venerdì 18 agosto 2017

Terrore a Barcellona per frenare l'indipendenza o per colpire la Spagna?

Non era un lupo solitario, il terrorista che ha ammazzato 13 persone a Barcellona. Era parte di una cellula più vasta, composta da criminali incapaci ma non per questo poco pericolosi. Ma se di fronte a un lupo solitario si può pensare alla casualità degli obiettivi, quando si ha a che fare con una cellula (per quanto di imbecilli) bisogna ipotizzare un criterio nella scelta della città da colpire. Perché Barcellona? Perché la Catalogna alle prese con un braccio di ferro con Madrid per un percorso che dovrebbe portare al l'indipendenza? Se si voleva semplicemente colpire una famosa località turistica, gli obiettivi potevano essere anche altri, in tutta la Spagna. E lo stesso valeva se l'obiettivo fosse stato un territorio un tempo sotto il dominio islamico. Barcellona ha caratteristiche particolari. Rappresenta, da un lato, la riscoperta delle identità rispetto a Stati nazionali che non hanno più valori e che non rappresentano più niente e nessuno. Ma, allo stesso tempo, la Catalogna è anche in prima linea nel politicamente corretto, nelle scemenze sull'accoglienza, nei luoghi comuni su Erasmus. Barcellona cosmopolita mentre rivendica le sue radici e le sue peculiarità e differenze rispetto a Madrid. Erano consapevoli, i terroristi, di questa situazione? Erano consapevoli che la strage frenerà il percorso verso l'indipendenza? O, nella loro crassa ignoranza e imbecillità, hanno colpito Barcellona per colpire la Spagna? D'altronde è proprio la Spagna ad essere ora sotto attacco a Ceuta e Melilla, località spagnole in territorio marocchino. Le porte dell'Europa  in Africa del Nord. E di fronte ad un governo di Madrid imbelle, e impegnato a rimuovere i cadaveri del periodo franchista, sono improvvisamente aumentati gli sbarchi dei migranti. Quelli che prima venivano respinti senza difficoltà e che ora sbarcano senza problemi. Mentre anche il re del Marocco è sotto attacco da parte di terroristi e dei loro amici politicamente corretti. La Spagna che prende il posto dell'Italia come anello debole nella lotta alla tratta degli schiavi. Erano consapevoli di tutto questo, i terroristi? Lo si capirà da eventuale prossimi attentati. Nel frattempo le anime belle spagnole ed europee lottano a colpi di gessetti colorati. Che si sono dimostrati così utili ed efficaci contro i terroristi, spaventati dalle candeline e da tutti questi colori. Ma le anime belle disegneranno la bandiera spagnola o quella catalana?

giovedì 17 agosto 2017

Abbattere le statue per cancellare le identità e creare gli schiavi

La furia iconoclasta che vede i politicamente corretti yankee distruggere le statue ed i simboli sudisti ricorda, molto da vicino, le proposte di Fiano e Boldrine in Italia. Distruggere il passato, cancellare ogni memoria degli sconfitti. E poi, progressivamente, cancellare ogni memoria tout court. Perché la memoria crea identità ed i servitori della globalizzazione devono cancellare identità e memoria per forgiare l'uomo nuovo, lo schiavo sostituibile in ogni momento perché identico in ogni parte del mondo. Schiavi che accettano salari sempre più bassi perché ce lo chiede Soros, schiavi che si convincono di essere uguali ai padroni perché così viene spiegato. Schiavi del pensiero unico obbligatorio e globale. Schiavi che, come unico momento di libertà, diventano sempre più violenti ed aggressivi nei confronti di altri schiavi. Come le grandi risorse cecene che hanno ammazzato il ragazzo italiano in Spagna. Profughi in fuga dalla guerra, ovviamente, e pronti a portare la guerra contro chi li ha accolti. Ma l'importante è cancellare ogni memoria, ogni ricordo, ogni identità e radicamento. "I vinti sono stati giudicati e condannati dalla storia ", ci spiegano gli eredi dei vincitori. In realtà i vinti hanno solo sbagliato i calcoli sulle armi con cui condurre la guerra. D'altronde la furia iconoclasta tocchera', dopo i vinti, anche i vincitori politicamente scorretti. Abbatteremo le statue degli imperatori romani perché hanno occupato altre terre, cancelleremo Carlo Magno e Napoleone. Via le statue del risorgimento e, subito dopo, anche quelle del Rinascimento. Perché bisogna abbattere i simboli culturali, più pericolosi ancora di quelli militari. Bisogna aumentare l'ignoranza, riducendo lo studio. Non a caso si è scelta Fedeli come ministro della scarsa istruzione. Chi sa, comanda. Chi non sa, fa lo schiavo ed è talmente ignorante da non accorgersene. Eliminiamo Dante e Michelangelo e avanti con Fedez e J-Ax.

mercoledì 16 agosto 2017

Pizza, mafia e mandolino: l'Italia di Netflix

La prima produzione italiana del colosso Netflix è "Suburra". Immancabile l'idea di Italia pizza mafia e mandolino. Criminalità e politici corrotti. I giornali di servizio nostrani ci raccontano meraviglie sulla produzione culturale dell'Italia di oggi (meraviglie sempre realizzate dagli amici degli amici), ma il resto del mondo non si accorge di questi nuovi capolavori, di questi novelli Dante o Michelangelo. E ci ripropina la solita immagine di Italia criminale e inaffidabile. D'altronde, al di là delle dichiarazioni ufficiali e di comodo, non è che la produzione televisiva italiana stia conquistando e travolgendo il mondo. Mentre un numero crescente di Paesi si sta lanciando nel settore televisivo e cinematografico per presentare nuove immagini della propria realtà. Soft power che ha sempre visto in prima fila gli Stati Uniti e che ora assiste al rafforzamento del soft power indiano, cinese, arabo. La Francia si è sempre difesa, l'Italia si è sempre rassegnata alla dominazione straniera. Perché l'alternativa avrebbe comportato investimenti e idee. Meglio, allora, proseguire con i soliti attori che piacciono solo ai produttori ed alle loro amichette, meglio continuare con serie TV che - quando vengono piazzate all'estero - vengono trasmesse a tarda notte. Meglio, soprattutto, proseguire con l'immagine stereotipata della pizza, mafia e mandolino. Oppure con noiosissime produzione zerbinate dedicate a qualche potente di turno. La colonizzazione passa anche e soprattutto attraverso questi interventi nel settore dell'intrattenimento e della cultura. In radio solo musica americana, al cinema e in tv film americani, ma in tv anche format di programmi identici in ogni parte del mondo. Scelte che piacciono alla sinistra globalista e che sostiene il meticciato. Scelte che, in teoria, non piacciono alla destra identitaria. Peccato che questa destra abbia sempre come campione il padrone di Mediaset e, dunque, uno dei maggiori responsabili di questa situazione. Peccato che questa destra, quando ha governato, non abbia fatto nulla per cambiare il vuoto culturale della Rai. Peccato che questa destra, come raccontato da Baldoni nel suo ultimo libro sull'arcipelago missino e paramissino o postmissino, abbia cancellato tutte le esperienze di radio alternative del proprio mondo. Una destra da case a Montecarlo è perfettamente allineata con le serie tv di Netflix

