venerdì 20 ottobre 2017

Andiamo a governare? Vai avanti tu..

Andiamo a comandare? Pare che nessuno abbia l'intenzione di farlo davvero, per manifesta incapacità di governare l'Italia. E allora si spiega perfettamente l'atteggiamento della sinistra, impegnata a farsi del male incurante del disastro annunciato per le prossime elezioni. Il prode Pisapia, antipatico come pochi, è pronto ad abbandonare il Campo democratico, disgustato dai continui litigi nel Pd e tra il Pd ed i movimenti a sinistra. A destra le alleanze funzionano a fisarmonica, tra avvicinamenti ed allontanamenti che non danno certo l'impressione di serietà e concretezza. I 5 stelle si lamentano di essere sotto attacco, ed è vero, ma dove guidano le città non offrono uno spettacolo di competenza e buon senso. Il problema è che il personale politico, in tutti gli schieramenti, non brilla per capacità. Un governo che affida ministeri fondamentali a personaggi come Fedeli, Poletti, Alfano, è un governo che non ha alcuna credibilità. Assurdo ironizzare sui congiuntivi di Di Maio quando il ministro dell'Istruzione li sbaglia senza alcun problema. I membri del governo Gentiloni sono la dimostrazione che chiunque può fare il ministro e diventa quindi stupido domandare a centro destra e 5 stelle con quali uomini e donne andrebbero a governare. Però, forse, la strategia del Pd ha molto più senso di quanto sembri. In qualsiasi elezione, dopo i disastri di questi anni di malgoverno, il Pd sarebbe punito dagli elettori. Dunque meglio sparire dalla scena del governo nazionale, lasciando agli avversari il rischio del fallimento. A quel punto il Pd potrebbe recuperare consensi e vincere regionali ed europee dell'anno successivo. Allo stesso modo non è solo propaganda dell'ultimo minuto la proposta di Berlusconi di concedere l'autonomia a tutte le regioni italiane. Perché è vero che le Regioni sono la maggior fonte di spesa e di sprechi, ma sono anche più facili da governare rispetto ad un governo nazionale che prende ordini dagli euro cialtroni di Bruxelles. Il problema è superare i mesi che separano le elezioni politiche da quelle regionali. Difficile mantenere il consenso se ci si affiderà di nuovo a personaggi del livello di Gelmini, Brambilla, Moratti, Rotondi, Lunardi. Pochi mesi di pessimo governo nazionale rilancerebbero la sinistra nelle regioni. Mentre un governo nazionale di larghe intese garantirebbe il trionfo dei 5 stelle alle regionali. Si gioca a perdere, affidandosi a Bruxelles e Francoforte

giovedì 19 ottobre 2017

La scuola va in tv con risultati sorprendenti

Visto il totale fallimento del costosissimo programma del pretino Fazio, la Rai punta sulla scuola come alternativa ai programmi sul cibo. Ma l'effetto, in termini di correttezza politica, non è forse quello auspicato. Eliminata, si spera per sempre, la fastidiosa serie con la pessima Littizzetto, a tutelare il politicamente corretto ed il pensiero unico obbligatorio è rimasta la Pivetti. Che ignora in quale periodo sia vissuto Manzoni ma, in compenso, propina ai suoi allievi pallosissimi sproloqui su migrazioni, femminismo e su tutto l'armamentario di chi vive di slogan. Con l'allievo compagno che stronca Calvino come autore (è finita qui nulla di male), ma lo salva "solo perché ha fatto il partigiano". Meraviglioso esempio della scuola contemporanea. O forse della squola, visto il livello della docente. A rovinare tutto, però, interviene Collegio, un programma favoletta che riporta adolescenti di oggi nella scuola del 1961. Con professori che insegnano invece di indottrinare. Un programma falso come Giuda, con i ragazzini che esasperano comportamenti ed anche la propria ignoranza per compiacere le telecamere e gli spettatori. Ma, al di là di questo, il programma offre la visione di una scuola che insegna, che premia i migliori, che espelle i provocatori stupidi, che pretende rispetto e disciplina e che obbliga a studiare. Tutto falso, indubbiamente. Ma con risultati scolastici che appaiono meravigliosi rispetto alla crassa ignoranza con cui si presentano ragazzini in difficoltà in terza media nelle scuole di oggi. D'altronde le famiglie del programma tv rispettano i professori e si rattristano davanti agli insuccessi scolastici dei figli mentre le stesse famiglie, nella realtà, non fanno nulla per modificare atteggiamenti indisponenti della prole e incassano senza batter ciglio bocciature, provocazioni, fallimenti e indisciplina. I programmi passano ed il disastro della scuola resta. Con docenti sottopagati e privi di motivazioni, con famiglie iper protettive e pronte a giustificare l'ignoranza dei figli, con programmi scolastici che vietano la possibilità di istruire e di far crescere culturalmente gli studenti perché serve manodopera ignorante. La cultura è un pericolo in questa Italia. La preparazione è un viatico per la fuga all'estero. La conoscenza porta al disgusto ed al rifiuto dello schifo di questo potere. Bisogna abbassare i livelli e la nomina del ministro Fedeli ne è la più evidente dimostrazione

mercoledì 18 ottobre 2017

120mila italiani in fuga lo scorso anno. E vai con l'accoglienza

Oltre 120mila italiani sono fuggiti dal Paese lo scorso anno. Fuggono giovani senza speranze di trovare un lavoro che consenta loro di formarsi una famiglia. Fuggono gli anziani che, con le basse pensioni e le alte tassazioni, in Italia non riescono a sopravvivere. Fuggono i disoccupati di lungo periodo e chi non ne può più di precarietà. Fuggono i laureati che in Italia trovano lavori sottopagati e  senza alcuna attinenza con gli studi conclusi. Non siamo ancora ai livelli dell'esodo ottocentesco e di inizio Novecento, ma solo perché ci sono meno opportunità nei tradizionali Paesi di sbocco. Ma a fronte di questa situazione il governo italiano pensa solo all' accoglienza di nuovi schiavi. Braccia al posto di cervelli. Una strategia demenziale o criminale. In ogni caso perdente. Si abbassa progressivamente il livello della preparazione scolastica per andare incontro alle difficoltà degli allogeni e ci si disinteressa completamente delle necessità degli indigeni. Si costruisce un Paese di somari, in modo da bloccare la fuga all'estero perché gli altri Paesi non sapranno che farsene dei somari italiani. E le mance elettorali, con finte assunzioni e concorsi ridicoli, non cambiano la situazione anche se qualcuno invita a "cambiare la narrazione", come se la realtà non fosse perfettamente percepita da chi non arriva alla fine del mese. Per nascondere il disastro reale ci si inventa percorsi di formazione eterni in modo da rinviare sine die il momento del confronto con il mondo del lavoro che non c'è. E quando esiste, è sottopagato. Di fronte a questa situazione disastrosa, però, ci sono giornalisti di servizio che riescono ad evidenziare drammi senza paragoni: Asia Argento annuncia che non tornerà più in Italia se non per le vacanze. Un Paese di camerieri al suo servizio e nulla più. Forse Gentiloni si dimettera' per la disperazione e il bugiardissimo non si candiderà più. Forse la inviteranno ad Arcore per una cena elegante. O forse nessuno se ne accorgerà a parte il giornalista di servizio

martedì 17 ottobre 2017

La prostituzione cerebrale è peggio delle attrici in vendita

Una fissazione per il sesso. Non quella del produttore cinematografico americano accusato di stupri, ma quella dei media e dei sostenitori del politicamente corretto. Ottenere un ruolo in un film in cambio di prestazioni sessuali è considerato uno stupro mentre ottenere un lavoro normale in cambio della violenza sul proprio cervello è considerato giusto. Si può vendere il pensiero, si possono vendere le braccia o le gambe, nel caso dei calciatori, ma guai a cedere il basso ventre. Scatta il tabù. Nessuna indignazione nei confronti del datore di lavoro che pretende di controllare la mente del dipendente. Nessuna indignazione contro le imposizioni, nei giornali e in tv, di violentare la lingua italiana con parole come sindaca e assessora o di censurare la provenienza straniera dei criminali. Nessuna indignazione contro chi provoca malattie professionali obbligando gli operai a gesti ripetitivi per anni ed anni. O contro chi rovina caviglie e ginocchia degli atleti per ottenere risultati strepitosi fregandosene della salute. Tutto è in vendita, tutto è acquistabile. Senza dimenticare chi giustifica l'inquinamento, con tutte le malattie anche mortali che provoca, con la scusa che è inevitabile se si vuole avere industrie e lavoro. Però scatta l'indignazione se una aspirante attrice viene obbligata a prestazioni sessuali in cambio di un ruolo strapagato in un film. Indignazione in ambo i sensi. Da un lato chi strepita contro il ricattatore che approfitta della sua posizione di forza, dall'altra contro chi si vende fregando in questo modo la concorrenza meno disponibile o meno attraente. Ma le molestie non sono limitate al mondo del cinema. E non sono soltanto sessuali. In ogni attività si presentano i medesimi rischi, c'è sempre uno con una posizione di forza ed un altro in situazione di dipendenza e di debolezza. Si cede per disperazione, per bisogno, per mancanza di alternative. Oppure si resiste, scegliendo di rischiare di perdere un lavoro o di rinunciare alla carriera. La dignità non è per tutti, e neppure la libertà. Ma un'attrice che vende il suo basso ventre al produttore fa sicuramente meno danni di un sedicente intellettuale che mette a disposizione il suo cervello per sostenere le tesi di chi lo paga.

lunedì 16 ottobre 2017

L'Austria a destra per chiudere il Brennero?

Leggere i media di servizio italiani dopo le elezioni in altri Paesi offre la possibilità di comprendere le ragioni del crollo inarrestabile nelle vendite dei quotidiani. Non erano bastati gli articoli imbarazzati ed offesi per la vittoria di Trump o i titoli trionfali per il successo di Macron davanti a Marine Le Pen. Questa volta tocca all'Austria che, dopo aver illuso i giornalisti di servizio con l'elezione di un verde alla presidenza della repubblica, ora ha scelto il centro destra è la destra che, insieme, raggiungono il 60% dei voti. Con programmi simili sul fronte dell'invasione e della difesa dell'identità austriaca. Il fastidio è ancora maggiore, per i politicamente corretti italiani, perché la vittoria del popolare Kurz, con la probabile alleanza con la destra di Strache, porta l'Italia a doversi direttamente confrontare con un Paese che non vuole più accogliere gli invasori che l'Italia lascia fuggire verso Vienna dopo aver evitato di respingerli quando li intercetta in mare. In fondo già gli altri Paesi del gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca) hanno più volte sottolineato che se un Paese non vuol rispettare i patti e le regole sui rimpatri dei clandestini, poi non può pretendere di riversare sugli altri i frutti dei propri errori. E Vienna pare orientata a scelte analoghe. D'altronde Kurz e l'ungherese Orban hanno ottimi rapporti e possono iniziare a condizionare le politiche del Ppe. Quanto all'Italia, la situazione è sempre più fuori controllo. Ieri un nigeriano senza fissa dimora ha assassinato un disoccupato italiano in uno di quei mercati politicamente corretti che il Pd aveva permesso a Torino e che i 5 stelle hanno tutelato assicurando che era regolare e controllato. Poi si è scoperto che l'assassino vendeva senza alcun permesso ed un consigliere grillino ha sostenuto che tutto è andato per il meglio. I figli del morto non saranno della stessa idea, probabilmente, ma non sono della stessa idea neppure i torinesi che non ne possono più di questa tolleranza a senso unico, di questa difesa d'ufficio dei criminali purché allogeni. Anche su questo si voterà il prossimo anno, non solo sulle false promesse di rilancio economico

venerdì 13 ottobre 2017

La destra che cancellò la destra culturale

Una grande opportunità sprecata. L'ennesima. La presentazione del nuovo libro di Alessandro Amorese sulla storia del Fuan (l'organizzazione universitaria missina) conferma l'assoluta idiosincrasia dei vertici della destra nei confronti di tutto ciò che ha a che fare con la cultura. Soprattutto con la propria cultura. Il Fuan, ha ricordato Amorese, era la principale forza politica all'interno delle Università sino al 1968. E le prime e piu vaste occupazioni delle facoltà in tutta Italia vennero guidate dagli universitari di destra. A Valle Giulia la prima fila negli scontri con la polizia era composta da studenti di destra (non solo del Fuan). Ma anche in precedenza il gruppo universitario aveva sfornato pubblicazioni, libri, studi, analisi. Una potenziale classe dirigente del Paese costretta a disperdersi e ad agire per proprio conto. Chi ha distrutto tutto questo? Non la repressione poliziesca e neppure gli scontri fisici con gli avversari politici. A rovinare tutto ha provveduto il vertice missino. Per stupidità? Per servilismo nei confronti di qualcuno all'esterno? Per l'incapacità di confrontarsi con i propri giovani troppo acculturati e troppo capaci? E che fossero capaci lo ha dimostrato la vita. Basti pensare a gente come Paolo Borsellino che mai ha rinnegato la sua appartenenza a quell'area e che veniva salutato da Falcone, ironicamente, con impeccabili saluti romani (Fiano chiederà di cancellare il ricordo dei due magistrati?). Ma in ogni settore gli ex ragazzi del Fuan si sono distinti per competenze e professionalità. Lontani da un movimento che non li aveva capiti, che li aveva considerati una sorta di corpo estraneo perché preferiva la bassa manovalanza tutta piazza e retorica. Una manovalanza che conosceva una sola frase di Goebbels (quando sento parlare di cultura la mano corre alla fondina) ma non l'aveva capita. E a quasi 50 anni da Valle Giulia il fastidio per la propria cultura non è venuto meno. I tanti giornali e le innumerevoli pubblicazioni di qualità hanno lasciato il posto al deserto. Perché è più facile organizzare un giro turistico a Predappio piuttosto di studiare 300 pagine di un libro. Eppure, di fronte a ministri come Fedeli o Poletti, una classe dirigente come quella che usciva dal Fuan avrebbe assicurato sorti migliori all'Italia.

