venerdì 15 dicembre 2017

Il bugiardissimo si trasforma in comico su banca Etruria

Il bugiardissimo cerca un lavoro come comico. E, considerando la qualità della concorrenza, ha buone probabilità di trovare un ingaggio in qualche tv, magari a La 7 in crisi di ascolti tra Formigli e Gruber. Questa volta il bugiardissimo si è lamentato perché le polemiche sulle banche e su Maria Elena Etruria sarebbero armi di distrazione di massa. Dunque centinaia di migliaia di risparmiatori rovinati da una banda di cialtroni in un bel gruppo di istituti di credito non meriterebbero attenzione perché l'emergenza vera è rappresentata dai gadget in libera vendita trovati nelle camere da letto di qualche ragazzo fasssista. Magari, per il bugiardissimo, sono armi di distrazione di massa anche le sentenze della magistratura che cerca in ogni modo di far arrivare alla prescrizione i processi per le migliaia di morti per amianto. È un'arma di distrazione di massa l'incapacità del governo italiano di ottenere che la Germania rispetti la sentenza di condanna per i responsabili tedeschi delle morti sul lavoro alla Thyssen di Torino. D'altronde tutte le morti sul lavoro sono armi di distrazione di massa per questo governo e per il precedente del bugiardissimo. Questi fastidiosi lavoratori sottopagati che invece di gioire per la possibilità di essere sfruttati, hanno il cattivo gusto di crepare in azienda perché ormai la sicurezza e' diventata un fastidio inutile e costoso. Per il governo e' sufficiente che gli imprenditori perdano ore e ore per compilare moduli sulla sicurezza, poi le norme pratiche ed utili possono essere ignorate, tanto ai burocrati pubblici non interessano. Ma non è che le opposizioni si dannino l'anima su questi temi. Imbarazzate perché, evidentemente, hanno difficoltà a capire il mondo del lavoro, forse perché lo hanno frequentato poco. Lo si nota anche nel rapporto con gli scioperi. I lavoratori sono lasciati soli e invitati ad inventarsi altre forme di lotta, per non danneggiare gli utenti. Pazienza se le retribuzioni non sono più sufficienti per sopravvivere adeguatamente, pazienza se la precarietà non permette di crearsi una famiglia. Si arrangino. Possono sempre cambiare lavoro e mettersi a fare concorrenza al comico bugiardissimo

giovedì 14 dicembre 2017

"A stato Putin", la battaglia per il pensiero unico obbligatorio

"A stato Putin". I ridicoli media di servizio italiani oscillano quotidianamente tra l'inesistente pericolo fasssista e l'altrettanto inesistente ingerenza di Mosca nella politica italiana ed europea. I russi sono accusati di far circolare per il vecchio continente notizie diverse rispetto a quelle imposte dal pensiero unico obbligatorio. Insomma sono i russi cattivi a farci sapere che l'Italia è il Paese europeo con il maggior numero di poveri. E non importa se i dati sono veri ed anche ufficiali, l'Italia non aveva nessuna voglia di farli conoscere ai propri sudditi. Non basta neppure che a rendere pubblici i dati siano state fonti europee ed italiane, la colpa è di Putin a prescindere. Peccato che il leader russo se ne freghi completamente e proceda per la sua strada ignorando il pensiero unico dei media italiani. Adesso il cattivone del Cremlino è riuscito anche nell'impresa di far riavvicinare tutti i Paesi islamici, mettendo intorno allo stesso tavolo iraniani e sauditi. Lui, Putin, ufficialmente prende anche le distanze dalle posizioni di Erdogan ma la realtà è che proprio Mosca cura la regia di tutto lo spettacolo. Nel frattempo Putin annuncia il ritiro delle truppe dalla Siria, pur conservando le basi russe nel Paese, e si prepara a riprendere le storiche basi in Egitto. Ma per i media di servizio italiani il problema sono le notizie che Mosca veicolerebbe in Italia. Come se per mettere fuori gioco l'attuale governo servissero fake news. Bastano e avanzano i dati ufficiali sulla povertà, sulla disperazione, sui mancati investimenti, sui soldi che non ci sono per gli italiani ma solo per gli allogeni (e la sentenza del tribunale di Milano sui soldi da versare alle neo mamme appena sbarcate va in questa direzione), sulla fuga dei cervelli. Certo, lorsignori vorrebbero impedire la pubblicazione di queste notizie. Il pensiero unico obbligatorio dilaga nei giornali ma non blocca i social media. E allora occorre screditare l'informazione alternativa. Quando non si può accusarla di pubblicare fake news la si accusa di essere al servizio del potere straniero. "A stato Putin" ma nessuno ci crede più

mercoledì 13 dicembre 2017

L'emergenza maltempo, una truffa italiana

Una spruzzata di neve e le ferrovie italiane si bloccano. Non in qualche Regione del Sud dove, in pianura, le nevicate non sono la regola, ma proprio al Nord dove persino Trenitalia dovrebbe essere in grado di capire che, a volte, nevica. Invece niente. Treni bloccati, collegamenti interrotti, ritardi come costante. Ma non è che sulle strade sia andata meglio. Un disastro la situazione ad Aosta dove la giunta comunale ha improvvisamente scoperto che sulle Alpi può nevicare anche abbondantemente. E all'aeroporto di Torino dove era attiva una sola apparecchiatura per scongelare le ali degli aerei, con conseguenti ritardi. Nel frattempo in Emilia si è passati, in pochi giorni, dall'allarme siccità alle inondazioni di campi e paesi. La solita Italia, insomma. Ma per i media e per i politici questi non sono i veri problemi del Paese. Che sarà mai una inondazione di fronte ad un simbolo fasssista appeso nella camera di un ragazzo? Che sarà mai un'attesa di ore su un treno senza riscaldamento di fronte al drammatico pericolo di un volantino? E allora le risorse pubbliche utilizziamole per indagini, processi e sequestri di libri e ignoriamo infrastrutture o la tutela del territorio. Per poi frignare in silenzio quando saltano gli appuntamenti di lavoro grazie al disastro delle ferrovie o all'incapacita' di togliere la neve da autostrade che pensano solo ad aumentare i pedaggi. In tutto questo scenario da Paese di quarto mondo spicca la decisione di Laurent Vierin, presidente della Valle d'Aosta, di ignorare il piagnisteo generale e di tenere aperte le scuole nonostante le nevicate abbondanti nei paesi in quota. Siamo una regione alpina, ha spiegato Vierin, e dunque dobbiamo essere in grado di fronteggiare una nevicata. Ovviamente è stato criticato da chi è abituato a vivere di emergenza, guadagnando proprio sull'emergenza. Perché con i disastri si guadagna molto di più rispetto alla prevenzione

martedì 12 dicembre 2017

Gli oligarchi con Boccia nel prossimo governo

Confindustria scende in campo in vista delle imminenti elezioni politiche. E lo fa direttamente con il presidente, il compagno Vincenzo Boccia. Pronto, magari, ad accettare un incarico ministeriale, ovviamente solo per spirito di servizio. In questo modo libererebbe il posto alla presidenza degli imprenditori e non sarebbero pochi ad essere contenti in Viale dell'Astronomia. Quello che sfugge, però, è il valore aggiunto per l'Italia. Un problema marginale, nell'ottica degli oligarchi. Ma non per gli italiani chiamati al voto. Innanzitutto occorrerebbe capire quale schieramento dovrebbe farsi carico di Boccia. Notoriamente l'attuale presidente di Confindustria è schierato dalla parte del Pd, ma il partito di Renzi non vincerà sicuramente le elezioni e le ambizioni di Boccia verrebbero frustrate. Ma perché mai il centro destra dovrebbe affidarsi ad un personaggio schierato dalla parte opposta? Ovviamente Boccia non parteciperebbe ai ludi cartacei, gli oligarchi non si abbassano a chiedere un voto ai plebei. Bisognerebbe invitarlo al governo dopo le elezioni, a giochi fatti. E lui cederebbe alle pressioni per senso del dovere e andrebbe a fare il ministro tecnico, magari allo Sviluppo economico. D'altronde Boccia si è già distinto per lo sviluppo del Sole 24 Ore, dunque potrebbe proseguire sulla strada del successo. Non si capisce davvero, al di là dei soliti problemi di cupio servendi, perché le destre dovrebbero accettare una soluzione di questo tipo. Che è invece pienamente comprensibile nel caso di mancato successo pieno della coalizione di centro destra. In caso di inciucio, insomma. Un governo tra i fedelissimi di Berlu ed il bugiardissimo. Con una presidenza del consiglio affidata al Pd, magari a Gentiloni. Perché il Pd avrà più voti di Forza Italia. Gli interni a Minniti, che tanto piace ai forzisti. E gli esteri a Berlu (o ad un suo fedelissimo) perché è l'unico che ha una visione  internazionale. Non sarebbe neppure difficile immaginare il programma economico di Boccia: lacrime e sangue per i lavoratori e per micro e piccole imprese, vantaggi di ogni tipo per la grande industria. Non ha importanza se la grande industria italiana è ormai quasi completamente in mano straniera: gli oligarchi non hanno patria o bandiera, si riconoscono tra loro dall'odore dei soldi.

lunedì 11 dicembre 2017

Indignati per Dell'Utri? Provate voi a fare i magistrati

Suscita indignazione, nel centro destra, la decisione di rifiutare la libertà a Marcello Dell'Utri, malato in carcere. A fronte delle decisioni della medesima magistratura che, per motivi di salute molto più blandi, aveva immediatamente rimesso in libertà Sofri. Probabilmente le proteste hanno fondamento, tanto è vero che persino Bersani ha avanzato dubbi sul comportamento dei magistrati. Ma il problema è un altro ed è sempre uguale. Quando il Pci, a tavolino, si dedicava a creare i presupposti per la propria egemonia culturale in ogni ambito della società civile, il centro destra preferiva fare altro. Chi, nel Pci, era in grado di seguire studi di giurisprudenza veniva indirizzato verso la carriera in magistratura per garantire una giustizia di comodo. A destra si preferiva la carriera da avvocato perché, in quel periodo, garantiva introiti decisamente superiori. Scelta libera, ovviamente, ma poi non ci si deve lamentare se chi ha avuto lungimiranza si trova ora a decidere della libertà altrui. Non è solo un problema di magistratura. Il Pci ha occupato l'istruzione perché, a tavolino, era in grado di spedire i propri uomini e le proprie donne a seguire studi che permettessero l'insegnamento. I migliori sapevano che avrebbero ottenuto appoggi per le carriere universitarie, gli altri si accontentavano di stipendi inferiori e andavano a indottrinare studenti delle superiori, delle medie e delle elementari. A destra si preferiva smettere di studiare per andare subito a guadagnare o si puntava sulla facoltà di Economia perché uno studio da commercialista rendeva molto di più rispetto allo stipendio di un insegnante. Legittimo, certo, ma poi bisogna evitare di protestare contro l'insegnamento del pensiero unico obbligatorio nelle scuole.  Il Pci garantiva successi editoriali per chi sapeva scrivere, anche per chi scriveva male e veniva comunque osannato, premiato e retribuito. A destra si pretendeva la collaborazione gratuita "perché scrivere non sarà mica un lavoro". Per poi lamentarsi se gli scrittori erano schierati sul fronte opposto. Una lamentela di principio, perché a destra chi leggeva - e non eran tanti, visto che gli altri erano impegnati a far soldi - preferiva autori facili, meglio se americani. Un Fabio Volo dell'epoca e in salsa yankee. Poi, però, tutti questi mal-destri impegnati ad arricchirsi legittimamente e a conquistare posizioni di vertice in grandi e piccole aziende hanno accuratamente evitato di investire anche una minima parte dei guadagni per sostenere le poche iniziative di area. Megli limitarsi a protestare perché i giudici di sinistra si comportano come giudici di sinistra. Accusati di essere coerenti. E lo stesso vale per gli insegnanti che vietano i festeggiamenti di Natale, per i giornalisti che si inventano il pericolo fasssista. Come direbbe Fassino, provate voi a fare i magistrati, gli insegnanti, i giornalisti. Ma a destra la provocazione non verrà raccolta. Lo hanno fatto i cattivi grillini. E hanno vinto.

