sabato 18 febbraio 2017

facebook fa politica, la politica italiana non comunica

Facebook dichiara guerra a Trump. Lo fa pubblicamente, esplicitamente. Solo in Italia si procede con lo schifo di una ipocrisia che spaccia per verità assolute quelle che sono evidenti faziosità. Facebook si schiera e invita i suoi utenti a fare altrettanto. I clintoniani sconfitti con i loro quotidiani cercano la rivincita attraverso i social. Troppo lontani dal popolo i giornali e le TV degli oligarchi USA? E allora gli oligarchi usano una rete che controllano. E dove censurano a piacere ciò che ritengono fastidioso o pericoloso per il loro dominio. Con l'appoggio, in Italia, di personaggi come Boldrine (plurale femminile) che invocano la censura di ogni opposizione. Beh, la Boldrine ha perfettamente ragione. Chi ha il potere non ha il benché minimo obbligo di condividerlo. Se gli oligarchi si creano una rete social e le opposizioni la utilizzano, perché mai gli oligarchi dovrebbero consentire la libertà di espressione? Se sono capaci, le opposizioni si creino una rete loro, se no tacciano. Al di là di cosa uscirà dal vertice del Pd, è evidente che sta per iniziare una lunga campagna elettorale. Amministrative in primavera in molte città, politiche a seguire. Il Partito Di Renzi avrà il sostegno della Rai, dei principali quotidiani, del Tg5 di Berlu pronto ad accordi. Le opposizioni metteranno in campo giornaletti per pochi intimi e utilizzeranno una rete pronta a censurare ciò che riterrà scomodo.  Inevitabile? Per nulla. Un quotidiano online fatto bene costa ormai davvero poco. Si paga solo la qualità di chi ci scrive. Dunque perché le opposizioni preferiscono spendere soldi in iniziative futili o inutili, per poi lamentarsi di non avere la possibilità di esprimersi? Forse perché una banale campagna di affissioni di manifesti banali impedisce di far emergere personaggi di qualità potenzialmente alternativi ai mediocri esponenti che guidano le opposizioni? Davvero è solo un problema di taccagneria e di mancanza di lucidità e lungimiranza? O le opposizioni preferiscono restare all'opposizione, con qualche poltrona in più, per paura di governare?

venerdì 17 febbraio 2017

Riforme obbligatorie? No, grazie

Tutti i cattivi contro il bugiardissimo dopo aver frenato le sue riforme. E' questo il fil rouge dei giornali di servizio, schierati a difesa dell'ex presidente del consiglio. Per una volta hanno persino ragione. Ovviamente non si chiedono le ragioni di questa levata di scudi contro le riforme. Anche perché i servizievoli giornalisti di regime, e soprattutto i direttori dei grandi quotidiani, fanno parte di quel sistema di potere che ha beneficiato delle riforme. Tutti gli altri no. E la rabbia generale è la conseguenza di questa situazione. La maggioranza degli italiani si è impoverita, è costretta a vivere in condizioni di minor sicurezza, i giovani vedono svanire le speranze per il loro futuro, i pensionati arrancano. Perché mai dovrebbero essere felici e sostenere le riforme? Solo perché i padroni possono licenziare liberamente? O perché curarsi costa sempre di più per servizi sempre più scadenti? O perché i salari si riducono, la precarietà cresce e la qualità del lavoro peggiora? Ma i direttori dei quotidiani, proprio quei direttori che hanno affossato i giornali trasformati in fogli di veline al servizio del bugiardissimo e dei suoi sodali, insistono. Vogliono convincere gli italiani che l'invasione è buona e fa bene, che gli stranieri hanno diritto a casa e lavoro mentre gli indigeni hanno l'obbligo di farsi da parte. Che gli estrogeni nelle carni americane sono il futuro insieme a vermi e cavallette. Basta con la vecchia cultura italiana, stantia e ammuffita. I bonghi al posto delle orchestre sinfoniche, la coca cola al posto del vino. Riforme e rottamazione di chi non si allinea. E se qualcuno vuole opporsi e votare contro, sarà bollato come populista ignorante, come webete, come analfabeta di ritorno e pure di andata. Gaber ironizzava sulla libertà obbligatoria, ora siamo passati alle riforme obbligatorie

giovedì 16 febbraio 2017

La scissione del Pd fa chiarezza. Servirebbe anche a destra

I giornali di servizio sono indignati per l'annunciata scissione del Pd. La Busiarda chiede, retoricamente, ai lettori se qualcuno ha capito i motivi per cui il Pd debba "andare incontro a una scissione devastante". Ed elenca i grandi successi ottenuti dagli ultimi governi a trazione Pd. Tra i grandi successi non figura nulla che possa essere considerato utile per la vita quotidiana di chi non fa parte dell'oligarchia che ha realmente devastato l'Italia. Ecco, le motivazioni della probabile scissione sono tutte qui: alla stragrande maggioranza del popolo italiano, non solo a quello del Pd, non frega assolutamente nulla del salvataggio di chi ha approfittato di Banca Etruria o di Mps. Non frega nulla dell'obbedienza alle imposizioni più assurde di Bruxelles o della Nato. Interesserebbe molto di più una politica che evitasse l'impoverimento progressivo dei ceti medi e la povertà assoluta di chi era già più svantaggiato. Interesserebbero politiche per il lavoro e non per i licenziamenti, per un salario adeguato e non per i voucher, per pensioni decorose e non per assegni incompatibili con una vita al di là della pura e semplice sopravvivenza stentata. Tutto quello, in pratica, che è mancato al Pd del bugiardissimo. Ed è per accodarsi a questo partito degli oligarchi che ci si avvia anche alla rottura delle alleanze sul fronte opposto. Berlu sta distruggendo il giocattolo che aveva creato, con la speranza di ritrovarsi nel club degli oligarchi per evitare che Mediaset venga scalata da Bolloré. Ma non è solo una questione personale. A favore dell'accordo con il Canada, che spalancherà le porte al Ttip mascherato, hanno votato gli europarlamentari di Forza Italia (e quelli del Pd) ed anche quelli di Fitto. E non va dimenticato che anche le destre sedicenti sovraniste e populiste avevano festeggiato la bocciatura del referendum sull'articolo 18. Al di là degli slogan, dei tweet, degli strilli, bisognerà che si cominci a far chiarezza anche sul fronte destro, non solo su quello sinistro. Chi sta con i voucher "allargati" e chi è contrario, chi vuole le tutele per i lavoratori e chi se ne frega, chi pensa ai banchieri e chi ai bancari, chi ritiene che la precarietà sia il simbolo di un roseo futuro e chi chiede più garanzie per giovani e anziani. Insomma, è arrivato il momento di fare chiarezza. Perché forse i 5 stelle sono in difficoltà e non avranno i numeri per governare, la sinistra è divisa e forse non si rimetterà insieme neppure per governare attraverso delle alleanze, ma la destra non può illudersi di governare mettendo insieme gruppi che non hanno nulla in comune al di là della voglia di poltrone.