giovedì 12 ottobre 2017

I popolari austriaci con Orban e contro Merkel

 Ce lo chiede il Ppe. Il mantra del bollito di Arcore non funziona più. Solo in Italia qualcuno crede ancora che l'opposizione di comodo prima al bugiardissimo e poi a Gentiloni siano imposte da Merkel e dai vertici del Partito popolare europeo di cui Forza Italia fa parte. Perché del Ppe fa parte anche Orban con il suo partito che guida l'Ungheria con una politica di attenzione per gli ungheresi e di respingimenti per gli invasori. E fa parte anche il partito popolare austriaco che si appresta a far diventare cancelliere il suo leader, Sebastian Kurz. Un nome da ricordare perché Kurz, giovanissimo, pare avere idee chiarissime per tutelare l'identità austriaca. A partire dalla chiusura delle frontiere all'invasione che tanto piaceva a Merkel (ma anche la tedesca sta correggendo il tiro, seppur lentamente e limitatamente). Non è neppure escluso che Kurz, per governare, metta fine alla pessima coalizione con i socialdemocratici per aprire invece al Fpo di Strache, insomma a quella destra che i media italiani bollano come populista se non filonazista. D'altronde è normale che gli austriaci se ne freghino dei giudizi dei media di servizio italiani. Una vittoria di Kurz rafforzerebbe, tra l'altro, il gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca)  che si oppone alle politiche di autodistruzione dell'identità europea volute da Bruxelles e anche dal Ppe. Spostando l'asse identitario verso il Brennero e verso l'Italia. Un assist fenomenale per un centro destra che avesse coraggio e lungimiranza. Invece dovremo assistere alle frenate del bollito di Arcore che non riesce ad avere un'idea propria e viaggia a rimorchio di Merkel con il contributo dell'ex monarchico Tajani. E non mancheranno gli interventi anti austriaci dell'estrema destra nazionalista che non hanno ancora superato la guerra del 15-18 ma si lamentano per l'ottusita' dell'Anpi fermo a 70 anni orsono. Sarebbe invece l'occasione per lavorare a fianco di Vienna per tutelare l'identità e le tradizioni minacciate da un'invasione avvallata dai vertici del  Ppe e sempre più contestata dai partiti locali, perlomeno quelli che hanno leader con un briciolo di dignità

mercoledì 11 ottobre 2017

Una giustizia con la toga di Arlecchino

Per l'inquilino del Quirinale la toga dei magistrati non deve essere un abito di moda ma un simbolo di imparzialità e di applicazione della legge uguale per tutti. Per il momento, però, i magistrati sembrano indossare il vestito di Arlecchino. Così una vecchina di 96 anni, terremotata, viene cacciata dalla casa che i nipoti le avevano costruito dopo il sisma senza aver ottenuto i permessi. Dura lex sed lex. Ma se la legge è uguale per tutti, non si capisce perché non vengano sfrattati migliaia di migranti che, in ogni parte d'Italia, hanno occupato abusivamente abitazioni private ed edifici pubblici. Loro possono ignorare la legge, la nonnina no. E le occupazioni abusive dei centri sociali? Il vestito di Arlecchino copre i mancati sgomberi. La legge vieterebbe anche i furti ed i roghi tossici nei campi nomadi per recuperare il rame dai cavi rubati. Interventi della legge uguale per tutti? Non pervenuti. Evidentemente la giustizia e le forze dell'ordine avevano troppo da fare per cacciare l'anziana signora terremotata. O forse per difendere i soldi offerti dagli italiani per la ricostruzione e destinati invece alla realizzazione di una pista ciclabile (poi cancellata per le proteste). Eppure gli interventi politicamente corretti insistono sulla necessità di far rispettare la legge anche alla vecchina. Non una parola sul mancato rispetto della legge per le grandi risorse boldriniane. È più facile prendersela con una persona di 96 anni, che non oppone nessuna resistenza al di là delle sue lacrime, piuttosto di far rispettare la legge a giovani ventenni in ottima forma fisica che scapperebbero dalla fame. Forti con i deboli e debolissimi con i prepotenti. D'altronde è ormai questa l'immagine di un'Italia allo sbando e senza prospettive di ripresa, soprattutto morale.

martedì 10 ottobre 2017

Marcegaglia tace su 4mila licenziamenti

Che saranno mai 4 mila licenziamenti? Che sarà mai una riduzione degli stipendi del 20% e della cancellazione dei diritti? Per il gruppo che ha rilevato l'Ilva si tratta di piccolezze, di sciocchezzuole. Ma forse non è così. Infatti per i media di servizio la nuova proprietà dell'Ilva è franco indiana mentre al momento dell'acquisto si faceva sempre notare che la cordata aveva una forte componente italiana, quella del gruppo Marcegaglia. Che, ovviamente, continua ad essere parte consistente, seppur di minoranza, della cordata vincente. Ma i media di servizio ora fingono di dimenticarsene e quando proprio non possono ignorare la presenza dei Marcegaglia tra i soci, si affannano a precisare che quei cattivoni indiani e francesi non si degnano neppure di avvertire i poveri soci italiani delle scelte strategiche che penalizzano i lavoratori. Peccato che non risulti da nessuna parte una posizione contraria di quella che fu anche presidente di Confindustria. Muta. Emma tace, non si presenta ai cancelli degli stabilimenti per solidarizzare con i lavoratori che saranno cacciati o che perderanno diritti e retribuzioni. Anche la presa di posizione del ministro dello Sviluppo, Calenda, appare strumentale o poco più. Le garanzie dovevano essere chieste in fase di gara per conquistare l'Ilva. Invece il governo ha preferito favorire la cordata dei Marcegaglia e dei franco indiani anche se l'offerta alternativa esisteva e prevedeva tagli di salario inferiori. Ora la rottura delle trattative appare più che altro una sceneggiata che porterà a risultati minimi. D'altronde il ministro sa di poter contare su una informazione di comodo e che sarà sufficiente un euro in meno di tagli o un solo licenziamento evitato per ottenere dai media cori entusiastici dei media. Naturalmente brilla, come sempre, l'assenza di interventi puntuali e intelligenti da parte dell'opposizione. Il bollito di Arcore può contestare le scelte dell'ex presidente di Confindustria? Meloni può informarsi di qualcosa esterno al grande raccordo anulare? Quanto ai sindacati, il loro ruolo appare sempre più marginale, autoreferenziale e poco più. In fondo la sorte dei lavoratori italiani interessa a pochi. Nessuno rinuncia al panino per difendere un operaio italiano. Meglio digiunare tra pranzo e cena a sostegno dello Ius Soli

lunedì 9 ottobre 2017

Sugli autobus non piace il finto sciopero della fame

Mentre, tra un tartufo e un bicchiere di Barolo, i big della sinistra si passano il testimone dello sciopero della fame a intermittenza per concedere la cittadinanza agli invasori, Minniti invita i suoi compagni di partito a farsi un giro sugli autobus per provare a rendersi conto dei problemi veri degli italiani. Sarebbe una pratica intelligente, ovviamente impraticabile. Perché gli scioperanti a staffetta non possono salire su un mezzo pubblico senza essere protetti dalle rispettive scorte. Sono terrorizzati  dal popolo. Forse perché consapevoli di averlo distrutto, questo popolo. Di averlo impoverito, di averlo vessato in ogni modo per favorire gli invasori e per obbedire agli euro cialtroni di Bruxelles. Eppure potrebbe essere interessante, per i potenti della sinistra di governo, salire su un tram o su un bus per ascoltare la disperazione di donne anziane che non sanno come acquistare le medicine o un cibo adeguato, per ascoltare giovani senza lavoro e con figli a carico. Scoprire che anche i lavori precari e saltuari vengono persi perché bisogna pensare prima agli invasori, perché gli invasori hanno diritto allo smartphone e gli italiani hanno il dovere di mantenerli e di farsi da parte. Ma sarebbe fastidioso scoprire che il politicamente corretto non sale sugli autobus, non si aggira tra i banchi del mercato all'ora di chiusura quando gli anziani italiani cercano gli scarti con cui prepararsi la cena mentre, a fianco, giovani allogeni in perfetta forma fisica e con l'immancabile telefonino sempre in funzione chiedono l'elemosina. Forse, però, ad infastidire di più i potenti della sinistra di governo, sarebbe la totale indifferenza ed il disprezzo dei passeggeri. Il ministro Franceschini, all'aeroporto di Olbia, era protetto dalle immancabili guardie del corpo. Ma era protetto contro nessuno. Neppure uno sfigato che volesse farsi un selfie con il ministro. Tram e autobus, però, farebbero bene anche all'opposizione.  Che scoprirebbe come gli italiani che utilizzano i mezzi pubblici sono inferociti contro il governo degli allogeni ma sono disgustati anche da un'opposizione incapace e poco credibile. "Non votiamo più perché sono tutti uguali", è il sentimento generale. Una scelta comoda per il potere, mortificante per chi sostiene di voler abbattere proprio questo potere.

venerdì 6 ottobre 2017

L'Ocse boccia la scuola di Fedeli

Le anime belle cascano dalle nuvole di fronte al rapporto dell'Ocse sui livelli scolastici e sulle competenze degli italiani. E scoprono ciò che tutti sapevano benissimo. I laureati italiani sono troppi pochi e, se hanno trovato un lavoro, l'occupazione non ha nulla a che fare con gli studi e le competenze. In pratica l'Ocse condanna la miopia delle aziende italiane, ma i media italiani glissano su questo aspetto, troppo scomodo. Così nelle analisi cercano di slalomare tra un'accusa e l'altra. Perché il rapporto dell'Ocse è politicamente scorretto su tutti i fronti. La scuola italiana non prepara adeguatamente gli studenti e le differenze tra Nord e Sud sono abissali. Se Bolzano ha livelli di apprendimento europei, Napoli è indietro di almeno un anno sui 5 delle superiori. Difficile, per i media di servizio, ammettere che la tolleranza ed il pressappochismo non aiutino i giovani a formarsi e ad avere competenze adeguate. Difficile ammettere che queste competenze sempre esaltate siano bellamente ignorate dalle imprese che preferiscono schiavi non preparati ma poco costosi. Difficile, soprattutto, ammettere che aver messo alla guida del ministero per l'istruzione una persona come Fedeli significa disprezzare la scuola in ogni ordine e grado. È vero che un ministro deve avere una visione politica perché agli aspetti tecnici devono provvedere i funzionari. Ma per avere una visione occorre almeno una conoscenza di massima del settore. E aver frequentato le scuole poco e male non è il modo migliore per conoscerle. Così si spiegano progetti idioti come quello di ridurre di un anno la durata del ciclo scolastico. O l'idea di promuovere tutti, senza distinzioni. Si può anche abbassare ulteriormente il livello della preparazione universitaria in modo da avere più laureati. Ma le competenze non aumenterebbero con un incremento del numero di lauree regalate. Forse, però, al ministro Fedeli tutto questo non interessa.

giovedì 5 ottobre 2017

Catcom alla riscossa, insieme a Bonino

Ritornano i catcom ma, questa volta, in veste aggiornata con l'inserimento dei radical chic alla Bonino. Una marmellata unita solo dalla passione per l'invasione senza limiti, con la conseguente eliminazione degli italiani. Pisapia, le organizzazioni immigrazioniste sostenute da monsu Bergoglio (Sant'Egidio, Caritas, Acli) e una spruzzata di radicali. Una spruzzata perché, a livello numerico, i fans nostalgici di Pannella sono 4 gatti ma ottengono una visibilità spropositata sui media di servizio. Così il panorama politico si gode il nuovo soggetto, collocato tra il bugiardissimo e Bersani. Un nuovo soggetto pronto a scaricare proprio il bugiardissimo in caso di una netta sconfitta dell'ex premier per far vita ad una nuova alleanza che vada dalla sinistra estrema sino ai "responsabili" di Forza Italia che avrebbero la benedizione non solo di Bruxelles ma anche del Vaticano. E pazienza se questo si rivelasse fatale per gli italiani e per una Italia sempre più espressione geografica dell'Africa. La marmellata buonista e globalista non ha una sola idea decente su come rilanciare il Paese, ma in compenso ha tanti progetti per rendere esplicito lo schiavismo in nome del mercato e dell'accoglienza. Ce lo chiede il mercato e ce lo chiede monsu Bergoglio. Cosa c'è di meglio? Far convivere la logica dello sfruttamento che tanto piace a Bonino con quella del "prima gli invasori " che piace alla chiesa. L'esercito industriale di riserva si espande e trasforma tutti in manodopera sfruttata e ricattata. Ius Soli a gogo' e case per i migranti tolte a chi è colpevole di essere un indigeno e non un allogeno regolarizzato. Nei prossimi mesi, in vista delle elezioni, dovremo aspettarci una sovraesposizione mediatica di Bonino e compari. Magari con qualche comparsata di Pascale dudumunita e di Brambilla per spianare la strada agli accordi post voto.