venerdì 8 dicembre 2017

Avanti al centro contro gli opposti estremismi

Avanti al centro contro gli opposti estremismi. Era uno degli slogan più utilizzati negli anni di piombo. Quando il regime si difese dalla rabbia popolare ricorrendo alle stragi di Stato e incolpando, ovviamente, i propri avversari. Erano anni di caccia alle streghe italiane mentre, in contemporanea, si irrideva alla caccia alle streghe del maccartismo yankee. Ed ora, mutatis mutandis, il gioco sporco si ripete. Si è passati dall'egemonia culturale alla narrazione ma i sistemi restano i medesimi. Non importa se, per il momento, non è stato necessario ricorrere alle stragi, agli omicidi, ai grandi scontri di piazza. Grazie al totale asservimento dell'informazione ufficiale e di una magistratura sempre meno credibile, si crea il clima di terrore anche con un fumogeno o un volantino. Il regime è riuscito a coniugare la palude con il giacobinismo (non è il caso di interrogare Il ministro Fedeli su questi argomenti, era assente quando spiegavano). D'altronde in questa Italia dove la vigliaccheria regna sovrana, basta poco per spaventare il Paese. Il pensiero unico obbligatorio  dilaga. La censura imperversa. Per fortuna esiste una opposizione ferma, preparata, indomabile. Una opposizione che dibatte eroicamente sull'opportunità di inserire tra i candidati l'ondivaga Santanche' o  un personaggio televisivo come Moric. Una opposizione che raggiunge vette filosofiche elevatissime quando si interroga sull'accordo tra Storace e Salvini (in attesa che qualche giornale di servizio oppure Crozza si lanci in battute sulla doppia S). Ed allora, per tranquillizzare il popolo dei moderati e dei conigli non si trova nulla di meglio del rilancio del giovane Berlu. Le cene eleganti diventano un simpatico diversivo per pensionati, l'importante è che Berlu possa vincere per puntare alla grande coalizione e ad un governo del presidente, con un tecnico alla guida del Paese. Un programma già visto? Una replica del grigiocrate Monti? Sì, ma è così tranquillizzante per il regime. Qualche bella speculazione qui e là, un po' di tv spazzatura, un'aggiunta di suicidi per disperazione, il completamento della distruzione della scuola affidata di nuovo a Gelmini, una politica estera in stile Alfano anche senza Alfano, così Berlu evita i rischi dell'altra volta quando aveva tentato di ampliare gli orizzonti italiani sia in Russia che in Libia. Meglio non cambiare l'immagine di una Italia pizza mafia e mandolino. È così tranquillizzante. Rilanciamo anche "italiani brava gente", così favoriamo l'invasione incontrollata. Ma eviteremo il pericolo di fumogeni fascisti che speculano sul rancore e sulla povertà crescente. Piuttosto di lottare contro la miseria, scendiamo in piazza contro i fumogeni

giovedì 7 dicembre 2017

18 milioni di italiani a rischio povertà

Sono 18 milioni gli italiani a rischio povertà o esclusione sociale. I dati sono dell'Istat e sono in continuo aumento, nonostante i tentativi di dimostrare che le politiche economiche del bugiardissimo e di Gentiloni stiano dando risultati eccezionali. In fondo, però, il benessere di un Paese non è legato solo al Pil ma anche alla ricchezza o povertà delle famiglie. Non bastano le statistiche dei polli, perché se ci sono 4 polli e 4 persone le statistiche rilevano un pollo a testa anche se a mangiarli è solo uno e gli altri 3 restano a guardare. Così sui media di servizio tutti gongolano quando possono dimostrare che l'export italiano cresce di più, in percentuale ma non in valori assoluti, rispetto a quello tedesco. Ma gli stessa media di servizio sorvolano sul fatto che le retribuzioni medie dei giovani cinesi siano ormai nettamente più elevate rispetto a quelle dei giovani italiani occupati. E il 40% di giovani italiani disoccupati (perché al 36% ufficiale vanno aggiunti gli sfiduciati che un lavoro non lo cercano più e, dunque, non rientrano nelle statistiche dei disoccupati) non è compreso nei dati. Dunque per l'Italia diventa più facile esportare ma questo non determina benefici reali per chi lavora con salari sempre più bassi ed insufficienti per sopravvivere decentemente. Effetto meraviglioso dell'invasione, con milioni di stranieri, ormai sono 6 milioni, che hanno determinato una continua svalutazione del lavoro, una rincorsa verso il basso delle retribuzioni e delle condizioni di lavoro. Uno sfruttamento che ci riporta all'Ottocento, con la cancellazione dei diritti e dei limiti di orario. È la globalizzazione, bellezza. Peccato che questa globalizzazione abbia portato i giovani cinesi ad essere più ricchi dei giovani italiani. A Pechino l'ascensore sociale permette di salire rispetto alle condizioni dei propri padri, in Italia consente solo la discesa. Non per tutti, evidentemente. Perché se la media delle retribuzioni dei giovani italiani è precipitata a poco più di 800 euro, quando solo pochi anni orsono ci si preoccupava per la "generazione mille euro", significa che qualcuno continua a guadagnare bene mentre molti altri devono vivere con 400 euro. E la mancia del bugiardissimo non cambia la situazione

mercoledì 6 dicembre 2017

Lucida follia di Trump a Gerusalemme

La decisione di Trump di spostare a Gerusalemme l'ambasciata Usa in Israele serve al presidente americano per alleggerire la sua posizione all'interno e per garantire al genero il sostegno dei media nella vicenda delle troppe accuse che lo riguardano. Problemi interni e famigliari che rischiano di provocare scontri e morti a livello mondiale. Ma a a Washington non è mai fregato nulla del resto del mondo. D'altronde proprio Trump ha riallacciato stretti rapporti con i sauditi che stanno provocando migliaia di morti nello Yemen, anche tra i bambini, nell'indifferenza generale perché i sauditi sono i "buoni" per il politicamente corretto. In fondo, tra un bombardamento ed una esecuzione in piazza, hanno persino concesso alle donne di guidare un'auto. Non come gli Stati canaglia, dall'Iran alla Siria, dove le donne votano da decenni, guidano non solo le auto ma pure le aziende. Però, per i media di servizio, un bambino yemenita può tranquillamente venire ucciso dai bombardamenti, perché le bombe saudite sono buone e giuste. Anche se colpiscono scuole e ospedali. Non è che ci si possa sempre indignare, lo si fa a comando quando serve e solo contro chi è ritenuto fastidioso dai padroni dell'informazione. Pronti a cavalcare ogni sospetto di brogli elettorali quando dalle urne escono risultati non in linea con il pensiero unico obbligatorio. Che si tratti del Cile o del Venezuela, della Russia o dell'Italia. Colpa di Putin, in genere. E di quelli che osano mettere in dubbio le menzogne del bugiardissimo e i dati di comodo del lattaio Padoan. I sondaggi preelettorali indicano il rifiuto del Pd da parte degli italiani? E allora via con le armi di distrazione di massa. Meglio accusare Mosca di doping nello sport, meglio accusare Erdogan di non voler una guerra santa contro l'Iran, meglio esaltare la grande conquista delle donne al volante in Arabia, meglio occuparsi delle questioni erotiche al Grande Fratello. Meglio censurare le violenze commesse dagli allogeni, meglio non parlare di italiani che si suicidano per disperazione o che muoiono di freddo su una panchina a poca distanza da un centro di accoglienza per stranieri. "Parliamo dell'elefante", sosteneva Leo Longanesi. Oppure scateniamo una guerra a Gerusalemme, basta che si impedisca di pensare

martedì 5 dicembre 2017

Berlu contro la cultura omogeneizzata? Sì, ma è Marina

Marina Berlusconi scende in campo. Non in politica, ma in guerra contro i giganti del web, da Google ad Amazon. E lo fa con argomentazioni che, se non arrivassero da lei, sarebbero sacrosante e condivisibili. Soprattutto quando dice di parlare come madre, preoccupata per il futuro dei propri figli alle prese con una realtà virtuale che è diversa dalla realtà vera. Ragazzi che si ritrovano con un modello culturale omogeneizzato, spinti a non approfondire più nulla.come darle torto? Magari pensando ai programmi televisivi imposti dal fratello Piersilvio a Mediaset. Cose c'è di meno reale del Grande Fratello? Cosa c'è di meno approfondito dei tanti programmi fuffa offerti dall'ammiraglia televisiva di Mediaset? Madame Berlu si lamenta, giustamente, per i rischi connessi con il controllo delle nostre vite da parte dei giganti del web. Come se ci fosse un Grande Fratello a spiarci 24 ore al giorno. Appunto, proprio il modello presentato da Canale 5 con la sua squallida casa per falsi vip. E l'informazione omogeneizzata non è quella di Cesara Buonamici, dei suoi colleghi e di Mimun? Oppure Marina Berlu, per proteggere i figli, spegne il televisore quando inizia la sigla del Tg5? Ma non è che sul fronte dei libri, che dipendono direttamente da lei, il gruppo Mondazzoli (Mondadori più Rizzoli) si stia contraddistinguendo per una eccelsa qualità, per un grande coraggio. La responsabilità di aver trasformato in un mito persino un plagiatore come Saviano non è proprio una medaglia al valore. Marina Berlu paventa il rischio che i colossi del web, che pagano pochissime tasse, spazzino via la concorrenza per poi imporre prezzi, autori, condizioni di lavoro al limite dello sfruttamento. Tutto vero. Ed è una esperta, visto che la crescita di Mediaset è avvenuta proprio spazzando via la concorrenza delle emittenti locali (che molto spesso meritavano di essere eliminate perché non investivano sui programmi e sui lavoratori). Ciò nonostante i timori di Marina Berlu restano sacrosanti. D'altronde è lei quella intelligente in famiglia ed è normale che le analisi corrette provengano da lei. Peccato che il mondo Mediaset e Mondazzoli non faccia nulla per tentare una strada alternativa.

lunedì 4 dicembre 2017

False bandiere per alzare la tensione

Tutti indignati, sui social, contro l'ignobile bufala della bandiera prussiana spacciata per vessillo nazista dai media di servizio. Peccato che la disinformazione di regime se ne freghi dell'indignazione popolare e insista con le bufale dell'antifascismo militante. Con in testa il ministro Pinocchio Pinotti. E fa benissimo. Il regime dispone dei media ed è sacrosanto che li utilizzi per difendersi, per garantirsi il potere. L'unica arma rimasta, di fronte alla rabbia popolare per i disastri del governo, è rappresentata dall'antifascismo e, dunque, la utilizza in ogni occasione. Approfittando di tutti i media a disposizione. D'altronde chi ha impedito all'opposizione di dotarsi di giornali, radio, tv di successo? Nessuno, se non la totale stupidità e ignoranza di questa opposizione che ha preferito utilizzare i denari in modo diverso. Quando il centro destra era al governo non è stato capace di occupare la Rai con direttori e dirigenti di area, intelligenti e competenti. Non ha occupato le redazioni con i propri giornalisti. Non ha fatto crescere quotidiani di successo perché i giornali di centro destra puntavano solo al risparmio e non assumevano i migliori ma solo i più disperati che accettavano retribuzioni più basse. La qualità ne risentiva ed i giornali perdevano lettori. Nel frattempo Berlu puntava sull'ammiraglia di Canale 5 riempiendola di conduttori politicamente corretti e di giornalisti che oggi sostengono in modo indecente il governo Gentiloni dopo aver tifato spudoratamente per il bugiardissimo e prima ancora per Monti e Fornero. E più a destra? Spariti dalle edicole Il Secolo d'Italia e la Padania, niente radio e tv mentre i quotidiani online sono organi di partito e non di informazione. Però, di fronte alle proprie scelte ed alla propria incapacità, si attaccano gli avversari colpevoli di far bene il lavoro di disinformazione. Perché mai Repubblica, il Corriere, la Busiarda o il Fatto quotidiano dovrebbero tutelare il centro destra se sono schierati su posizioni opposte? Se la bufala della bandiera nazista viene riproposta dal Tg5 senza che gli alleati protestino con Berlu significa che dell'informazione continuano a fregarsene, colpevolmente. Dunque dovremo rassegnarci a bufale continue per alzare il livello della tensione. Dovremo sorbirci le chiacchiere inutili di Mattarella a favore dell'invasione ed il suo silenzio sulle violenze compiute dagli allogeni a danno degli italiani, donne e bambini compresi. Ma si eviti  di accusare i media di servizio perché svolgono il loro lavoro, appunto di servizio. E invece di dedicarsi all'onanismo intellettuale sulla modifica di un simbolo di partito, il centro destra si interroghi sulla propria incapacità di informare

venerdì 1 dicembre 2017

Nel Mediterraneo arriva la Cina. Ma non ditelo ai politici italiani

Mosca torna ad affacciarsi in Egitto mentre Pechino si aggiunge ai sostenitori di Assad in Siria. Altro che "fine della storia" come sosteneva chi non aveva capito nulla. Il mondo si muove ma l'Italia non se ne accorge. Troppo impegnata ad analizzare il pericolo della crescita fascista. L'importante è non raccontare cosa sta succedendo realmente. E allora si ironizza sulle misure varate da Putin a favore della natalità e della famiglia in Russia, con i giornalisti di servizio italiani che spiegano come sarebbe meglio favorire un aumento dell'immigrazione invece di frenarla come sta facendo il governo di Mosca. Putin, pare incredibile, se ne frega del parere dei media italiani e va avanti sulla sua strada che lo sta portando a rafforzare la presenza russa nel Mediterraneo. E si ritrova persino alleato di Pechino che, in teoria, interviene in Siria per combattere contro la minoranza islamica in arrivo proprio dalla Cina e che si è schierata con l'Isis. Ma una volta che Pechino ha percorso una strada, difficilmente la abbandona per tornare indietro. Quanto all'Egitto, si sta ricreando quel forte legame che aveva unito Il Cairo con l'Urss. L'Italia? Non pervenuta. Un giro turistico di Gentiloni e nulla più. D'altronde abbiamo un ministro degli esteri come Alfano che è troppo impegnato a cercare una collocazione futura per potersi anche occupare delle questioni internazionali. Che, tra l'altro, paiono interessare quasi a nessuno. Marco Valle, noto giornalista della Destra, sottolinea come al congresso dei Fratelli d'Italia che si svolgerà domani e domenica siano praticamente assenti gli aspetti legati alla politica estera al di là delle consuete ed inutili banalità. Non è un problema di schieramenti ma di incompetenza politica generale. Da un lato il Pd e la sua sinistra, ma anche i catcom, che non capiscono un accidente di quel che accade nel mondo ma sono interessati esclusivamente agli allogeni, da qualsiasi parte provengano. E organizzano le cooperative ed i comitati di accoglienza con i soldi pubblici. Dall'altra si è fermi agli slogan anti invasione ma non si va ad analizzare ciò che succede all'estero e che ha inevitabili ripercussioni sull'Italia. In mezzo i grillini che virano a seconda dei sondaggi e che non sanno mai quale sarà la loro posizione il giorno dopo. Non che l'Europa sia messa molto meglio. Non a caso ha affidato la politica estera a Mogherini.

