferisce i rapporti bilaterali. Che può gestire da una posizione di forza. Il problema, evidentemente, può sussistere per i Paesi più deboli nel confronto, come l'Italia ad esempio, ma certo non per gli USA. Ma anche l'Italia - come qualsiasi altro grande partner commerciale - ha armi con cui rispondere. O le avrebbe, se solo la classe imprenditoriale del nostro Paese dimostrasse un po' più di coraggio e di fantasia. Una eventuale frenata delle importazioni negli USA porterebbe maggior lavoro negli Stati Uniti. Probabilmente anche a costi maggiori dei prodotti, rispetto a quelli realizzati in Asia o anche in Messico e poi importati. Ma la politica dei salari dovrebbe rispondere agli aumenti dei prezzi. Quanto ai problemi creati in Messico e Paesi asiatici, e' vero che aumenterebbe la disoccupazione ma con la cancellazione di posti di lavoro che assomigliano alla schiavitu'. Poco più di 4 dollari di paga al giorno non garantiscono prospettive reali. E allora è arrivato il momento che i Paesi dove lo sfruttamento e' il modello di competitività si dotino di programmi più intelligenti. Programmi di crescita e sviluppo, non di schiavismo e di asservimento. I trattati commerciali non possono essere basati sul l'arricchimento di un piccolo gruppo di persone a scapito di tutto il resto della popolazione. Ed una eventuale chiusura degli USA nelle proprie frontiere economiche, peraltro improbabile, avrebbe il merito di far emergere le contraddizioni negli altri Paesi, obbligandoli a cambiare. Non succederà, perché le plebi desideranti ed il ceto medio infiacchito ed invigliacchito preferiranno adeguarsi al volere dei padroni di turno

martedì 22 novembre 2016

Anche la Francia, dopo Bulgaria e Moldavia, diventa filorussa

In attesa di decidere chi sarà il prossimo presidente della Federazione Russa alla scadenza del mandato, Vladimir Putin sta incassando un pezzo dopo l'altro dell'Europa che - secondo i disinformatori di professione - gli avrebbe voltato le spalle. E senza neppure addentrarsi nelle prospettive sul fronte americano. Dopo i successi dei presidenti filorussi in Bulgaria e Moldavia, la vittoria di Fillon alle primarie per le presidenziali francesi porta anche Parigi nelle fila dei potenziali alleati. Perché, a meno di sorprese sempre possibili considerando l'attendibilità di sondaggi e analisi, lo scontro finale per l'Eliseo sarà tra Marine Le Pen e Fillon. Entrambi favorevoli a migliori relazioni con Mosca. Se poi, il 4 dicembre, non si ripeteranno i brogli, anche l'Austria avrà un presidente che guarda alla Russia con maggior favore. E il tutto senza muovere un dito, o quasi. Semplicemente incassando gli effetti del disgusto generale per il politicamente corretto imposto da gente come Juncker ed i suoi accoliti nel vari Paesi dell'Ue. Nel frattempo anche la Turchia minaccia di trascurare gli scambi con l'Europa per puntare su Russia e Cina. Una minaccia per alzare il prezzo, probabilmente, ma l'ennesimo segnale di un malcontento generale. D'altronde come è possibile ovviare al disgusto collettivo quando la politica estera europea è affidata a Mogherini? Così, a lottare contro i popoli europei in nome di una guerra al populismo, restano i media. Non soltanto quelli italiani, ovviamente, anche se i nostri cercano sempre di fare i primi della classe. Così titolano sull'eroina Merkel che si batterà ancora una volta contro il populismo dilagante: non si cede neppure un metro. Poi, in realtà, si scopre che anche Angela sta cedendo non metri ma chilometri. E il suo partito (proprio il suo, non la Csu bavarese) avrà come programma elettorale il respingimento di tutti i migranti che non hanno diritto di asilo in Germania. Tutti da riportare nei Paesi d'origine o, tutt'al più, nei Paesi di transito. Cioè l'Italia. Ma questo, nei titoli dei quotidiani e delle tv pubbliche e private del bugiardissimo, non compare.