lunedì 14 agosto 2017

L'illusione del turismo italiano

I veneziani sono mercanti da più di mille anni e se hanno votato al 90% per escludere le grandi navi dal Canal Grande, significa che hanno capito che un turismo di questo tipo non ha più senso. Non solo non è utile, ma diventa controproducente. Nonostante le idiozie del genere "libero mercato " di chi sostiene che le grandi navi sono indispensabili per portare turisti. Esiste una sola persona che rinuncerebbe a visitare Venezia se non arrivasse in nave davanti a San Marco? Ma anche se ci fosse un simile imbecille, Venezia perderebbe qualcosa rinunciando a un simile turista? I veneziani hanno deciso di no. Hanno deciso che 30 milioni di turisti bastano e avanzano. Perché troppi visitatori stanno distruggendo la città, la sua vita, la sua esistenza stessa. Venezia non è solo San Marco o Rialto. Sono secoli di storia unica e inimitabile, sono cultura e tradizioni. Questo è il vero fascino. Se no, per turisti ignoranti, bastano le patetiche ricostruzioni di Venezia negli hotel di Las Vegas. Lo hanno capito anche i messicani che, per i pigri e ignoranti turisti statunitensi, hanno costruito negli hotel le riproduzioni di alcune piramidi. Cosi il grasso yanqui si fa la foto ed evita di infastidire chi si fa ore di strada per visitare i siti archeologici autentici. È chiaro che il turismo sta cambiando e andrà verso modifiche radicali. Occorre tener conto del turismo dei millenials che non hanno cifre astronomiche da spendere per un aperitivo o per un giorno sugli sci. I piaceri che si concedono ancora i turisti italiani diversamente giovani non potranno concederselo i figli ed i nipoti. Sarà, inevitabilmente, un turismo più "naturale " per mancanza di alternative economiche. Ma tutti sognano di intercettare la clientela vip, quella danarosa e, magari, internazionale. Proponendo prezzi assurdi per servizi di bassa qualità. Ombrelloni, sdraio e lettini che, per una giornata nello stabilimento balneare, costano più di un eventuale acquisto definitivo dello stesso ombrellone o lettino. Una giornata sugli sci che costa come lo stipendio di una settimana di lavoro per un millenial. E proposte sempre più uguali, globali. Si sta sulle Alpi e si potrebbe essere in qualsiasi altra parte del mondo perché l'offerta non prevede nessun rapporto con la cultura e l'identità locale, ma solo centro benessere, aperitivo internazionale, piscina. E allora, se manca l'identità, l'unica sfida sarà sui prezzi. E se finisce l'emergenza terrorismo, i prezzi italiani saranno perdenti rispetto a buona parte del mondo

giovedì 10 agosto 2017

Quando mancano le idee si ricorre al cemento

Pietro Crivellaro, alpinista e storico della montagna, presentando il suo ultimo libro sulla conquista del Cervino ha mostrato alcune foto di una ex "perla delle Alpi", con la distruzione in anni recentissimi di una piccola borgata per lasciare spazio agli immancabili condomini privi di ogni senso estetico. E non è un caso che la località sia diventata una ex perla alpina. Con crescenti difficoltà a fare il tutto esaurito persino a ferragosto. Ma il problema è molto più vasto. E non riguarda solo la montagna che, pure, rappresenta una parte consistente dell'intero territorio italiano. La vita nelle città, grazie anche (ma non solo) alla demenziale e criminale politica migratoria, diventerà sempre più difficile e spingerà a cercare alternative in centri sempre più piccoli. Dunque si aprono prospettive di ripopolamento e di nuovo sviluppo per i paesi che erano stati abbandonati. Purché esistano le capacità per intercettare questi flussi di persone preparate, con grandi competenze professionali e, di conseguenza, anche con aspettative elevate. Lo ha compreso il Trentino che a ottobre, grazie ai centri studi Vox Populi e Nodo di Gordio, organizzerà un confronto sul futuro della montagna. Al di là delle solite banalità di un turismo privo di idee. E quando mancano le idee arriva il cemento. Nuove case, nuovi hotel, nuovi impianti di risalita. E nessun progetto alternativo che trasformi i paesi e le borgate in centri vivi e vitali, dove si producono beni materiali e immateriali. Ma lo stesso vale per le località di campagna o di mare. Paesi che vivono di turismo isterico e ossessivo pochi mesi all'anno per poi trasformarsi in deserti privi di vita. Certo, è più facile costruire uno scivolo sulla spiaggia piuttosto di creare l'ambiente adatto per creare una piattaforma di distribuzione dei prodotti locali. Piccoli paesi visti solo come luoghi di evasione per cittadini esasperati e in cerca di distrazioni di massa. E invece è proprio dai piccoli centri che dovrebbe partire il rilancio. Con la capacità di attrazione di cervelli e non solo di portafogli