mercoledì 4 ottobre 2017

La sinistra si rompe. Ma poco poco

Che cosa non si fa in nome della ragionevolezza e del senso di responsabilità. Così Mdp, il partito di Bersani e D'Alema, rompe con il governo Gentiloni ma solo poco poco. Demivierge. E a rattoppare lo strappo rimane pur sempre Pisapia che, con il suo Campo democratico, rappresenta il collante tra le due anime della sinistra. Così i bersaniani bocciano il documento di programmazione economica e finanziaria ma si guardano bene dal negare la fiducia al governo. Consapevoli che andare a votare adesso significherebbe la loro definitiva scomparsa. A Gentiloni va bene così. Alle sedicenti opposizioni di centro destra pure ed ai 5 stelle anche. Lasciamo che sia il lattaio Padoan ad occuparsi di una manovra pessima e ridicola. In questo modo la campagna elettorale sarà ancora più facile perché evidenzierà le bugie di Padoan e le incongruenze della manovra. Dopodiché si potrà procedere verso una grande coalizione in nome dell'immancabile senso di responsabilità. E si potrà proseguire come prima, come adesso. Servirebbe fantasia, ma è una dote che manca ai grigi politici e che viene utilizzata esclusivamente per inventare nuovi balzelli facendoli passare per riduzione delle tasse. Per il resto è calma piatta. Non un'idea, non un progetto innovativo. Ci provano Tremonti e Sgarbi, ma vengono considerati dai media come due guitti in cerca di visibilità per il loro spettacolo rinascimentale. Persino l'annacquato progetto di blanda autonomia regionale provoca terrore. Tra le sinistre politicamente corrette che temono non si sa cosa ma tremano a prescindere; e tra le destre che  hanno paura di doversi affidare ai propri rappresentanti sul territorio invece di decidere tutto e per tutti al chiuso della propria stanza romana. Nel frattempo il mondo cambia e non aspetta le decisioni italiane e neppure quelle degli euro burocrati idioti ed incapaci. Servirebbe un'Europa politica per confrontarsi con Cina, Russia, Stati Uniti e pure con l'India. Un'Europa politica in grado di valorizzare le varie identità locali, le spinte popolari. I burocrati non sono capaci, hanno paura dei popoli, delle tradizioni, delle idee. E con la paura non si tratta con Pechino, con Mosca, con Washington e con Nuova Delhi.

martedì 3 ottobre 2017

La Catalogna spacca il centro destra italiano

Il referendum in Catalogna è servito almeno a far emergere le sempre più evidenti differenze nello schieramento del centro destra che, in teoria, sarebbe in vantaggio nei sondaggi in vista del voto per le elezioni politiche italiane. Tre partiti - Lega, Fi e Fdi - che hanno poco in comune se non il desiderio di andare al governo. La sedicente Area di destra si è scoperta ligia e rispettosa delle leggi e, soprattutto, della Costituzione che in Italia è la migliore del mondo. Dunque, d'ora in poi, basta con rievocazioni del fascismo, vietate dalla Costituzione sacra e immutabile. Niente saluti romani, nessun ritratto del Duce. E poi nessuna delega ai territori. Giorgia Meloni ha chiarito che lei, se fosse in Veneto o in Lombardia, non andrebbe a votare per il referendum sull'autonomia regionale, benché sia previsto dalla Costituzione più bella del mondo. In Italia, evidentemente, conta solo Roma è la romanità. Dunque si è finalmente trovato un utilizzo per gli enormi fondi bloccati della fondazione An: corsi di latino obbligatori per tutti i seguaci della Meloni. Corsi da tenere, ovviamente, solo a Roma perché il resto d'Italia non conta nulla. Quanto alla Lega, con i referendum di Lombardia e Veneto si gioca tutto. Se gli elettori diserteranno le urne, sarà difficile puntare su un programma di maggiori autonomie regionali. E la battuta d'arresto avrebbe inevitabili ripercussioni sul voto politico e sulla tenuta delle alleanze. Perché presentarsi insieme ad alleati che tali non sono e che boicottano le iniziative di uno dei potenziali partiti collegati? Nel frattempo Forza Italia prosegue nella politica dei due forni, abbracciando Salvini e strizzando l'occhio al Pd per un eventuale governo di responsabilità che piace a Bruxelles e alla Merkel. Con Toti che, intelligentemente, fa il pontiere con la Lega mentre i badanti del bollito di Arcore guardano a Renzi o, in alternativa, a Minniti e persino a Gentiloni. Insomma, una corsa a perdere. Forse nella consapevolezza di non essere in grado di governare. E se ci si sente inferiori a Poletti e Fedeli, allora è davvero meglio lasciar perdere

lunedì 2 ottobre 2017

Bergoglio difende i migranti. Che uccidono due ragazze in Francia

"Hanno paura di voi perché non vi conoscono ". Monsu Bergoglio non ha fortuna. Il suo Dio, sempre che il sedicente Papa ci creda ancora, si deve essere stufato delle continue scemenze del suo rappresentante terreno e lo smentisce in tempo reale. Monsu Bergoglio non aveva ancora finito di giustificare i migranti e di criticare gli italiani che ne hanno paura che, a Marsiglia, un migrante sgozzava due ragazze francesi. Chissà se la diciassettenne ha avuto paura mentre la grande risorsa le tagliava la gola o se, per far contento Bergoglio, ha cercato di far amicizia e di approfondire la conoscenza. Chissà se la ventenne ha pensato a nuove forme di accoglienza mentre il povero migrante in fuga dalla guerra le squarciava il ventre. Ma a monsu Bergoglio in arte Papa le due ragazze non interessano. Forse, per lui, le ragazze erano colpevoli perché non si erano impegnate a sufficienza per accogliere il grande lottatore per la libertà. Per questo l'occupante del Vaticano ha taciuto, come tace sempre di fronte ai crimini delle grandi risorse. Magari parleranno i cialtroni buonisti, spiegando che anche i francesi uccidono. Non c'è dubbio, ma la ragazzina diciassettenne e la ventenne non sono state macellate da monsieur Dupont bensì da una grande risorsa di cui non avrebbero dovuto aver paura, secondo Bergoglio. Non sarebbero morte se qualcuno avesse ributtato in mare l'ospite non invitato, avrebbero avuto un futuro se non ci fosse stata questa accoglienza indiscriminata.

venerdì 29 settembre 2017

Tornano gli sbarchi, aumentano gli scontri. Minniti ha fallito

Scontri a Roma per un alloggio popolare assegnato a una famiglia straniera mentre aumenta l'emergenza abitativa per gli italiani. Scontri nel Lazio per le aggressioni dei Rom. Scontri in Puglia dove il governo Pd ha tollerato la creazione di una baraccopoli per stranieri e dove aumenta l'intolleranza nei confronti degli italiani. Ma il grande inviato della Busiarda, il quotidiano torinese passato sotto il controllo di De Benedetti, spiega che la rabbia dei pugliesi è frutto anche della mancanza di lavoro perché le attività nei campi sono riservate agli stranieri, così bravi e disponibili da accettare 3,50 euro all' ora mentre quegli esosi degli italiani pretenderebbero persino un contratto  e un salario decente. La fine dell'invasione si è rivelata un sogno di mezza estate. Gli sbarchi sono ripresi e hanno scelto nuove rotte. La conoscenza della geopolitica si è rivelata un fattore vincente, di competitività per l'invasione. Ci si indirizza verso la Sardegna nella consapevolezza della passività del presidente della Regione e di alcuni sindaci. Persino il presidente del consiglio regionale del Piemonte, il piddino Laus, si è accorto che la sinistra pare ormai aver avviato una guerra contro gli italiani più poveri e più deboli e a favore della tolleranza assoluta nei confronti dei migranti, onesti e disonesti. Poi, però, sugli schermi televisivi arriva "Provaci ancora prof " che si trasforma nell'inno all'invasione. Tutti bravi, buoni e coraggiosi i migranti dello sceneggiato. Aiutati, ovviamente, dall'ex operaio comunista che studia per migliorarsi e che rimpiange la resistenza. E pazienza se in questa melassa fastidiosa si racconta che Alessandro Manzoni è un autore del Novecento come Carducci. Gli  autori del programma devono fare propaganda all'invasione, mica alla cultura italiana. E hanno ragione loro. Quando il centro destra è andato al governo e ha avuto a disposizione la Rai, per non parlare di Mediaset, non ha prodotto sceneggiati con idee di fondo differenti. Non ha lanciato autori e conduttori. Gli errori si pagano, ma a pagarli sono gli italiani, non i politici incapaci e gli intellettuali di riferimento

giovedì 28 settembre 2017

Da Acqui Storia alla Sardegna la cultura contro i burocrati

Chi fa da se' fa per tre. Lo spiegavano le nonne, prima di essere assorbite dalle attività in palestra o dalla ricerca di occasioni sottocosto nei mercati rionali (dipende dal livello delle pensioni). Ma l'Istat ha certificato che gli italiani non credono più nell'intervento personale a favore della collettività ed anche di se stessi. Prima partecipavano all'organizzazione di sagre e feste di paese, poi è intervenuta la burocrazia ottusa come sempre a complicare la vita e la gente si è giustamente stufata di avere a che fare con funzionari idioti, con moduli, con regole assurde. Dunque se un paese vuole far festa, ci pensi il Comune con i suoi soldi e le sue strutture. Morte allo spontaneismo. Forse non è un caso, ma una scelta ben precisa. Lo spontaneismo può essere politicamente scorretto, meglio una scelta obbligata e in linea con chi comanda. Qualcuno, però, non si arrende, nonostante l'ottusità centralista ed il trionfo del politicamente corretto. Così il premio Acqui Storia, ignorato dal Salone del libro omogeneizzato di Torino, si prende la rivincita a livello internazionale e premia due scrittori stranieri in questa ultima edizione che ha visto una partecipazione straordinaria da ogni parte del mondo. E fregandosene della correttezza politica fa salire sul palco personaggi diversi come Nerio Nesi e Fini (Massimo, ovviamente, non Gianfranco: è un premio culturale). Ma il fai da te prosegue anche con l'Acqui Ambiente, altrettanto ignorato a Torino e che si inventa una proficua collaborazione con le iniziative culturali di Sanremo. Quando ci sono idee si può collaborare anche tra regioni differenti. Perché con la cultura si può fare sviluppo economico e turistico. Lo hanno capito in Costa Smeralda, in Sardegna, puntando ad almeno 7 mesi di turismo non solo grazie al mare ma ad innumerevoli iniziative culturali. Lo ha capito, in Valle d'Aosta, un giovanissimo ragazzo di Ayas che prepara un premio letterario dedicato ai fantasmi. Idee contro burocrazia, intelligenza contro la correttezza e la faziosità politica.

mercoledì 27 settembre 2017

Cittadinanza certa per baby sequestratori stranieri

I grandi quotidiani di servizio sono troppo occupati a raccontare le meraviglie dell'invasione per accorgersi che in un paese della Sicilia alcuni bambini sono stati tenuti in ostaggio da giovani risorse boldriniane che rivendicavano il diritto al loro argent de poche. Perché ai giovani sedicenti minorenni, in fuga chissà da cosa (forse dalla legge), non basta essere mantenuti senza far nulla. Pretendono anche i soldi per i divertimenti. Il sindaco del paese ha fatto notare che alcuni bambini italiani della zona vanno a scuola senza aver fatto colazione perché le famiglie sono troppo povere. Per loro, però, i soldi pubblici per il mantenimento e per i divertimenti non ci sono. Non è un problema solo siciliano. E le nuove proposte del governo vanno sempre nella stessa direzione. Per favorire l'integrazione bisognerà aiutare i migranti a trovare un lavoro che li soddisfi. E pure una casa adeguata. Per gli italiani, invece, si può proseguire con la disoccupazione e con la mancanza di alloggi. Quanto al rispetto dei doveri, si può essere sicuri che i giovani sequestratori accolti in Sicilia non verranno puniti e tantomeno rimpatriati. Piccoli delinquenti che, crescendo, potranno trasformarsi in criminali di maggior livello, nella certezza di non pagare mai per ciò che fanno. Di fronte a proteste di questo tipo, come quelle di chi scende in piazza a rovesciare cassonetti e a distruggere auto perché non gradisce la sistemazione in hotel o il menu, la soluzione sarebbe una espulsione immediata e reale, a prescindere dalla situazione nel Paese di provenienza. Invece i sequestratori in Sicilia otterranno la cittadinanza italiana, premio per il loro perfetto inserimento nella società che li ha accolti.