lunedì 21 novembre 2016

Per la Cina l'Italia è come l'Africa

La difficile trattativa per il passaggio del Milan in mani cinesi non è soltanto una vicenda calcistica e neppure una mera questione di affari. Perché le acquisizioni cinesi, e non soltanto cinesi, in un'Italia in svendita si stanno moltiplicando e pongono crescenti interrogativi. Negli Stati Uniti, infatti, Pechino si è comprata alcuni studi cinematografici e catene di sale per la proiezione dei film. Un investimento economico e finanziario, ma anche la strada migliore per conquistare le coscienze, per esportare negli Usa un modello cinese e per ribaltare l'american style esportato in tutto il mondo, Cina compresa. In Italia, invece, non si assiste a nulla del genere. Problemi di convivenza della China Town inserite in alcune città, problemi di concorrenza sleale per alcune attività, mancato rispetto di regole che vanno dagli orari di lavoro alle norme igieniche alimentari. Eppure gli investimenti non mancano. Con il salvataggio o la creazione di migliaia di posti di lavoro. Manca, però, un intervento a valle per raccontare ciò che viene fatto. Manca un coinvolgimento positivo delle popolazioni. Invece di puntare sul soft power utilizzato in America del Nord, pare che gli atteggiamenti in Italia assomiglino a quelli usuali in Africa, nelle regioni intere che i cinesi hanno acquistato. Non si sfruttano adeguatamente le possibili collaborazioni culturali - Marco Polo non andrebbe dimenticato, ma lo si ignora persino in Italia - non si dialoga. Pechino, in Italia, preferisce i rapporti di forza. Lo si è visto nelle ribellioni della China Town milanese contro la richiesta di rispettare le leggi ed i regolamenti italiani. Lo si vede a Prato, lo si vede nei troppi capannoni dove viene stipata merce irregolare prodotta in Cina e smerciata in Italia. E allora qualche domanda bisognerebbe porsela. Perché i cinesi trattano gli italiani come una colonia africana e riservano agli statunitensi atteggiamenti molto più rispettosi e collaborativi? Forse perché gli italiani hanno dimostrato di meritarsi una considerazione di questo tipo. Pronti a svendere tutto e tutti in cambio di un gruzzolo posato sul tavolo. Hanno venduto case e negozi, terre e industrie, porti e centri commerciali. La Penisola vale solo come ponte di passaggio verso l'Europa che conta. Un mega centro logistico privo di altro interesse. Qualche porto da rilanciare anche a costo di un maggior inquinamento, qualche linea ferroviaria strategica che punti verso nord, manodopera a buon mercato. Magari anche qualche località turistica da visitare e da tutelare per il piacere del visitatore asiatico. Da tutelare sino a quando non verrà considerato più utile distruggere tutto per realizzare un'autostrada o una nuova ferrovia, un centro commerciale o un'industria. Come in Africa, come in Ecuador. Pecunia non olet, in fondo il cattivo esempio mondiale l'ha dato proprio Roma.

giovedì 17 novembre 2016

Francia e Germania si preparano al voto che cambierà l'Europa

Dopo le elezioni americane, tocca all'Europa prepararsi al voto. Non soltanto quello per il referendum del bugiardissimo. Il 4 dicembre gli austriaci tenteranno di scegliersi il nuovo presidente, con la speranza di un risultato non condizionato dai brogli della volta precedente. E cominciano a muoversi le macchine elettorali in Germania e Francia. Difficile ipotizzare rivoluzioni a Berlino, con il voto del prossimo autunno. La Merkel, se deciderà di ripresentarsi, appare ancora la favorita, magari per la mancanza di avversari adeguati. La Spd non brilla e Afd è una formazione ancora troppo giovane per impensierire davvero Merkel. Tuttavia Afd potrebbe condizionare il risultato finale. Più incerta la situazione in Francia, con Marine Le Pen che ha lanciato il suo movimento in Blu (stesso colore scelto da Fitto in Italia) e con una rosa blu come simbolo. Contro di lei il centrodestra dovrebbe arrivare a schierare l'anziano Alain Juppé, nettamente favorito rispetto al mai rimpianto Sarkozy con Fillon come terzo incomodo. Mentre a sinistra i socialisti dovranno inventarsi un candidato meno perdente di Hollande. E dovranno fare i conti con l'ex ministro Macron che ha deciso di presentarsi per conto proprio, consapevole che l'abbraccio con i socialisti sarebbe mortale. Paradossalmente il vero candidato delle destre, intese nell'accezione conservatrice e liberale, sarà proprio Macron. Pessimo ministro sino a pochi mesi orsono, grande sostenitore delle tasse per il popolo e degli aiuti per i banchieri. Non a caso lavorava per banca Rothschild. Una sorta di bugiardissimo in salsa francese. E dal bugiardissimo ha copiato slogan per ricette fallimentari che non hanno fatto ripartire la Francia anche se il suo nuovo movimento si chiamerà "En marche". In realtà Macron potrebbe essere un ottimo alleato di Marine Le Pen. Perché sottrarrà voti non tanto ai defunti socialisti, quando al centrodestra che sta tentando di allinearsi sulle parole d'ordine del Front National. Se Macron si ritrovasse al ballottaggio con Le Pen, otterrebbe probabilmente buona parte dei voti socialisti ma non tutti. Perché è vero che la gauche caviar farebbe di tutto per frenare la corsa di Marine all'Eliseo, ma gli elettori delle fasce popolari, quei pochi che votano ancora a sinistra, non gradirebbero le politiche ultraliberiste di Macron e potrebbero disertare le urne o scegliere addirittura il FN. E lo stesso vale per il centrodestra che, dopo aver sposato al primo turno molte delle tesi di Marine, si troverebbe a dover indicare una scelta a favore di Macron per contrastare il successo del FN. Non è per nulla scontato che gli elettori del centrodestra seguano, in tal caso, le indicazioni dei vertici delle formazioni della loro area. Dunque tutto si muove in Europa. Tranne che in Italia. E la situazione francese è particolarmente significativa. Marine Le Pen era scomparsa da tempo dalle prime pagine dell'informazione-spettacolo. Si era ritirata a preparare programmi e strategie. Ed ora riappare pronta a lottare. Macron ha fatto altrettanto: si è dimesso dal governo, si è allontanato dai socialisti, ha studiato la situazione ed è partito per la campagna dell'Eliseo. Persino Sarkozy si era ritirato, in Valle d'Aosta, per studiare programmi e strategie. Tutti, insomma, hanno studiato e si sono preparati. Una fatica che sarà premiata solo in un caso. Ma una fatica indispensabile se si vuol fare politica seriamente. In Italia preferiamo gli slogan e le promesse da non mantenere. Una notevole differenza