martedì 8 agosto 2017

In Liguria il centro destra ignora la propria cultura

La nomina del comico Luca Bizzarri al vertice di una prestigiosa istituzione culturale genovese ha scatenato le polemiche dei potenziali elettori del centro destra. Che, al contrario, dovrebbero essere grati a Toti ed al neo sindaco di Genova per aver fatto chiarezza. Il voto all'eventuale coalizione di centro destra non cambierà assolutamente nulla. La cultura, che è alla base della concezione della società, resterà quella di adesso, affidata alla sinistra politicamente corretta, quella del buonismo, dell'accoglienza, delle banalità e dei luoghi comuni. Toti come Burlando, intercambiabili, identici. Non ha alcuna importanza se il comico si rivelerà abile nel presiedere Palazzo Ducale. È la logica che ha portato alla scelta che deve far riflettere. O Toti e compagni sono semplicemente ignoranti e succubi di una sinistra intellettuale che rappresenta il vuoto cosmico ma che lo sa vendere bene, oppure il centro destra ligure non è in grado di esprimere una sola figura di intellettuale preparato. In ogni caso non si capisce perché si dovrebbe votare per un simile schieramento incapace di far crescere persone di cultura o incapace di valorizzarle e difenderle dagli assalti dei mass media di servizio. Non si sa cosa sia peggio. Si rinuncia consapevolmente a svolgere qualsiasi ruolo di indirizzo culturale. Ma di fronte a queste scelte diventa comprensibile il tentativo di riproporre la solita ammucchiata, con Alfano, Lupi, i ciellini e gli sciolti civici. Tutti insieme per conquistare le poltrone e garantire che nulla cambierà. Per avere un comico genovese in ruoli di responsabilità, basta Grillo. Non c'è alcun bisogno delle manfrine di Toti e dei suoi compagnucci della parrocchietta. Il centro destra punta a vincere solo grazie al disgusto provocato dal Pd. Per poi governare esattamente come il Pd. Senza neppure il coraggio di imitare Minniti ma, piuttosto, allineandosi con i catcom come Del Rio. Pronti ad accordi con il bugiardissimo, d'altronde le scelte sono le medesime.

La legione straniera non salva lo sport italiano

Nell'indifferenza pressoché generale del pubblico italiano, in Inghilterra si stanno svolgendo i campionati mondiali di atletica. Inevitabile la disattenzione italiana, considerando l'assenza del nostro Paese dal medagliere. Eppure la nazionale è infarcita di nuovi italiani che avrebbero dovuto garantire il salto di qualità e successi a iosa. Invece nulla. Non bastano i cognomi esotici per garantire vittorie e medaglie. Strano, perché i nomi esotici portano vittorie e medaglie alla Francia, al Belgio, all'Olanda, alla Gran Bretagna. Per non parlare dei Paesi del Golfo che si comprano i migliori atleti stranieri in circolazione e li fanno gareggiare come se fossero del Bahrein o del Qatar. Invece l'Italia è così accogliente da mettere in nazionale atleti stranieri che non vincono nulla. E manco fanno bella figura.  Eppure non è sempre andata così nell'atletica. Basti pensare ai successi di Mennea, Dario, Simeoni, Berruti, ma l'elenco sarebbe lunghissimo. Di fronte ai tempi ed alle misure degli atleti italiani di oggi, si devono rimpiangere Frinolli, Fiasconaro, Gentile, Ottoz. Non soltanto Eddy Ottoz, medaglia alle Olimpiadi, ma anche i suoi figli, ostacolisti non altrettanto grandi ma sicuramente in grado di ben figurare rispetto allo spettacolo odierno. Un disastro che non è conseguenza solo di una pessima gestione del settore, ma soprattutto della pessima gestione del Paese. Generazioni che potrebbero vincere i mondiali di smartphone, ma che soffrono troppo e invocano l'intervento del telefono azzurro di fronte alla prospettiva di una corsa o di un salto. La Buona scuola sforna ignoranti con scarsa propensione allo sport. E di fronte al fallimento si ricorre alla legione straniera che, essendo cresciuta in Italia, si è subito adattata al fancazzismo degli autoctoni. In tutto questo scenario va però riconosciuto il merito alla Rai di offrire servizi di livello elevato dai mondiali. Commenti tecnici chiari e analisi affidate a persone competenti. Pare quasi incredibile che la Rai riesca ad offrire un prodotto da medaglia

lunedì 7 agosto 2017

Sarà il governo a decidere il futuro delle tv locali

Probabilmente solo gli addetti ai lavori sanno dell'esistenza dei Corecom, i comitati regionali che si occupano di comunicazione. E, in tale veste, si occupano anche di destinare fondi pubblici alle tv private del territorio. D'ora in poi non se ne occuperanno più. La destinazione delle risorse sarà decisa direttamente dal ministero dello sviluppo economico. Dunque sarà il governo centrale a stabilire quali emittenti amiche potranno sopravvivere e quali tv nemiche dovranno marciare verso la chiusura. Altrove si chiamerebbe censura e si scatenerebbero le proteste contro una simile gestione delle risorse e della libertà di informazione. In Italia, invece, non succede nulla. In fondo è anche comprensibile. Le tv locali avrebbero dovuto rappresentare una alternativa alla disinformazione di regime e invece, nella stragrande maggioranza dei casi, sono diventate contenitori di vendite di pentole, materassi, bigiotteria. Dunque non si capisce perché le televendite dovrebbero venire finanziate con denari pubblici. Per la sopravvivenza di qualche notiziario ottenuto leggendo le agenzie ed i comunicati stampa? Per qualche intervista zerbinata al politico di turno? Certo, esistono eccezioni meritevoli, ma sono appunto eccezioni. Le inchieste vere sono merce rara. Indubbiamente anche i programmi di musica tradizionale vanno salvaguardati, ma la nascita delle tv locali era stata accompagnata da ben altre aspettative. I commenti calcistici abbondano, le analisi socioeconomiche latitano. Non bisogna disturbare i potenti. Con la speranza che i politici locali, che controllano i Corecom, siano poi riconoscenti. Ma adesso arriva la fregatura. Sarà la lontana Roma a decidere. E allora, nella migliore delle ipotesi, bisognerà valutare criteri diversi dalla comparsata del consigliere comunale o regionale. Magari si terrà conto dei lavoratori pagati regolarmente, del numero dei giornalisti assunti, dei programmi prodotti internamente. Sarà una strage, se si lavorerà con correttezza. Ma le tv sperano che tutto si risolva nella solita farsa all'italiana. Perché investire sulla qualità è un atteggiamento per pochi, e il coraggio di una informazione libera è un privilegio ancora più raro.