martedì 26 settembre 2017

Nessuna alleanza a destra con il padrone del Tg5

Pura immondizia. Non un servizio giornalistico ma un'accozzaglia di odio, risentimento, fastidio e mistificazione. Con questa immondizia spacciata per informazione il Tg5 ha aperto il notiziario affrontando il risultato delle elezioni in Germania. Certo, non si sono contraddistinte per obiettività e correttezza neppure le cronache e le analisi della Rai o dei principali quotidiani italiani. Ma c'è una differenza sostanziale. Il Tg5 risponde ad un editore che, per li rami, è Silvio Berlusconi, il bollito di Arcore che, in teoria, dovrebbe essere l'alleato di quei partiti e movimenti che hanno pubblicamente applaudito al successo dei tedeschi di Afd. Che senso ha, dunque, proseguire nella costruzione di un'alleanza con un soggetto che utilizza le proprie reti televisive per sparare contro i propri eventuali alleati? E queste sono soltanto le premesse. Facile immaginare il seguito, in caso di successo della marmellata del centro destra. Quale credibilità può avere un programma comune se già adesso il bollito di Arcore prende le distanze, attraverso il Tg, dalle posizioni dei suoi alleati? La fobia dei giornalisti del Tg5 nei confronti delle idee del centro destra è manifesta. Ma se il bollito tollera la situazione è perché a lui fa comodo così. Sa di poter vincere sul fronte della comunicazione e della disinformazione perché i suoi alleati potenziali sono totalmente privi di strumenti per comunicare. Ovviamente non è colpa di Berlu, se gli altri hanno rinunciato a giornali, radio e tv con un briciolo di seguito. Ma, a questo punto, sarebbe un suicidio politico accettare un accordo con Forza Italia prescindendo da una intesa preventiva sul fronte dell'informazione. Che senso ha predisporre un programma di politica estera sapendo che il tg dell'alleato sara' il primo ad impallinare le posizioni ufficiali? Che senso ha raggiungere un accordo su migrazioni, politiche del lavoro, abolizione delle eventuali leggi sullo Ius Soli o sulla limitazione della libertà di pensiero (Fiano docet) quando Mimun è già schierato sul fronte opposto? Con quali armi Salvini, Meloni, Fitto e Storace pensano di contrastare l'offensiva annunciata del Tg5? Un'alleanza elettorale su queste basi non ha alcun senso al di là dell'occupazione di alcune poltrone

lunedì 25 settembre 2017

La Germania boccia la sinistra pro invasione

Non sono soltanto le destre ad avere reazioni pavloviane. I media italiani di servizio sono altrettanto scontati nel loro modo di reagire alla triste realtà. In Germania Afd ottiene quasi il 13% dei voti ed i giornalisti di servizio iniziano la consueta campagna contro il pericolo dell'estrema destra. Con aspetti assolutamente patetici nella loro crociata. Dunque i neonazisti omofobia ed anti islamici nonché anti europei trionfano, a differenza di Marine Le Pen che, avendo ottenuto una percentuale quasi doppia alle elezioni francesi, ha perso. E pazienza se una dei due leader di Afd è omosessuale dichiarata: il partito, per i media italiani, è comunque omofobo. Questo giustifica, sempre secondo i media di servizio, le manifestazioni di protesta che si sono immediatamente svolte per impedire i festeggiamenti dei sostenitori di Afd. Le feste sono riservate ai partiti democratici e chi non vota in modo politicamente corretto non ha neppure diritto a festeggiare. È la nuova democrazia, bellezza. Ora iniziano anche le analisi sul futuro della Germania e dell'Unione europea. Merkel, che ha perso quasi 8 punti, non governerà più con il beniamino dei media italiani, il signor Shulz che ha portato i socialdemocratici al minimo storico. Forse non è un caso che i politici amati dai giornalisti di servizio non siano amati dai propri concittadini. E allora Merkel dovrà allearsi con i liberali e con i verdi. Mica facile. Soprattutto mica facile per l'Unione europea, visto che i liberali sono i più strenui difensori del rigore di bilancio e, di fatto, contrari ad una Europa più forte e coesa. La sinistra, al di là delle manifestazioni contro i voti altrui, ha dimostrato la propria inutile autoreferenzialita' e la distanza da un popolo che proprio la sinistra ha contribuito a far addormentare. A svegliare, parzialmente, i tedeschi, hanno contribuito le violenze di massa contro le donne perpetrate dalle grandi risorse che Merkel ha imposto al Paese. Non sono bastate le censure sugli episodi, non è bastata la complicità di polizia e giornalisti. I tedeschi, piano piano, si sono svegliati e hanno espresso il loro malcontento. Non è detto che Afd sia in grado di rappresentarlo in modo efficace, ma il segnale comunque è arrivato. Come avevano già capito gli alleati di Merkel, i bavaresi della Csu che non sono stati ascoltati a Berlino.

venerdì 22 settembre 2017

Le destre pavloviane contro la libertà dei popoli

I riflessi pavloviani delle destre non mancano mai. Una costante sulla quale si può tranquillamente scommettere. La Catalogna, in nome della sacrosanta autodeterminazione dei popoli, indice un referendum per ottenere pacificamente la propria indipendenza e da destra partono le immancabili bordate. Non si può fare il referendum perché la costituzione non lo prevede. Che bella questa ossessione per la costituzione. Chissà perché, allora, qualcuno si lamenta ancora per le disposizione transitorie della costituzione italiana contro il fascismo. Infondo l'immensa legge Fiano è la logica prosecuzione di quanto stabilito 70 anni orsono dalla costituzione nata dalla resistenza. Vi piace così solo perché è la costituzione e dunque è sacra? Oppure la sacralità vale solo per la Spagna? Già, la Spagna del camerata Franco. Che tutto quello che aveva di fascista era il saluto. Per il resto un regime bigotto e basta. Sì, ma dava rifugio ai latitanti fascisti. Certo, piuttosto di niente va anche bene piuttosto, ma l'ospitalità taccagna di Franco era un po' poco a fronte di tutti gli italiani morti per mandarlo al potere. Qualcuno sostiene che se Barcellona vuole l'indipendenza, deve aver la forza di cambiare la costituzione. Bene, vale anche per l'Italia e le disposizioni sul fascismo. E poi è curioso che contro la libertà della Catalogna si schierino quelli che difendevano il diritto della Scozia di uscire dalla Gran Bretagna o quelli a favore della Brexit. Insomma, i popoli hanno diritto all'auto determinazione a giorni alterni e a seconda delle posizioni politiche. Quanto alla eventuale debolezza dei piccoli Stati di fronte allo strapotere di Bruxelles, basterebbe ricordare la situazione italiana e le dimissioni imposte al bollito di Arcore. Barcellona vuole continuare a far parte della UE, e dovrebbe essere lasciata libera di scegliere il proprio destino. Troppo piccola per aver un futuro? Sono fatti loro. O si vuole punire la Catalogna perché i media, più del popolo, hanno ingigantito una manifestazione pro immigrati ? Il matrimonio con Madrid è finito e non sarà la repressione di un regime che piace al bollito di Arcore a cambiare la realtà

mercoledì 20 settembre 2017

Le elezioni non servono. Il vincitore lo scelgono i magistrati

Un magistrato decide di sequestrare i conti correnti della Lega per impedire la campagna elettorale. Un altro magistrato stabilisce chi deve essere il candidato dei 5 stelle in Sicilia. Curioso che i magistrati non siano mai intervenuti quando i candidati di altri partiti erano i nani e le ballerine o i componenti dei vari gigli e cerchi magici. Chissà se d'ora in poi saranno i magistrati a stabilire chi saranno i capilista dei vari schieramenti, passando successivamente a stabilire, nei tribunali, gli eletti e gli sconfitti. In questo modo si eviterà anche il fastidio del voto. Tutto deciso in tribunale senza scomodare gli elettori. Ormai l'ingerenza della magistratura nella vita politica è talmente evidente da essere diventata quasi normale. "Attendiamo il verdetto della magistratura" è diventato il mantra per ogni occasione. Una ingerenza come a Genova per le comunali, ora con la Lega e di nuovo con i grillini. Basta il ricorso di un signor nessuno con la pretesa di diventare Napoleone per bloccare tutto, per imporre ai partiti candidati che nessuno vuole. Non bastano più le amanti del caro leader o i benefattori sottobanco. Ora chiunque può bloccare le liste grazie alla sponda dei magistrati. Che, però, di fronte agli intollerabili ritardi nella loro attività quotidiana, si lamentano per il troppo lavoro. Forse se tornassero ad occuparsi di spaccio di droga e di violenze, di furti e scippi, la vita degli italiani normali potrebbe migliorare. Invece si fa prima a rilasciare i criminali della quotidianità per potersi dedicare a vicende che garantiscono maggior visibilità mediatica. Se un magistrato tiene in galera uno spacciatore recidivo, rischia persino qualche critica sui giornali di servizio, soprattutto se il criminale è una grande risorsa boldriniana. Meglio conquistare la ribalta nazionale decidendo chi deve essere il capolista di un partito o impedendo ad un altro di far campagna elettorale. In Francia, contro Marine Le Pen, erano intervenute le banche per impedire la concessione di fondi da utilizzare per le presidenziali. In Italia le banche non devono neppure sporcarsi le mani

martedì 19 settembre 2017

il modello Ryanair va in crisi non solo per i voli

La cancellazione dei voli di Ryanair non rappresenta solo un disagio per chi aveva prenotato un posto su uno dei duemila voli annullati. Ma è anche un segnale interessante sul fronte della deregulation più spinta. I risparmi aziendali come unico obiettivo presentano limiti che, prima o poi emergono. E per la compagnia aerea irlandese stanno emergendo tutti insieme. In un mondo che vola sempre di più, i piloti sono richiesti e, come i calciatori, emigrano alla ricerca di condizioni più favorevoli. Così qualche compagnia con il braccino corto si ritrova a fare i conti con la fuga dei piloti. Ma senza piloti non si vola. E si vola male anche se gli equipaggi sono insoddisfatti. Non è un caso se la puntualità si riduce. Se questo si aggiunge a condizioni di viaggio sempre meno comode, a prezzi che lievitano a dismisura per ogni comodità in più, è evidente che si rischia la disaffezione dei passeggeri. Anche perché la concorrenza non manca. Ma Ryanair rischia anche sul fronte dei contratti di lavoro. Troppo comodo, secondo alcuni tribunali, imporre ovunque i contratti di comodo irlandesi. Così si prospettano cause costose in varie parti del mondo. Ed ogni causa ha un costo economico ma anche ripercussioni negative sulla qualità del servizio. Lavoratori arrabbiati non garantiscono certo il massimo della professionalità. Ovviamente è ancora troppo presto per valutare se i problemi della compagnia aerea saranno destinati a trasformarsi in una valanga in grado di sconvolgere tutto un mondo di contratti a perdere, precari e sottopagati. È comunque un segnale interessante, da non sottovalutare. Soprattutto per quei Paesi, come l'Italia, che della precarietà e dello sfruttamento hanno fatto una bandiera della nuova economia. E che, inevitabilmente, restano sul fondo delle classifiche di crescita

lunedì 18 settembre 2017

Il bollito di Arcore pronto a governare con il bugiardissimo

Il bollito di Arcore è pronto. Pronto ad intercettare i voti degli italiani che non sopportano più questa sinistra globalista che li ha impoveriti e resi più insicuri grazie all'invasione. Pronto a prendere questi voti per portarli in dote alla stessa sinistra in modo da formare un governo di coalizione che continui ad impoverire l'Italia ed a favorire l'invasione. Così, parlando ad i suoi fedeli, il bollito esalta l'opera di Minniti ed ignora che gli sbarchi di massa sono ripresi. Difficile credere che la squadra del bollito non avesse informato il capo carismatico. Nel frattempo l'ammiraglia della disinformazione del bollito, il Tg5, prosegue nella sua opera di esaltazione del governo Gentiloni, nella difesa del bugiardissimo e negli attacchi a tutto ciò che appare più in linea con una politica più identitaria, popolare, anti globalista. È davvero con questa Forza Mediaset che Salvini e Meloni sono pronti ad allearsi? Con la consapevolezza che un eventuale governo "responsabile" di grande coalizione con il bugiardissimo rappresenterebbe il modo migliore per perdere tutte le regionali del 2019? Votare per il centro destra e ritrovarsi il bugiardissimo, Alfano, Padoan o magari Draghi e Montezemolo, significherebbe il trionfo dei 5 stelle alle elezioni successive, iniziando dalle Regioni. Non è un caso che i grandi quotidiani e le tv abbiano ricominciato ad esaltare il bollito di Arcore e ad attaccare la Lega mentre continuano ad ignorare la Meloni. Il successo del bollito sarebbe perfetto perché permetterebbe di non cambiare nulla. Garantendo direzioni, consigli di amministrazione, presidenze in ogni centro di potere, nazionale e locale. Il tutto scaricando poi ogni insuccesso sul centro destra vincitore delle elezioni e favorendo la ripresa di un centro sinistra arrivato alla frutta ed al caffè. E allora va bene tutto, a partire dal sequestro dei beni della Lega per impedire di fare campagna elettorale (ma le responsabilità penali non erano individuali? O solo per la Lega diventano collettive?) per proseguire con la legge Fiano che potrà essere utilizzata contro chiunque faccia opposizione vera. Prima si colpisce e poi, eventualmente, si assolve a distanza di anni quando non serve più. Il bollito di Arcore queste cose le sa. Ma a lui interessano solo gli affari di Mediaset. E si vede