giovedì 30 novembre 2017

I media di servizio terrorizzati dalle destre

I media di servizio sono sempre più allarmati per la crescita dell'estrema destra. In Italia ma soprattutto in Europa. Si indignano, gli zerbinati, perché il successo aumenta nelle periferie dimenticate dal governo degli oligarchi, perché cresce il consenso nelle aree di disagio in continuo aumento. E non si indignano contro gli oligarchi che creano il disagio, la povertà, la disperazione. Ma contro chi interpreta il dolore e la rabbia degli italiani esclusi dal banchetto. Le analisi dei media, peraltro, assomigliano più alle battute di Crozza che ad una inchiesta approfondita. Si confondono i gruppi, i movimenti, le idee e le posizioni. Tutto va bene, pur di riempire il calderone delle menzogne. Se serve, si inseriscono anche Lega, Fdi, Msn. Massi', più confusione si fa e meglio è. Peccato che gli effetti siano opposti a quelli voluti. Il disgusto nei confronti della disinformazione è tale che ogni servizio giornalistico indignato crea nuovi seguaci per le formazioni estreme. Coinvolgendo anche psicolabili privi di qualsiasi idea ma convinti dalla propaganda contraria spacciata per informazione giornalistica. Anche la vicenda del generale croato che si suicida con il veleno al momento della sentenza del tribunale dell'Aja che processa a senso unico, dimostra la distanza siderale tra i media di servizio e la gente normale. Quella che apprezza il coraggio del generale, al di là delle eventuali responsabilità. Quella che non crede più alla giustizia di parte e che vede la differenza tra il volto dignitoso del suicida e l'espressione imbarazzata e non proprio intelligente del giudice. Quella gente che apprezza sempre di più i leader internazionali che difendono i loro popoli, quella gente che in Italia meriterebbe qualcosa di meglio rispetto alle beghe da cortile del centro destra. L'unica speranza per i media di servizio è proprio questa: l'inadeguatezza dei leader politici che potrebbe favorire un ulteriore astensionismo invece di una risposta durissima nelle urne.

mercoledì 29 novembre 2017

Gentiloni l'africano non capisce l'Africa

Gentiloni fa il turista in Africa, puntando sulle fake news ufficiali e dunque legittime che lo trasformano in Paolo l'Africano alla conquista del continente nero. Risultati veri non ce ne sono, ma i giornali di servizio si scatenano nell'inventare inesistenti successi sul fronte del contrasto all'invasione in partenza dalla Tunisia. Ovviamente la presenza italiana in Africa non sarebbe solo giustificabile, ma decisamente doverosa. Le potenzialità del continente sono enormi. Se n'è accorta la Cina che ha avviato una penetrazione sempre più evidente in ogni Paese africano, compresi quelli più poveri, nella consapevolezza delle opportunità di sviluppo e di crescita. Peccato che in Italia prosperino gli imbecilli politicamente corretti che continuano a raccontare un'Africa affamata e disperata per giustificare l'invasione di giovani palestrati che proprio non sembrano reduci da digiuni prolungati. Ma dal momento che i politicamente corretti sono destinati a sparire dalla scena politica italiana, è arrivato il tempo di confrontarsi con l'Africa in modo intelligente e consapevole. Favorendo una crescita armonica che è ben diversa da quella, caotica e di totale sfruttamento, messa in campo da Pechino. Già adesso il continente è in grado di trasformarsi in un mercato di sbocco fondamentale per i prodotti italiani. E può esportare in Italia ed in Europa ciò che manca nel nostro continente. Minerali ma anche prodotti alimentari. Non quelli del Nord africano, in concorrenza con le produzioni del Mediterraneo europeo, ma quelle tipiche africane, non quelle imposte dalle multinazionali del cibo transgenico ed omologato. Un'agricoltura sana che permetta all'Africa di crescere in modo intelligente. L'Italia può e deve essere un partner strategico, ma certo non con un ministro degli esteri come Alfano o con ministri che rispondono agli speculatori finanziari internazionali

martedì 28 novembre 2017

Finis Italiae, dove gli sdraiati sono gli adulti

C'era una volta l'Italia. Quella che era una mera espressione geografica ma sapeva conquistare il mondo con il Rinascimento, con navigatori che magari scoprivano nuove terre sotto altre bandiere, con poeti conosciuti ovunque, con mercanti che non avevano paura di operare in Paesi nemici, con eserciti regionali in grado di sfidare immensi imperi. C'era una volta, appunto. Ora si scopre che la produzione culturale italiana non esiste praticamente più. E se esiste, non interessa a nessuno, neppure agli stessi italiani. Il soft power italiano è legato esclusivamente al passato che, comunque, riusciamo a distruggere, infastiditi da un confronto che si rivela imbarazzante con la realtà odierna. Siamo passati da Dante a Fedez, da Bernini alle archistar che incassano milioni di euro per costruire grattacieli scatoloni spacciati per immense schegge di ghiaccio. D'altronde la scuola italiana sembra predisposta per evitare ogni possibilità di sviluppo della creatività, della genialità. Troppo pericoloso, meglio appiattire tutto e tutti. In pieno accordo con le famiglie, dove l'ignoranza regna sovrana per la felicità dei politici che sarebbero in difficoltà con sudditi preparati ed in grado di smascherare le porcate dei vari governi. Una continua corsa al ribasso, con i genitori che rincorrono i figli in una gara infinita per chi riesce ad essere il peggiore. Si scopre che gli "sdraiati" non sono i figli che vivono sul divano di casa, ma i genitori che lavorano ma che psicologicamente restano sul medesimo divano. Cercando di conquistare la prole adottando i medesimi stili di vita, le scelte musicali, il rifiuto della cultura poiché troppo impegnativa. Finis Italiae, ed allora diventa persino giustificabile la sostituzione etnica ormai avviata. Di fronte a italiani nativi che costruiscono abitazioni abusive a fianco di templi greci e romani, che distruggono capolavori in nome del politicamente corretto, che lasciano crollare vestigia di un grande passato, perché indignarsi se il Paese verrà consegnato a stranieri? Che differenza c'è tra un terrorista dell'Isis che distrugge le opere di un museo ed un sindaco italiano che distrugge i resti di una villa romana per costruire un parcheggio? Senza neppure prendere in considerazione le follie iconoclaste di Boldrine e Fiano.

lunedì 27 novembre 2017

Le false notizie riservate ai giornali di servizio

Tutti scatenati contro le fake news che compaiono sui social. Giusto, perché le false notizie devono essere un'esclusiva dei grandi quotidiani e delle tv di regime. Qualcuno ricorda l'immondizia dei grandi giornali e della Rai (all'epoca non c'erano ancora le emittenti private) che negavano l'esistenza delle Brigate Rosse e che, dopo gli omicidi di Padova e di Primavalle, si inventavano falsi regolamenti di conti interni all'ambiente missino per nascondere le responsabilità del terrorismo rosso? Qualcuno ricorda le foto tagliate ad arte per trasformare il lancio di un bastoncino al proprio cane in un addestramento paramilitare con lancio di coltelli? Ma le false notizie sono una costante anche oggi. Qualche grande giornale è riuscito nell'impresa di non raccontare che lo stupratore della bambina incinta a 11 anni era una grande risorsa boldriniana in arrivo dalla Nigeria e con precedenti penali. Bisogna far passare lo Ius Soli e, dunque, questi particolari vanno omessi. Ma sono fake news anche i servizi zerbinati per inventare una ripresa drogata e che colloca l'Italia sempre in coda alle classifiche europee. Sono fake news i servizi addomesticati sull'invasione: "che problema c'è ad accogliere 60mila persone straniere in un'Italia con 60 milioni di abitanti "? Perché è falso che gli allogeni siano solo 60mila ed è falso che gli italiani siano 60 milioni dal momento che circa 6 milioni sono già allogeni. Ma il sistema Italia prosegue in questa opera di disinformazione che, per essere più efficace, deve eliminare ogni voce non allineata e coperta. Dunque bisogna definire come fake news ogni voce contrastante e poi vietarla e colpirla grazie ad una magistratura asservita. E possiamo tranquillamente scommettere che nessuno colpirà e punirà chi ha censurato la nazionalità dello stupratore di una bambina

venerdì 24 novembre 2017

La violenza dilaga grazie al legislatore

Per la testata di Ostia i magistrati si sono dovuti arrampicare sugli specchi per mandare in galera il responsabile, inventandosi accuse assurde. Ma quando la vittima non è un giornalista politicamente corretto, la violenza resta immancabilmente impunita. E, per una volta, la colpa non è dei magistrati ma dei legislatori. Aggressioni di ogni tipo sono ormai all'ordine del giorno in ogni parte d'Italia. Per mandare in carcere i violenti occorre che ci sia anche un'aggressione contro una donna o che scatti l'accusa di omofobia o di razzismo. Se un anziano viene massacrato da un delinquente non succede nulla. E si stanno moltiplicando gli episodi di automobilisti che aggrediscono chi ha osato sorpassarli, chi ha attraversato la strada, chi ha osato sfiorare l'auto del violento. E aumentano le risse davanti ai locali notturni, nei bar, in ogni luogo pubblico o privato. La certezza dell'impunita' favorisce il ricorso alla violenza per risolvere ogni questione. Minacce e botte come comportamento normale. D'altronde se è normale per il legislatore, perché non dovrebbe essere normale per il cittadino? Si è scelto di favorire il ritorno alla giungla per l'incapacità di affrontare le situazioni più difficili e ci si è ritrovati a  fare i conti con un boom di violenze in ogni parte delle città. Nella peggiore delle ipotesi scatterà una denuncia che, nella stragrande maggioranza dei casi, non avrà la benché minima conseguenza. Eppure non sarebbe difficile invertire la rotta. Basterebbe una correzione delle leggi. Ma non si vogliono aumentare i carcerati perché non si è in grado di controllare neppure le galere. E allora che i sudditi si arrangino da soli, che si scannino. Il legislatore ha ben altro a cui pensare. Ad esempio a come mandare in galera chi aggredisce un amministratore pubblico. Mica siamo tutti uguali

giovedì 23 novembre 2017

15 milioni di italiani a rischio nelle periferie

Miracoli della imminente campagna elettorale. Il governo scopre, all'improvviso, che in Italia esistono le periferie degradate. Dove vivono 15 milioni di abitanti alle prese con soprusi, illegalità, criminalità, povertà. Per affrontare l'emergenza servono 15-20 miliardi, ma il governo non si spaventa e mette in campo 500 milioni, cioè nulla. Ma l'indagine sulle periferie fa emergere anche la vergognosa tolleranza nei confronti della criminalità, soprattutto se allogena al Nord e indigena al Sud. Per contrastarla servirebbero molti meno soldi, ma una magistratura completamente diversa. Solo adesso, in vista delle elezioni, il governo si accorge che i furti commessi dai nomadi, con i conseguenti roghi tossici nei campi per recuperare il rame, non fanno bene alla salute e neppure al morale degli italiani che vivono nei dintorni. Peccato che non se ne accorgano i magistrati, i questori ed i prefetti. Forse perché non hanno scadenze elettorali. Ma da questa situazione, con un quarto degli italiani costretti a convivere con situazioni inaccettabili, è impossibile pensare ad un rilancio del Paese, allo sviluppo. Eppure solo il governo ha dovuto attendere le elezioni per comprendere la realtà. Da tempo Mariano Allocco, montanaro impegnato nella difesa delle Terre Alte, sottolineava come in montagna aumenti la povertà mentre in città dilaga la disperazione. Ed è molto peggio. Perché la disperazione è come una valanga che aumenta progressivamente di dimensioni sino a travolgere tutto e tutti. Però non si fa nulla per invertire la situazione. Anzi, di fronte alla sacrosanta protesta dei residenti, qualche magistrato si indigna, invece di tutelare gli italiani, e si lamenta della crescita della xenofobia. Indubbiamente è più comodo indignarsi piuttosto di intervenire contro furti, occupazioni abusive, devastazioni. Più comodo blaterare di piano Marshall per le periferie, sapendo che i soldi non ci sono, invece di cominciare a difendere gli italiani per dare un segnale di legalità che favorisca la ripresa.