mercoledì 16 novembre 2016

Boom del Pil italiano? Cresce la metà di quello europeo

Siamo fuori dal tunnel! Il Pil riparte alla grande! Quanto entusiasmo sui giornali, nel Tg Rai ed al TgRenzi5. La crescita, su base annua, è addirittura dello 0,9% e Padoan - scrive la Busiarda - "dopo settimane di polemiche non vedeva l'ora di incassare un risultato del genere". Eh sì, proprio un grande risultato, subito prima del referendum. Un grande risultato soprattutto se si finge di non vedere che la crescita media dell'area euro, nello stesso periodo, è stata dell'1,6%. E con questo trend, certifica il Centro studi Promotor, potremmo forse tornare ai livelli ante crisi intorno al 2025 se non dopo. Già, ma bisognerebbe essere in grado di leggerli, i dati, invece di farsi fregare dalle menzogne di tv e giornali. Bisognerebbe leggere le analisi di chi prevede un Natale gelido per i consumi, invece di entusiasmarsi per le dichiarazioni di qualche presidente delle associazioni di commercianti pronto a giurare su un boom degli acquisti per tirare la volata al bugiardissimo. E sia ben chiaro che se i consumi non decolleranno, la colpa non sarà delle politiche del governo e dei comportamenti di una classe imprenditoriale incapace. No, sarà colpa dei sindaci che impongono soste a pagamento nei centri cittadini. O, tutt'al più, sarà colpa delle famiglie italiane che preferiscono risparmiare perché non si fidano delle promesse del bugiardissimo ed ancor meno dell'entusiasmo dei giornalisti di servizio. Perché la disoccupazione, ce lo ripetono ogni giorno, è solo una componente strutturale del gioco economico e non deve spaventare. Perché essere precari è bello e guadagnare poco o nulla è ancora più bello. D'altronde, lo ha detto il bugiardissimo in polemica con l'Europa, servono per i migranti, non per affrontare la povertà degli italiani. E lo ha confermato anche monsu Bergoglio: le risorse per nuovi ponti, per fare arrivare tutti da ogni dove. Così altre risorse potranno essere destinate all'impiego dei militari in città per contrastare la delinquenza nelle periferie dove spadroneggiano le grandi risorse arrivate grazie ai tanti ponti già costruiti. Sembra un circolo vizioso, ma è molto peggio. Perché i soldi buttati per mantenere le cooperative impegnate con i migranti, i soldi per ovviare ai danneggiamenti, i soldi per impiegare i militari in città sono soldi che contribuiscono a far crescere il Pil. Ed anche a migliorare le statistiche relative alla disoccupazione. Quando si sostiene che i migranti contribuiscono alla crescita del Pil, si sostiene una cosa vera. Peccato che la crescita del Pil non coincida con l'aumento della ricchezza delle famiglie. Ma i giornali di servizio e le tv di comodo evitano di spiegarlo.

martedì 15 novembre 2016

Trumpisti o antitrumpisti? Ricette per un'Italia che non esiste

Trumpmania per le destre italiane. Così convinte di trovarsi in Texas e di avere a che fare con un popolo abituato a farsi giustizia da solo. Ma, parallelamente, l'Italia è anche alle prese con la Trumpfobia di un centrodestra allineato sulle posizioni della gauche caviar nostrana ed europea. Tutti, comunque, volti a confrontarsi con l'Estremo Occidente dopo aver passato anni a confrontarsi con l'Oriente putiniano. Peccato che né l'Oriente né l'Estremo Occidente si preoccupino più di tanto delle conversioni dei politici italiani di un'area che spazia da Parisi a Salvini e alla Meloni. Difficile, però, dar torto a questa classe politica, sia nella versione trumpista sia in quella che ne prende le distanze. Meglio, molto meglio, occuparsi di questioni americane e russe piuttosto di mettersi a lavorare per predisporre un programma per l'Italia. E non è un caso che l'attenzione alla geopolitica si fermi a Washington ed a Mosca. Perché arrivare sino a Pechino o a Teheran comporterebbe uno sforzo eccessivo di studio e di analisi. Troppa fatica. Meglio limitarsi ai soliti slogan pro o contro. Pro, nella convinzione delle destre che il popolo italiano sia pronto a ribellarsi contro gli scandali di Banca Etruria così come hanno fatto i moldavi. Contro, come Parisi, per la certezza che un popolo di servi preferisca la moderazione delle pecore invece della protesta anche solo nelle urne. Il risultato complessivo è il puntellamento del traballante bugiardissimo. Reso forte dalla complicità dei media che - come lamenta la triste Botteri - non sono stati in grado di influenzare il voto americano ma sono bravissimi nel condizionare quello italiano. Anche per la sostanziale scomparsa di alternative giornalistiche di peso. Editori con il "braccino", sempre alla ricerca non del pubblico di lettori ma di favori da parte dei poteri forti controllati dai soliti noti. Ma si risparmia anche nella gestione dei social, di web radio e tv. Bisogna anche capirli: non avendo programmi politici da sostenere, diventerebbe complicato gestire una rete informativa complessa e ben strutturata. E' più comodo puntare ad ottenere qualche colonnino in fondo alla pagina o un passaggio televisivo di pochi secondi dove concentrare uno slogan in grado di accontentare un po' tutti. Più facile definirsi trumpisti piuttosto di spiegare come rilanciare la fallimentare industria italiana. Più facile indignarsi contro Trump piuttosto di spiegare come gestire in modo intelligente un network televisivo. Più facile scontrarsi tra trumpisti ed antitrumpisti parisiani piuttosto di affrontare il tema della cultura come traino del turismo italiano. Sperando che il disgusto per le menzogne del bugiardissimo porti le pecore italiane a votare contro di lui e la sua banda, premiando chi ha scelto lo slogan più efficace.