venerdì 15 settembre 2017

Confindustria con il governo e contro i giovani italiani

La vicinanza di Boccia, presidente di Confindustria, al Pd non è certo una novità. Dunque non stupiscono le previsioni di crescita legate al successo delle riforme volute dal bugiardissimo. Peccato che la stessa Confindustria si smentisca quando è costretta ad ammettere che le riforme non frenano la fuga dei cervelli. Per un costo, per l'Italia, di 14 miliardi di euro. Dunque le riforme non funzionano, ma bisogna nasconderlo. La meravigliosa flessibilità che tanto piace a Boccia ed al bugiardissimo e seguaci, non entusiasma i giovani laureati e più preparati che hanno capito come la flessibilità sia solo precarietà sottopagata. Le aziende italiane offrono condizioni di lavoro e di retribuzioni peggiori rispetto alla concorrenza internazionale, ma Boccia fa finta di niente e chiede al suo governo Pd di insistere sulle riforme. Magari, approfittando del nuovo regime che vieta le idee e blocca le attività politiche delle opposizioni grazie alla collaborazione della magistratura, vietando l'espatrio a chiunque sia in possesso di una laurea con una votazione alta. Ma Confindustria si lamenta anche della crescente disaffezione dei giovani nei confronti delle aziende donatrici di lavoro precario e di salari saltuari. Ingrati. Cosa pretendono questi giovani? Una occupazione legata agli studi? Forse un ingegnere dovrebbe svolgere un lavoro da ingegnere? Un laureato in storia dell'arte dovrebbe occuparsi di arte e non del centralino di un museo? Assurdo, nell'Italia delle riforme amate da Boccia. E poi, magari, questi neo laureati vorrebbero pure essere pagati tutti i mesi, vorrebbero persino crearsi una famiglia, mettere al mondo dei figli. E no, il governo deve proseguire con le riforme. Vietando le famiglie italiane perché è più conveniente far arrivare nuovi schiavi dall'Africa. Andiamo avanti con lo Ius Soli, per la felicità di Boccia. E chiudiamo le frontiere in uscita, non in entrata

giovedì 14 settembre 2017

L'Europa chiede più rimpatri, i media non se ne accorgono

Più Europa e meno migranti. È la ricetta di Jean Claude  Juncker, ma i giornalisti di servizio italiani si sono soffermati sulle lodi all'Italia per gli interventi di salvataggio nel Mediterraneo. Che ci sono stati, indubbiamente, ma seguiti alla richiesta di rimpatriare tutti i clandestini che rappresentano la stragrande maggioranza dei migranti. La consueta informazioni parziale e faziosa. Con titoli sugli encomi e poche righe nascoste sulle critiche. Così come latitano le analisi sulle altre criticità europee, perché è più comodo attaccare i Paesi del gruppo di Visegrad rei di tentare di difendere i rispettivi popoli non solo dall'invasione dei migranti ma anche dall'invadenza di Bruxelles. Poco spazio, invece, ai problemi creati dall'iper europeista Macron che, per compensare la pessima Loi Travail (un jobs act in salsa parigina, ancora più indigesto di quello cucinato dal bugiardissimo), sta pensando ad una limitazione degli ingressi dei lavoratori europei. Ciascun per se' mentre Juncker si lancia nell'immaginare un'Europa sempre più compatta, con moneta unica per tutti ed un unico ministro delle finanze e dell'economia. Sognare non costa nulla ed ha anche il vantaggio di evitare di confrontarsi con la realtà. Perché mentre lui parla di coesione europea si avvicina il giorno del referendum in Catalogna, vietato da Madrid. Barcellona vuole l'indipendenza ma restando nell'Unione europea. Madrid si oppone. Si può avere nella Ue un Paese pronto a mandare i carri armati per fermare l'auto determinazione dei popoli? Si può negare alla Catalogna ciò che si vorrebbe concedere alla Scozia? Meglio occuparsi di vini, di incurvatura delle banane. Mandando all'Italia segnali che il governo ignora, a partire da quelli sulle espulsioni dei clandestini. D'altronde il Pd non può fare altrimenti, già sufficientemente spaccato al proprio interno. E le opposizioni sono condannate, per ora, dall'irrilevanza della propria comunicazione. Ma saranno condannate, anche in caso di successo, dai comportamenti del bollito di Arcore e della sua corte dei miracolati. Una credibile alleanza, anche solo elettorale, dovrebbe prevedere patti chiari e pubblici che non si limitino alla cancellazione della legge Fiano ma che comportino una totale inversione di rotta, da subito, nella disinformazione elargita dal Tg5. Un segnale evidente dei veri intendimenti del bollito di Arcore

mercoledì 13 settembre 2017

La strategia, cinica ma intelligente, di Fiano

Cesare Lombroso, correligionario di Fiano, era il più noto sostenitore della fisiognomica (disciplina che risaliva a secoli prima) ma sarebbe un errore clamoroso applicarla proprio a Fiano. Il parlamentare del Pd non è per nulla stupido come si potrebbe pensare osservando il suo viso. E la sua legge liberticida è indubbiamente simile alle scelte dell'Isis e dei talebani afghani, ma anche in questo caso sarebbe un grave errore limitarsi a considerarla una squallida vendetta di un personaggio altrettanto squallido. La porcata che porta il nome di Fiano è invece una legge che si inquadra in una precisa strategia. Il Pd è in gravissima difficoltà per le scelte criminali contro gli italiani in merito alle migrazioni ma anche per le politiche economiche. Dunque occorre spostare l'attenzione dalla crisi della sicurezza e dalla mancanza del lavoro portando le discussioni sul tema del ritratto del Duce sulle bottiglie di vino. E non c'è dubbio che Fiano ed il Pd ci siano riusciti. Con l'aiuto dei giornali di servizio che, a Torino ma anche sui tg, hanno scatenato le solite polemiche contro il Comune di Carmagnola reo di aver sconsigliato un gruppo musicale di nuove risorse dall'intonare Bella Ciao alla sagra del peperone. Il nesso tra la canzone ed il peperone non è chiaro, ma è chiaro che le amministrazioni di centro destra dovrebbero smetterla di affidare ai gruppi di sinistra l'organizzazione di eventi. Così si eviterebbero inutili provocazioni. Ma al Pd, ovviamente, va bene così. Anche perché il Var ha ridotto le polemiche calcistiche e, dunque, occorre distrarre gli italiani in altro modo. In galera chi in casa ha un accendino con un fascio, distruzione di obelischi e di architetture del Ventennio. È ovvio che non siano queste le priorità. Ma Fiano, se non dovesse bastare, è pronto a far abbattere anche le statue di Giulio Cesare e magari anche il Colosseo. L'importante è deviare l'attenzione dalla povertà del Paese, dai crimini delle grandi risorse boldriniane, dalla mancanza di lavoro per i giovani italiani. Non basta il calcio? Non bastano i vaccini contro malattie che erano scomparse prima dell'invasione o erano meno virulente? Non bastano gli sproloqui del ministro Fedeli sul futuro della scuola? E allora che guerra sia contro i saluti a braccio teso, contro le tombe, contro la storia. Una strategia ben precisa, non la stupidità di uno con una faccia che non sprizza intelligenza ma che stupido non è. Una strategia che punta allo scontro per nascondere i fallimenti

martedì 12 settembre 2017

Disastri da Nord a Sud per la gioia dei burocrati

A Livorno si contano morti e danni. A Roma solo danni. Ma dal Nord al Sud ogni temporale provoca disastri colossali e l'immancabile richiesta di stato di calamità. Neanche a parlare di interventi di prevenzione. Ogni volta, però, si ricomincia con le chiacchiere sulle costruzioni abusive da abbattere, sapendo che al termine delle chiacchiere le abitazioni resteranno dove sono. Pulizia dei fiumi e degli argini? Non si può fare, costa troppo e la burocrazia è un freno. Controllo del territorio montano per evitare frane e smottamenti e per canalizzare le acque? Non si può fare, gli animalisti sostengono che il territorio montano appartenga a lupi ed orsi mentre l'uomo è un invasore di territorio altrui (gli insediamenti umani risalgono al neolitico ma non è politicamente corretto ricordarlo). In città, invece, si sono coperti fiumi e canali per sfruttare ogni metro quadrato di territorio. E quando un sindaco prova ad eliminare la tombatura si grida allo scandalo per lo spreco di risorse. Poi, però, si grida allo scandalo se i corsi d'acqua tombati esplodono. Un Paese assurdo, l'Italia. Con una burocrazia ottusa che mira solo ad autotutelarsi con una serie di angherie spacciate per regole. E con una popolazione di indignati a tempo pieno che costruiscono case abusive ma protestano contro le case abusive altrui. Un Paese dove si distruggono paesaggi meravigliosi nella convinzione che i turisti stranieri se ne fregano dei paesaggi e vogliono hotel a cinque stelle sulle vette delle montagne o sulla riva del mare. Un Paese che si è rassegnato a perdere milioni di posti di lavoro a causa della robotizzazione ma che penalizza, con la burocrazia, ogni nuova idea perché preferisce investire in cemento e cemento. Pero' non perde occasione per sostenere la necessità di favorire la creatività, basta che rimanga a livello di chiacchiere senza trasformarsi in lavoro, in impresa. D'altronde i burocrati hanno ragione. Se lasciamo spazio alla creatività, a nuovi lavori applicati alla realtà attuale a partire dalla prevenzione dei disastri e dalla cura del territorio, occorrerà intervenire per inventare nuove regole che blocchino tutto. Meglio lasciar tutto come prima, perché i disastri favoriscono interventi senza controllo. Per la felicità degli amici degli amici

lunedì 11 settembre 2017

La cultura di destra tenta un rassemblement. I leaderini frenano

Marina Simeone, figlia  dell'ideatore del Campo Hobbit, lancia il progetto per confederare le associazioni culturali di ogni tipo che si collocano nell'area di destra. Un centinaio, solo per iniziare (e il numero sorprenderà buona parte dei politici di area che ignorano qualsiasi associazione di questo tipo). Ma ad iniziare sono subito le polemiche. Il tal gruppo non aderirà, l'associazione X non partecipa se c'è la presenza di Y e così via. Eppure l'idea non è di unire o di inglobare. Ciascuno manterrà la propria identità, la propria originalità (qualora ce l'abbia) e, soprattutto, i propri dirigenti che è poi la questione fondamentale per molti gruppi. Un progetto di buon senso si scontra con la faziosità di molti, con la piccineria di sedicenti leader, di aspiranti ducetti che preferiscono guidare micro associazioni di nessun peso piuttosto di collaborare con altri. Collaborare, non confluire. Collaborare significa aver la possibilità di far circolare libri e dischi al di fuori della realtà di una sede  poco frequentata. Significa inventare un circuito di presentazioni teatrali o garantire un pubblico nazionale ad un eventuale cortometraggio non allineato. Macché, meglio non far nulla piuttosto di dover salutare uno di un'altra associazione. Eppure questo è il mondo politico che vorrebbe andare a governare l'Italia. Il mondo politico che ha offerto l'ennesima prova di capacità e correttezza nella nomina dei nuovi consiglieri della ricca e inutile Fondazione An. Spartizione delle cariche, alleanze trasversali pur di vincere la battaglia interna, il nulla cosmico per quanto riguarda le iniziative. Al di là di sostenere esclusivamente gli amici degli amici in progetti di infima qualità. Ma questi signori vorrebbero governare il Paese. E non sono neppure peggiori di quella base che, ha sottolineato Gabriele Adinolfi, non si degna di ricordare l'assassinio di Mangiameli perché la vittima non faceva parte dell'ambiente romano e non era sostenuto da nessuno dei vip dell'area. Forse, prima di pensare alla guida dell'Italia, bisognerebbe pensare a ripulire una fogna romana da cui provengono solo miasmi che asfissiano tutta un'area e tutto un Paese.