mercoledì 22 novembre 2017

Il bugiardissimo sfida Berlu per tornare protagonista

Il bugiardissimo sfida Berlu. Pur di ritrovare i riflettori puntati su di lui, Renzi è pronto a sfidare chiunque. Ci aveva provato con Di Maio ma il pentastellato aveva fatto notare che il bugiardissimo ormai non conta più ed è insopportabile persino all'interno del Pd. Ora ci riprova con Berlu sperando che l'anziano leader di Forza Italia, per mero desiderio di protagonismo, accetti la sfida è conceda nuova visibilità al capo del giglio tragico. Se andrà male anche con Berlu, il bugiardissimo lancerà la sfida a Tavecchio, ai concorrenti del Grande Fratello (anche non Vip), a chiunque voglia confrontarsi con lui. Una figura patetica, che sopravvive soltanto grazie al servilismo dei conduttori televisivi e dei suoi amichetti collocati ai vertici di quotidiani in crisi di credibilità e di vendita. Ormai la presenza del bugiardissimo imbarazza non soltanto il suo partito, ma l'intera sinistra. Scelte sbagliate, amicizie ancora più sbagliate, nomine assurde, difesa dell'indifendibile a partire dalla squallida vicenda di Banca Etruria e di Maria Elena Boschi. Il giglio non si tocca, ma anche il suo successore Nardella alla guida di Firenze si è rivelato una iattura. Il Pd spera in un volto nuovo per tornare a far politica ed a sperare. Pronto, persino, ad affidarsi a Pisapia pur di sostituire il bugiardissimo. Ma lui non se ne vuole andare. D'altronde lo si era capito in occasione del disastro del referendum. Il bugiardissimo, dopo aver promesso di ritirarsi in caso di sconfitta, ci aveva subito ripensato ed era rimasto al suo posto, per la delusione dei suoi compagni che speravano di liberarsene. Il tracollo in Sicilia, la sconfitta al primo turno ad Ostia sono stati solo segnali di conferma di una parabola in piena fase di discesa. Può solo sperare nella mania di protagonismo di Berlu per tornare a calcare la scena in primo piano. Ma l'Italia ha già abbandonato la platea. Uno spettacolo senza pubblico.

martedì 21 novembre 2017

Trionfo Gentiloni: l'Europa scippa l'agenzia del farmaco

L'agenzia europea  del farmaco viene assegnata ad Amsterdam, con un sorteggio, ed i giornalisti di servizio spiegano che si tratta comunque di un grande successo per il governo italiano. Con la stessa procedura l'agenzia bancaria finisce a Parigi invece che a Berlino ed i medesimi quotidiani affermano che è una sconfitta per Merkel. Non esiste limite al servilismo. Soprattutto quando persino Gentiloni ammette che l'Italia paga anche il ritardo con cui è scesa in campo: un'accusa esplicita nei confronti del bugiardissimo e del governo del giglio tragico. Ma la disinformazione italiana preferisce glissare su questo particolare. In ogni caso il risultato resta questo e non è un risultato positivo. E dimostra la scarsa considerazione di cui gode il governo Gentiloni a Berlino e Madrid, le due capitali a cui il presidente del consiglio italiano si è inutilmente rivolto per ottenere appoggio nelle votazioni. Dimostra però anche la totale incapacità di decidere di questa Europa che si illude di avere un ruolo nella politica mondiale e si ritrova a sorteggiare le sedi delle varie agenzie interne poiché ogni scelta avrebbe comportato l'insoddisfazione di qualche Paese. D'altronde le reazioni del governo italiano sono la conferma che questa Europa è solo un'accozzaglia di magliari e non un'alleanza di popoli e nazioni. Perché Gentiloni si è subito affrettato a chiarire che l'Italia può ora vantare dei crediti nei confronti di Bruxelles. Insomma, l'Ue ci dovrà risarcire per questo sgarbo. Magari chiudendo gli occhi su qualche sforamento di bilancio, magari concedendo un briciolo di flessibilità in più, magari imponendo a qualche Paese di farsi carico di una decina di migranti sbarcati in Italia. Una farsa, non una trattativa politica.

lunedì 20 novembre 2017

Germania e Ostia: i nemici sono gli alleati

Fratelli coltelli. In Germania come in Italia. A Berlino l'efficientissima Germania non riesce a trovare un governo dopo le elezioni politiche. Fallita la grande coalizione, bocciata dagli elettori, tea Cdu e Spd, la Merkel si è ritrovata a tentare una coalizione "Giamaica" con gli alleati bavaresi della Csu, i liberali ed i Verdi. Tentativo fallito sia sul fronte delle politiche ambientali (benché Merkel abbia posizioni che, in Italia, la collocherebbero tra gli ambientalisti duri e puri) sia, soprattutto, sulla questione dei migranti. Estenuanti discussioni non hanno portato a nulla: quanti stranieri accogliere? E consentire i ricongiungimenti che moltiplicherebbero gli allogeni? Con i Verdi super aperturisti e la Csu per la chiusura. È evidente che le scelte di Berlino influenzeranno tutta la politica europea. Merkel deve trovare una soluzione, ma nella consapevolezza di quanto sta succedendo nei Paesi vicini, dall'Ungheria alla Polonia, dalla Repubblica Ceca alla Slovacchia, sino all'Austria. Visegrad si sta ampliando, facendo crescere la rabbia dei giornalisti di servizio italiani che pretenderebbero un'Europa agli ordini delle redazioni del nostro Paese. Ma se in Germania le alleanze non funzionano, in Italia non va meglio. A sinistra Bersani alza un muro di dignità contro l'ipotesi di accordi elettorali con il Pd  nonostante il comportamento molto meno dignitoso di Pisapia. A destra, con urne deserte, Fratelli d'Italia perde il ballottaggio di Ostia grazie, anche, alla campagna di disinformazione che ha visto nel Tg5 e in Canale 5 nel suo complesso uno dei maggiori protagonisti. Berlu ha scatenato la sua ammiraglia contro gli alleati, anche per rimarcare la sua leadership sull'intera area. D'altronde ad Arcore hanno deciso che la spartizione dei collegi elettorali verrà decisa sulla base dei sondaggi. Dunque è fondamentale penalizzare gli alleati per garantire più posti al circo arcoriano. Ma non arrivano proteste da Salvini e tantomeno dalla sorella d'Italia Meloni che sarà la più penalizzata.

venerdì 17 novembre 2017

Mps e Carige, fallisce lo Stato banchiere

Nuovi guai per lo Stato banchiere. Carige, la cassa genovese, è sull'orlo del baratro e Montepaschi è riuscita nell'impresa di perdere il 30% del valore nell'arco di pochi giorni. Peccato che la banca della sinistra italiana sia stata salvata con i soldi pubblici e che il crollo di questi giorni sia a carico di tutti i sudditi. Il bugiardissimo, però, fa finta di nulla. Il suo treno dei desideri, dei fallimenti e delle promesse mancate evita la stazione di Siena ed è meglio che stia lontano anche da Genova. Per sua fortuna i titoli di apertura dei giornali di servizio sono dedicati a Totò Riina o a Tavecchio, le immancabili armi di distrazione di massa. Perché mai occuparsi del fallimento delle iniziative di salvataggio delle banche? Perché mai occuparsi di quanto ci costeranno questi fallimenti a ripetizione? Meglio i soliti servizi zerbinati sulla grande ripresa dell'economia italiana, fingendo di ignorare che restiamo al fondo delle classifiche europee. Meglio non informare i sudditi che la ripresa, in Europa e soprattutto in Italia, è legata alla droga di liquidità immessa da Draghi e destinata a ridursi drasticamente in tempi brevi. Meglio non sentire, non vedere e non raccontare. Informazione all'italiana. D'altronde se si dovesse cominciare a raccontare anche questi particolari, i media di servizio dovrebbero magari chiedere ai leader politici come pensano di conciliare le loro promesse elettorali con i vincoli che sempre loro hanno concordato con l'Europa. Ma dovrebbero anche sottolineare come il governo stia utilizzando i dati sul Pil per convincere imprenditori stranieri a venire in Italia a fare shopping. Perché è chiaro per tutti che quando si parla di investimenti esteri non ci si riferisce a nuove iniziative ma a semplici acquisizioni di imprese italiane malgestite. Un Paese in svendita, prezzi di saldo, accorrete numerosi. E non vi offriamo soltanto le aziende del Made in Italy ma vi aggiungiamo anche manodopera sottopagata e sgravi di ogni tipo. Libertà di inquinare e di non rispettare le regole, tanto prima che qualcuno chieda il conto, avrete già chiuso tutto e vi godrete i soldi su qualche isola poco affollata. L'importante, per i lattai di turno trasformati in ministri economici, è poter andare in tv a raccontare che l'Italia è nuovamente un Paese che attrae investimenti. Con miliardi di nuovi posti di lavoro. Come ben sanno i giovani sardi, con una disoccupazione al di sopra del 50%. Ma il lattaio Padoan forse non sa neppure dove sia, la Sardegna

giovedì 16 novembre 2017

Televisori da rottamare: altri 15 miliardi di spesa per gli italiani

Una stangata al giorno leva il Pil di torno. Così, nell'arco di 4-5 anni, tutti i televisori dovranno essere rottamati ed i sudditi italiani dovranno sborsare almeno una quindicina di miliardi di euro. Lo ha spiegato ad Electoradio Walter Pancini, per oltre 30 anni il "signor Auditel". Nelle pieghe della finanziaria figura, infatti, anche il nuovo cambiamento delle trasmissioni televisive. Un cambiamento che, come in occasione del passaggio al digitale terrestre, renderà del tutto inutilizzabili gli attuali apparecchi. Che dovranno essere rottamati, e non è chiaro chi si dovrà sobbarcare i costi di smaltimento. In alcuni casi si potrà utilizzare un nuovo decoder da collegare all'attuale televisore. Ma, considerando il numero di apparecchi nelle case italiane, il costo del decoder e la spesa per l'acquisto di televisori sempre più avveniristici, i 15 miliardi di esborso potrebbero essere pochi. Una meraviglia per gli anziani che raccimolano il cibo alla fine dei mercati rionali, cercando tra i rifiuti, e che hanno nella tv l'unica compagnia. In teoria sono previsti aiuti, ma siamo ormai abituati ad aiuti che prevedono iter burocratici tali da impedire agli anziani di utilizzarli. In compenso, però, una simile spesa, di fatto obbligatoria, farà salire il Pil ed il governo potrà vantarsi della ripresa. I contenuti televisivi, però, restano un altro problema. Perché la nuova rivoluzione tecnologica agevolerà la visione di programmi sullo smartphone, sul tablet, sul pc. Ma cosa si vedrà? La risposta è semplice: quello che il potere deciderà di farci vedere e sapere. Inevitabile? Per nulla. Le tecnologie renderebbero più facili le realizzazioni di programmi alternativi, con contenuti nuovi, politicamente scorretti. Ed a costi meno inaccessibili. Quella che manca è la capacità di realizzarli, o la volontà. In compenso abbondano gli alibi. Lo si è visto con il passaggio al digitale terrestre. Una miriade di emittenti private con più canali per ciascuna di loro. E la stessa vendita di pentole su ogni canale. Ecco, quando si parla di contenuti ci si riferisce a qualcosa di molto diverso

mercoledì 15 novembre 2017

Si scopre il talento. Purché limitato al calcio

L'Italia dei commissari tecnici si confronta sulle ragioni di un disastro calcistico che non è solo calcistico. E l'aspetto più divertente riguarda le pregnanti analisi dei politicamente corretti che, all'improvviso, scoprono la meritocrazia. Ma solo nel calcio, ovviamente. Dunque, a loro avviso, il calcio italiano è in crisi perché si penalizzano i talenti, si imbrigliano i migliori, si annega tutto in una melassa di tatticismo esasperato che tende ad uniformare. In Italia, spiegano lorsignori, si vieta ad un ragazzino di tentare un colpo di tacco o una giocata geniale perché non rientra nella logica del tutti uguali e banali. Tutto vero, indubbiamente. Peccato che questi signori fulminati sulla via di Coverciano ritornino ad essere i soliti noiosi politicamente corretti quando i loro pargoli abbandonano il terreno di gioco e si trasformano in studenti. Allora i talenti possono essere mortificati, in nome del tutti uguali ed ignoranti. Allora i colpi di genio sono vietati, vietato correre con il cervello e obbligatorio procedere lentamente, al passo di chi non ci arriva o non ha voglia. Vietato essere intelligenti, vietato essere curiosi, coraggiosi, intraprendenti. Rallentate, fermatevi, tornate indietro. Perché il commissario tecnico politicamente corretto vi vuole amorfi in aula e geniali solo con un pallone tra i piedi. Non si può accettare una logica meritocratica in ogni settore, perché in tale caso non si potrebbero giustificare ministeri assegnati a Fedeli, Alfano, Poletti. Perché non si potrebbero giustificare nomine ai vertici di enti, associazioni, società di ogni genere. L'aurea mediocrità ha fatto danni colossali, anche perché era tutt'altro che aurea. Ma ora si scopre che nel calcio si può e si deve cambiare. Solo nel calcio, sia chiaro. Per questo il presidente del Coni invita i vertici del calcio a dimettersi per il fallimento. Ma lui non si è dimesso per i fallimenti degli altri sport, a partire dall'atletica.