venerdì 4 agosto 2017

Il 35% al centro destra spaventa i media di servizio

I sondaggi che attribuiscono il 35% dei consensi ad una ipotetica alleanza del centro destra stanno spaventando i giornalisti di servizio e il sempre più smagrito esercito dei politicamente corretti. Bisogna correre ai ripari e prepararsi all'eventuale svolta. Dunque occorre rimettersi a fare gli zerbini del bollito di Arcore, una garanzia per il circo mediatico perché si ha la sicurezza che con Berlu al comando nulla cambierà. Così si concede nuovo spazio alle interviste senza contraddittorio al bollito, lo si esalta, gli si riconoscono meriti sin qui sempre negati, si evitano domande scomode. Solo lui può rassicurare direttori di quotidiani e di reti televisive, non interverrà mai sugli aspetti informativi e più o meno culturali. Ora il bollito omaggia la Merkel e critica Macron, tentando di spezzare l'asse tra Berlino e Parigi, sperando di sostituire Macron come amico privilegiato della cancelliera tedesca prossima alla riconferma. E non ha la minima importanza, per il giornalismo zerbinato, che Forza Italia nei sondaggi resti alle spalle della Lega. L'importante è far sparire dalla scena e dall'informazione di servizio ogni riferimento a Salvini o a Meloni. Il centro destra è Berlu, gli altri non esistono. D'altronde non fanno assolutamente nulla per riprendersi la scena mediatica. Hanno rinunciato a dotarsi di organi di informazione propri e hanno scelto di affidarsi al buon cuore e ad una molto eventuale correttezza della disinformazione di servizio. Non ha importanza se sia un effetto della miopia, della taccagneria, della consapevolezza di non avere persone adeguate. Il risultato è che da qui al voto Il giornalismo di servizio spingerà in ogni modo il bollito di Arcore, rivalutando persino le Brambilla di turno, o la politica scolastica di Gelmini. E saranno i media a sostenere la necessità di una nuova alleanza con Alfano e Lupi, in modo da annacquare definitivamente ogni ipotesi di cambiamento e, magari, disgustando a tale punto gli elettori da spingerli a disertare le urne, evitando il rischio di un successo del centro destra.

giovedì 3 agosto 2017

Navi da guerra in Libia nel caos mentale di Alfano

Tripoli, bel suol d'amore.. E così le navi militar italiane tornano nelle acque di quella che fu la Quarta sponda. Ma partono in una situazione di caos generale grazie alla ormai nota incapacità del ministro degli esteri, Alfano. Incapace di comprendere che la Libia è divisa in due e che non sarebbe stato male accordarsi anche con la Cirenaica di Haftar prima di partire per la Tripolitania. Tra l'altro Haftar, sino ad oggi, ha accuratamente evitato di concedere le coste della Cirenaica agli scafisti che portano gli schiavi in Italia, a differenza di quanto continua ad accadere dalla parte di Tripoli. Chissà se Alfano se n'è accorto. In compenso al prode ministro degli esteri deve essere sfuggito che l'Egitto sostiene Haftar e continuare a non avere un nostro ambasciatore al Cairo non aiuta nelle relazioni diplomatiche. Forse è un particolare che sfugge al grande statista siciliano. Probabilmente non succederà nulla, Haftar non manderà gli aerei a bombardare le navi italiane, ma di sicuro non è l'approccio più intelligente ne' il più utile per gli accordi sulla gestione delle risorse energetiche. Ma è quello che passa il triste convento del governo Gentiloni. Il vero problema, però, potrebbe nascere da un eventuale sbarco dei militari italiani a Tripoli. Bisognerà evitare che si addentrino nei quartieri edificati dagli italiani tra le due guerre mondiali. Potrebbero scoprire che i cattivissimi tripolini hanno lasciato intatti i simboli del passato regime italiano. Limitandosi a dipingere di verde i fasci che adornavano i portici. Se lo scoprono Fiano e Boldrine ci tocca dichiarare guerra alla Libia ed ordinare bombardamenti a tappeto per distruggere gli odiati simboli. Curioso che persino i Paesi colonizzati abbiano rispetto per una parte del loro passato mentre il rispetto per la storia manchi ai politici italiani

mercoledì 2 agosto 2017

Il circo tragico italiano finge di bloccare le navi ong

L'Italia mostra i muscoli ai trafficanti di schiavi e ferma una nave di una ong che non ha accettato le nuove regole. Titoli risoluti per i disinformatori di professione di giornali e tg. La realtà è un po' diversa. La nave è stata scortata in un porto italiano, gli invasori sono regolarmente sbarcati, gli uomini dell'equipaggio hanno mostrato i documenti, la nave non è stata sequestrata. Davvero una risposta durissima, quella del governo italiano. Che, duro e puro qual è, si trova ora a far marcia indietro anche su Haftar, il generale libico che controlla la Cirenaica e che non piace ad Alfano e Gentiloni. Ora, dopo l'intervento di Macron, Haftar piace un po' di più. Ed è con Alfano, con questo disastroso ministro degli esteri con un passato da disastroso ministro degli interni, che il bollito di Arcore vorrebbe fare accordi, a partire dalle elezioni siciliane. Perché, spiega il circo tragico di Berlu (circo, non cerchio), con i pochi voti di Alfano si potrebbe vincere. Già, ma per far cosa? Se Alfano continua a fare Alfano anche nel centro destra, le politiche disastrose rimangono le stesse. E allora perché mai si dovrebbe votare il centro destra invece del centro sinistra o dei 5 stelle? Come può essere accettata una alleanza con chi ha governato con il bugiardissimo e sta governando con Gentiloni? Il centro destra vorrebbe governare per poter piazzare uomini e donne del proprio circo per far le medesime politiche del circo del bugiardissimo? Se, almeno, i personaggi proposti fossero di alto livello una chance ci sarebbe. Ma se l'idea è di riproporre Alfano e Lupi, Santanche' e Zanetti, magari con un ruolo semi ufficiale per Pascale, ragioni per votare il centro destra proprio non ne esistono. Per una flat tax promessa con la certezza che non verrà introdotta? Per una diversa politica sui migranti, sapendo che Pascale e il circo tragico si commuoveranno al primo reportage strappalacrime e imporranno di spalancare le porte? Per una politica economica e sociale più attenta al popolo quando il centro destra ha esultato per l'abolizione dell'articolo 18, per i licenziamenti facili? Per le indicazioni del bollito di Arcore che sogna Draghi, Marchionne e persino Montezemolo? Quel Marchionne che, dopo il trionfo della Ferrari in Ungheria, si chiedeva chi aveva lanciato in qualche festival di Sanremo quel motivetto a lui sconosciuto che accompagnava una bandiera simile a quella messicana. Ma è questo il nuovo circo che dovrebbe governare l'Italia?