venerdì 8 settembre 2017

Dalla Sicilia al Veneto la politica vive con le autonomie

Magari non funziona nulla, in Sicilia, ma la Regione autonoma ha il merito indubbio di sparigliare le carte della politica. Aveva iniziato Grillo con la sua traversata dello Stretto e ottenendo ottimi risultati nonostante il modesto livello dei candidati. Ha proseguito - ed è praticamente un miracolo - il centro destra obbligano Berlu ed il suo luogotenente Micciche' ad una clamorosa retromarcia nella scelta del candidato. Non più i soliti noti amici degli amici, ma una persona per bene come Musumeci. Hanno tenuto duro, Meloni e Salvini, e Berlu ha dovuto sconfessare il luogotenente. Nel frattempo è comparso pure Sgarbi che ha la necessità di dare visibilità al suo nuovo movimento messo in piedi con Tremonti. Ma anche a sinistra è successo di tutto. Il bugiardissimo è riuscito a convincere il disastroso Crocetta a non ripresentarsi, promettendogli in cambio ruoli nazionali in modo che possa far danni anche in Continente. Poi il Pd è sembrato riuscire nell'operazione di aggancio di Pisapia e del suo movimento, staccandolo da Bersani e dalla sinistra più estrema. Ma i fedeli del bugiardissimo hanno osato troppo, tentando di far passare come normale il recupero di Alfano. Che, respinto giustamente dal centro destra (a volte un briciolo di dignità fa capolino), si è accasato con il Pd (a volte, invece, la dignità proprio non si vede). Ma Pisapia con Alfano non vuole stare e cerca un recupero con Bersani. Ovviamente governare una regione come la Sicilia non sarà facile per nessuno, ma un po' di confusione e di ribaltoni non può che far bene. Ed i ribaltoni sono diventati all'ordine del giorno anche nella piccola Valle d'Aosta. Dove i sempre più numerosi partiti autonomisti si scontrano e si ricompongono a ritmo forsennato. Con il risultato di far sopravvivere un Pd di pessimo livello e di rilanciare la Lega che in Valle non ha mai sfondato. Persino le altre formazioni di centro destra, spazzate via dai seggi regionali, ora sperano di conquistare un briciolo di visibilità. Caos, confusione, litigi: per lo meno sono segnali di vitalità a differenza di altre regioni dove la noia e la disaffezione sono le caratteristiche del rapporto politico. Ma anche i referendum per l'autonomia del Veneto e della Lombardia saranno estremamente significativi. E mostreranno le differenze di partecipazione nelle due regioni a trazione leghista. Non sarà un voto identico e bisognerà prenderne atto.

giovedì 7 settembre 2017

Torna in campo la magistratura per evitare il cambio politico

Saranno nuovamente i magistrati a decidere i risultati elettorali? Di sicuro ci stanno provando. In Italia come in Spagna. Da noi si utilizzano i comportamenti di Bossi e dell'allora tesoriere della Lega per strangolare economicamente il partito di Salvini dato in forte ascesa e destinato al successo insieme agli alleati del centro destra. In Spagna il governo di Madrid utilizza la magistratura per bloccare il processo di indipendenza della Catalogna chiamata al voto il primo ottobre per decidere sul proprio futuro. Il premier madrileno del Partito popolare sa benissimo che i catalani voteranno, in massa, per l'addio alla Spagna. Dunque, invece di agire per motivare una permanenza all'interno di un Paese solo, preferisce impiegare la magistratura come arma di deterrenza. Non importa che non ci vogliate più, dovete stare vicini vicini. E se il voto ci sarà, Madrid dovrà decidere se inviare i carri armati per le strade di Barcellona. Davvero la Spagna è pronta alla guerra civile? Le vicende dell'ex Jugoslavia non sono state sufficienti, in Europa? È difficile fermare una valanga, ancor più difficile farla risalire. Come si bloccheranno le aspettative dei catalani al termine del voto? O come si attuerà la repressione per impedire che il popolo catalano scelga il proprio futuro? Quanto all'Italia, il 22 ottobre si svolgerà il referendum consultivo sull'autonomia di Veneto e Lombardia. È ampiamente previsto un successo del Si', e allora la magistratura si fa braccio armato del governo e chiede alla Lega una montagna di soldi per l'utilizzo improprio dei finanziamenti pubblici. Soldi che la Lega ovviamente non ha. E allora che succede? Si mette fuori legge il partito di Salvini? Gli si impedisce di far campagna elettorale? Di fronte alla prospettiva di un successo del centro destra alle prossime elezioni, il sistema Italia corre ai ripari per tutelare il proprio potere. E non sembra che gli alleati di Salvini siano particolarmente preoccupati. Anzi, qualcuno appare decisamente soddisfatto. A partire dalla redazione del Tg5, sempre schierato a sostegno di Gentiloni, per finire con Veneziani che invita Fdi e Forza Italia a frenare i referendum nelle due regioni del Nord. Il clima davvero ideale per creare il quadrifoglio ipotizzato da Berlu. Un centro destra petaloso, con una foglia per i forzisti, una per Fdi, la terza per la Lega e la quarta disponibile per l'eventuale aggregazione di Fitto, Sgarbi, Tremonti, Parisi e gruppuscoli vari. Lista unica per conquistare il fatidico 40% e poter governare. Ma è difficile pensare a un quadrifoglio sino a quando Berlu non cambia il direttore del Tg5

mercoledì 6 settembre 2017

Negli USA si compra il sangue dei poveri

I robot stanno già sostituendo gli operai ma presto prenderanno il posto di assicuratori, giornalisti, impiegati. Solo in Italia si calcolano almeno 3 milioni di posti di lavoro a rischio nei prossimi anni. E dal momento che non tutti sapranno e potranno trasformarsi in creativi di altissimo livello, in ingegneri d'avanguardia o in inventori a tempo pieno, nasce il problema di come trovare un'occupazione ai nuovi disoccupati, al di là del mantenimento con un reddito di inclusione che non vada oltre la mera sopravvivenza. Ma i nostri padroni americani hanno già trovato la soluzione: i poveri potranno vendere il sangue. Poveri ma giovani che stanno già vendendo il sangue ad anziani ricchi, per una tariffa che si aggira intorno agli 8mila dollari per 2 litri di sangue. Come in un vecchio film di vampiri, i nuovi ricchi statunitensi ritengono, con tanto di studi medici, che il sangue giovane permetta agli anziani di ringiovanire e di combattere meglio le eventuali malattie. Dunque i nuovi proletari non avranno come unica proprietà i rispettivi figli, la prole appunto, ma il proprio sangue. Bisognerà trovare una nuova definizione. Sanguinolenti? E avranno diritto di vivere solo sino a quando saranno giovani. Dopodiché si trasformeranno da risorsa in peso e, dunque, potranno passare direttamente alla fase eutanasia. Magari con la vendita, obbligatoria, di un rene, delle cornee, del fegato. Macchine da ricambio, utili meno dei robot. Purtroppo è già la realtà di un'America che sta portando il mondo, passo dopo passo, verso la distruzione. Si distruggono le statue di Colombo per cancellare il passato, esattamente come i talebani con le statue dei Buddha in Afghanistan o come l'Isis in Siria ed in Iraq. Ma gli statunitensi politicamente corretti non distruggono le statue dei loro presidenti, per evitare di dover ammettere che le terre dove vivono dovrebbero, a quel punto, venire restituite agli indiani, ai discendenti dei nativi. Meglio prendersela con Colombo e con Balbo e tenersi le terre ed i poveri a cui succhiare il sangue. Non solo metaforicamente

martedì 5 settembre 2017

Monsu Bergoglio interprete di un remake di Nanni Moretti

Bisogna avere il cuore puro per cantare? Forse sì. E allora forse è proprio per questo che Monsu Bergoglio, in arte Papa, non canta mai. A farlo notare non sono i soliti populisti cattivi, i razzisti o i nostalgici. A rammaricarsi è un sacerdote, direttore emerito della Cappella di Santa Maria Maggiore di Bergamo. Non è solo un problema di essere intonati o meno. Paolo VI, ricordano, era stonato ma cantava ugualmente. E il canto era il momento di massima condivisione con il popolo che affollava le chiese. Ora il popolo in chiesa non ci va più. Giustamente. È sufficiente beccarsi le dichiarazioni di Boldrine, non è il caso di sentirsele ripetere anche a messa. Ed allora diventa inutile cantare se la chiesa è vuota. Ora i preti, quelli che si sentono diversi da un qualunque sociologo di basso livello che vive e prospera in tv, cercano di correre ai ripari. Inutilmente, perché ciò che è stato rotto non si ripara. Però ci provano lo stesso. Dichiarando guerra alla moda dei bonghi come strumento di accompagnamento delle musiche suonate e cantate a messa. E poi, alzando il tiro, mettendo sotto accusa le musiche stesse, brutte, banali, prive di ogni senso del sacro, più adatte a Sanremo che a una funzione religiosa. Però, essendo preti di questa chiesa bergogliana, devono compiere obbligatoriamente un atto di fede non verso Dio ma verso il politicamente corretto. Così definiscono "populista" la musica e le canzoni imposte da preti e fedeli cattocomunisti. In questo modo nessun bergogliano potrà accusarli di intesa con il nemico tradizionalista. Ma al di là del mugugno non si andrà. Grazie a Monsu Bergoglio questa è diventata davvero la chiesa del silenzio. Perché è vuota e non ha più nulla da dire sul sacro. Bergoglio non canta e potrà anche smettere di pregare, sempre che lo faccia e non preferisca il dialogo con lo psicanalista invece di quello con Dio. Forse l'aspetto più imbarazzante di tutta questa vicenda è che era già stata perfettamente raccontata dal film di Nanni Moretti. Psicanalista compreso. Non un Papa, Monsu Bergoglio. Semplicemente un pessimo attore di un remake

lunedì 4 settembre 2017

Come perdere elezioni già vinte

La prossima campagna elettorale sarà estremamente facile per il centro destra. Lo scontro sarà tra chi sostiene di voler tutelare gli italiani ed un Pd che preferisce tutelare i diritti degli invasori. Con i 5 stelle che oscilleranno tra le dichiarazioni di buon senso di parte dei vertici e le sparate politicamente corrette di altri esponenti e di parte della base. Però si può scommettere già da adesso che il centro destra riuscirà a complicarsi la vita, per evitare di vincere elezioni in cui potrebbe trionfare. Basti pensare all'incapacità di rappresentare la rabbia dei tanti paesi italiani che hanno dovuto rinunciare a sagre e manifestazioni, anche plurisecolari, per la paura del terrorismo. Eppure i giornalisti di regime continuano ad assicurare che i terroristi non ci stanno cambiando la vita. Niente sagre, orribili barriere di cemento davanti alle strade pedonali ed ai monumenti, controlli estenuanti in aeroporto: la vita ce l'hanno già cambiata. Hanno vinto provocando paura ed obbligando ad imbruttire ciò che era stato realizzato in passato. Ma il centro destra resta muto. E se dice qualcosa, deve sperare che i giornalisti di servizio diano spazio e voce. E che non mistifichino le dichiarazioni. Come complicarsi la vita. A peggiorare la situazione provvederanno poi le candidature. Si scopron le tombe, si levano i morti, gli zombi son pronti a ritornare in Parlamento. Dove non riusciranno a combinare granché per poi lamentarsi per gli ostacoli posti sulla strada da burocrati, magistrati, giornali e tv, grandi centri di potere pubblico, università. Cioè tutti quei centri di potere occupati, intelligentemente, dalle sinistre e lasciati colpevolmente alle stesse sinistre per l'incapacità del centro destra. Nel dubbio, e per ogni evenienza, il Pd utilizzerà gli ultimi mesi di governo per nuove nomine o per blindare quelle già fatte. Nel silenzio stupido del centro destra che non avrà nulla da dire è che, eventualmente, frignerà un poco appena giunto al governo. Per poi fare subito accordi a perdere con i boiardi di Stato, con i rettori, con ogni centro di potere. In modo che nulla cambi al di là delle terga di chi sarà seduto sui banchi del governo

venerdì 1 settembre 2017

L'offensiva mediatica su migranti ed economIa per salvare il governo

Le elezioni si avvicinano e il sistema, consapevole della rabbia che cresce nel Paese, corre ai ripari con una disinformazione a 360 gradi. Le nuove risorse boldriniane si dedicano allo stupro sistematico? E la disinformazione di regime ricorda che, su 4 stupri finiti nelle notizie di cronaca di ieri, ben 1 era opera di un italiano. E se a Roma una grande risorsa lancia sassi contro i bambini italiani provocando la furia di un quartiere, la disinformazione provvede subito a titolare su una rissa tra un ragazzino italiano ed uno straniero ad Acqui. Prognosi di 5 giorni, in pratica gli effetti di un pugno, ma il sindaco è pronto a costituire la città parte civile. Sugli scippi e sui reati commessi dalle grandi risorse, invece, nessuna decisione analoga. Ovviamente non basta. Bisogna raccontare agli italiani che le riforme del governo Gentiloni e, prima, del bugiardissimo, funzionano meravigliosamente bene in campo economico. E se la disoccupazione giovanile torna a crescere, è solo per effetto di una rinnovata fiducia. E se aumenta il precariato, è solo perché siamo moderni e all'avanguardia. Ma la disinformazione prosegue sulla politica estera. Gli Stati Uniti  chiudono alcuni consolati russi? È solo la ritorsione (sacrosanta, si intende) per le espulsioni decise in passato da Putin nei confronti dei diplomatici statunitensi. Nessuno che ricordi come le espulsioni fossero la risposta russa alle analoghe decisioni americane. Non poteva mancare l'autoflagellazione per il criminale nazista Colombo Cristoforo, accusato dal politicamente corretto Usa di essere uno stragista. Nessuno che ricordi ai politicamente corretti che sono loro i discendenti dei massacratori di nativi. E che la loro festa del 4 luglio è il simbolo dell'occupazione e dello sterminio, non il giorno della scoperta dell'America da parte di Colombo. È evidente, però, che da qui alle elezioni bisognerà convivere con questa informazione- immondizia. Sia perché i canali Rai sono blindati a favore del governo, sia perché Cairo punta,  con La7, ad occupare le posizioni della sinistra radical chic, sia perché il Tg5 berlusconiano è il notiziario di punta filo governativo. Le opposizioni hanno a disposizione il Fatto Quotidiano e le poche copie del trio Giornale, Verità, Libero. La rete è sempre più controllata e censurata. Radio e tv locali non piacciono alle destre che hanno confinato enormi risorse nell'inutile cassa dell'ancor più inutile Fondazione di An.