mercoledì 15 febbraio 2017

Pil: finalmente ultimi in Europa

Bisogna ammetterlo: i giornali di servizio sono davvero bravi nel nascondere la realtà per favorire il bugiardissimo, Renziloni e le loro compagnie. Le previsioni europee sul Pil del 2017 collocano l'Italia all'ultimo posto per la crescita? E loro si entusiasmano, con grandi titoloni, sul boom del Pil italiano nel 2016, cresciuto addirittura dello 0,9% che, corretto, sale all'1%. Una meraviglia. Più che un boom sembra una leggera flatulenza, ma uno fa il giornalista di servizio apposta per trasformare un venticello in una tempesta. Dunque godiamoci la forte crescita dello scorso anno e mostriamo grande ottimismo per il 2017 che potrebbe chiudersi, addirittura, con un incremento del Pil del medesimo ordine di grandezza. Oddio, le previsioni europee sono leggermente più basse, ma non ci possiamo far condizionare da qualche decimale in meno. Fosse un decimale in più ci sarebbero le prime pagine a celebrare il trionfo, visto che è in meno si può sorvolare. Così come si sorvola, beatamente, sugli effetti della ripresa dell'inflazione. I prezzi della benzina e del riscaldamento sono tornati a crescere, le tariffe (dalle autostrade alle ferrovie) sono aumentate. Dunque l'inflazione cresce e, di conseguenza, cresce il Pil. Particolare su cui i giornali di servizio non si soffermano. Come non si soffermano sulle dichiarazioni del ministro Del Rio dopo il terremoto: la ricostruzione farà crescere il Pil. E lo fa crescere anche la spesa sempre più alta per far fronte al mantenimento dei migranti. Ma tutta questa maggior spesa non significa maggior ricchezza delle famiglie e dei singoli individui. Anzi, tra tasse, tariffe e aumenti vari, il benessere economico individuale si ridurrà ulteriormente. In attesa che la manovra correttiva richiesta dall'Ue peggiori ulteriormente la situazione. Tranquilli, però: in autunno sarà peggio, con la manovra per il prossimo anno. E' per questo che il bugiardissimo vuol votare subito: per avere, in autunno, già un governo in grado di piazzare i provvedimenti lacrime e sangue voluti da Bruxelles. Ovviamente i giornali di servizio sorvolano su questi aspetti. E l'opposizione si guarda bene dal mettere in campo una informazione alternativa, corretta. Alternativa anche al Tg5 che si è trasformato nell'ufficio stampa del bugiardissimo, tra entusiasmi per una crescita inferiore all'1% e dimenticanze su una Grecia sull'orlo della rovina ma che cresce a velocità tripla. Perché raccontare la situazione greca significherebbe far capire agli italiani il futuro a cui andranno incontro se accontenteranno Bruxelles e la Troika. Con il popolo alla fame ed i soliti cialtroni che si arricchiscono sempre di più facendo crescere il Pil e facendo aumentare la povertà.

lunedì 13 febbraio 2017

Il governo crea in periferie le riserve per i criminali

Il Daspo non funziona per i tifosi del calcio? Dunque esportiamolo in altri settori, così ci garantiamo il fallimento generale. Le nuove idee del governo in merito a quelli che vengono definiti come episodi di microcriminalità da chi non li subisce perché gira con la scorta, prevedono la buffonata delle espulsioni a tempo dai quartieri ricchi delle città. Dunque se imbratti i muri dei palazzi del potere non potrai più accedere al centro storico o nelle zone di pregio della città. Se urini o defechi per strada scatterà il confinamento in aree meno auliche. In pratica tutta la schifezza umana sarà deportata nelle periferie e nelle aree semicentrali, garantendo decoro e pulizia ai quartieri che, guarda la coincidenza, hanno votato per il Pd, da Roma a Torino. I quartieri dei bobo, dei radical chic, della gauche caviar. Gli altri si arrangino ed apprezzino il fascino della vita tra sporcizia e prostituzione, tra muri imbrattati e ubriachi. Il passo successivo sarà la blindatura dei quartieri per gli oligarchi. A spese pubbliche, ovviamente. Polizia e carabinieri schierati a difesa del fortino dei privilegiati. Sarà comunque divertente assistere alla gestione di questi provvedimenti da parte di una magistratura che, da decenni, si contraddistingue per la mancanza di tutela degli italiani onesti. L'accattonaggio fastidioso dovrebbe comportare il Daspo e l'espulsione dai quartieri privilegiati. Ma chi farà rispettare il provvedimento? Chi interverrà contro chi lo ignorerà? Gli stessi magistrati che ignorano, per i Rom, l'obbligo di far frequentare le scuole ai bambini? Che ignorano il divieto di accattonaggio con gli stessi bambini che non vanno a scuola? E chi punirà gli imbrattatori di muri considerati dalla gauche caviar come degli artisti che esprimono la loro creatività (purché lo facciano sui muri di altri palazzi)? E la violenza, lo spaccio, le rapine saranno atteggiamenti puniti al centro e tollerati in periferia? Rimettiamo anche i dazi, non per controllare le merci ma la dichiarazione dei redditi di chi pretende di entrare nelle aree riservate agli oligarchi. E concentriamo nei quartieri radical chic la pulizia delle strade e la raccolta dei rifiuti. Le periferie devono essere solo il luogo dove l'immondizia umana si riposa per poi defluire a far danni nelle aree semicentrali, quelle in grado di offrire ai criminali la possibilità di razziare utilmente negli alloggi degli anziani, senza rischio di Daspo o di altri fastidi.