lunedì 14 novembre 2016

In Bulgaria e Moldavia vincono i putiniani. Ma in Italia non si dice

Mentre la disinformazione radical chic si indigna per la minaccia di Trump di cacciare 3 milioni di clandestini con precedenti penali, e ignora che Obama ne ha cacciati 2 milioni e mezzo, in Europa si è tornati a votare. Non se ne sono accorti alcuni dei maggiori quotidiani italiani, ma in Bulgaria e Moldavia le presidenziali sono state vinte dai candidati filorussi. Un segnale chiaro, per nulla imprevisto. E proprio per questo, probabilmente, ignorato dalla disinformazione bobo. Anzi, dal partito di governo arrivano dichiarazioni curiose: Trump non è pericoloso di per sé, ma in quanto amico di Putin. Così, paradossalmente, le sanzioni contro la Russia decise da Washington ed imposte all'Unione europea, possono essere revocate proprio da Trump e rimanere in vigore per i servi sciocchi di questa sponda dell'Atlantico. Intanto, però, i voti di Bulgaria e Moldavia (insieme alla posizioni ormai note dell'Ungheria) indicano che il vento è cambiato anche nel Vecchio Continente. Dove c'è ancora qualcuno in grado di non pensare solo ad arricchire le cooperative che si occupano di migranti. C'è ancora qualcuno che si occupa degli europei e pensa che una nuova alleanza a due, tra Putin e Trump, schiaccerebbe l'Europa e la ridurrebbe all'irrilevanza totale. Solo un mercato dove piazzare le merci. Possibilmente quelle cinesi, perché anche su quel fronte l'Europa è totalmente assente. E l'eventuale intesa tra Usa e Russia porterebbe all'irrilevanza europea anche sulla costa sud del Mediterraneo, nel Vicino Oriente, in Africa. Troppo impegnati ad occuparci dei diritti dei migranti per poter pensare al futuro degli europei. Persino il Messico comincia a pensare che il muro, già esistente perché realizzato dai democratici politicamente corretti ma che verrebbe ulteriormente prolungato e rafforzato, potrebbe rivelarsi un elemento di successo. Perché obbligherebbe i messicani ed i latinoamericani che passano attraverso il Messico sperando di raggiungere gli Usa a lottare per la propria crescita invece di limitarsi a fuggire in cerca di un paradiso terrestre che non c'è. Obbligherebbe tutti a fare i conti con le proprie capacità, con la propria voglia di cambiare. In Messico c'è corruzione? Ci sono i narcos? Tutto vero, ma i problemi non si risolvono fuggendo e lasciando che chi resta si arrangi. Ma lo stesso vale per gli Usa. Le star di Hollywood, straricche e tanto politicamente corrette, abbandoneranno il Paese in cerca di nuovi paradisi democratici? Difficile da credere. Il Canada verrà invaso dai paladini del politicamente corretto sconfitti da Trump? Ancora più difficile. Indubbiamente è facile protestare adesso contro un'elezione regolare che ha portato alla vittoria un candidato che agli sconfitti non piace. Ed è ancora più facile se qualcuno offre dei soldi ai manifestanti. Ma poi, se si vuole cambiare, si comincia a lottare per vincere alle elezioni successive. Chi fugge ha sempre torto.