martedì 1 agosto 2017

Corona sfascia il buonismo radical chic

Mauro Corona, da non confondere con Fabrizio Corona, insegue con un'ascia dei teppisti che gli avevano sfasciato la vetrata di casa. E subito l'imbarazzo della sinistra è grande. Perché Corona, con le sue comparsate in trasmissioni televisive politicamente corrette, era diventato una icona per la gauche caviar che trova tanto pittoreschi i personaggi come il montanaro che scrive libri. Poi, in realtà, qualcuno sostiene che Corona (un furbacchione) sia pronto per una candidatura con la Lega, ma questo sarebbe solo lo sberleffo finale ad una sinistra ottusa, arrogante, spocchiosa che vive nei salotti e per i salotti. Il problema vero, per le anime belle dei renitenti alla vanga, è che la vicenda di Corona ha solo evidenziato una rabbia che è ormai generale nei confronti dell'incapacità dello Stato di tutelare i cittadini italiani. Non solo a casa di Corona. A Mombaruzzo, in Piemonte, una anziana disabile è stata violentata da una grande risorsa. E il magistrato politicamente corretto ha subito mandato a casa lo stupratore. Arresti domiciliari a poche decine di metri dalla vittima. Poi, però, i renitenti alla vanga intervengo per spiegare che la difesa spetta solo allo stato e non al cittadino, che non ci si può fare giustizia da soli perché ci sono i magistrati. Appunto. Bisogna spiegare alle vittime quale giustizia sia quella che sa solo rimettere in libertà gli aggressori, quale difesa sia quella che non interviene mai quando se ne ha bisogno. Non sappiamo cosa farcene di uno Stato che si impegna solo per multare le auto in divieto di sosta e per dar la caccia a chi ha compilato un modulo in modo sbagliato. E allora ben venga la rabbia di Corona, la sua voglia di autodifesa e di farsi giustizia da solo. In attesa che lo stato provveda ad utilizzare le forze dell'ordine per tutelare i cittadini e non solo se stesso ed i propri rappresentanti. In attesa che vengano cacciati i magistrati che non applicano la giustizia in nome del popolo italiano ma solo in nome di principi astratti di buonismo politicamente corretto.

lunedì 31 luglio 2017

Censura per nascondere lo stupro di un'anziana

Una anziana donna di quasi 80 anni è stata stuprata e derubata da una grande risorsa che stazionava abitualmente di fronte ad un supermercato pugliese. La grande risorsa di tipo boeriano era impegnata a chiedere l'elemosina per pagarci le pensioni. Forse per questo i tg nazionali, a partire dal tg5 berlusconiano, hanno evitato di dare la notizia. E buona parte dei quotidiani di servizio l'hanno ignorata o minimizzata. D'altronde lo spazio era stato poco anche per l'autista di un autobus accoltellato da una grande risorsa al Nord. Qualcuno ne aveva scritto spiegando che il povero aggressore era frustrato perché la sua domanda di asilo era stata respinta. E allora cosa doveva fare la povera risorsa, secondo i buonisti renitenti alla vanga? Mica poteva rientrare nel suo Paese, dove non ci sono guerre ne' torture. Così stava in Italia e, non facendo nulla ma pensando a come pagarci le pensioni, era senza soldi e, dunque, aveva diritto di viaggiare gratis sui mezzi pubblici. Dunque la colpa, per i renitenti alla vanga, era dell'autista che magari pretendeva pure di far pagare il biglietto al nostro ospite. D'altronde l'Italia non è sola in questa disinformazione di servizio. La Germania è anche peggio. Due grandi risorse ammazzano e feriscono un po' di persone in due diversi episodi e la polizia, prima ancora di capire cosa sia successo, chiarisce subito che non si tratta di terrorismo. Come se ai morti importasse qualcosa se gli assassini arrivati da lontano abbiano commesso i crimini in nome del loro Dio o perché ubriachi, drogati, arrabbiati, dementi. Il problema è che questi criminali sono stati lasciati liberi di arrivare e di restare a far danni. L'Italia continua con le finte espulsioni di criminali che, non a caso, continuano a delinquere con il decreto di espulsione in tasca. E non basta la censura dei politici complici di questi crimini, non basta la censura dei media, pronti a raccontare del migrante eroe che salva un bambino italiano ma immancabilmente distratti di fronte ai crimini. Perché i buonisti renitenti alla vanga accusano di razzismo chiunque provi a raccontare la verità. Così scomoda, la verità. Così rivoluzionaria. Meglio insistere con le narrazioni di comodo di Boeri o con i campi di rieducazione che piacciono a Boldrine