giovedì 31 agosto 2017

La7 va a sinistra perché crede nella sconfitta della sinistra

Cairo scommette sulla sconfitta della sinistra alle prossime elezioni politiche e, di conseguenza, sposta la sua tv, La 7 , su posizioni di sinistra più becera e faziosa. Non è un'assurdità ma, al contrario, l'ennesima dimostrazione di intelligenza negli affari del presidente del Torino. Quando Rai e Tg5 si erano zerbinati di fronte al bugiardissimo, Cairo aveva fatto della 7 un'area di libertà non renziana se non antirenziana. Ed ora che il Pd appare in difficoltà, nonostante Minniti, il patron va in direzione ostinata e contraria. Non per un cambiamento di campo di Cairo ma, semplicemente, perché stare all'opposizione rende. In termini di ascolti e di raccolta pubblicitaria. Dunque appoggiare le posizioni del ministro Orlando, quello a cui fanno capo i magistrati che chiudono gli occhi davanti alla criminalità degli invasori, porta nuovi telespettatori alla 7. Perché Cairo, da intelligente uomo d'affari, punta sul servilismo di Tg5 e Rai in caso di vittoria del centro destra. Di conseguenza la sua sarebbe l'unica tv di opposizione. In realtà non è proprio così. Perché la sinistra del bugiardissimo ha occupato tutti gli spazi televisivi lasciando a  Cairo la bandiera dell'informazione libera, ma il centro destra ha dimostrato ogni volta di non essere in grado di gestire informazione e comunicazione. Così La7 rischia di non essere sola, in questo caso, ad opporsi ad un futuro governo di centro destra. E dovrà condividere i telespettatori con le altre reti. Resta, in ogni caso, il segnale di una scommessa sulla sconfitta della sinistra. E resta, inequivocabile, la dimostrazione di incapacità di un centro destra che non ha avuto il coraggio e la capacità per contrastare i governi di Letta, del bugiardissimo e di Gentiloni con una informazione di forte contrasto

mercoledì 30 agosto 2017

La nuova mancia elettorale premia il parassitismo

Con l'anno nuovo arrivano le elezioni e non casualmente arriva anche la nuova mancia elettorale prevista dal governo Gentiloni. Poche centinaia di euro per le famiglie con reddito (dichiarato) inferiore ai 6mila euro all'anno. Il problema non è neppure quello di sapere quante saranno le famiglie italiane che potranno usufruirne e quante le famiglie degli invasori. L'errore è proprio nel concetto di mancia, elettorale o meno. Il governo non è in grado di creare condizioni per un lavoro vero, utile socialmente e redditizio. Dunque meglio destinare le risorse alla carità piuttosto di investirle per crescita, sviluppo, occupazione. Negli ultimi anni si sono creati posti di lavoro inventandosi l'emergenza migranti e regalando montagne di denaro alle cooperative che di volontario non avevano nulla e che campavano a spese nostre con la più o meno falsa assistenza alle nuove opportunità. Non è neppure il caso di soffermarsi sull'ignobile mediatore pagato con le nostre tasse per difendere lo stupro. Ciò che è grave in assoluto è che questo tipo di assistenza serve solo a mantenere il peso morto di queste cooperative. Non si va oltre. Si insegna l'italiano, quando si insegna, per mandare poi i nuovi schiavi a lavorare sottopagati al posto degli italiani. Ma non si crea un solo posto di lavoro in più. E in vista della progressiva robotizzazione del lavoro, a partire dalle qualifiche più basse e meno specializzate, al governo non resta che programmare una costante espansione del reddito di inclusione. Ma 600 euro al mese per famiglia non fanno ripartire i consumi di prodotti italiani, non rilanciano l'economia. A meno che non si sappia che i soldi verranno distribuiti a chi già si arrangia con il lavoro nero, non tassato e non dichiarato. In ogni caso si favorirà esclusivamente il parassitismo, perché i corsi di formazione eventualmente obbligatori non servono a nulla se, al termine del percorso formativo, un lavoro vero non c'è. E non ci sarà sino a quando la classe dirigente  italiana, complice di questo governo e di quelli precedenti, non avrà il coraggio di investire.

martedì 29 agosto 2017

Come ti frego universitari e dipendenti pubblici

Forse non sono cattivi, forse sono soltanto ignoranti, dilettanti allo sbaraglio con funzioni di governo. O invece sono dei veri cialtroni che scientemente prendono per i fondelli gli italiani. Difficile valutare cosa sia peggio di fronte all'ignobile farsa degli aumenti di 85 euro peri dipendenti pubblici. Perché gli 85 euro, lordi, farebbero scattare la fascia di reddito per oltre 300mila lavoratori che, di conseguenza, perderebbero il bonus di 80 euro netti. In pratica ci rimetterebbero. Ovviamente i sindacati se ne sono accorti con estremo ritardo ed ora si cerca di correre ai ripari. Nel frattempo è già iniziata la protesta di chi lavora nelle università italiane. Sottopagati rispetto ai colleghi stranieri benché un numero crescente di laureati italiani sia ricercato da aziende e centri di ricerca all'estero, a dimostrazione di una preparazione più che adeguata. È vero, la qualità della formazione universitaria non è uguale in tutti gli atenei e spesso i laureati non sono neppure presi in considerazione per un lavoro quando provengono da alcune facoltà di determinate città. Ma, nel complesso, la preparazione è di buon livello e consente di recuperare i disastri degli anni precedenti. Peccato che al governo tutto questo non interessi. Ed anche molte aziende private se ne fregano. L'importante è risparmiare sia sulle retribuzioni dei docenti e ricercatori sia su quelle dei laureati da assumere con contratti sempre più precari. Il sistema Italia vuole braccia dequalificate a basso costo, non sa che farsene dei cervelli. Masse da sfruttare, nuovi schiavi da far arrivare grazie alla collaborazione di scafisti e navi di filantropi. L'esercito industriale di riserva paventato da Marx ma che piace tanto alla gauche caviar che cazzeggia sulla spiaggia di Capalbio o nel superattico statunitense da cui sproloquia il sedicente scrittore condannato per plagio. E mente loro parlano, e l'Istat sforna statistiche di comodo, gli italiani fanno i conti con aumenti salariali truffa e con crescenti problemi di sicurezza provocati dai complici degli scafisti

lunedì 28 agosto 2017

Se vai a far la spesa ti possono occupare la casa. E restarci

Sembra quasi una istigazione a delinquere la dichiarazione del governo secondo cui chi occupa abusivamente una casa può essere sgomberato solo se è stata individuata una abitazione alternativa dove sistemare l'occupante. Dunque chi esce di casa al mattino per andare a lavorare rischia, tornando la sera, di ritrovarsi l'alloggio occupato da una risorsa boldriniana che avrà il diritto di restare nell'appartamento sino a quando non verrà individuata una villa con piscina che l'abusivo potra' accettare nella sua magnanimità. E lo stesso potrà accadere all'anziano che, al mattino, lascia l'abitazione per andare a far la spesa. Se poi qualcuno ha il cattivo gusto di andare anche in vacanza, allora significa che l'occupazione di casa sua se l'è proprio cercata. Il governo dei buonisti non ha invece spiegato come verranno sistemati gli italiani che si ritroveranno cacciati da casa propria dagli abusivi boldriniani. Potranno rivalersi sulle Ong che hanno trasportato in Italia gli occupanti? Finiranno all'ospizio, se anziani, o sotto i ponti se sufficientemente giovani ? D'altronde è evidente che questo non è un governo per italiani. Nelle scorse settimane si è scoperto che in caso di morte per colpa di un assassino che voleva colpire altre persone diverse dalle vittime, gli eventuali risarcimenti governativi spettano ai famigliari soltanto se le vittime sono straniere. Se sono italiane devono arrangiarsi. È una norma europea, è la giustificazione. Ma è falsa. Perché l'errore non è nella norma ma nel modo in cui è stata recepita dal legislatore italiano. Forse per incapacità e stupidità, o semplicemente perché al legislatore italiano non frega assolutamente nulla degli italiani

venerdì 25 agosto 2017

All'invasore non piacciono villette e pasta

Gli invasori si sono indignati perché la loro protesta a Roma, è stata stroncata con gli idranti. "Siamo esseri umani, non animali", hanno urlato. Gli idranti sono già stati utilizzati in passato contro manifestanti italiani, ma evidentemente gli italiani sono animali da colpire con i getti d'acqua. Gli invasori erano in piazza dopo essere stati sgomberati da un palazzo occupato abusivamente. A loro erano state prospettate soluzioni alternative, comprese alcune villette in altre parti del Lazio. Ma agli ospiti non invitati l'offerta non piaceva. Non è un problema solo romano. Un po' dappertutto, in Italia, gli occupanti abusivi pretendono non solo un alloggio gratuito, ma anche il quartiere o la località preferita. Forse è arrivato il momento di fare un po' di chiarezza, approfittando del rigore messo in campo dal ministro Minniti. Gli invasori solo in minima parte arrivano da Paesi in guerra (guerre che, tra l'altro, giovani di 20 anni dovrebbero combattere invece di fuggire) ma l'Italia accoglie anche gli altri. Fuggono dalla fame? A vederli non si direbbe, ma si può anche far finta che sia vero. Dopodiché non è accettabile che questi ospiti non invitati pretendano non solo di farsi mantenere, ma contestino anche menu e alloggi. A Torino hanno protestato, di recente, perché non vogliono mangiare la pasta. Ci sono migliaia di italiani che fanno ogni giorno la coda, davanti alle mense dei poveri, sperando in un piatto di pasta. Altri protestano perché la località dove sono accolti non è abbastanza vivace, priva di svaghi. Ma davvero dobbiamo mantenere gente di questo tipo quando sono milioni gli italiani che vivono al di sotto della soglia di povertà? Se fuggi dalla fame o dalla guerra, ringrazi mille volte chi ti offre una pagnotta e un tetto. Quella pagnotta e quel tetto che mancano a molti italiani. E se la villetta fuori Roma non ti va bene, te ne torni a casa tua dove la guerra, ma non bisogna dirlo, è finita da 10 anni tanto è vero che le agenzie di viaggio italiane possono organizzare tour turistici.

giovedì 24 agosto 2017

Senza Bannon "evoliano" Trump scommette sulla guerra

Chi si illudeva di essersi liberato dei guerrafondai statunitensi con la sconfitta della folle Clinton, è costretto a ricredersi. Trump ha fatto felici i giornalisti di servizio cacciando Steve Bannon. Colpevole, secondo le anime belle del politicamente corretto su entrambe le sponde dell'Atlantico, di aver letto Evola e Guenon. Autori che, ovviamente, i giornalisti di servizio non hanno mai letto, ma per loro è colpevole chiunque non condanni a priori gli autori inseriti nelle liste di proscrizione. Così Bannon, l'estremista di destra, è tornato a casa e la corrente che fa capo alla figlia ed al genero di Trump ha avuto campo libero. Dunque si può tornare a bombardare il mondo in nome della democrazia americana. Si tornerà a combattere in Afghanistan, invece di proseguire con la pacificazione del territorio. E si distruggeranno i pochi equilibri raggiunti nelle aree di crisi. Perché il pericoloso Bannon voleva l'America first che non andasse a rompere le scatole in giro ma che pensasse alla propria crescita. Il tenero genero di Trump, invece, vuole più guerre e più tensioni perché, come ricordava un vecchio film italiano con Alberto Sordi, finché c'è guerra c'è speranza. Di far soldi. Così il nuovo corso di Trump mette a rischio l'equilibrio che si era creato con il Pakistan, gettando il Paese nelle braccia della Russia oltre che in quelle tradizionali della Cina. Ma senza, per questo, essere in grado di creare rapporti più forti con l'India, nemico storico di Islamabad. Però i produttori americani di armi da guerra sono felici. Meglio fornire aerei piuttosto di stampare libri di Evola e Guenon. E non importa se si tratta di aerei truffa, eccessivamente costosi. Anzi, è pure meglio, così si guadagna di più a spese dei contribuenti. I disequilibri creati dal nuovo corso bellicista di Trump aprono nuove prospettive, ma è inutile illudersi sulla capacità dell'Europa di approfittarne. Basti pensare che la responsabile della politica estera europea è Mogherini..