venerdì 11 novembre 2016

Chi vota male e' un ignorante. La censura culturale in Italia

Bisognerà cambiare nome alla Busiarda, la definizione che i torinesi hanno affibbiato a La Stampa. Non che il quotidiano abbia smesso di raccontare balle, ma alle bugie si è ora sovrapposta la rabbia. La sconfitta di Clinton ed il trionfo di Trump erano stati negati sino all'ultimo. D'altronde gli inviati e gli opinionisti vivevano tra ricchi politicamente corretti e non potevano comprendere la frustrazione crescente tra chi si impoveriva per garantire l'arricchimento dell'oligarchia. Ma almeno a posteriori si poteva pretendere una valutazione meno faziosa. Invece niente. Ed oggi in prima pagina Gramellini, la spalla di Fazio, spiega che la vittoria di Trump e' la vittoria degli ignoranti. Quelli che si sono ribellati alla guida della cultura. Rappresentata, evidentemente, dagli stessi Fazio e Gramellini, dalle star di Hollywood e da cantanti in declino che promettono sesso orale in cambio di voti a Clinton. Eh sì, proprio un grande livello culturale. Proprio la guida imperdibile non solo per gli Stati Uniti ma anche per l'umanità intera. E dopo aver incassato lo sberlone del voto per Trump, i sedicenti intellettuali politicamente corretti hanno ripreso il loro insopportabile atteggiamento. La democrazia e' un pericolo se si affida al suffragio universale, non si può lasciare che gli analfabeti funzionali votino come i Saviano di turno, il voto di Formigli deve valere almeno 100 voti di un operaio (bisognerà mandare al rogo ogni copia del film "La classe operaia va in paradiso" e sostituirla con un nuovo film, da finanziare con soldi pubblici, dal titolo "Solo gli intellettuali di servizio vanno in paradiso e con la benedizione di monsu Bergoglio). I titoli dei quotidiani strillano che "gli americani" scendono in piazza contro Trump e per protestare contro la sua elezione. "Gli" americani? In realtà si scopre che sono 4 gatti, ma i giornali italiani cercano di trasformarli nella maggioranza. Come per il voto. Ma sono quelli acculturati, quelli che hanno studiato. Quelli che hanno provocato la povertà di tutti gli altri, ma questo è un dettaglio. L'importante è chiarire che chi vota contro il sistema è un ignorante, un analfabeta funzionale. Tanto per anticipare eventuali sconfitte alle presidenziali austriache o al referendum italiano

mercoledì 9 novembre 2016

Ma i giornalisti che avevano annunciato il trionfo di Clinton, taceranno finalmente?

Le conseguenze del trionfo di Trump alle presidenziali americane si inizieranno a comprendere quando verrà scelta la squadra che contornerà il presidente. Si vedrà, allora, quali promesse verranno mantenute e quali accantonate. Ma le conseguenze che non vedremo mai, purtroppo, sono quelle che dovrebbero trarre i troppi inviati, corrispondenti, analisti, esperti, conduttori che riempiono spazi sui giornali italiani e blaterano in tv. Ancora una volta non hanno capito nulla e ancora una volta non si sono vergognati e stanno continuando ad occupare spazi ed a blaterare in tv. Che fossero tutti schierati con la Clinton è un problema loro: solo gli ignoranti credono ad un giornalismo italiano super partes. Ma se il tifo è ormai legittimo, l'incapacità di comprendere non è altrettanto legittima. A maggior ragione se sei una giornalista strapagata dalla Rai con i nostri soldi del nostro canone. Sei pagata per capire, non per tifare. E adesso, con il canone, dovremo pagare le damigiane di Maalox necessarie per metter fine ai dolori della signora delle cattive notizie (incapace di sorridere anche quando annuncia una vincita al superenalotto)?. Gli altri, almeno, sono strapagati con i soldi di chi si ostina ad acquistare giornali sempre meno credibili, sempre meno documentati. I Severgnini, i Riotta, i Lerner avranno il buon gusto di tacere? I Gramellini, i Fazio la smetteranno di blaterare? Pia illusione. Non è colpa loro se Clinton ha perso. La colpa è di questo stramaledetto popolo che crede ancora nella democrazia, che utilizza il suffragio universale per scegliere un candidato invece di farselo imporre da una fondazione, da una loggia, dal gruppo di giornalisti politicamente corretti. Un popolo bue che vota male, che non si lascia guidare dalle star di Hollywood. Ma come si permettono? Madonna sostiene la Clinton, promettendo performances sessuali, e loro la snobbano e votano Trump? Inaccettabile. Bisogna tornare al voto per censo. E poi la divisione territoriale diventa fondamentale. Le città politicamente corrette, dove vivono gli oligarchi, scelgono Clinton. Le campagne dove lavorano i bruti, dove vivono i rozzi che zappano invece di dedicarsi a visitare mostre di arte d'avanguardia, scelgono Trump. Già da queste divisioni appare chiaro che è necessario intervenire subito. Togliendo il diritto di voto ai campagnoli, riservandolo agli urbanizzati con reddito particolarmente elevato. E togliendolo anche agli afroamericani, che non sono andati a votare, così imparano. Oddio, togliere il diritto di voto a chi non vota non è particolarmente geniale, ma è meglio non dirlo a Rondolino. Ed i maledetti latinos? I grandi inviati italiani dei giornali e delle tv avevano annunciato la sicura vittoria di Clinton perché si stava registrando un boom di votanti latinos. E invece questi ingrati tendenzialmente fascisti hanno votato in massa, ma per Trump. Ne avessero azzeccata una, i servi dell'informazione di palazzo. Ed hanno pure sorvolato sull'effetto sfiga del bugiardissimo, volato negli Usa a portare il suo sostegno a Clinton, con gli stessi risultati ottenuti con il suo sostegno a Nibali o alla Pellegrini.