venerdì 10 febbraio 2017

Festival e rigori per non pensare e per dividere

Durissimo scontro tra gli italiani. Quasi una guerra civile. Da un lato chi ritiene che il problema fondamentale del Paese sia il vincitore del Festival di Sanremo. Un vincitore che, ovviamente, dovrà essere politicamente corretto. Dall'altra gli italiani più impegnati e che, logicamente, si interrogano con preoccupazione sul futuro dello stadio della Roma. Poi, per fortuna, interviene Dibba e assicura che lo stadio si farà, in perfetta sintonia con tutte le marce indietro sull'urbanistica compiute dalla giunta Appendino a Torino. Bene, ora anche gli italiani più impegnati potranno dedicarsi al Festival, sostenendo Mannoia che è già sostenuta da De Filippi. Tutto il resto, fino a domenica, non conta. Poi, finalmente, ci si potrà occupare di calcio, degli arbitri, dei rigori. Mica ci si può indignare per un giovane disoccupato, ovviamente italiano, che si suicida. Meglio indignarsi di fronte alla moviola. E allora nell'acquario possono nuotare, tranquilli ed in silenzio, i pesciolini ed i pescecani del Pd, impegnati nel tira e molla del congresso anticipato. E mentre infuria la bufera su Raggi, passano nel silenzio assoluto i disastri compiuti dalla giunta e dal sindaco di Genova. Compagni che sbagliano, non è il caso di soffermarsi sulla vicenda. Più gustoso il pettegolezzo su presunti amanti del sindaco di Roma. D'altronde Genova è più piccola ed il suo destino, non solo politico, interessa solo ai genovesi. In teoria dovrebbe pure interessare a chi, come Toti, guida la Regione Liguria e potrebbe ritrovarsi, suo malgrado, a conquistare il capoluogo. Ma il leader del partito di Toti è già impegnato a riaccogliere tra le capienti braccia l'adorato figlio senza quid, quell'Alfano in cerca d'autore e, soprattutto, alla ricerca disperata di un seggio parlamentare. Branca, Branca, Branca, Leon, Leon, Leon! Una bella ammucchiata di personaggetti che si detestano ma che vogliono governare anche se non hanno una sola idea per cambiare una realtà sempre più tragica. E, prima o poi, il Festival finirà e non basteranno le liti sui rigori per far dimenticare a tutti che il baratro si avvicina. Si potrebbe persino teorizzare qualche colossale torto arbitrale per far scaricare le tensioni, almeno sulla Rete. Le destre, maggioritarie in molte curve degli stadi, litigano, si spaccano e si frantumano sugli arbitraggi, così non riescono ad accordarsi su qualcosa di più serio. Lo squallore degli insulti reciproci tra tifoserie è la più bella vittoria degli eurocialtroni di Bruxelles

giovedì 9 febbraio 2017

Prove di inciucio tra Berlu e Franceschini

Due indizi non fanno una prova. Però suscitano alcuni dubbi. E se Gianni Letta, l'uomo dei consigli sbagliati a Berlu, va a parlare con gli emissari di Franceschini e i sostenitori di Franceschini scrivono una lettera al Pd per chiedere di sostenere il governo evitando il voto anticipato, qualche collegamento tra i due episodi sorge spontaneo. Se poi ai due indizi se ne aggiunge un terzo, i dubbi si trasformano in quasi certezze. Il terzo indizio e' l'arrivo in Italia del presidente dei popolari europei, il raggruppamento di cui fa parte anche ciò che resta di Forza Italia. E cosa viene a dire l'amico francese? Che non è possibile una alleanza delle destre e del centrodestra con la guida di Salvini. E non per la persona in se', non andrebbe bene neppure Meloni, ma per la linea politica. Dunque l'ordine del Ppe è che Forza Italia non deve schierarsi dalla parte degli amici di Putin e Le Pen. Può, eventualmente, guidare la coalizione, ma a patto di snaturarla e di renderla succube ai voleri dell'Europa dei banchieri e dei burocrati. Oppure, ed è il consiglio vero, può accordarsi con il Pd per una nuova alleanza. Non più con Renzi, ma con Franceschini. Ma il bugiardissimo corre ai ripari ed inizia, con la collaborazione dei giornali di servizio, l'attacco a Franceschini ed ai suoi amici. Casualmente emerge il totale fallimento del bonus da 500 euro per la cultura giovanile. Un progetto del bugiardissimo, una delle sue mance. Ma si parla di cultura, dunque le colpe ricadono, nell'immaginario collettivo, su Franceschini. E dove non si può ordinare l'attacco, si impone il silenzio. Un giovane di 30 anni si uccide in Friuli in conseguenza delle fallimentari politiche del lavoro del governo nazionale e di quello regionale? La notizia viene confinata nelle pagine interne. La Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia, fa finta di niente. Il ministro Poletti, accusato con nome e cognome nella lettera di addio del suicida, se ne frega. E  Berlu, ovviamente, non infierisce sui futuri alleati

mercoledì 8 febbraio 2017

Grecia, Marocco, Catalogna, Francia: tutto si muove ma non in Italia

In Francia Marine Le Pen promette che, in caso di sua vittoria nella corsa per l'Eliseo, Parigi abbandonerebbe l'euro. E in Italia la Borsa cala e lo spread cresce. Qual è il nesso di causa ed effetto? Boh. Ma l'importante è che la colpa sia sempre di qualcun altro e non del governo Renziloni. Così, con l'occhio rivolto solo a Parigi, ci si può distrarre dall'insuccesso degli accordi raggiunti con la Libia: l'invasione prosegue, nonostante le chiacchiere. Tripoli blocca, in favore di telecamere, poche centinaia di migranti e, nel frattempo, l'Italia ne va a recuperare qualche migliaia. La sagra dell'ipocrisia. Intanto si sorvola sulle crescenti tensioni tra Barcellona e Madrid, con la Catalogna che non rinuncia al suo percorso verso l'indipendenza nonostante gli strilli dei magistrati di Madrid. E la Grecia scopre ciò che tutti sapevano tranne i giornalisti di servizio: il debito non può essere rimborsato. Dunque se Parigi minaccia di abbandonare la compagnia europea, Atene rischia di esserne buttata fuori. Putin osserva e ringrazia. E, sulla sponda sud del Mediterraneo si muove anche il Marocco. Con il re che si schiera apertamente contro il fondamentalismo, collocando Rabat tra i Paesi laici. E, tanto per ribadire la sua posizione nell'intera area, si schiera apertamente per una collocazione tra i Paesi africani e non tra quelli arabi. Tutto il Mediterraneo è in fermento, in movimento. Con l'eccezione italiana. Qui l'immobilismo è una virtù, la continuità è obbligatoria. E se il marcio progredisce e tutto infetta, pazienza. I problemi sono le nomine della Raggi, non la classe dirigente inetta ed incapace che si sta divorando il Paese. Le solite facce, i soliti figli di e nipoti di. Uno più disastroso dell'altro, ma nessuno fiata. Non bisogna disturbare i manovratori anche quando le manovre sono sbagliate. Si riesuma persino Prodi, il simbolo del sonno profondo dell'Italia. Ormai anche il Gattopardo è stato superato: bisogna che nulla cambi affinché nulla cambi. Basta con la farsa di un finto mutamento per nascondere l'immobilismo. Il coma profondo viene rappresentato come obiettivo primario da raggiungere. E il coma presuppone che non ci siano forze nuove, vitali a modificare la situazione.