venerdì 28 luglio 2017

Il centro destra deve trovare nomi credibili per governare

Di fronte al disastro del Pd, il centro destra ha una opportunità storica per tornare alla guida dell'Italia. Non è detto, però, che si tratti di una grande opportunità per l'Italia. Al di là della voglia del bollito di Arcore di arrivare ad un accordo con il bugiardissimo, quello che preoccupa è l'eventuale squadra di governo oltre alla scelta di chi dovrebbe andare a ricoprire ruoli cruciali nella società civile. Se il centro destra vuole conquistare i voti, questa volta deve consegnare ai potenziali elettori la lista dei ministri e dei boiardi di Stato. Perché il disastro delle altre volte lo ricordano tutti. E allora il bollito ed i suoi alleati vogliono riproporre fini intellettuali come Moratti e Gelmini? Vogliono risuscitare Brambilla? Oppure pensano di recuperare La Russa che tanto si era impegnato a fianco di chi ha assassinato Gheddafi, con una lungimiranza politica che dimostra la grande preparazione? Tornerà in auge Tremonti? Ma quello geniale che scrive libri totalmente condivisibili o il gemello che governa in senso opposto rispetto a quello che scrive? Il bollito riaccoglierà Lupi che non perde occasione per magnificare i risultati ottenuti dai governi di Gentiloni e del bugiardissimo? Quanto alla società civile, tutti si ricordano l'incapacità di gestire la Rai. Se l'informazione deve essere quella del Tg 5, tanto vale tenersi la disinformazione al servizio del Pd. E al posto di Boeri chi andrà? I cambiamenti non sono così scontati. Il centro destra si tenne il compagno Moretti alle ferrovie, dimostrando di non avere alternative nonostante il livello non eccelso di Moretti. E sul fronte culturale cosa vorranno fare Salvini, Meloni e Berlu? Nelle Regioni continueranno con un Maroni guidato e controllato da CL? Queste sono le risposte che il centro destra dovrebbe fornire quando si presenterà agli elettori. Perché le promesse su tasse da abbattere e su miliardi di posti di lavoro non convincono più nessuno. Servono i nomi, e che siano convincenti. Se il bollito di Arcore vuole Marchionne o Draghi, otterrà i voti di qualche banchiere e di qualche grande industriale, ma con nomi di questo tipo potrà godersi la pensione in villa

giovedì 27 luglio 2017

Macron delude i giornalisti di servizio italiani

Che brutto risveglio per i giornalisti di servizio italiani. Quelli che annunciavano orgasmatici il trionfo di Macron contro l'odiata Marine Le Pen. Quelli che erano ancora più tronfi dopo il successo di Macron alle politiche. L'Europa sconfigge i populisti. Maggior integrazione europea, apertura sugli invasori (quelli che in Italia si definiscono migranti), collaborazione con l'Italia e con Bruxelles. Un secolo fa? No, solo il mese scorso. Ma ora, in due giorni, i disinformatori di professione hanno incassato due ko fenomenali. Prima Macron, fregandosene dell'Italia, organizza a Parigi un vertice sulla Libia portando al tavolo i due principali contendenti. Poi decide che va ridiscusso l'ingresso di Fincantieri in Stx France, la cantieristica transalpina. E nel frattempo aveva pure rispedito in Italia le grandi risorse che avevano superato il confine di Ventimiglia. Uno schiaffo dopo l'altro. Ma i giornalisti di servizio spiegano che Macron è buono e deve fare la faccia feroce solo per accontentare il pubblico francese, dal momento che la sua popolarità è in rapido calo. Può essere per calcolo elettorale, per una colica renale o per un litigio con l'attempata compagna, ma il risultato non cambia. Ed è un risultato pesantemente negativo per il governo italiano e per l'inetto ministro degli esteri, quell'Angelino Alfano che ad Arcore vorrebbero riabbracciare. Tanto per dimostrare che un centro destra a guida Berlu continuerebbe il fallimento in atto. Ma l'aspetto più tragico e' che gli schiaffoni di questi giorni non sono stati dati da un personaggio di primo piano alla guida di un Paese in ottima salute. La Francia è in crisi come l'Italia e Macron non ha né la statura ne' il carisma di un grande politico. Ma di fronte all'accoppiata Gentiloni-Alfano anche un nano può sentirsi un gigante. Forse qualche risultato l'Italia riuscirà ad ottenerlo, perché in un negoziato si parte chiedendo cento e ci si accorda a 50. Non va però dimenticato che la Francia tende a tutelare gli interessi dei transalpini, a prescindere dalle posizioni politiche. E lo sgarbo italiano a Bollore', per tutelare la famiglia di Berlu nella scalata a Mediaset, non è stato gradito non solo dal finanziere bretone ma neppure dal governo di Parigi. Ora l'Italia paga anche per l'inciucio tra Berlu ed il governo di centro sinistra. Il tg5 potrà anche attaccare Macron per tutelare Gentiloni e Alfano, ma all'Eliseo se ne fregano.

mercoledì 26 luglio 2017

La menzogna come strumento di governo italiano

La menzogna deve essere insita nel bagaglio culturale del Pd e dei suoi disinformatori di servizio. Prima Gentiloni spiega che sono state al rialzo le stime di crescita del Pil italiano. E sino a qui è tutto corretto. Andrebbe magari aggiunto che il Fmi prevede anche un immediato rallentamento dell'economia italiana il prossimo anno, ma a Gentiloni deve essere sfuggito. Il bello, però, arriva dopo. Quando il presidente del consiglio aggiunge che l'Italia cresce più dei propri competitori. Ed i giornalisti ripetono ossequienti il mantra. Peccato che la Germania cresca di più, così come la Francia e pure la Gran Bretagna. Mentre la crescita della Spagna è quasi il triplo di quella italiana. Non sono questi i Paesi con cui ci confrontiamo? I paragoni dobbiamo farli con i Paesi extra UE? Bene, la Russia cresce più dell'Italia, così come Cina ed India.  Ma i tg fingono di non saperlo o proprio non capiscono. L'importante è imbrogliare. Lo stesso criterio utilizzato per raccontare l'incontro promosso da Macron tra i due principali protagonisti della tragica vicenda libica, Sarraj e Haftar. Magari gli impegni presi a Parigi non verranno mantenuti sul terreno, ma nel frattempo la Francia incassa un risultato di grande prestigio, dopo essere stata la maggior responsabile del disastro. Eppure la Libia avrebbe dovuto vedere l'Italia come grande protagonista della pacificazione del Paese. Ma se un Paese affida la propria politica estera ad Alfano, come può pretendere di ottenere risultati? Il massimo è stato il ringraziamento formale rivolto da Macron a Gentiloni, più una presa in giro che altro. Ovviamente il "merci" è stato interpretato dai giornalisti di servizio come un grande riconoscimento per l'opera italiana in Libia. A Macron sarà sufficiente il ringraziamento concesso all'Italia per provare a fare affari in Libia e per rafforzare la propria posizione con Russia, Egitto ed Emirati che sostengono Haftar. All'Italia verrà riconosciuto il diritto di accogliere tutti i migranti in fuga dai porti libici. Davvero un grande successo. Ma ci saranno sempre i disinformatori a riportare le menzogne del governo.