mercoledì 23 agosto 2017

Manzini ha anticipato la strage dei nonni

"La giostra dei criceti " è il titolo di un libro di Manzini ristampato a una decina d'anni dalla prima pubblicazione. Un libro che deve aver ispirato Boeri, Padoan, Gentiloni e la loro banda. Manzini ipotizza un piano per eliminare fisicamente gli anziani privi di famigliari  in modo da ridurre il peso dei conti dell'Inps. Un ingenuo, lo scrittore. Perché la realtà ha superato la sua fantasia. Nell'Italia di Boeri e compagni non c'è bisogno di servizi segreti che eliminino gli anziani che pesano sul bilancio. E non c'è neppure il bisogno di individuare quelli privi di una famiglia che possa protestare per l'eliminazione del nonno. È sufficiente continuare con la politica che ha tagliato i fondi sia per l'assistenza domiciliare sia per i ricoveri. Una badante costa più di quanto l'anziano incassi mediamente di pensione. E al costo della badante vanno aggiunti quelli per l'alloggio, per il vitto, per il vestiario, per le cure. Mentre un posto al ricovero in strutture decenti è ormai un privilegio per pochi. Le strutture pubbliche sono meno decenti ma, per evitare di far sopravvivere troppo a lungo gli anziani, i posti a disposizione sono sempre meno. Così si muore prima di poter essere ricoverati. Chi ha la fortuna di avere figli e nipoti riconoscenti, e che non si siano trasferiti all'estero per inseguire un lavoro retribuito correttamente, si ritrova a pesare sui conti della famiglia, impedendo altre spese per garantire un futuro ai nipoti ed un presente ai figli. Situazioni insostenibili sul medio periodo. E che creano tensioni, frustrazioni, delusioni. Meglio, per Boeri e compari. Perché più aumentano le tensioni e più si vive male. Così si crepa prima. Chissà a chi si è ispirato Manzini quando ha scritto il suo romanzo..

martedì 22 agosto 2017

La Grande Muraglia dove si schianta Fca

Fca smentisce le indiscrezioni su avances cinesi per l'acquisto dell'intero gruppo o del solo marchio Jeep. Fidarsi di Marchionne non ha alcun senso ma, in fondo, non è fondamentale sapere se Fca verrà inglobata nella Grande Muraglia cinese o se confluirà in qualche altro gruppo. Il cammino è comunque segnato e porterà l'ex Fiat ad un futuro sempre meno italiano e sempre più lontano dalle famiglie Elkann- Agnelli. D'altronde, una dopo l'altra, le grandi dinastie industriali italiane stanno uscendo di scena. Le aziende vengono vendute ai migliori offerenti, che si tratti di cinesi, di russi, di indiani, di arabi o, più tradizionalmente, di americani, francesi e tedeschi. Spesso, per fortuna, i nuovi proprietari continuano a lavorare in Italia, dimostrando che in Italia si può fare impresa nonostante tasse assurde e una magistratura con tempi biblici. E non sono soltanto i settori del fashion ad attrarre gli acquirenti di tutto il mondo che approfittano di un Paese in perenne saldo. La moda, il food, il design indubbiamente. Ma anche la meccanica di precisione, la robotica, l'acciaio, l'aerospazio. Ed ora le auto dopo aver acquistato i marchi e le attività  di alcuni dei più noti carrozzieri. Resta il turismo, ma anche in questo settore l'avanzata dei compratori stranieri è continua. Le grandi catene di hotel in attesa che la liberalizzazione delle spiagge porti a nuovi gestori in arrivo da ogni parte del mondo. La Cina che si sta comprando intere regioni dell'Africa per trasferire milioni di cinesi, non avrà alcuna difficoltà a fornire spiagge e servizi italiani per i propri connazionali alla ricerca di un viaggio nell'esotica Italia. Operai italiani, camerieri italiani per servire i nuovi padroni del mondo. In attesa, piccola attesa, che anche il servizio ai tavoli o nelle camere venga affidato a personale cinese quando finirà il fascino dell'esotico italiano. Resteranno gli artigiani italiani, l'élite operaia in grado di realizzare i capolavori mentre l'operaio massa sarà sostituito dai robot. Resteranno gli artigiani, gli ingegneri capaci di innovazione e di grandi progetti, i ricercatori scientifici, i super esperti nella storia e nell'arte italiana. Magari formati nelle scuole e nelle università cinesi perché la scuola italiana, grazie a Fedeli e compagni (ma senza dimenticare Gelmini e Moratti), sarà sempre più una sfornatrice di ignoranti e disoccupati. È la globalizzazione perdente, bellezza. Tutta Made in Italy

lunedì 21 agosto 2017

Fate in fretta con lo Ius Soli

Bisogna fare in fretta. Prima delle elezioni politiche sarà indispensabile approvare la legge dello Ius Soli e quelle sulle fake news (ossia le notizie vere ma scomode per i signori del potere), oltre a quella sui monumenti e sulle immagini del fascismo. Fare in fretta nella consapevolezza che gli italiani non ne possono più di Fiano e Boldrine e sono pronti persino a riprendersi il bollito di Arcore pur di liberarsi di questa banda di servitori dei Soros di turno. Bisogna fare in fretta perché solo lo Ius Soli può impedire a questori e magistrati di espellere le nuove risorse considerate pericolose. Una volta diventate italiane, le nuove risorse non potranno più essere espulse. Anche perché qualche questore ha scoperto - tardivamente ma meglio tardi che mai - che possono essere espulsi anche gli spacciatori, arrivati minorenni in Italia (chissà su quale nave delle Ong) e diventati criminali abituali grazie alla tolleranza della magistratura. Bisogna fare in fretta perché Alfano può votare qualsiasi porcheria in cambio della promessa di una alleanza che gli consenta la sopravvivenza politica. E bisogna fare in fretta perché le nuove leggi potranno restare in vigore a lungo, anche in caso di successo del centro destra. Che, rimanendo all'opposizione, potrebbe indire un referendum per abrogare lo Ius Soli. Ma che, conquistato il governo, non avrebbe il coraggio di abolire le leggi assurde dei servitori di Soros per il terrore di campagne mediatiche contrarie e, ovviamente, politicamente corrette. Basterebbe una lacrima di Pascale, un invito alla concordia di Tajani, un volemose bene dei ciellini ripassati al centro destra per bloccare ogni tentativo di correggere le leggi boldrinian-fianiane. E poi si scoprirebbero altre priorità, altre urgenze. Ci sarà da pensare prima a come giustificare con gli elettori le conferme, nei luoghi di potere, dei personaggi espressione del centro sinistra. Nel frattempo, per dimostrare che il terrorismo non ci ha cambiato la vita, le città saranno invase da blocchi di cemento per evitare attentati, negli aeroporti bisognerà presentarsi con un giorno di anticipo per superare i controlli. E in Italia aumenterà il numero dei nuovi cittadini. D'altronde, come spiegava il presidente Mao, i terroristi devono potersi muovere facilmente,  come pesci nell'acqua. Dunque hanno bisogno di molta più acqua per potersi confondere e agire

venerdì 18 agosto 2017

Terrore a Barcellona per frenare l'indipendenza o per colpire la Spagna?

Non era un lupo solitario, il terrorista che ha ammazzato 13 persone a Barcellona. Era parte di una cellula più vasta, composta da criminali incapaci ma non per questo poco pericolosi. Ma se di fronte a un lupo solitario si può pensare alla casualità degli obiettivi, quando si ha a che fare con una cellula (per quanto di imbecilli) bisogna ipotizzare un criterio nella scelta della città da colpire. Perché Barcellona? Perché la Catalogna alle prese con un braccio di ferro con Madrid per un percorso che dovrebbe portare al l'indipendenza? Se si voleva semplicemente colpire una famosa località turistica, gli obiettivi potevano essere anche altri, in tutta la Spagna. E lo stesso valeva se l'obiettivo fosse stato un territorio un tempo sotto il dominio islamico. Barcellona ha caratteristiche particolari. Rappresenta, da un lato, la riscoperta delle identità rispetto a Stati nazionali che non hanno più valori e che non rappresentano più niente e nessuno. Ma, allo stesso tempo, la Catalogna è anche in prima linea nel politicamente corretto, nelle scemenze sull'accoglienza, nei luoghi comuni su Erasmus. Barcellona cosmopolita mentre rivendica le sue radici e le sue peculiarità e differenze rispetto a Madrid. Erano consapevoli, i terroristi, di questa situazione? Erano consapevoli che la strage frenerà il percorso verso l'indipendenza? O, nella loro crassa ignoranza e imbecillità, hanno colpito Barcellona per colpire la Spagna? D'altronde è proprio la Spagna ad essere ora sotto attacco a Ceuta e Melilla, località spagnole in territorio marocchino. Le porte dell'Europa  in Africa del Nord. E di fronte ad un governo di Madrid imbelle, e impegnato a rimuovere i cadaveri del periodo franchista, sono improvvisamente aumentati gli sbarchi dei migranti. Quelli che prima venivano respinti senza difficoltà e che ora sbarcano senza problemi. Mentre anche il re del Marocco è sotto attacco da parte di terroristi e dei loro amici politicamente corretti. La Spagna che prende il posto dell'Italia come anello debole nella lotta alla tratta degli schiavi. Erano consapevoli di tutto questo, i terroristi? Lo si capirà da eventuale prossimi attentati. Nel frattempo le anime belle spagnole ed europee lottano a colpi di gessetti colorati. Che si sono dimostrati così utili ed efficaci contro i terroristi, spaventati dalle candeline e da tutti questi colori. Ma le anime belle disegneranno la bandiera spagnola o quella catalana?

giovedì 17 agosto 2017

Abbattere le statue per cancellare le identità e creare gli schiavi

La furia iconoclasta che vede i politicamente corretti yankee distruggere le statue ed i simboli sudisti ricorda, molto da vicino, le proposte di Fiano e Boldrine in Italia. Distruggere il passato, cancellare ogni memoria degli sconfitti. E poi, progressivamente, cancellare ogni memoria tout court. Perché la memoria crea identità ed i servitori della globalizzazione devono cancellare identità e memoria per forgiare l'uomo nuovo, lo schiavo sostituibile in ogni momento perché identico in ogni parte del mondo. Schiavi che accettano salari sempre più bassi perché ce lo chiede Soros, schiavi che si convincono di essere uguali ai padroni perché così viene spiegato. Schiavi del pensiero unico obbligatorio e globale. Schiavi che, come unico momento di libertà, diventano sempre più violenti ed aggressivi nei confronti di altri schiavi. Come le grandi risorse cecene che hanno ammazzato il ragazzo italiano in Spagna. Profughi in fuga dalla guerra, ovviamente, e pronti a portare la guerra contro chi li ha accolti. Ma l'importante è cancellare ogni memoria, ogni ricordo, ogni identità e radicamento. "I vinti sono stati giudicati e condannati dalla storia ", ci spiegano gli eredi dei vincitori. In realtà i vinti hanno solo sbagliato i calcoli sulle armi con cui condurre la guerra. D'altronde la furia iconoclasta tocchera', dopo i vinti, anche i vincitori politicamente scorretti. Abbatteremo le statue degli imperatori romani perché hanno occupato altre terre, cancelleremo Carlo Magno e Napoleone. Via le statue del risorgimento e, subito dopo, anche quelle del Rinascimento. Perché bisogna abbattere i simboli culturali, più pericolosi ancora di quelli militari. Bisogna aumentare l'ignoranza, riducendo lo studio. Non a caso si è scelta Fedeli come ministro della scarsa istruzione. Chi sa, comanda. Chi non sa, fa lo schiavo ed è talmente ignorante da non accorgersene. Eliminiamo Dante e Michelangelo e avanti con Fedez e J-Ax.

mercoledì 16 agosto 2017

Pizza, mafia e mandolino: l'Italia di Netflix

La prima produzione italiana del colosso Netflix è "Suburra". Immancabile l'idea di Italia pizza mafia e mandolino. Criminalità e politici corrotti. I giornali di servizio nostrani ci raccontano meraviglie sulla produzione culturale dell'Italia di oggi (meraviglie sempre realizzate dagli amici degli amici), ma il resto del mondo non si accorge di questi nuovi capolavori, di questi novelli Dante o Michelangelo. E ci ripropina la solita immagine di Italia criminale e inaffidabile. D'altronde, al di là delle dichiarazioni ufficiali e di comodo, non è che la produzione televisiva italiana stia conquistando e travolgendo il mondo. Mentre un numero crescente di Paesi si sta lanciando nel settore televisivo e cinematografico per presentare nuove immagini della propria realtà. Soft power che ha sempre visto in prima fila gli Stati Uniti e che ora assiste al rafforzamento del soft power indiano, cinese, arabo. La Francia si è sempre difesa, l'Italia si è sempre rassegnata alla dominazione straniera. Perché l'alternativa avrebbe comportato investimenti e idee. Meglio, allora, proseguire con i soliti attori che piacciono solo ai produttori ed alle loro amichette, meglio continuare con serie TV che - quando vengono piazzate all'estero - vengono trasmesse a tarda notte. Meglio, soprattutto, proseguire con l'immagine stereotipata della pizza, mafia e mandolino. Oppure con noiosissime produzione zerbinate dedicate a qualche potente di turno. La colonizzazione passa anche e soprattutto attraverso questi interventi nel settore dell'intrattenimento e della cultura. In radio solo musica americana, al cinema e in tv film americani, ma in tv anche format di programmi identici in ogni parte del mondo. Scelte che piacciono alla sinistra globalista e che sostiene il meticciato. Scelte che, in teoria, non piacciono alla destra identitaria. Peccato che questa destra abbia sempre come campione il padrone di Mediaset e, dunque, uno dei maggiori responsabili di questa situazione. Peccato che questa destra, quando ha governato, non abbia fatto nulla per cambiare il vuoto culturale della Rai. Peccato che questa destra, come raccontato da Baldoni nel suo ultimo libro sull'arcipelago missino e paramissino o postmissino, abbia cancellato tutte le esperienze di radio alternative del proprio mondo. Una destra da case a Montecarlo è perfettamente allineata con le serie tv di Netflix