martedì 14 novembre 2017

Se gli Usa scommettono sui 5 stelle

I grandi quotidiani italiani sono impegnati, oltre a versare calde lacrime per l'eliminazione della nazionale di calcio dai mondiali, nella demolizione di Luigi Di Maio per l'ennesima dimostrazione di scarsa conoscenza della lingua italiana, per non parlare di quella latina. Si sono dimenticati, i media di servizio, le dimostrazioni di ignoranza del ministro Fedeli ai vertici della pubblica istruzione. Si sono dimenticati del direttore di un grande quotidiano che scriveva di un paese in provincia di Ivrea, provincia che non esiste. Ma l'importante è distruggere l'immagine del pentastellato che vola negli Usa per incontrare i suoi alter ego, come dice lui, o i suoi omologhi come lo correggono gli altri. In realtà sarebbe più interessante capire cosa si diranno negli Stati Uniti, o cosa ordineranno gli americani al candidato premier dei 5 stelle. Perché è evidente che a Washington se ne fregano della demonizzazione italiana nei confronti dei grillini. Come se ne fregano a Mosca. E sanno benissimo, a Mosca ed a Washington, che un eventuale ministro impreparato espresso dai 5 stelle non sarà peggio di Fedeli, di Poletti, di Brambilla o di Gelmini. Anche se il problema principale di questo Paese pare sia l'inadeguatezza di Ventura, i livelli di inadeguatezza espressi dal Pd o dal centro destra dovrebbero preoccupare un po' di più. Non c'è dubbio che Raggi sia un pessimo sindaco, ma Sala è forse meglio? E Pisapia che si candida a un ruolo nazionale dovrebbe preoccupare più di Appendino che ne sbaglia una dopo l'altra a Torino. Quindi è inevitabile che russi e americani vogliano incontrare i rappresentanti del primo partito italiano, anche se ha poche chances di vincere con il nuovo sistema elettorale. Pazienza se non conosce il latino e si impappina pure con l'italiano. Qualcuno ricorda il Romolo e Remolo di Berlu, il tunnel gelminiano tra Ginevra e il Gran Sasso, l'incapacità di Prodi di indossare un casco da sci? Questo è il livello del Paese. Se gli intellettuali osannati sono quelli condannati per plagio, se gli imprenditori di successo sono quelli che distruggono imprese e licenziano migliaia di lavoratori, non si può pretendere che i politici siano migliori

lunedì 13 novembre 2017

Migranti per guerre? No, per Wi-Fi

Questa volta arriva il giro di vite. Persino il governo e la maggioranza che lo sostiene si sono resi conto che non è più possibile tollerare l'arroganza e la violenza delle grandi risorse boldriniane. L'ultimo caso, per ora, si è verificato in Campania, in una struttura che ospitava un gruppo di risorse impegnate a pagare la pensione agli italiani. Un giovane, in arrivo da un Paese dove non ci sono guerre e neppure carestie, ha iniziato a distruggere la struttura di accoglienza. Perché? Per protestare contro le inumane condizioni di vita. La cooperativa che si occupa dell'accoglienza è subito intervenuta (mica come succede per il disagio degli italiani che possono attendere, invano, anche alcuni anni), ma ha scoperto che la struttura era perfettamente in regola, che i pasti distribuiti quotidianamente erano di buon livello. E allora perché protestava la grande risorsa? Per la mancanza del Wi-Fi. Per questo ha distrutto la struttura. Dopo i migranti per le guerre, per la fame e per l'emergenza climatica, abbiamo da mantenere i migranti del Wi-Fi. Sono passi avanti. Questa volta, però, la grande risorsa deve aver esagerato perché gli e' stato comunicato che avrebbe dovuto andarsene. Ovviamente nessuno ha provveduto a far rispettare la decisione, in Italia le espulsioni si annunciano ma non si eseguono, così il giovane ha proseguito a far casino sino ad aggredire il titolare della struttura che gli ha sparato. Lo sparatore è in carcere, la grande risorsa in ospedale. Dove si spera che abbia il Wi-Fi a disposizione gratuitamente. Eppure, di fronte a vicende come questa, c'è ancora qualcuno che si interroga sulla crescente rabbia europea nei confronti del permissivismo italiano in materia di migranti. Una rabbia che aumenta ogni volta che Gentiloni dichiara pubblicamente che l'Italia è l'unico Paese che fa qualcosa per aiutare gli allogeni. Sì, li fa arrivare, li mantiene e spera che se ne vadano di nascosto in altri Paesi europei. Provocando buchi colossali nei nostri conti pubblici, un peggioramento del servizio sanitario nazionale, una emergenza abitativa, un incremento delle violenze e dei soprusi. La rabbia cresce, perché non si capisce il diritto a cellulari di ultima generazione, pagati dai contribuenti italiani, per chi sostiene di fuggire dalla fame. Dovrebbe essere sufficiente un pasto, ma anche su questo nascono proteste continue quando le grandi risorse pretendono menù personalizzati. Si sta esagerando, ma il governo non va oltre alla minaccia di interventi contro chi delinque. Nella realtà non si fa nulla. In attesa che il diritto al Wi-Fi venga sancito per legge.

venerdì 10 novembre 2017

Stangata da 15 miliardi. Ma dopo il voto

Mentre i media di distrazione di massa si occupano di colpi di testa, l'Unione europea prepara la stangata per colpire il prossimo governo, soprattutto se non sarà politicamente in linea con quanto auspicato da Bruxelles. Tra buchi da coprire e una possibile procedura di infrazione per eccesso di debito, si potrebbe arrivare alla richiesta di una manovra bis da 15 miliardi di euro. Ovviamente la Banda Bassotti di Bruxelles eviterà di spiegarlo in campagna elettorale e farà finta di nulla di fronte alle mance elettorali promesse dal bugiardissimo. Poi, se gli italiani non voteranno per gli amici di Juncker, i boss della UE presenteranno il conto sul tavolo del nuovo governo. Che partirà con il piede sbagliato, in modo da offrire al bugiardissimo la chance di rifarsi alle elezioni regionali e, soprattutto, alle successive europee. Sono indispensabili servitori obbedienti nel parlamento europeo, in modo da far passare tutte le misure imposte dagli euro cialtroni. Non che l'attuale opposizione italiana brilli per qualità, preparazione e coraggio, al parlamento europeo. Però è sempre meglio non correre rischi ed avere eletti allineati ai voleri del potere centrale. In tutto questo i problemi della popolazione italiana proprio non compaiono. E allora i media di servizio si scatenano sulla grande ripresa dell'economia italiana, merito delle riforme del bugiardissimo e di Gentiloni. Una ripresa che è la più bassa in Europa, ma su questo particolare si preferisce glissare. Così come si sorvola sulle prospettive di una nuova frenata dell'economia nazionale negli anni successivi, anche senza considerare la stangata preparata da Bruxelles. Meglio occuparsi dei colpi di testa.

giovedì 9 novembre 2017

Politica e burocrati contro i terremotati

"Cercheremo di fare ancora meglio". Indubbiamente, con questa dichiarazione di fronte ai terremotati del centro Italia, Gentiloni ha dimostrato di non avere il senso del ridicolo. La ricostruzione è in gravissimo ritardo, ma anche il presidente della repubblica Mattarella prosegue con parole inutili e vuote. Banalità di una politica incapace di affrontare i problemi del Paese. Ovviamente c'è sempre un colpevole, la burocrazia. Come se si trattasse di un elemento extraterrestre, un incidente casuale. Ma questa burocrazia, che è effettivamente un cancro in ogni settore, non cade dal cielo. Applica leggi e regolamenti voluti dalla politica. E serve alla politica per trasformare i cittadini in sudditi, senza diritti, senza la possibilità di difendersi dal cancro statale. E poi qualcuno riesce persino a stupirsi di fronte alla crescita della voglia di autonomia. Il governo centrale impone ai terremotati dei commissari che non sanno lavorare, che perdono tempo. Tanto a restare fuori casa sono le vittime del terremoto, non i commissari che se ne tornano a casa la sera. Ma bisogna controllare tutto, bisogna aspettare, bisogna avere pazienza. Come in un qualsiasi ufficio pubblico, come in qualsiasi rapporto con la burocrazia. Si perdono i diritti, si è alla mercé di impiegati e funzionari. Che se ne fregano dei problemi delle persone che hanno di fronte. Per loro non sono uomini e donne, solo sudditi, numeri. Obbligati a ore di coda per farli sentire inferiori già nell'attesa ed arrivare dal Dio funzionario ormai rassegnati. Ma i terremotati non possono permettersi la rassegnazione. E non possono neppure permettersi che Gentiloni scarichi le responsabilità su funzionari che lui stesso ha nominato. Ma forse non è soltanto Gentiloni a rifugiarsi dietro il paravento della burocrazia. Di fronte all'ipotesi di una candidatura del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, alla presidenza della Regione Lazio, anche l'opposizione ha dimostrato di non gradire chi cerca di superare gli ostacoli della burocrazia. Bisogna tutelare i burocrati, che sono tanti e votano. Chissenefrega di Pirozzi e dei terremotati

mercoledì 8 novembre 2017

La Cina, gigante che mangia il nano Italia

La Cina è meno vicina. Il tour asiatico di Trump appare sempre più come un tentativo di arginare Pechino attraverso il rafforzamento delle alleanze con altri Paesi del continente. Non una rottura con la Cina, perché gli Stati Uniti non potrebbero permettersela, ma una doverosa attenzione nei confronti di Pechino che si sta rafforzando come potenza globale. D'altronde Trump guida una nazione che non riesce ad andare al di là di una politica estera muscolare, scollegata dal cervello. Tutto e subito, non importa se per conquistare nuovi mercati, o conservare quelli esistenti, si affrontano spese militari superiori ai guadagni. E non importa, ovviamente, il costo in vite umane pagato dai Paesi invasi o "aiutati ad importare democrazia". Un po' di sana corruzione, poi, aiuta sempre. Sul fronte opposto Pechino che conosce meglio di Washington l'arma della corruzione e che la adopera senza difficoltà nella conquista dell'Africa. Con un minor numero di morti rispetto alle guerre americane, ma con il disastro di migrazioni indotte. Tanto il prezzo degli africani cacciati per far posto ai cinesi lo paga l'Italia. Pechino offre prestiti al Venezuela per avere una testa di ponte in America Latina, e il prestito è meno oneroso di quelle politiche statunitensi attraverso cui Washington era abituata a suscitare rivolte e colpi di Stato nell'area. Quanto all'Europa, la Cina può contare sulla fame di investimenti dei vari Paesi. L'Italia è in prima fila nella svendita di aziende di ogni settore. E non importa chi sia il compratore. Basta vedere uno straniero con i soldi in mano ed i grandi imprenditori italiani sono pronti a cedere azienda e pure i figli. Non siamo i soli, purtroppo. Ad Est Praga rappresenta un portone spalancato per l'invasione di merci e investitori cinesi. E al Nord c'è solo l'imbarazzo della scelta, tra scandinavi ed olandesi. Le merci contraffatte e gli alimenti non controllati sbarcano senza problemi nei porti del Nord per poi dirigersi anche verso l'Italia. Ora, forse, la Germania e persino Bruxelles paiono intenzionati a frenare l'espansione cinese. Ma la difesa non può funzionare se la Germania prosegue nella sua politica di far cassa senza investire negli altri Paesi europei. I nostri pessimi imprenditori vogliono vendere, e se a comprare trovano solo cinesi, indiani, americani, turchi, russi, è evidente che non possano vendere ai tedeschi o ad altri europei. Mentre l'ottusita' delle sanzioni contro la Russia ha inevitabilmente spinto Mosca ad una alleanza, di comodo e provvisoria, proprio con Pechino. Paghiamo la stupidità della Clinton e di Obama. E non siamo capaci, in Italia, a puntare con decisione su alternative a Pechino quali India e Giappone. Neppure ad approfittare delle nostre opportunità nel Mediterraneo. D'altronde, con Alfano, Padoan e Gentiloni non si può pretendere molto

martedì 7 novembre 2017

Sorpasso a destra?