martedì 25 luglio 2017

Basterebbe il cervello contro il pensiero unico obbligatorio

Sul finire del Settecento, Jena non arrivava a 4mila abitanti eppure era un centro culturale famoso in tutta Europa. E a 20 km di distanza sorgeva la capitale del ducato, Weimar, con meno di mille case. Piccoli centri ma grandi idee, grazie ad un sovrano intelligente che favoriva arti e scienze. Goethe, Schiller, Humboldt si confrontavano in uno spazio così limitato e tra così poche persone. Potrebbe essere questa la risposta a chi si chiede com'è possibile fronteggiare i grandi numeri e le immense dimensioni di questo potere opprimente che impone il pensiero unico obbligatorio. Una risposta basata sull'intelligenza, sulla preparazione, sullo studio e non sulla superficialità, sulla banalità, sulla ricerca della strada più semplice. Quando Mariano Allocco, un montanaro intelligente e coraggioso, propose di realizzare una Accademia delle Terre Alte per portare una preparazione di livello elevato alle popolazioni alpine, qualcuno pensò che fosse una follia o, comunque, un'idea strampalata. Ora l'Accademia decolla, legata alla qualità e non ai grandi numeri. Certo, per la montagna è più facile procedere a cementificazioni selvagge di territori incontaminati, piuttosto di favorire uno sviluppo legato a idee nuove, a creatività e coraggio. Lo stesso vale per la pianura, per le città. Le idee non sono legate al numero. Ma lo studio è più faticoso di un semplice ricorso alla banalità. Il confronto tra cervelli lascia il posto agli slogan, i progetti creativi sono sostituiti da edifici banali quando non orribili, le idee nuove devono superare la barriera del pensiero unico obbligatorio. Mancano le occasioni di incontro tra chi pensa. Il potere favorisce l'isolamento. E chi si dichiara nemico del potere, o almeno dissenziente, organizza incontri inutili e banali, per evitare che emergano energie, che si distinguano personaggi di valore. La mediocrità non permette una opposizione, non permette un vero dissenso. I cervelli pensanti esistono ancora. I dissidenti preparati non si sono estinti. Manca un sovrano come Karl August, in grado di capire e valorizzare Goethe e Schiller. I nuovi sovrani non vanno al di là di J Ax e Fedez, anche Gabbani è troppo difficile per loro.

lunedì 24 luglio 2017

Boeri a favore dell'eutanasia degli anziani

Le evidenti difficoltà del bugiardissimo spingono avanti le seconde linee della sinistra italiana. A volte anche le terze linee e così può spuntare persino Boeri che si lancia in dichiarazioni assurde sulle pensioni, in linea con le esternazioni di Boldrine e questo dovrebbe far riflettere sulle nuove alleanze che emergono a sinistra. Il problema non è solo nelle dichiarazioni farlocche di Boeri che ricorda il contributo all'INPS garantito dagli allogeni ma dimentica che gli stessi allogeni regolari sottraggono, legittimamente, 6 miliardi di euro all'anno all'economia italiana con le rimesse inviate ufficialmente in Patria. A questi miliardi regolari andrebbero aggiunti i miliardi frutto di attività in nero oltre a quelle semplicemente criminali. Ma per il futuro candidato Boeri l'emergenza è rappresentata dal miliardo di euro all'anno destinato ai pensionati italiani che, per sopravvivere decentemente, si trasferiscono all'estero, magari nella stessa Europa, dove le tasse sono meno assurde e dove è possibile godersi i frutti di una vita di lavoro. Ma è questo che preoccupa Boeri e Boldrine. Se i pensionati vivono decentemente, vivono anche più a lungo. E questo rappresenta un problema per le casse INPS. Invece i nuovi schiavi sono sottopagati e avranno pensioni che non garantiranno una vecchiaia decorosa. Dunque creperanno in fretta. Boeri, nella sua fastidiosa faziosità, dimentica anche che le pensioni saranno pagate anche ai parenti degli allogeni trasformati in cittadini italiani, pur senza aver mai versato alcunché nelle casse italiane. Miracolo dei ricongiungimenti. Se invece l'allogeno decide di tornarsene a casa, i versamenti gli vengono restituiti, dunque le casse INPS si svuotano. Particolare irrilevante per chi aspira a ben di più di una posizione al vertice INPS. Però sarebbe il caso che gli italiani, quelli indigeni, conoscessero questi particolari irrilevanti prima di andare a votare. Boeri è il simbolo dei sostenitori di una eutanasia generalizzata per eliminare chiunque non sia più produttivo e, dunque, utile agli sfruttatori mondiali. Al lavoro sino a 70 anni e poi pensioni da fame per una morte rapida. La nuova sinistra che avanza