martedì 7 febbraio 2017

Tra ignoranza e ipocrisia: il giornalismo italiano

I giornali italiani sono in profonda crisi. Sarà sicuramente colpa dei lettori, visto che in Italia gli analfabeti di ritorno stanno proliferando. Oppure sarà colpa dei giornalisti, categoria che vede una crescita esponenziale di analfabeti di ritorno proprio tra chi scrive? Perché non basta una Accademia della Crusca sempre più inutile e ridicola per giustificare il "te" al posto del "tu" diventato una costante del giornalismo televisivo. E l'ignoranza dilaga ad ogni livello ed in ogni settore. Si scrive di cose che non si conosce, si procede per luoghi comuni e banalità assortite. L'importante è che siano banalità politicamente corrette. Perché ai padroni dei giornali servono dipendenti asserviti, disposti a vendere la propria madre pur di tutelare un salario che, inevitabilmente, si riduce progressivamente perché si riduce il numero dei lettori e calano le inserzioni pubblicitarie. Forse qualcuno ha fatto un po' di confusione sul concetto di giornalisti come cani da guardia. Avrebbero dovuto montare la guardia a difesa dei lettori contro i poteri forti. Invece hanno capito che dovevano difendere i padroni dalla rabbia sacrosanta di un popolo che, di conseguenza, legge sempre di meno. Capita di confondersi. In buona fede, sia chiaro. La stessa buona fede che i giornalisti dimostrano sui loro blog, piagnucolando quando i poveri migranti sono costretti a buttare nell'immondizia i piatti di pasta italiana mentre loro preferirebbero il montone o il cous cous. Poi, con la coscienza ripulita, possono tranquillamente schierarsi con il padrone quando licenzia i colleghi scomodi. D'altronde non si può piangere per tutti. E se già frigni per i migranti, potrai almeno festeggiare per aver eliminato un po' di concorrenti sul posto di lavoro? In attesa che il padrone cambi cane da guardia e cacci anche il servitore politicamente corretto

lunedì 6 febbraio 2017

Il programma di Le Pen spiazza le destre italiane

Che fastidio Marine Le Pen. Inizia la campagna elettorale con un piglio da prima della classe e invece dei soliti slogan sfodera un programma da 144 punti. Per fortuna non tutti sono precisissimi, e questo permette alle destre italiane di tirare un sospiro di sollievo. Purtroppo, però, buona parte del programma è credibile, realistico, ben fatto. Condivisibile o meno, è un altro discorso. Quello che conta davvero è che una destra populista europea sia arrivata a realizzare un progetto di governo realmente alternativo. Fuori dall'euro, fuori (parzialmente) dalla Nato, piccoli dazi per tutelare l'industria nazionale e per far aumentare i salari dei lavoratori. Si è scomodato anche l'economista del gruppo De Benedetti-Elkann, Mario Deaglio (il marito della Fornero, tanto per chiarire), per avanzare dubbi e perplessità su questa frenata della globalizzazione criminale che ha distrutto le economie europee, a partire da quella italiana, con il consenso ed il plauso di ministri come Fornero. Una opposizione, quella dei clientes dei poteri forti, perfettamente logica e scontata. Probabilmente i disinformatori di professione non si aspettavano una simile prova di efficienza da parte di Madame Le Pen. E probabilmente non sarà neppure sufficiente al FN per vincere le presidenziali perché il liberista Macron godrà dell'appoggio dei banchieri, degli speculatori, della finanza che controlla tutti i media transalpini. Ed il centrodestra francese, come quello italiano, è troppo vigliacco per compiere una scelta coraggiosa e di reale cambiamento. Ma ad essere davvero spiazzata è la destra italiana, nelle sue varie componenti. Marine Le Pen si è affidata a gente competente per stilare il programma. Molti politici delle destre italiane avrebbero difficoltà persino a comprendere il significato di "stilare", figuriamoci a predisporlo, un programma. Quattro punti fatti scrivere dai figli degli amici, un po' di banalità condite da luoghi comuni. In Francia il FN si presenta in grado di governare un Paese, cambiandolo a livello economico, sociale, culturale. Dunque servono economisti, esperti di sociologia, intellettuali di varie discipline. In Italia le destre vanno in difficoltà non per cambiare radicalmente un Paese ma per cambiare le lampadine dei lampioni di un paese. Poi, magari, Marine Le Pen verrà sconfitta e, per qualche miracolo, le destre italiane vinceranno. Ma, come è avvenuto in passato, dimostreranno di non saper governare e tanto meno cambieranno l'Italia.

venerdì 3 febbraio 2017

Il bugiardissimo non si candida? Nessuno gli crede

"Potrei anche non candidarmi per la presidenza del Consiglio". Il bugiardissimo tenta di convincere l'ala sinistra del Pd ad evitare la scissione. Offrendo la disponibilità a riflettere sulla possibilità di un eventuale passo indietro. Ed è facile immaginare quanto possa essere stato preso sul serio da D'Alema, Bersani ed Emiliano. Lo stesso bugiardissimo che aveva promesso il suo ritiro dalla politica in caso di sconfitta al referendum, ora non arriva neppure alla promessa ma si limita ad una ipotesi. Credibile come una copiosa nevicata nel Sahara. Eppure il bugiardissimo non molla. E, anzi, approfitta delle difficoltà del governo Renziloni che è impegnato a turare alcune delle falle create dal governo Renzi: cioè le stesse persone che hanno provocato i danni, ora devono ripararli. Dunque, grazie alle mance elargite a tutti per motivi elettorali, ora bisognerà pagare di più la benzina. Ma non sarà un problema dei soli automobilisti. L'incremento dei costi di viaggio si riverserà sui costi di tutti i prodotti, l'inflazione tornerà a crescere ma non per effetto di un incremento dei consumi. Solo per effetto dell'incremento della spesa delle famiglie che, ovviamente, non vedranno crescere le retribuzioni. Un capolavoro del bugiardissimo, del lattaio Padoan, di Maria Elena Etruria, di Alfano. Tutti, a parte il premier che governa per interposta persona, rimasti al proprio posto, a far danni. Ma il bugiardissimo ha fretta di andare al voto. E ha fretta tutta quella parte del Pd pronta ad allearsi con Berlu per gestire il Paese. Gestirlo, non guidarlo. Bisogna arrivare al voto prima della manovra economica d'autunno. Quando si scoprirà che l'aumento della benzina e del carburante è solo un antipastino mignon rispetto alle stangate che ci aspettano per accontentare Bruxelles. Dunque meglio votare prima ed avere le mani libere per massacrare gli italiani. Se no, dopo una manovra lacrime e sangue, chi vorrà ancora votare per i responsabili della macelleria sociale? Per questo il bugiardissimo sarebbe persino disposto a non candidarsi per fare il premier. Purché si voti subito. Così il governo lo guiderebbe Gentiloni che si assumerebbe l'onere della macelleria sociale. A quel punto, di fronte alle proteste (le può sempre organizzare il bugiardissimo, se le destre ed i 5 stelle non sono capaci), Gentiloni sarebbe costretto alle dimissioni ed il presidente della repubblica potrebbe affidare l'incarico di nuovo a lui, il Bugiardissimo 2. Che sarebbe più forte, perché avrebbe blindato, alle elezioni di questa primavera, i suoi candidati, escludendo la maggior parte dei dalemiani e dei bersaniani. E i voti per gestire la macelleria sociale? Glieli fornirebbero le truppe di complemento di Berlu. In cambio di qualche sostegno a Mediaset nello scontro con Bolloré

giovedì 2 febbraio 2017

Tremonti torna in campo per guidare le destre?