La sorella d'Italia, Giorgia Meloni, esulta per i risultati della Sicilia e di Ostia. E dopo aver ironizzato sul mancato plebiscito autonomista al Nord, con il 60% di votanti in Veneto, scopre che il 36% di votanti ad Ostia va benissimo, come il 47% in Sicilia. E va benissimo, per Meloni, il poco più del 5% di voti ottenuto in Sicilia con Salvini e il 10% conquistato ad Ostia. Dove, però, ha rischiato il sorpasso a destra, considerando il 9% ottenuto dal candidato di Casa Pound sostenuto anche dai nemici di Meloni, i destri di Storace. Si apre, dunque, uno scontro per l'egemonia a destra? Indubbiamente si tratta di elezioni particolari. In Sicilia l'alleanza tra Fdi e Lega è stata penalizzata dal movimento che si rifaceva direttamente a Nello Musumeci, uomo di destra vera. Normale che il partito del candidato alla presidenza dreni i consensi all'interno della sua coalizione. Quanto a Ostia, si tratta di un territorio romano dove Fdi ha sempre ottenuto risultati consistenti e dove Cpi ha lavorato con grande impegno. Per nulla scontato che Meloni, con le sue imbarazzanti posizioni sul Settentrione, riesca a ripetere il buon risultato di Ostia al Nord del raccordo anulare. Mentre Cpi ha ottenuto consensi a macchia di leopardo in giro per l'Italia ma ha ancora difficoltà a mantenere questi livelli di consenso in tutto il Paese. Con una differenza sostanziale tra Fdi e Cpi: il partito della Meloni si presenterà all'interno di una coalizione che punta a governare, sebbene con profonde differenze interne. Mentre Cpi correrà da sola alle elezioni politiche con la possibilità di intercettare un crescente voto di protesta (magari sottraendolo ai 5stelle o recuperando l'astensionismo) ma rischiando di perdere i consensi di chi sceglierà il "voto utile". Utile a cosa non si sa, visto che  Berlu insiste sul moderatismo e glissa sul nuovo modello di Italia da proporre. Non una parola sull'abolizione delle leggi liberticide, non un'idea sul disastro dell'invasione. E il Tg5 berlusconiano che spara a zero su ogni destra. Tanto per chiarire il livello dei rapporti interni. Berlu sarebbe pronto a riprendersi persino Alfano, buttato fuori persino dal parlamento della sua Sicilia. Alfano che nessuno vuole più, perché fa perdere i suoi alleati. Ed è patetico lo scontro a sinistra tra Pd e bersaniani con il partito del bugiardissimo che accusa gli altri di aver provocato la sconfitta in Sicilia presentando il candidato Fava contro Micari imposto dal Pd. Peccato che la sinistra sia perdente anche sommando i risultati dei due candidati.

lunedì 6 novembre 2017

Urne vuote e Pd bocciato

I grandi sostenitori dell'unità degli Stati, dalla Spagna all'Italia, avevano ironizzato sulla modesta affluenza alle urne in Catalogna, dove si era andati vicini al 50%, e in Lombardia al referendum per la semplice autonomia. Senza il 50% dei votanti, spiegavano, i risultati rappresentano comunque un fallimento. E allora cosa rappresentano i dati di affluenza in Sicilia e ad Ostia? Meno del 47% nell'isola, poco più del 35% nel municipio romano. Eppure questa volta nessuno pare mettere in dubbio la validità dei risultati. Evidentemente la legittimità non dipende dall'affluenza ma dalla faziosità. Quanto ai risultati, la crisi del Pd appare in tutta la sua evidenza. Inevitabile in Sicilia, dopo il disastro di Crocetta. E il testa a testa tra Musumeci ed i 5 stelle dimostra che il fascino del bugiardissimo non ha superato lo Stretto. Anzi, la decisione di allearsi con il movimentino di Alfano ha dato il colpo di grazia alla credibilità del Pd. Poteva, però, essere un problema solo siciliano. Invece no. Anche ad Ostia il Pd esce sconfitto dalle urne. Nessun ballottaggio per il partito del bugiardissimo e di Gentiloni. La vittoria, al secondo turno, se la giocheranno il centro destra ed i 5 stelle. Strano, i media di servizio avevano spiegato che il disastro del sindaco Raggi avrebbe provocato il crollo dei grillini proprio come si è verificato in Sicilia per il Pd con Crocetta. Invece no. I 5 stelle mantengono le posizioni. E ad Ostia si registra anche il successo di Cpi, con quasi il 10% dei consensi. Non bastano, però, due indizi per fare una prova della crisi del Pd. Che procede senza tentennamenti verso l'approvazione dello Ius Soli mentre gli interventi di Minniti per frenare l'invasione sono terminati e gli sbarchi sono ripresi con il sostegno dei giornalisti di servizio a partire dalla tv berlusconiana. Ostia e la Sicilia dimostrano, però, che chi sceglie di andare a votare se ne frega del condizionamento dei media. E chi non vota, dalla Lombardia alla Sicilia, da Ostia alla Catalogna, ha sempre e comunque torto

venerdì 3 novembre 2017

Raggi cosmici contro il pensiero unico obbligatorio in Storia

Arrivano i raggi cosmici per svelare i misteri delle piramidi egizie. L'archeologia cambia e, progressivamente, emergono prove che smentiscono la ricostruzione politicamente corretta del mondo. A partire dalle stesse origini dell'uomo europeo. Ma sino a che punto potrà spingersi questo revisionismo applicato alla preistoria ed alla storia antica? Probabilmente ci si fermerà presto, perché il sistema di potere non vuole che sia messa in crisi la visione del mondo imposta dal pensiero unico obbligatorio (Puo). E allora si potrà accettare che le nuove tecnologie abbiano rilevato e rivelato l'esistenza di una camera segreta nella piramide di Cheope, ma già si cerca di far passare sotto silenzio i ritrovamenti che dimostrerebbero la non discendenza dell'uomo europeo da quello africano. Chissà se saranno accettate le indagini multidisciplinari con nuove apparecchiature condotte nei luoghi templari a partire da Saliceto, in Piemonte. Ma se la Storia smentisce le verità di comodo create dal politicamente corretto, non sarà il caso di cancellare la Storia? Non è, d'altronde, quello che sta avvenendo con la distruzione dei simboli fascisti, anche a costo di deturpare arte ed architettura? Non è quello che stanno facendo, all'unisono, Isis, statunitensi politicamente corretti ed i talebani in Afghanistan? Iconoclasti nel nome della menzogna che diventa verità obbligatoria. Il Puo, appunto. E di fronte ad un libro, scritto dal figlio di una vittima, che dimostra la falsità dei numeri di alcuni massacri mistificati, non poteva mancare l'intervento rabbioso del sostenitore del Puo che ha spiegato come le cifre ed i dati non siano importanti perché ciò che conta davvero è la narrazione e la sua utilità per gli scopi del politicamente corretto. Dunque la camera segreta della piramide può aspettare per essere raggiunta. Prima occorre capire se può creare problemi per la vulgata ufficiale. Poi si vedrà. E se le analisi di Saliceto dovessero rivelarsi scomode, può sempre partire l'accusa di concorrenza a Voyager. Non si deve disturbare il Puo sulla Storia

giovedì 2 novembre 2017

Il terrorismo è un problema politico

"Non deve politicizzare la tragedia". Bill de Blasio, sindaco di New York, ha intimato al presidente Trump di non approfittare della nuova strage compiuta da un terrorista islamico. Peccato, per l'italo americano, che questa sia una tragedia politica. Non è un fulmine che si è abbattuto su un gruppo di persone. Non è una esplosione improvvisa  di un vulcano. È un attentato politico, compiuto da un uzbeko che aveva la carta verde grazie agli errori dei sostenitori del politicamente corretto. Non un clandestino, ma un immigrato in regola. D'altronde anche in Francia i terroristi erano quasi sempre figli o nipoti di immigrati, con regolare cittadinanza francese. Meraviglie dello Ius Soli. La fine dell'Isis non metterà fine agli attentati. Anzi, rabbia e frustrazione aumenteranno, facendo crescere i rischi di azioni isolate e, dunque, sempre meno contrastabili dalle azioni dell'intelligence. E solo qualche personaggio di scarsa cultura geopolitica ma con immagine sopravvalutata dai media di servizio può collegare il terrorista uzbeko alle strategie di Putin, nella convinzione che aver fatto parte dell'impero sovietico renda tutti uomini agli ordini del Cremlino. La prossima volta il genio della geopolitica politicamente corretta spiegherà che le stragi in Somalia sono responsabilità di Alfano perché il Paese africano ha fatto parte dell'impero italiano o che le proteste in Venezuela sono organizzate da Madrid perché un tempo sull'impero spagnolo non tramontava mai il sole. Ma al di là delle pagliacciate delle tv di servizio, resta il problema di come affrontare i lupi solitari. Aver favorito la creazione del mare di allogeni in cui possono nuotare liberamente i terroristi non è solo un errore, ma un crimine. E procedere con lo Ius Soli rappresenta un crimine ancora maggiore, come si è visto in Francia e in Inghilterra. L'impossibilità di espellere chi è diventato cittadino anche se pregiudicato, non aiuta certamente la lotta contro chi inizia la strada verso il terrorismo. Se poi si aggiunge il lassismo a senso unico della magistratura nei confronti dei crimini degli allogeni, il quadro diventa sempre più fosco. È un problema politico, checche' ne pensi De Blasio.

martedì 31 ottobre 2017

Videogiochi olimpici per pensionati da far morire

La truffa sull'età della pensione è molto più grave di quanto sembri. L'idea di portare ad oltre 67 anni l'età del ritiro dal lavoro (per chi ce l'ha) nasce dall'aumento delle aspettative di vita. In pratica i contributi versati nel periodo lavorativo non basterebbero più per coprire il sempre più lungo periodo di sopravvivenza da pensionati. La truffa, però, è nascosta in una piega del ragionamento. La durata della vita media si è allungata negli anni in cui si riducevano morti e infortuni sul lavoro, quando i diritti venivano rispettati e le retribuzioni consentivano di curarsi e di non accontentarsi di cibo spazzatura. Negli ultimi anni, però, l'aspettativa di vita non solo non è aumentata ma ha subito una preoccupante frenata. Peccato che la riforma delle pensioni non preveda una riduzione dell'età di uscita in caso di riduzione della vita media. Una curiosa dimenticanza. Ed andrà peggio in futuro. Perché la precarietà obbligatoria per i giovani, quando riescono a trovare una occupazione, accompagnata da retribuzioni da fame, determinerà pensioni sempre più magre ed insufficienti a sopravvivere in buona salute. È il sogno di Boeri e Padoan: impossibilità di curarsi, impossibilità di nutrirsi in modo adeguato con prodotti di qualità. Dunque si morirà prima, migliorando i conti dell'Inps. Una vita da disperati alla ricerca di nuovi lavori, è una vecchiaia breve e disperata. D'altronde quando i giovani di oggi, dopo una vita di sfruttamento, arriveranno alla pensione, saranno troppo vecchi per protestare. E procederanno come pecore verso il macello. E oggi sono troppo impegnati con i videogiochi nel tempo libero, videogiochi che diventeranno disciplina olimpica come premio per la distrazione di massa, per rendersi conto di quello che sta succedendo. Lo scenario futuro è delineato: i robot impegnati nei lavori di routine, la massa della popolazione in età da lavoro spaparanzata sul divano con i videogiochi e con salario di cittadinanza che consenta una sopravvivenza minima e senza desideri , pochi creativi strapagati a progettare nuovi giochi e a gestire la vita altrui. Per questo è funzionale la scuola di oggi, affidata a gente come Fedeli. Una scuola che, come sostiene giustamente Cimmino, si occupa solo dei livelli infimi e penalizza chi ha capacità. Uniformare tutto e tutti verso il basso. L'unica competenza richiesta sarà quella di accendere e spegnere i videogiochi

lunedì 30 ottobre 2017

Il centro destra vincente in Sicilia e sempre più disunito

Le elezioni siciliane sono ormai alle porte ed il centro destra si prepara a vincerle. Con una rinnovata unità? Assolutamente no. Si guarda a Palermo ma pensando a Roma ed alle prossime elezioni politiche di fine inverno o inizio primavera. I sondaggi, per quello che valgono, indicano un testa a testa tra Lega e Forza Italia, con Fdi che paga le sparate di Meloni contro i veneti. Ma anche con l'aiuto della quarta gamba (da Fitto a Storace, da Cesa a Quagliariello, da Sgarbi a Parisi) il centro destra rimane lontano dalla possibilità di governare da solo. Così ciascuno pensa al dopo per proprio conto. Salvini ipotizza una telefonata a Grillo dopo i risultati delle politiche mentre Berlu continua ad utilizzare il pessimo Tg5 per creare un ponte con il Pd. Entusiastici commenti sulla ripresa e sulla sconfitta della disoccupazione (la realtà è tutt'altra ma il Tg di Mimun non se ne accorge), indignazione a senso unico per ogni torto subito dagli allogeni e scarsissima attenzione ai reati commessi dagli allogeni a danno degli italiani. Gentiloni marcia verso la fiducia per imporre lo Ius Soli e il braccio disinformativo di Berlu si schiera platealmente a favore dell'invasione. Non una parola, da Forza Italia, sulla immediata cancellazione della legge in caso di vittoria alle elezioni politiche. Solo fuffa sul rilancio di riforme liberali che non si sa quali siano. E nessuno che offra indicazioni su quale potrebbe essere la squadra di governo. Nella convinzione che se il bugiardissimo e Gentiloni hanno governato con Fedeli, Alfano, Poletti, il centro destra potrebbe anche promuovere al governo i soliti nani e ballerine senza peggiorare la situazione. Vincere perché gli altri sono peggio, non perché si sia capaci. I sondaggi potrebbero anche rappresentare un rischio. Convincendo i leader dei due partiti maggiori a candidare personaggi di pessimo livello, in grado di favorire l'astensione. Le indicazioni presentano un Nord in netto spostamento a destra, e nella formazione delle liste peserà negativamente la posizione di Meloni. Mentre, al di là della vicenda siciliana (dove i disastri di Crocetta hanno cancellato le possibilità di successo del Pd lasciando campo a Musumeci ed ai 5 stelle), le pessime gestioni di altre regioni controllate dal Pd non sembrano aver ancora disgustato gli elettori. Anche questo un aspetto su cui riflettere