lunedì 7 novembre 2016

Fitto in Blu batte il centrodestra ufficiale

Un fine settimana romano per il centro destra in cerca d'autore. Il tutto nel nome dell'unità dell'area. Così unita da organizzare due incontri differenti nella medesima data. E se squadra che vince non si cambia, di fronte agli ultimi disastri pare che qualcosa si cominci a muovere sul versante di un (molto parziale) cambiamento. La manifestazione ufficiale, quella che ha visto l'intervento in videoconferenza di Berlu, ha riunito il centrodestra ufficiale ma ha attirato davvero poca gente. Vuoti altamente significativi. In parallelo è andata in scena la manifestazione "Blu" organizzata da Fitto e dai rappresentanti delle tante liste civiche di centrodestra che stanno nascendo e crescendo in tutta Italia, dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia, dalla Sardegna alla Puglia. E nel blu dipinto di blu la gente c'era. Il tutto mentre alla Leopolda il bugiardissimo mostrava palesi segnali di nervosismo mentre Maria Elena Etruria dichiarava che la riforma era stata scritta da "italiani e italiane", e non dai banchieri. Chissà se qualcuno ha davvero creduto che la brava figliola non abbia discusso con il suo babbo. E' comunque evidente che il sistema bloccato che tanto piace al bugiardissimo non funziona più. Come non funzionano più le menzogne quotidiane propinate dai giornali e dalle tv pubbliche e dal tgRenzi5. Ma non funzionano più neppure i volti rifatti delle ex starlette di Forza Italia. Alla partenza delle 500 in tour per il No erano presenti quattro gatti che non rappresentano più nessuno. Mancava il pubblico, non quello delle grandi occasioni: mancava proprio il cittadino elettore. Che comincia a preferire qualche ruga in più purché sia accompagnata da idee e proposte, invece di volti distrutti dal chirurgo e che nascondono il vuoto pneumatico al di là della fronte. L'alternativa può essere Fitto? Non è che l'eterno giovanotto, una sorta di Gianni Morandi della politica, abbia sino ad ora brillato per grandi iniziative sul piano nazionale. I suoi progetti sono sconosciuti, come le eventuali proposte per il rilancio del Paese. Ma in un mondo di ciechi, l'orbo può essere re. E l'idea di coinvolgere le liste civiche può essere una soluzione per superare il baratro che divide i cittadini dai politici del lifting. Non a caso alla manifestazione Blu hanno partecipato esponenti degli stessi partiti che erano presenti al flop del centrodestra ufficiale. Prove di unità per non sparire. Se poi, oltre alle intese elettorali, qualcuno si degnasse anche di pensare ad un programma, non sarebbe proprio una brutta cosa.

venerdì 4 novembre 2016

Asse Tokyo-Mosca mentre l'Europa parla e parla

Mentre il bugiardissimo si dissocia a parole dalle sanzioni contro la Russia e le conferma nei fatti, il premier giapponese Abe è pronto ad incontrare Putin per verificare la possibilità di grandi investimenti nipponici in Russia. Ovviamente i giornali di servizio italiani hanno già cominciato l'immancabile tiritera contro il revisionismo storico di Tokyo. Che, nella vicenda russa non ha ovviamente alcun peso (tutt'altro), ma è sempre utile per criminalizzare chi tenta di sfuggire al pensiero unico obbligatorio. Il problema, per le vestali del politicamente corretto, è che non sanno più con chi prendersela, dal momento che la ribellione contro il pensiero unico è ormai generale in Asia. Non c'è solo il Giappone, che pensa a riarmarsi e rivaluta la propria storia nazionale. C'è anche la Cina che ignora i diktat americani ed i pensieri corretti europei e prosegue per la sua strada di espansione planetaria ad ogni costo. C'è la Malesia, che ha deciso di acquistare navi militari dalla Cina, abbandonando i fornitori americani, ed ha invitato gli occidentali a non occuparsi mai più delle ex colonie. Un atteggiamento, quello malese, che rappresenta uno schiaffo sonoro a tutti gli imbecilli politicamente corretti che vorrebbero portare alla fame le popolazioni europee per rimediare ai danni provocati dal colonialismo. No, i malesi non vogliono risarcimenti di sorta. Vogliono solo che gli occidentali se ne stiano a casa loro. Ma per i buonisti di tutto il mondo le cattive notizie non sono finite. Le Filippine, altra ex colonia prima spagnola e poi yankee, se ne fregano degli Usa. Il presidente di Manila insulta pesantemente Obama, gli americani negano una fornitura di armi e le Filippine se le comprano in Russia. E nel frattempo dialogano amichevolmente con Cina e Giappone. Un mondo che si muove anche senza l'Occidente, anzi ignorando bellamente le opinioni dell'Occidente. Se il Giappone dovesse ignorare le sanzioni e si accordasse con Mosca, per l'Europa sarebbe una sconfitta di notevoli proporzioni. Non soltanto sotto l'aspetto economico, ma anche strategico. Economico soprattutto per Paesi come l'Italia, perché la Germania, capofila europeo delle sanzioni, è anche la prima ad ignorarle quando si tratta di realizzare il raddoppio del North stream dopo aver bocciato che il South stream che avrebbe favorito l'Italia. Un accordo con il Giappone porterebbe le industrie nipponiche ad investire in Russia non soltanto per l'approvvigionamento di gas e petrolio, ma anche per la costruzione di un settore industriale competitivo. Le proiezioni sul prezzo del greggio, infatti, indicano una ripresa dei prezzi per i prossimi anni, ma un successivo crollo legato al maggior utilizzo di fonti rinnovabili e pulite. Dunque la Russia dovrà diversificare la propria economia in tempi rapidissimi. Potrebbe essere il Giappone ad approfittarne, senza dimenticare la Cina, sempre più partner strategico di Mosca. Mentre l'Italia del bugiardissimo parla, parla, parla..