Gli elettori di destre e centrodestra si sono stancati dei rispettivi leader. Non i militanti, ma gli elettori sì. Insoddisfatti della qualità umana di chi è stato promosso da caporale a colonnello senza averne le qualità, perplessi di fronte alla pochezza intellettuale di qualcuno e ai ridotti orizzonti di qualcun altro, disgustati da chi utilizza la scena politica per tutelare gli affari propri. L' ha capito benissimo Tremonti che, come la Fenice, è ricomparso sulla scena e si è dimostrato disponibile ad incontrare tutti i protagonisti di un'area estremamente rissosa. Interviste ovunque, convegni con chiunque. Intellettuale intelligente e preparato, non ha dimostrato le sue doti quando ha dovuto passare dalla teoria alla pratica nelle vesti di ministro. Ma le analisi restano sempre acute e interessanti. Ha persino smentito la frase che tutti gli hanno sempre rinfacciato: "Con la cultura non si mangia". Mai pronunciata, assicura. E' difficile immaginare che la sua ricomparsa sulla scena sia legata solo alla promozione di un libro nuovo. Il personaggio è intelligente e ha capito che la vasta area sogna un leader che non c'è. Lui, ovviamente, non accenna minimamente alla prospettiva. Saranno gli altri, eventualmente, a ricordarsi di lui, ad avanzargli richieste e proposte. E se Massimo Giannini va in tv e azzarda una (pessima) imitazione di Tremonti, significa che l'ex ministro comincia ad impensierire gli avversari. E poi, negli anni di potere, Tremonti era uno dei pochi in grado di rappresentare Forza Italia pur dimostrandosi sempre più vicino alla Lega. Ha anticipato le attuali posizioni di Toti, un altro che della cultura e degli intellettuali farebbe volentieri a meno. Ma Tremonti, suo malgrado, è un intellettuale. Economista di ottimo livello, scrittore. Forse una figura troppo lontana dalle esigenze dei quadri politici della vasta area. Quei quadri che si infastidiscono di fronte alle analisi del professor Tremonti sulle differenze tra mercatismo e mercantilismo. Peccato che siano concetti fondamentali per comprendere i cambiamenti mondiali. Ma ai quadri politici che operano sul territorio interessano di più i problemi delle buche stradali o dell'illuminazione a led. E non capiscono che il cittadino elettore, se deve scegliere sulla base dei led e delle buche, non voterà per destra o sinistra, ma per un sindaco elettricista o stradino. Se si rinuncia alla politica per l'amministrazione del quotidiano non serve Tremonti, non servono Salvini e Meloni. Basta un amministratore di condominio indicato da Bruxelles

mercoledì 1 febbraio 2017

Condannare gli oligarchi delle ferrovie? E' da populisti


Il fronte dei populisti si amplia. Secondo gli avvocati difensori al processo per le 32 vittime della strage di Viareggio, provocata da un treno, condannare chi allora era responsabile del settore ferroviario è un atto "populista". Gli oligarchi, in Italia, non devono essere processati e tantomeno condannati. I famigliari delle vittime? Si arrangino. Capita che un treno si guasti e provochi una strage, non è colpa di nessuno. Anzi, forse è colpa delle vittime che vanno ad abitare in case vicine alle ferrovie. E, in ogni caso, gli amministratori delle aziende devono essere sempre al di sopra di tutto e non possono essere infastiditi da sciocchezze come processi e tribunali. Ovviamente provvederà il processo d'Appello a ridurre le pene, in modo che i colpevoli non debbano essere scocciati con qualche giorno di carcere. Ed altrettanto ovviamente gli oligarchi condannati non dovranno rinunciare ai loro incarichi strapagati. D'altronde, in Italia, le ferrovie hanno già dimostrato di poter fare tutto ciò che vogliono. Cancellano i treni Frecciabianca e li sostituiscono con i Frecciarossa, più costosi, ma ovviamente da Milano a Venezia non esiste una linea dedicata all'alta velocità e, dunque, si viaggia sugli stessi binari di prima. E forse qualcuno ricorderà che quando gli italiani hanno dovuto pagare, con le proprie tasse, la costruzione dei binari per l'alta velocità, le ferrovie ed i politici avevano spiegato che il sacrificio sarebbe servito per togliere i Tir dalle strade e autostrade, spostando le merci sui treni. Quanti sono i treni merci sull'alta velocità? Zero. In compenso si tolgono i collegamenti "normali" per obbligare i pendolari a viaggiare sui Frecciarossa. E a quel punto, senza più alternative, si aumentano le tariffe per l'alta velocità. Il rispetto per i sudditi è inesistente. Ad Aosta, da oltre mille anni, a fine gennaio si svolge la Fiera di Sant'Orso che richiama quasi 200mila persone in due giorni. Con l'autostrada sempre più cara, i turisti viaggiano in treni dove passano ore stipati come sardine. Rafforzare il servizio? Magari sì, ricorrendo agli autobus, ma senza farlo sapere. Troppo fastidioso perder tempo ad informare i sudditi. Quelli che vengono presi in giro da avvisi con gli altoparlanti che informano su ritardi massimi di 30 minuti sulle linee mentre i tabelloni indicano ritardi superiori all'ora. Da Nord a Sud è sempre la stessa storia. Ma loro, i vertici, hanno sempre delle scuse, degli alibi. Pioveva, faceva freddo, faceva caldo, faceva tiepido. Tutte condizioni che rendono impossibile un servizio decente e puntuale. Ma non bisogna protestare, in caso contrario l'accusa di populismo è già pronta.