venerdì 27 ottobre 2017

I magistrati per lo Ius Soli. Sempre più in politica

Poteva mancare un intervento della magistratura a favore dell'invasione? Ovviamente no, in un Paese come l'Italia dove i magistrati non perdono occasione per intervenire, per apparire, per indirizzare la politica nazionale. Con quale investitura popolare? Nessuna, ma se ne fregano. Questa volta è stato Armando Spataro, procuratore capo di Torino. Per lui sullo Ius Soli si sta manifestando una vera e propria xenofobia per poi proseguire con l'immancabile dichiarazione sui muri da abbattere e banalità assortite. Non una parola, ovviamente, sulla xenofobia legata ai comportamenti della magistratura. Perché, come sostiene Spataro, la solidarietà sarà anche un diritto ma la tolleranza a senso unico dei magistrati nulla ha a che fare con la solidarietà. Proprio in questi giorni è stato arrestato a Torino un nomade che stava sequestrando una bambina. Un nomade con precedenti penali che vive in un campo che avrebbe dovuto essere smantellato da tempo ma non si è fatto nulla. E il procuratore di Torino forse potrebbe occuparsi meno di politica e più dei suoi uomini che, in pochi mesi, sono balzati più volte sulle prime pagine dei giornali per vicende legate a violenze contro le donne. Lasciando cadere in prescrizione un processo e dunque senza condanna per gli stupratori. Mentre non fanno più notizia i casi di spacciatori allogeni arrestati ripetutamente e sempre lasciati liberi. Forse sono questi comportamenti che favoriscono la xenofobia. Comportamenti come quelli dei magistrati rigorosissimi nel cacciare una nonnina ultra novantenne dalla casetta costruita dopo il terremoto ma molto meno rigorosi nello sfrattare gli allogeni che occupano abusivamente intere palazzine. La xenofobia si favorisce con questa disparità di atteggiamento, con questa giustizia che colpisce gli indigeni e che chiude gli occhi sui crimini degli allogeni. Se i colpevoli dei furti di rame e dei roghi tossici venissero  puniti, se gli autori dei furti in appartamento finissero in galera invece di mettere sotto processo chi si è ribellato contro i ladri, se lo spaccio di droga non fosse libero di dilagare nella certezza dell'impunita', forse ci sarebbero atteggiamenti diversi nei confronti degli allogeni. Improbabile che Spataro non lo sappia. E allora sarebbe più interessante, invece di ascoltare interventi politicamente corretti, scoprire la logica vera dei comportamenti dei magistrati

giovedì 26 ottobre 2017

Bambina stuprata dalle risorse boldriniane. Vietato indignarsi

Una bambina di 13 anni è stata violentata ad Ascoli da due grandi risorse boldriniane. Nessuna indignazione da parte di Mattarella o di Gentiloni, tutti troppo impegnati ad indignarsi per 4 adesivi di cattivo gusto piazzati in uno stadio. Nessuna squadra di calcio ha portato la solidarietà alla ragazzina, la maggior parte dei giornali e delle tv ha ignorato la notizia o l'ha collocata in modo che non si vedesse. In compenso Claudio Sabelli Fioretti, giornalista di provata fede democratica, su Radio Rai 1 dichiarava di invidiare quel fortunato bambino italiano che si ritrova in una classe con 25 stranieri. Lui sì, il bambino, che conoscerà il mondo. E pazienza se studierà poco perché bisognerà che si adatti alle culture dei suoi compagni. Se ne frega, il compagno giornalista, di quella bambina che, in una situazione analoga, si è ritrovata isolata dalle compagne di classe perché colpevole di essere italiana e, dunque, diversa. Ovviamente il compagno giornalista è libero di pensarla come vuole. Più fastidioso che lo faccia in una trasmissione della Rai, mantenuta con i soldi del canone scippati con la bolletta della luce. Magari, con i soldi nostri, si sarebbe potuto approfondire il suicidio del terremotato senza più speranze. Meglio di no, vero? Perché si rischiava di far emergere i ritardi del governo Gentiloni che, anche in questo caso, si è ben guardato dall'indignarsi. Chissà se qualche squadra di calcio porterà una corona di fiori ai funerali del suicida. Chissà se qualche giocatore indosserà una maglia con il viso di chi muore sul posto di lavoro. Sono 3 al giorno, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Forse Tavecchio non lo sa. Magari negli stadi si potrebbe leggere qualche pagina dei tanti libri dimenticati, dedicati a chi muore di lavoro. Tanto per variare un po' l'indignazione a comando e a senso unico.

mercoledì 25 ottobre 2017

11 ore di lavoro al giorno per 400 euro al mese:l'Italia

"Cerchiamo personale che abbia voglia di lavorare". Un cartello su un negozio, come tanti. O forse come pochi. E proprio perché sono pochi i cartelli, la proposta di lavoro non è generosissima: 11 ore di lavoro al giorno, in due tranches con una lunga sosta per pranzo. Per sei giorni la settimana. E la domenica riposo? Macché. La domenica solo metà orario. Dunque attività sette giorni su sette e mezza giornata di riposo settimanale. Beh, almeno la retribuzione sarà adeguata allo sforzo. Sì, 400 euro al mese per i primi mesi per poi, eventualmente, balzare a 900 euro se confermati. Ovviamente non tutti in busta, perché bisogna anche evitare di pagare troppi contributi. Il clima, d'altronde, è ormai quello. Di fronte alla protesta dei liceali che non hanno voglia di andare a friggere patatine per una multinazionale come esempio di alternanza scuola-lavoro, sono insorti i sostenitori dello sfruttamento ad ogni costo: "Dovrebbero essere felici di questa esperienza e sperare che qualcuno gliela offra anche dopo la laurea". Già, perché studiare 5 anni al liceo e poi altri 5 anni per laurearsi in fisica o in lettere classiche, in ingegneria o in giurisprudenza, è la base minima per poter lavare i cessi con contratti precari e sottopagati. Poi, magari, qualcuno si stupisce se la produttività in Italia cresce meno rispetto a quei Paesi dove gli ingegneri fanno gli ingegneri e gli esperti di antichità si occupano di antichità. Paesi con mentalità vecchia, sorpassata. Dove si cercano competenze e si è rimasti fermi alle idee antiche di pagare le professionalità e premiare il merito. Noi siamo il futuro, con il Jobs Act e lo sfruttamento legalizzato. "Ci pagano poco, è vero, ma a volte ci sono delle mance", spiegava nei giorni scorsi un distributore di pasti che percorreva la città in bicicletta. Può consolarsi pensando ai camerieri parigini costretti a vivere esclusivamente con le mance elargite dai clienti. Oggi? No, ovviamente. A fine Ottocento. Ma l'Italia dei padroni delle ferriere è pronta a riprendersi la scena. Anche se i padroni hanno venduto le ferriere agli indiani e si limitano a riproporre i meccanismi dello sfruttamento

martedì 24 ottobre 2017

Praga a destra, ma in salsa cinese

Il populismo divampa in Europa. L'allarme dei cialtroni politicamente corretti ormai squilla a vuoto. Solo in Italia si continua a bamblinare a causa di una classe politica disastrosa, ma il resto del Vecchio Continente si muove sempre più velocemente. E mentre a Roma cresceva il terrore dei centralisti per la dimostrazione di libertà e partecipazione offerta dal Veneto, a Praga si rafforzava il patto di Visegrad . Alle elezioni ha vinto il miliardario Babis, con un programma definito populista dai media italiani anche se Babis non è per nulla populista. Così non è per nulla scontato che, per governare, il partito di Babis si allei con la destra davvero populista di Okamura. Il suo partito Spd (nulla a che fare con i socialisti tedeschi) ha ottenuto oltre il 10% dei voti, poco meno dei consensi andati al tradizionale partito di centro destra, in flessione. Mentre i socialdemocratici sono crollati. Una rivoluzione che i media italiani stentano a comprendere. Perché si sposta a destra un Paese come la Repubblica Ceca che ha la disoccupazione più bassa d'Europa, che ha pochissimi allogeni e che ha una economia che continua a crescere a ritmi che l'Italia si sogna? Difficile capire, per chi vive solo di cifre e non si degna di analizzare come si formano questi dati. Sul fronte politico i cechi erano stufi di politici e di partiti corrotti. E li hanno puniti. Quanto all'economia, la crescita è evidente, ma non coinvolge una consistente parte della popolazione. Le pensioni sono spesso insufficienti, molte categorie di lavoratori sono sottopagate. Quanto agli invasori, è vero che in Cechia sono pochi, ma Bruxelles vorrebbe far crescere il numero spedendo nel Paese i migranti arrivati in altri Paesi, a prescindere dal fatto che si tratti di profughi autentici o semplicemente di gente che vuol farsi mantenere. Ai cechi non piace l'idea che i soldi negati ai pensionati o agli insegnanti vengano regalati agli invasori che nulla hanno fatto per far sviluppare il Paese. Che, tra l'altro, ha già il problema della consistente presenza di zingari. Autoctoni e dunque non esportabili. Babis ha promesso molto ma, a differenza di quanto pensano i media italiani, non è un euroscettico. Ha promesso di difendere la Cechia, non di uscire dall'Ue. E sarà il premier di un Paese che ha sempre più stretti rapporti con la Cina. Praga rischia di diventare il cavallo di Troia di Pechino in Europa. Ma queste sono analisi troppo complicate per i media che preferiscono gridare contro il lupo populista

lunedì 23 ottobre 2017

Cade l'ultimo baluardo della destra culturale

"Se ci fossero stati 10 Sburlati in Italia, la destra avrebbe conquistato l'egemonia culturale". L'analisi di Emanuele Mastrangelo, storico, arriva dopo che la cultura di destra ha perso anche l'ultima ridotta, quella di Acqui dove Sburlati ha concluso i suoi fantastici 11 anni di guida del premio Acqui Storia. L'aveva preso quando il premio era una sciocchezzuola provinciale, con una ventina di libri in concorso ed vincitori tutti allineati alla più retriva corrente del Pci. Dopo 11 anni l'Acqui Storia riceve 200 libri all'anno ed i vincitori hanno tendenze di ogni genere e arrivano spesso dall'estero. Ma ad Acqui il centro destra si è suicidato alle elezioni per aver rifiutato le alleanze a destra e la nuova amministrazione è guidata dai 5 stelle. Che, legittimamente e coerentemente, hanno deciso di cambiare direzione e hanno salutato Sburlati. Perché tutti, tranne la destra, sanno che la cultura è fondamentale per rappresentare la politica. Cambia la maggioranza e cambiano gli operatori e gli indirizzi culturali. È giusto così. Peccato che le destre, non avendo mai capito tutto questo, si comportino in modo opposto e stupido. Così a Carmagnola vince il centro destra ma la politica culturale continua ad essere appaltata alla sinistra. Che, alla fiera del peperone, invita a cantare un gruppo di allogeni che pretendevano di cantare Bella ciao. Il comune non è d'accordo, sui giornali esplode lo scandalo e il comune si scusa invitando il coro allogeno a cantare quello che vuole. Geniale. Ma ora che i 5 stelle si prendono logicamente la guida del premio di Acqui, la destra resta a guardare. Eppure Acqui è in provincia di Alessandria, ai confini con la Liguria. E il centro destra guida il capoluogo Alessandria, la provincia, la Regione Liguria e la città di Genova. Invece di piangere sulla scelta dell'amministrazione grillina, nulla vieterebbe di creare alternative a Genova o ad Alessandria. O in una qualsiasi delle troppe città amministrate dal centro destra senza alcuna capacità di incidere sulla cultura locale. Da Novara ad Arezzo, da Pordenone a Pistoia, da Verona a Potenza. Quante di queste città ha biblioteche comunali che acquistano i libri e le riviste della loro area politica di riferimento invece dei soliti libri e riviste dello schieramento opposto? Quante di queste città hanno creato occasioni di incontro strutturato tra intellettuali della loro area? Forse ha torto Mastrangelo, se ci fossero stati 10 Sburlati la destra li avrebbe ignorati per non affaticarsi e per non sentirsi inadeguata

venerdì 20 ottobre 2017

Andiamo a governare? Vai avanti tu..