giovedì 3 novembre 2016

Basta poveri, siate snob

L'ascensore sociale si è ormai bloccato in salita. Si può solo scendere. Ma chi è riuscito a rimanere ai piani alti ora può ostentare il successo. L'immancabile paccottaglia spacciata per informazione quotidiana ci illumina, infatti, sul fascino dello snobismo. Partendo dalla patria londinese degli snob per approdare ai social di casa nostra. Che cos'è, se non snobismo, il desiderio di pubblicare foto di vacanze in località prestigiose, in hotel lussuosi. "Io so io e voi non siete un cazzo". E secondo i disinformatori di professione questi atteggiamenti rappresenterebbero una sorta di ascensore sociale perché servirebbero a rimarcare le distanze dal volgo, dalla plebe. D'altronde si tratta degli stessi organi di disinformazione che dedicano spazio ogni settimana agli incontri privati di signore della Milano e della Roma "bene", impegnate in cene con artisti noti solo a loro ma trasformati in star dell'arte contemporanea universale. Ma anche sarti di grido (le urla sono di chi si svena per acquistare autentiche schifezze), chef stellati, filosofi noiosi e senza idee ma altamente televisivi, medici di famiglia spacciati per luminari. Tutto un mondo che vive tra salotti e Capalbio, tra Cortina e una cena di gala. Un mondo che ostenta la propria diversità e la propria superiorità economica nella convinzione, errata, che sia anche una superiorità morale ed intellettuale. D'altronde gli stessi disinformatori raccontavano, nei primi anni della crisi, le performances egualitarie dei ricchissimi imprenditori italiani che, scesi dallo yacht in Versilia, si accontentavano di un piatto di pesce azzurro in trattoria perché sensibili alle difficoltà generali. E chi scriveva questi articoli cialtroneschi neppure si rendeva conto del disgusto provocato nei lettori "normali". Ora però si cambia. Basta con la solidarietà del pesce azzurro: i ricchi tornano a mangiare caviale e tartufo, a bere champagne mentre assaggiano l'aragosta. Un segnale del cambiamento, dell'accresciuta arroganza di un ceto di sfruttatori e di incapaci. L'Italia del bugiardissimo e dei suoi seguaci.

mercoledì 2 novembre 2016

Attenti ai commandos del PUO

"Russia in crisi" titolava nei giorni scorsi il quotidiano La Stampa. Perché la nuova frenata del prezzo del petrolio avrebbe costretto Mosca a rivedere le previsioni di crescita che, secondo il giornale definito abitualmente "la Busiarda (la Bugiarda)", per i prossini anni potrebbero toccare un minimo di 1,6 punti di Pil all'anno. Ovviamente nella peggiore delle prospettive. E' curioso che si tratti dello stesso giornale che non nasconde l'orgasmo della propria redazione di fronte ad una prospettiva di crescita del Pil italiano che, nella migliore delle ipotesi, potrebbe salire dell'1%. Dunque l'1% rappresenta un grandissimo successo per il bugiardissimo mentre l'1,6% rappresenta una pesante crisi per Putin. Naturalmente la Busiarda è anche impegnata in prima fila per denunciare la mancanza di libertà di stampa in Turchia ed in Uzbekistan. Ha ragione il quotidiano torinese entrato nella galassia dell'informazione debenedettiana: all'estero sono dei dilettanti, arrestano i giornalisti invece di limitarsi a controllare tutti i quotidiani imponendo il PUO, il pensiero unico obbligatorio. Quello che vige ormai nel panorama della disinformazione italiana. Tutti obbligati ad entusiasmarsi ad ogni sbarco di clandestini, tutti obbligati a sorvolare se uno dei nuovi ospiti non invitati commette un crimine, tutti obbligati a stigmatizzare ogni tentativo di conservare la propria cultura e la propria identità. Il PUO straripa dai quotidiani e dalle tv per invadere il web ed ogni social. I commandos del PUO sono pronti ad intervenire per condannare ogni battuta politicamente scorretta, ogni analisi che esuli da quelle previste dalla disinformazione ufficiale. Qualcuno, nelle redazioni dei giornali asserviti al PUO, si chiede a volte se sia questa linea editoriale uniforme a provocare il crollo delle vendite dei giornali. Ma la domanda deve rimanere silenziosa, privata. Vietato condividerla, vietato pensare agli eventuali interessi di potenziali lettori. Perché c'è il rischio che i lettori si trasformino in elettori ed allora è indispensabile che seguano le indicazioni del PUO. Che indica, di volta in volta, i nemici da attaccare, gli amici da tutelare, i crimini da ignorare. Per evitare che i commandos entrino in azione ed indichino i nemici del popolo da linciare mediaticamente. Hanno fatto il deserto e l'hanno chiamato informazione