martedì 31 gennaio 2017

Lo stallo della politica è un invito a nozze per la Troika

"Se sei solo anche tu, anche tu come me..". Il povero bugiardissimo è alle prese con la scomparsa dei suoi migliori amici dalla scena politica internazionale. A conferma della sua vocazione di portasfiga, tutti quelli che ha abbracciato nella grande reunion della sinistra moderna europea sono pateticamente naufragati.L'ultimo, in ordine di sfiga, è stato il francese Valls dopo che l'abbraccio del bugiardissimo era già costato il posto al compagno spagnolo ed al compagno olandese. Il prossimo, ovviamente, sarà Gentiloni quando il bugiardissimo si sarà stancato del governo Renziloni e deciderà di riprendere il controllo diretto di Maria Elena Etruria. Gentiloni stai sereno, tutti stanno aspettando il ferale cinguettio dell'ex premier che aveva giurato di ritirarsi dalla politica e invece è sempre lì. Ma con chi? Probabilmente non più con D'Alema, pronto ad inventarsi un suo partito di sinistra, visto che il Pd è ormai solo il partito dei banchieri e delle cooperative che lucrano sui migranti. Quanto vale, in termini di consensi, D'Alema? Baffino assicura di puntare almeno al 10%, probabilmente non soltanto con i voti sottratti al Pd, ma pure ai partitini ed ai movimentini della sinistra che non hanno avuto un grande successo con le uscite di Fassina e Civati. Ma se anche l'esodo dal Pd fosse limitato ad un 5%, per il bugiardissimo si metterebbe male. Non riuscirebbe neppure a fare una maggioranza con Alfano (sempre che superi lo sbarramento) e Berlu. Dovrebbe rimbarcare proprio D'Alema. Ma a quali condizioni? E poi un bel governo da Berlu a D'Alema passando per Alfano, Verdini e Fassina, avrebbe una qualche credibilità? E avrebbe margini di manovra al di là del far contente alcune lobby? Con una legge elettorale di stampo proporzionale, però, non ci sarebbero i numeri neppure per una maggioranza a 5 stelle e tantomeno per una di destra-centro. Un sistema bloccato sino a quando alcuni degli attuali protagonisti non usciranno di scena. Il bugiardissimo è un ostacolo per il Pd, ma è un problema anche per eventuali coalizioni. E Berlu ha le medesime caratteristiche: i suoi potenziali alleati non si fidano più di lui dopo le continue giravolte, dopo aver utilizzato partito e politica per difendere i suoi interessi economici. Ma è credibile una destra che si affida ancora a La Russa, a Storace, ad Aledanno? Una Lega perennemente litigiosa? Un centrodestra che punta su una lista lunghissima di "ex qualcosa" tanto da sembrare un necrologio infinito? Ma sul fronte della litigiosità i 5 stelle sono dei maestri assoluti. Quanto a D'Alema, è vero che l'Italia si è stufata del bugiardissimo finto piacione, ma non è una buona ragione per affidarsi ad un uomo intelligente ma arrogante più di Renzi ed anche più odioso. La situazione perfetta per spingere l'Ue a commissariare l'Italia con una Troika di criminali sfruttatori, pronti a rovinare definitivamente il Paese così come han fatto con la Grecia.

sabato 28 gennaio 2017

Destre e centrodestra ripartono da Roma. Ma senza una meta precisa

Tutti a Roma, tutti a Roma! Non a mostrar le chiappe chiare ma a ipotizzare un tentativo che possa eventualmente portare magari alla creazione di un tavolo intorno a cui ritrovarsi per discutere di una possibile intesa in vista di probabili elezioni. In altri termini, poco più di una comparsata e di una gita fuori porta. Le destre - sovraniste, populiste, identitarie, menu a scelta - scendono in piazza ed il centrodestra - quello che vuole rimanere distante dal centrosinistra, rifiutando gli inciuci del partito Mediaset - si ritrova a teatro con la regia di Raffaele Fitto. Gli esponenti del partito azienda resteranno a guardare mentre quelli in cerca di riposizionamento, come Toti, saranno in piazza con le destre salviniane e meloniane. Un bel casino, senza dubbio. Le destre vogliono elezioni subito o, come sostiene il prode Odino (lfi), vorrebbero erezioni subito. La richiesta ha una sua logica. I 5 stelle sono in difficoltà a Roma, il Pd continua ad essere spaccato ed il bugiardissimo pare aver perso molto smalto, la sinistra sinistra vivacchia, Forza Italia è divisa tra chi vorrebbe far politica, come Toti e anche Brunetta, e chi preferisce stare in Parlamento per tutelare l'azienda del Capo e fregarsene di tutto il resto. Dunque l'occasione è interessante. E pazienza se manca un progetto credibile, un programma serio, un'analisi che non sia banale anche per un esame di terza media. Protesta e ancora protesta. D'altronde anche Zaia, Maroni e Toti, i 3 presidenti delle Regioni del Nord in quota a Lega e Forza Italia, non vanno al di là di una amministrazione più o meno efficiente a seconda delle valutazioni e delle situazioni. Amministratori, non politici. Il Veneto, la Lombardia e la Liguria non sono diventati laboratori per sperimentare soluzioni nuove, idee alternative, per creare una nuova classe dirigente in grado di rappresentare qualcosa di diverso e di credibile in ambito culturale, imprenditoriale. Ma oggi, a Roma, si aggiunge il nuovo protagonista: Fitto e il suo Movimento Blu. Da non sottovalutare perché si pone come alternativa non alle destre, ma a quella parte di Forza Italia attratta dalle sirene del bugiardissimo. Un obiettivo che, se raggiunto, permetterebbe di rafforzare tutta un'area perché i Blu hanno già chiarito che la loro collocazione è alternativa al Pd ed agli inciuci. Ma non è il caso di entusiasmarsi troppo. Anche dai Blu, almeno per ora, non è emerso nulla di nuovo. Vecchi nomi da riciclare, nessuna struttura credibile sui territori. Vuol essere un movimento federale, in grado di aggregare movimenti civici. Ma quanti sono i movimenti civici che esprimono un progetto che possa varcare i confini della rispettiva cinta daziaria? Anche qui latitano analisi, studi, programmi. Si guarda a Trump e May, ma Trump e May non sono in Italia, non fanno politica qui e non vengono eletti qui. E la situazione di Gran Bretagna e Usa è diversa da quella italiana, non si possono copiare le ricette. Per adeguarle occorre lavorare, occorre studiare. Certo, è più facile scendere in piazza per chiedere elezioni.