Andiamo a comandare? Pare che nessuno abbia l'intenzione di farlo davvero, per manifesta incapacità di governare l'Italia. E allora si spiega perfettamente l'atteggiamento della sinistra, impegnata a farsi del male incurante del disastro annunciato per le prossime elezioni. Il prode Pisapia, antipatico come pochi, è pronto ad abbandonare il Campo democratico, disgustato dai continui litigi nel Pd e tra il Pd ed i movimenti a sinistra. A destra le alleanze funzionano a fisarmonica, tra avvicinamenti ed allontanamenti che non danno certo l'impressione di serietà e concretezza. I 5 stelle si lamentano di essere sotto attacco, ed è vero, ma dove guidano le città non offrono uno spettacolo di competenza e buon senso. Il problema è che il personale politico, in tutti gli schieramenti, non brilla per capacità. Un governo che affida ministeri fondamentali a personaggi come Fedeli, Poletti, Alfano, è un governo che non ha alcuna credibilità. Assurdo ironizzare sui congiuntivi di Di Maio quando il ministro dell'Istruzione li sbaglia senza alcun problema. I membri del governo Gentiloni sono la dimostrazione che chiunque può fare il ministro e diventa quindi stupido domandare a centro destra e 5 stelle con quali uomini e donne andrebbero a governare. Però, forse, la strategia del Pd ha molto più senso di quanto sembri. In qualsiasi elezione, dopo i disastri di questi anni di malgoverno, il Pd sarebbe punito dagli elettori. Dunque meglio sparire dalla scena del governo nazionale, lasciando agli avversari il rischio del fallimento. A quel punto il Pd potrebbe recuperare consensi e vincere regionali ed europee dell'anno successivo. Allo stesso modo non è solo propaganda dell'ultimo minuto la proposta di Berlusconi di concedere l'autonomia a tutte le regioni italiane. Perché è vero che le Regioni sono la maggior fonte di spesa e di sprechi, ma sono anche più facili da governare rispetto ad un governo nazionale che prende ordini dagli euro cialtroni di Bruxelles. Il problema è superare i mesi che separano le elezioni politiche da quelle regionali. Difficile mantenere il consenso se ci si affiderà di nuovo a personaggi del livello di Gelmini, Brambilla, Moratti, Rotondi, Lunardi. Pochi mesi di pessimo governo nazionale rilancerebbero la sinistra nelle regioni. Mentre un governo nazionale di larghe intese garantirebbe il trionfo dei 5 stelle alle regionali. Si gioca a perdere, affidandosi a Bruxelles e Francoforte

giovedì 19 ottobre 2017

La scuola va in tv con risultati sorprendenti

Visto il totale fallimento del costosissimo programma del pretino Fazio, la Rai punta sulla scuola come alternativa ai programmi sul cibo. Ma l'effetto, in termini di correttezza politica, non è forse quello auspicato. Eliminata, si spera per sempre, la fastidiosa serie con la pessima Littizzetto, a tutelare il politicamente corretto ed il pensiero unico obbligatorio è rimasta la Pivetti. Che ignora in quale periodo sia vissuto Manzoni ma, in compenso, propina ai suoi allievi pallosissimi sproloqui su migrazioni, femminismo e su tutto l'armamentario di chi vive di slogan. Con l'allievo compagno che stronca Calvino come autore (è finita qui nulla di male), ma lo salva "solo perché ha fatto il partigiano". Meraviglioso esempio della scuola contemporanea. O forse della squola, visto il livello della docente. A rovinare tutto, però, interviene Collegio, un programma favoletta che riporta adolescenti di oggi nella scuola del 1961. Con professori che insegnano invece di indottrinare. Un programma falso come Giuda, con i ragazzini che esasperano comportamenti ed anche la propria ignoranza per compiacere le telecamere e gli spettatori. Ma, al di là di questo, il programma offre la visione di una scuola che insegna, che premia i migliori, che espelle i provocatori stupidi, che pretende rispetto e disciplina e che obbliga a studiare. Tutto falso, indubbiamente. Ma con risultati scolastici che appaiono meravigliosi rispetto alla crassa ignoranza con cui si presentano ragazzini in difficoltà in terza media nelle scuole di oggi. D'altronde le famiglie del programma tv rispettano i professori e si rattristano davanti agli insuccessi scolastici dei figli mentre le stesse famiglie, nella realtà, non fanno nulla per modificare atteggiamenti indisponenti della prole e incassano senza batter ciglio bocciature, provocazioni, fallimenti e indisciplina. I programmi passano ed il disastro della scuola resta. Con docenti sottopagati e privi di motivazioni, con famiglie iper protettive e pronte a giustificare l'ignoranza dei figli, con programmi scolastici che vietano la possibilità di istruire e di far crescere culturalmente gli studenti perché serve manodopera ignorante. La cultura è un pericolo in questa Italia. La preparazione è un viatico per la fuga all'estero. La conoscenza porta al disgusto ed al rifiuto dello schifo di questo potere. Bisogna abbassare i livelli e la nomina del ministro Fedeli ne è la più evidente dimostrazione

mercoledì 18 ottobre 2017

120mila italiani in fuga lo scorso anno. E vai con l'accoglienza

Oltre 120mila italiani sono fuggiti dal Paese lo scorso anno. Fuggono giovani senza speranze di trovare un lavoro che consenta loro di formarsi una famiglia. Fuggono gli anziani che, con le basse pensioni e le alte tassazioni, in Italia non riescono a sopravvivere. Fuggono i disoccupati di lungo periodo e chi non ne può più di precarietà. Fuggono i laureati che in Italia trovano lavori sottopagati e  senza alcuna attinenza con gli studi conclusi. Non siamo ancora ai livelli dell'esodo ottocentesco e di inizio Novecento, ma solo perché ci sono meno opportunità nei tradizionali Paesi di sbocco. Ma a fronte di questa situazione il governo italiano pensa solo all' accoglienza di nuovi schiavi. Braccia al posto di cervelli. Una strategia demenziale o criminale. In ogni caso perdente. Si abbassa progressivamente il livello della preparazione scolastica per andare incontro alle difficoltà degli allogeni e ci si disinteressa completamente delle necessità degli indigeni. Si costruisce un Paese di somari, in modo da bloccare la fuga all'estero perché gli altri Paesi non sapranno che farsene dei somari italiani. E le mance elettorali, con finte assunzioni e concorsi ridicoli, non cambiano la situazione anche se qualcuno invita a "cambiare la narrazione", come se la realtà non fosse perfettamente percepita da chi non arriva alla fine del mese. Per nascondere il disastro reale ci si inventa percorsi di formazione eterni in modo da rinviare sine die il momento del confronto con il mondo del lavoro che non c'è. E quando esiste, è sottopagato. Di fronte a questa situazione disastrosa, però, ci sono giornalisti di servizio che riescono ad evidenziare drammi senza paragoni: Asia Argento annuncia che non tornerà più in Italia se non per le vacanze. Un Paese di camerieri al suo servizio e nulla più. Forse Gentiloni si dimettera' per la disperazione e il bugiardissimo non si candiderà più. Forse la inviteranno ad Arcore per una cena elegante. O forse nessuno se ne accorgerà a parte il giornalista di servizio

martedì 17 ottobre 2017

La prostituzione cerebrale è peggio delle attrici in vendita

Una fissazione per il sesso. Non quella del produttore cinematografico americano accusato di stupri, ma quella dei media e dei sostenitori del politicamente corretto. Ottenere un ruolo in un film in cambio di prestazioni sessuali è considerato uno stupro mentre ottenere un lavoro normale in cambio della violenza sul proprio cervello è considerato giusto. Si può vendere il pensiero, si possono vendere le braccia o le gambe, nel caso dei calciatori, ma guai a cedere il basso ventre. Scatta il tabù. Nessuna indignazione nei confronti del datore di lavoro che pretende di controllare la mente del dipendente. Nessuna indignazione contro le imposizioni, nei giornali e in tv, di violentare la lingua italiana con parole come sindaca e assessora o di censurare la provenienza straniera dei criminali. Nessuna indignazione contro chi provoca malattie professionali obbligando gli operai a gesti ripetitivi per anni ed anni. O contro chi rovina caviglie e ginocchia degli atleti per ottenere risultati strepitosi fregandosene della salute. Tutto è in vendita, tutto è acquistabile. Senza dimenticare chi giustifica l'inquinamento, con tutte le malattie anche mortali che provoca, con la scusa che è inevitabile se si vuole avere industrie e lavoro. Però scatta l'indignazione se una aspirante attrice viene obbligata a prestazioni sessuali in cambio di un ruolo strapagato in un film. Indignazione in ambo i sensi. Da un lato chi strepita contro il ricattatore che approfitta della sua posizione di forza, dall'altra contro chi si vende fregando in questo modo la concorrenza meno disponibile o meno attraente. Ma le molestie non sono limitate al mondo del cinema. E non sono soltanto sessuali. In ogni attività si presentano i medesimi rischi, c'è sempre uno con una posizione di forza ed un altro in situazione di dipendenza e di debolezza. Si cede per disperazione, per bisogno, per mancanza di alternative. Oppure si resiste, scegliendo di rischiare di perdere un lavoro o di rinunciare alla carriera. La dignità non è per tutti, e neppure la libertà. Ma un'attrice che vende il suo basso ventre al produttore fa sicuramente meno danni di un sedicente intellettuale che mette a disposizione il suo cervello per sostenere le tesi di chi lo paga.

lunedì 16 ottobre 2017

L'Austria a destra per chiudere il Brennero?

Leggere i media di servizio italiani dopo le elezioni in altri Paesi offre la possibilità di comprendere le ragioni del crollo inarrestabile nelle vendite dei quotidiani. Non erano bastati gli articoli imbarazzati ed offesi per la vittoria di Trump o i titoli trionfali per il successo di Macron davanti a Marine Le Pen. Questa volta tocca all'Austria che, dopo aver illuso i giornalisti di servizio con l'elezione di un verde alla presidenza della repubblica, ora ha scelto il centro destra è la destra che, insieme, raggiungono il 60% dei voti. Con programmi simili sul fronte dell'invasione e della difesa dell'identità austriaca. Il fastidio è ancora maggiore, per i politicamente corretti italiani, perché la vittoria del popolare Kurz, con la probabile alleanza con la destra di Strache, porta l'Italia a doversi direttamente confrontare con un Paese che non vuole più accogliere gli invasori che l'Italia lascia fuggire verso Vienna dopo aver evitato di respingerli quando li intercetta in mare. In fondo già gli altri Paesi del gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca) hanno più volte sottolineato che se un Paese non vuol rispettare i patti e le regole sui rimpatri dei clandestini, poi non può pretendere di riversare sugli altri i frutti dei propri errori. E Vienna pare orientata a scelte analoghe. D'altronde Kurz e l'ungherese Orban hanno ottimi rapporti e possono iniziare a condizionare le politiche del Ppe. Quanto all'Italia, la situazione è sempre più fuori controllo. Ieri un nigeriano senza fissa dimora ha assassinato un disoccupato italiano in uno di quei mercati politicamente corretti che il Pd aveva permesso a Torino e che i 5 stelle hanno tutelato assicurando che era regolare e controllato. Poi si è scoperto che l'assassino vendeva senza alcun permesso ed un consigliere grillino ha sostenuto che tutto è andato per il meglio. I figli del morto non saranno della stessa idea, probabilmente, ma non sono della stessa idea neppure i torinesi che non ne possono più di questa tolleranza a senso unico, di questa difesa d'ufficio dei criminali purché allogeni. Anche su questo si voterà il prossimo anno, non solo sulle false promesse di rilancio economico

venerdì 13 ottobre 2017

La destra che cancellò la destra culturale

Una grande opportunità sprecata. L'ennesima. La presentazione del nuovo libro di Alessandro Amorese sulla storia del Fuan (l'organizzazione universitaria missina) conferma l'assoluta idiosincrasia dei vertici della destra nei confronti di tutto ciò che ha a che fare con la cultura. Soprattutto con la propria cultura. Il Fuan, ha ricordato Amorese, era la principale forza politica all'interno delle Università sino al 1968. E le prime e piu vaste occupazioni delle facoltà in tutta Italia vennero guidate dagli universitari di destra. A Valle Giulia la prima fila negli scontri con la polizia era composta da studenti di destra (non solo del Fuan). Ma anche in precedenza il gruppo universitario aveva sfornato pubblicazioni, libri, studi, analisi. Una potenziale classe dirigente del Paese costretta a disperdersi e ad agire per proprio conto. Chi ha distrutto tutto questo? Non la repressione poliziesca e neppure gli scontri fisici con gli avversari politici. A rovinare tutto ha provveduto il vertice missino. Per stupidità? Per servilismo nei confronti di qualcuno all'esterno? Per l'incapacità di confrontarsi con i propri giovani troppo acculturati e troppo capaci? E che fossero capaci lo ha dimostrato la vita. Basti pensare a gente come Paolo Borsellino che mai ha rinnegato la sua appartenenza a quell'area e che veniva salutato da Falcone, ironicamente, con impeccabili saluti romani (Fiano chiederà di cancellare il ricordo dei due magistrati?). Ma in ogni settore gli ex ragazzi del Fuan si sono distinti per competenze e professionalità. Lontani da un movimento che non li aveva capiti, che li aveva considerati una sorta di corpo estraneo perché preferiva la bassa manovalanza tutta piazza e retorica. Una manovalanza che conosceva una sola frase di Goebbels (quando sento parlare di cultura la mano corre alla fondina) ma non l'aveva capita. E a quasi 50 anni da Valle Giulia il fastidio per la propria cultura non è venuto meno. I tanti giornali e le innumerevoli pubblicazioni di qualità hanno lasciato il posto al deserto. Perché è più facile organizzare un giro turistico a Predappio piuttosto di studiare 300 pagine di un libro. Eppure, di fronte a ministri come Fedeli o Poletti, una classe dirigente come quella che usciva dal Fuan avrebbe assicurato sorti migliori all'Italia.