mercoledì 26 ottobre 2016

Il Friuli Venezia Giulia boccia la Serracchiani, nel silenzio generale

Non se n'è accorto quasi nessuno al di fuori del Friuli Venezia Giulia. Ma nelle elezioni della scorsa domenica il Pd, che guida in modo disastroso la Regione autonoma con la Serracchiani (più interessata alle vicende romane che a quelle del suo territorio), ha incassato qualche sonoro schiaffone. Sconfitta secca a Ronchi dei Legionari, dove non c'è il ballottaggio, sconfitte a Codroipo e, soprattutto, nell'ex rossa Monfalcone. E proprio a Monfalcone il centrodestra ha sfiorato la vittoria al primo turno, con il 49,5%. Non è detto che basti per vincere al ballottaggio, così come è a rischio anche il risultato di Codroipo. Ma si tratta comunque di segnali chiari. Come quelli dei risultati della scorsa primavera, quando il Pd serracchiano era riuscito a perdere sia Trieste sia Pordenone. Non male per una donna al vertice nazionale del partito, fedelissima del bugiardissimo. Evidentemente il segnale primaverile non è stato compreso. E non sembra sia stato capito neppure quello autunnale. Di fronte al disagio crescente della popolazione friulana e giuliana, le proposte del governo regionale restano sempre le stesse: aiuteremo e finanzieremo i Comuni che accettano i migranti. Un po' poco, indubbiamente. Difficile, però, attendersi molto di più, considerando il vuoto pneumatico dei discorsi della Serracchiani nella sua veste di vice segretario nazionale del Pd. Lei, tuttavia, insiste. Insiste soprattutto nelle presenze a Roma. D'altronde è romana ed il Friuli Venezia Giulia appare sempre di più una seconda scelta. Una periferia poco interessante e lontana dai riflettori che offre il palcoscenico romano. Pazienza, dunque, se la Regione autonoma ottiene risultati molto meno brillanti rispetto al vicino Trentino, pazienza se l'economia ristagna ed i problemi crescono. La ricetta è una sola: soldi in cambio di migranti. Per creare, in questo modo, un'occupazione alle cooperative di area. Mentre i problemi strutturali possono aspettare. Possono aspettare, soprattutto, un presidente regionale più attento al territorio e meno attratto dalle luci romane. Possono aspettare progetti, idee, realizzazioni. Una sfida anche per il centrodestra che si è rafforzato in queste amministrative. Perché è stato conquistato un voto frutto soprattutto della delusione per la Serracchiani. Costruire un'alternativa che si trasformi in un modello vincente per la Regione e anche per il resto dell'Italia potrebbe non essere facile. Si valuterà la capacità di fare rete, di fare sistema. Di cambiare il modello culturale per procedere ad un radicale cambiamento sociale.

martedì 25 ottobre 2016

E nel Delta esplose la rabbia..

Sino a ieri Goro era nota ai più per essere la patria di Milva. Altri conoscevano il paese del Delta per i pescatori e per l'ottimo pesce che si poteva acquistare a cifre ragionevoli. Ora Goro e la vicina Gorino sono diventate il simbolo della rivolta popolare contro l'arroganza del potere sulla questione dell'invasione senza freni. Una questione di principio, in questo caso, più che un problema di ordine pubblico. Perché nel Delta del Po erano destinati pochi migranti, donne e bambini. Dunque nessuna paura da parte degli abitanti. Ma la rabbia perché il prefetto ha deciso senza avvisarli, senza un confronto. Li ha considerati sudditi che dovevano ubbidire e non cittadini che dovevano essere informati e che dovevano condividere una decisione. Questioni di principio e in Italia non si è più abituati a lottare per difendere un principio. Oddio, ormai non si lotta più neppure per questioni di denaro. Schiacciati dalla rassegnazione, dal conformismo, dalla paura di essere additati come razzisti, oscurantisti, retrogradi, sessisti (l'accusa dipende dall'occasione), da un'accozzaglia di giornalisti di servizio che poi si chiedono pure il motivo del crollo delle vendite dei loro giornali. A Goro e Gorino, invece, hanno avuto il coraggio di dire di no. Magari nei prossimi giorni, per evitare le solite accuse, faranno marcia indietro ed accoglieranno le nuove risorse, magari con fiori e giocattoli. Perché la gente del Delta ha un grande cuore. Ma ha anche un grande carattere. Nessuno, da queste parti, è così povero da non potersi permettere un coltello, scriveva tanti anni fa Bacchelli. Era il Mulino del Po, lettura probabilmente ignota al bugiardissimo ed a qualche suo prefetto. Lettura consigliata a lorsignori. Perché Goro potrebbe essere solo un episodio. Oppure potrebbe essere il primo segnale di una misura che ormai è colma e rischia di strabordare. Nel Delta sono abituati a confrontarsi con le piene e le rotture del Po. Non è detto che il bugiardissimo e la sua banda siano pronti ad affrontare l'emergenza di una esondazione della rabbia popolare che dovesse diffondersi. E non basteranno le auto censure dei giornali di servizio. O delle tv di regime. In Francia la rivolta sta cominciando ad allargarsi, nonostante la mancanza di informazione ufficiale. Ed il pesce di Goro potrebbe finire sulla faccia dei responsabili di questo disastro.