venerdì 27 gennaio 2017

Messico e nuvole, l'Europa non capisce le opportunità

Il Messico non è speedy Gonzales e neppure Pancho che sonnecchia sotto un enorme sombrero. Immagine stereotipata che ha molto meno a che fare con la realtà rispetto al pizza, mafia e mandolino di altri Paesi. Eppure nello scontro tra Messico e Stati Uniti le legioni si sono schierate in massa dalla parte di Trump. E persino gli avversari del nuovo presidente statunitense si sono limitati ad attaccare Trump, evitando accuratamente di prendere posizione a favore del Messico. Problemi loro? Non proprio. Perché le scelte preannunciate da Trump a favore di un ritorno al protezionismo servono, è vero, per rilanciare l'occupazione negli Usa, ma hanno conseguenze anche sulle esportazioni europee ed italiane. Mentre i problemi che la politica di Washington creerà al Messico rendono il Paese latinoamericano particolarmente interessante per chi è al di qua dell'Oceano. Il Messico avrà bisogno di nuovi alleati economici, di nuovi sbocchi e di nuovi fornitori. Sì, anche fornitori, perché il Paese è diventato una potenza economica di primo piano. Anche se i media italiani se ne occupano soltanto per raccontare gli effetti devastanti del narcotraffico o per ricordare che Carlos Slim è uno degli uomini più ricchi del mondo. Qualche articolo, occasionale, sugli aspetti archeologici e poi nulla più. Sarà forse per questo che il "ministro degli esteri" dell'Unione europea (sì, la solita Mogherini) non si è accorta delle enormi possibilità che si aprono per i Paesi europei in conseguenza dello scontro tra Trump e Nieto. Uno scontro che, per ora, riguarda la costruzione del muro tra i due Paesi, con il presidente messicano che, logicamente, si rifiuta di pagare un'opera decisa dal suo omologo statunitense. E gli Usa che replicano ipotizzando mega dazi sulle importazioni di prodotti messicani. Tra questi prodotti, ovviamente, ci sarebbero anche le auto prodotte in Messico da Fca. Sarebbe dunque il caso di approfittare della situazione per inserirsi in un mercato estremamente importante. Ma se non lo capisce Mogherini non ci si può certo illudere che lo capisca Alfano. E resta ferma persino la Spagna. Una clamorosa dimostrazione del fallimento della politica europea. Tutta l'America Latina, dal Nord al Centro ed al Sud, ha una fortissima componente di popolazione di origine europea: spagnola, italiana, portoghese. Ma anche tedesca e francese. Eppure l'Europa ha lasciato che gli Usa considerassero l'America Latina come il giardino di casa. Persino la Russia, l'Iran ed ora la Cina (ma anche il Giappone) hanno inciso di più di quanto abbia fatto l'Europa negli ultimi anni. L'Italia è rimasta ferma al Mundial di Mexico 70, al Messico e nuvole di Jannacci. Forse a dormire sotto il sombrero sono Alfano e Mogherini, non i messicani.

giovedì 26 gennaio 2017

Il bacio di Corona per nascondere la realtà

"Corona bacia la fidanzata in aula". Così un titolo su un quotidiano nazionale. Notizia fondamentale, da pubblicare senza alcuna perplessità, tra gli articoli sui morti in Abruzzo e quelli sulle strategie di Trump, tra un fondo sulla scalata delle Generali ed un commento sulle possibilità di voto in Italia. Certo, sono quotidiani generalisti e si occupano un po' di tutto. Dunque ci deve essere spazio per lo sport, per la cultura, per la tv ed il cinema. L'uscita di un nuovo film è una notizia, il calciomercato è una notizia, una rapina è una notizia (purché non sia stata compiuta da una grande opportunità, se no si censura). Ma il bacio di Corona alla sua fidanzata, che notizia è? Davvero una dimostrazione di grande giornalismo, sicuramente l'autore verrà premiato adeguatamente. Poi, però, qualcuno se la prende con i cittadini italiani perché non leggono più i quotidiani ed i giornali in genere. Questo non significa che, per essere autorevole e interessante, un giornale debba essere assolutamente serioso. Notizie curiose e divertenti non mancano mai. Anche se spesso vengono ignorate per i più disparati motivi. Ma il bacio di un personaggetto alla propria fidanzata non rappresenta nulla. Ma questo è il giornalismo contemporaneo, quello che risparmia sugli inviati e sui corrispondenti per dare spazio al bacio di uno in tribunale. Certo, si prende la notizia da un'agenzia e la si sbatte in pagina. L'importante è riempire uno spazio. E non importa più se le notizie vengono lette, se il giornale viene acquistato. Direttori autoreferenziali non se ne preoccupano. Tanto i tagli degli organici riguardano solo i sottoposti mentre i responsabili dei disastri editoriali continuano ad abbuffarsi con una torta che solo per loro non si riduce. La compagnia di giro si autotutela, le tv accolgono le comparsate di direttori di quotidiani che riescono a far calare anche l'audience. Tutti politicamente corretti, tutti impegnati a tutelare il potere che, a sua volta, si impegna per tutelare i direttori di riferimento. Meglio evitare di raccontare che in mezzo mondo cresce la protesta contro le oligarchie. Anche se, spesso, si sceglie il campione sbagliato per abbatterle. In Italia no, tutti zitti e pronti a fare qualche passo indietro se, per sbaglio, ci si è lasciati andare ad una sacrosanta protesta a voce troppo alta. In tutto questo squallore, i lettori non contano assolutamente nulla. E, logicamente, rinunciano ad acquistare i giornali, si rifugiano su internet, si dedicano ai social. Dove, immancabilmente, ritroveranno le notizie sul bacio in tribunale, gli interventi politicamente corretti, le censure. A lorsignori piace vincere facile e occupano ogni spazio. In realtà gli spazi sarebbero enormi per le alternative di ogni tipo. Ma a sognare le alternative sono i cittadini senza soldi. Quelli che i denari li hanno, preferiscono accodarsi all'informazione di regime. Pronti persino ad entusiasmarsi per il bacio di Corona

martedì 24 gennaio 2017

Trump spiazza destra, sinistra e centro

Non c'è alcun dubbio che Donald Trump sia "divisivo" (parola fortunatamente non più di moda). Non piace alla sinistra che ha abbandonato i diritti sociali in nome dei diritti civili, non piace alla destra estrema che vede in lui un oppressore della nuova Yalta. Non piace ai centristi globalizzati che sognano di cestinare l'inutile lingua italiana per poter utilizzare quelle mille parole d'inglese che saranno sufficienti per esprimere concetti sempre più ridotti. Ciascuno, dal proprio punto di vista, ha perfettamente ragione. Ma se ciascuno valutasse ciò che infastidisce gli altri, scoprirebbe anche gli aspetti positivi. E' probabile che Trump voglia spartirsi il mondo con Putin, con l'alibi della lotta al terrorismo. Però non ha senso accusare Mosca e Washington per l'incapacità assoluta di Roma e di Bruxelles. Ogni Paese cerca di tutelare i propri interessi, solo l'Europa dei cialtroni politicamente corretti penalizza i propri interessi in nome di una globalizzazione che favorisce solo gli altri. E anche la politica economica annunciata da Trump (si vedrà se agli annunci seguiranno i fatti concreti) può danneggiare l'Italia e l'Europa, ma solo a causa dell'inadeguatezza italiana ed europea. Non si può incolpare Trump di difendere le produzioni statunitensi solo perché in Europa si preferisce lasciar mano libera agli imprenditori di trasferire le produzioni in altri Paesi. Visto che noi preferiamo essere autolesionisti pretendiamo che anche gli altri si facciano del male. E mentre i nostri industriali delocalizzano con il plauso dei cialtroni tanto politicamente corretti, gli stessi industriali si allineano immediatamente ai diktat di Trump e si affrettano ad investire negli Usa mettendo a rischio gli impianti realizzati in Messico. Davvero la sinistra europea può indignarsi se gli Usa salvano o creano posti di lavoro all'interno dei propri confini? Alla sinistra europea gli operai piacciono solo se stranieri? E gli oligarchi globalizzati, con aziende delocalizzate nei Paesi più poveri dell'Asia, dove lo sfruttamento è più agevole, possono sempre andare a produrre in California o in Montana, in Florida o in Texas. Certo, dovranno spendere molto di più rispetto al Bangladesh o al Vietnam, ma è la globalizzazione, bellezza. Oppure potrebbero riportare le produzioni in Italia, pagando i lavoratori in misura tale che possano acquistare la produzione nazionale. Troppo difficile, certo. Erano così belli gli anni della delocalizzazione selvaggia e dello sfruttamento dei lavoratori anche in Italia, senza doversi occupare del mercato interno perché gli Usa assorbivano vino e vestiti, auto e laser. Ora bisognerà investire, per essere competitivi. Oppure bisognerà capire che a forza di voucher non si crea un mercato domestico in grado di assorbire le quote di abbigliamento e di cibo italiano destinato ora a mercati che si difendono. No, troppo difficile. Meglio vendere le aziende a chi sa fare impresa.

lunedì 23 gennaio 2017

Per Renziloni bastano i soccorritori, anche senza mezzi di soccorso

Renziloni prende la parola per elogiare i soccorritori impegnati nelle zone terremotate e costrette a convivere con nevicate eccezionali. Tutto giusto, sacrosanto. L'abnegazione di volontari e personale predisposto agli interventi è sotto gli occhi di tutti. Peccato che, dal presidente del Consiglio seppur per procura, ci si sarebbe potuti aspettare anche un'analisi sui ritardi, sulle responsabilità, sugli errori e sulla possibilità di non ripeterli. Invece nulla. Meglio evitare le analisi perché l'emergenza rende molto di più della prevenzione. E allora che male c'è a costruire strutture e abitazioni al fondo di un canalone? La magistratura aveva assolto tutti, dunque andava bene così. Perché i magistrati sono Dei scesi in terra per illuminarci e guidarci e se ritengono legittimo costruire alla base di un canalone, vuol dire che è giusto farlo. Sarebbe interessante scoprire quali esperienze di montagna abbia il magistrato in questione. E sarebbe altrettanto interessante conoscere le competenze montane della funzionaria che ha tranquillizzato tutti sostenendo che il rischio di valanga era una bufala. Non è che tutti possano essere competenti su tutto. Però non sarebbe male che gli esperti di mare si occupassero dei problemi del mare mentre ad occuparsi di montagna fossero persone che la montagna la conoscono. Poi esistono limiti oggettivi. E' assurdo che località turistiche legate allo sci, anche sull'Appennino, non abbiano spazzaneve e turbine in numero sufficiente per affrontare le emergenze. Ma è comprensibile che paesini a quote più basse non abbiano le medesime dotazioni, perché le super nevicate sono un evento estremamente raro ed improbabile. Ma non è tollerabile che Renziloni alzi la voce con l'Europa in merito alle risorse da destinare ai migranti e taccia sulla mancanza di risorse da destinare alle prevenzione dei rischi che ormai sono una certezza in un'Italia che si sbriciola. Non esistono soltanto i migranti, esistono anche gli italiani. A volte, però, sembra che gli italiani non abbiano più diritto ad alcunché. Non solo ai mezzi di soccorso - e l'abolizione del Corpo Forestale è l'ennesima dimostrazione di quanto il bugiardissimo fosse del tutto inadeguato per l'incarico di presidente del Consiglio - ma neppure ad un briciolo di competenza nei ruoli chiave. Si affida l'università e la ricerca ad un ministro che l'università non l'ha mai frequentata, tanto per chiarire quale sia l'importanza dell'istruzione per questo governo. E non si spendono soldi per elicotteri attrezzati per interventi d'emergenza in qualsiasi condizione. Costano, ed i soldi servono alla Marina per recuperare aspiranti migranti direttamente di fronte alle coste libiche

venerdì 20 gennaio 2017

Con la nuova Yalta conterà chi avrà una visione strategica

Se ci sarà una nuova Yalta, sarà molto diversa da quella che aveva spartito il mondo al termine della Seconda guerra mondiale. Trump e Putin non sono soli, devono fare i conti con il terzo incomodo rappresentato dalla Cina. Ma, soprattutto, devono fare i conti con nuove realtà emergenti e con vecchie potenze che, come l'Inghilterra, cercano di togliere la polvere al vestito recuperato in soffitta. Non è un caso che Trump abbia subito puntato su Londra, promettendo vantaggi (sembrava quasi il bugiardissimo di casa nostra) in cambio della creazione di un'anglosfera che non coinvolgerebbe solo Stati Uniti ed Inghilterra, ma che sarebbe aperta a parte dell'ex impero britannico, a partire dall'Australia. E se le offerte fossero interessanti, magari potrebbero convincere scozzesi e nordirlandesi a rinunciare ad un referendum per sottrarsi al dominio di Londra. Quanto a Putin, è impegnato in arditi giochi di equilibrismo per tenere insieme, in un'alleanza che ci riguarda da vicino, gli sciti iraniani ed i sunniti turchi, per arrivare a coinvolgere l'Egitto ed accaparrarsi la Libia intera o, perlomeno, la Cirenaica. Senza dimenticare i Paesi dell'Asia Centrale un tempo parte dell'Urss. Anche Pechino, però, non sta a guardare. La conquista di ampie aree dell'Africa è stata ormai avviata con successo, l'influenza cinese è evidente. Ma nel frattempo è proseguita anche la penetrazione in Europa, partendo dalla logistica che diventa fondamentale per favorire il commercio materiale accompagnato da quello immateriale. Non siamo più ai tempi dell'intendance suivra, ormai la logistica precede l'offensiva. E l'Europa, in tutto questo movimento frenetico? Inesistente, come sempre. Ciascuno procede in ordine sparso, a seconda dei propri interessi immediati. La Grecia ha venduto il Pireo ai cinesi, l'Italia ha scommesso su Tripoli per far contento Obama e rischia di ritrovarsi spiazzata da un'offensiva russa a sostegno di Haftar. La Germania pensa solo agli affari, e sono affari suoi, la Francia oscilla e aspetta di conoscere il nuovo presidente per capire se aprirà alla Russia o se sceglierà Trump. La Spagna non è neppure in grado di giocare di sponda con l'immenso mondo latino americano. E ad Est qualcuno cerca intese con Mosca e altri scelgono il sostegno di Washington. In generale prevale l'incapacità di comprendere le potenzialità di presentarsi con la forza di un'Europa davvero unita. D'altronde un'Europa rappresentata da Mogherini è un fallimento a prescindere. Così rinascono gli accordi bilaterali, da posizioni di debolezza estrema. L'Italia della pizza e della moda (controllata dai francesi), delle produzioni di nicchia e dell'arte trascurata: potremo approfittare dell'industria 4.0 per esportare un poco di più, ma resteremo il solito nano politico alla ricerca di un gigante che ci carichi sulle spalle.