venerdì 21 luglio 2017

La censura è indispensabile per evitare il dissenso

La censura imposta da Fiano e compagni su ogni pensiero riconducibile al fascismo non è una operazione fine a se stessa. Ma rientra nell'ambito generale nel l'eliminazione di ogni forma di dissenso che rischi di trasformarsi in rifiuto della società imposta e del pensiero unico obbligatorio (Puo). Per questo si utilizzano i chierici della disinformazione di regime, giornalisti e pseudo intellettuali al servizio del nuovo regime planetario. Si impoveriscono le lingue locali e nazionali, accusate di passatismo, e si predica l'utilizzo dell'inglese di base come unica forma di comunicazione. La lingua è espressione di un pensiero e impoverire la lingua, o cancellarla del tutto, significa cancellare ogni radice, ogni eventuale pensiero eterodosso. Ma i chierici della disinformazione vanno oltre. Modificano il linguaggio per trasformare la percezione della realtà. Gli allogeni invasori diventano prima migranti e poi profughi. Gli zingari si trasformano in nomadi anche se sono stanziali da generazioni. I bombardamenti contro le popolazioni civili sono operazioni di pace. Vietato contraddire queste definizioni se si vuole evitare l'accusa di fascismo, di populismo, di complottismo.  Il Puo riesce inoltre a contare sul sostegno dei potenziali dissidenti che vengono utilizzati gli uni contro gli altri. Vuoi difendere la tua lingua e le tue radici? Puoi farlo, momentaneamente, se accetti di schierarti contro chi si batte per evitare l'invasione. Tu sostieni l'accoglienza senza limiti e il potere ti lascia cantare canzoni nella tua lingua. E appena saranno sconfitti i sovranisti, tu dovrai rinunciare alla tua lingua per non infastidire i profughi che avranno occupato il tuo paese. Un passo per volta, per bollirti senza che tu te ne accorga. In nome del buonismo, della lotta al nazifascismo e al duca di Mantova, della difesa contro i Visigoti e gli Unni, della guerra contro i Vichinghi ed i Saraceni. No, contro i Saraceni no, meglio accoglierli. Esiste ancora una opposizione contro il Puo? Esiste a livello individuale e di piccoli gruppi. Non a livello politico. La sinistra è organica e si reinventa l'Anpi per combattere ogni dissenso. E la destra è complice perché interessata solo alle poltrone. Si allea con il bollito di Arcore e con i suoi transfughi senza neppure trattare su spazi televisivi, radiofonici e sulla carta stampata. Meglio trattare sulle poltrone e sugli strapuntini. Per poi continuare a seguire le indicazioni del Puo. Evitando ogni forma di informazione e comunicazione che possa infastidire il sistema. Così dopo aver protestato per i danni provocati da Zanetti e dai suoi sodali montiani, il centro destra si ritroverà ad applaudire lo stesso Zanetti folgorato sulla strada di Arcore. Fianco a fianco con Lupi che continua a magnificare i risultati ottenuti dal governo del bugiardissimo e da Gentiloni, pur essendo pronto a farsi votare dal centro destra al prossimo giro.

giovedì 20 luglio 2017

I populisti crescono ancora e spaventano Fiano

Il povero Fiano, diventato famoso grazie alla sua furia iconoclasta, non è il solo alle prese con il terrore per ogni forma di dissenso. Uno studio europeo rileva che i populisti sono ormai la terza forza politica del Vecchio Continente e continuano a crescere nonostante le sconfitte in Francia e Olanda. Come tutti gli studi di questo tipo, l'approssimazione e' totale e la confusione pure. Nel calderone populista finiscono movimenti che si collocano a destra, a sinistra o non si sa dove. E su questo giocano i Fiano di turno, utilizzando giornali e tv di servizio per criminalizzare il dissenso e organizzando la protesta dei contestatori di comodo contro chi ha realmente un pensiero non conforme. Tuttavia non basta, il disgusto generale cresce. Le continue discriminazioni nei confronti delle popolazioni locali e a favore dei nuovi schiavi creano tensioni. Una grande risorsa accoltella un poliziotto e viene immediatamente rimessa in libertà; una addetta al controllore dei biglietti su un treno della Sardegna viene aggredita da un gruppo di grandi risorse e nessuno interviene; un altro controllore subisce la stessa sorte in Lombardia e il risultato è lo stesso; a Torino una trentina di spacciatori, tutti grandi risorse impegnate a pagarci la pensione, vengono bloccati dai carabinieri e il giorno dopo il lavoro di spaccio riprende regolarmente. È il mercato, bellezza. Sarà il mercato, sarà che ce lo chiede l'Europa, ma il disgusto dei sudditi vessati cresce. L'Italia ha il record europeo di giovani che non studiano e non lavorano, ma i percorsi di inserimento si organizzano per i nuovi arrivati. Aumenta il numero di italiani che non possono permettersi le vacanze, ma gli alberghi sono occupati dalle grandi opportunità mantenute dagli italiani compresi quelli che un hotel se lo sognano. Non va bene. Eppure il Pd e la sinistra alla Pisapia insistono a penalizzare gli italiani più deboli. Giocando sulle scelte assurde di un centro destra che, grazie al bollito di Arcore, è ora pronto ad imbarcare persino l'imbarazzante Zanetti, ex Sciolta Civica. Uno che gareggia con Alfano per la palma del peggiore e del più odiato. Ma ad Arcore sono pronti ad accogliere anche lui. E poi magari anche Portas. Per dimostrare che il tutto, in questo caso, e' inferiore alla somma delle parti.

mercoledì 19 luglio 2017

Il bollito di Arcore ora scommette su Tosi

Il bollito di Arcore è scatenato. E dopo aver spalancato le braccia per riaccogliere il ministro Costa, pronto a dimettersi in autunno dopo aver fatto parte dell'attuale governo in quota Alfano, il sultano di tutti i Dudu del mondo ha finalmente trovato il candidato perfetto. Non Draghi o Marchionne, lanciati e poi dimenticati, ma addirittura Tosi. Sì, l'ex sindaco di Verona, ex leghista, ex alleato di Parisi, attuale sostenitore di Gentiloni e del bugiardissimo. La squallida ammucchiata del bollito prende forma in vista delle elezioni politiche. Non un'idea, ma una squadra Arlecchino, con riciclati e scarti di partiti e movimenti vari. L'ideale per convincere gli elettori, per motivare gli astensionisti. Chi non sarebbe entusiasta di farsi governare da una banderuola come Tosi? Uno che ha piazzato la propria fidanzata come candidato sindaco di Verona e ne è uscito sconfitto? Uno che è passato dal sostegno di Cpi a quello del Pd? In realtà un personaggio di questa coerenza è perfetto per il bollito di Arcore. Ma Berlu non si ferma e cerca di creare problemi in casa Lega, facendo trapelare l'idea di una candidatura di Maroni come futuro presidente del consiglio. D'altronde Maroni è abituato a convivere con i centristi e soprattutto con Comunione e Liberazione e con la Compagnia delle Opere. Gli affari sono affari e la politica si adegua. Quello che è meno chiaro è il perché gli italiani dovrebbero votare per questa gente. Credibilità zero. Davvero qualcuno vorrebbe ritrovarsi la Brambilla come ministro? Con Dudu sottosegretario e Pascale a guidare le danze? O qualcuno rivorrebbe la Gelmini a guidare le politiche scolastiche con il suo tunnel tra Svizzera e Gran Sasso? Certo, l'ignoranza del ministro Fedeli non teme confronti, ma non è possibile doversi limitare a scegliere il meno peggio. Tra l'altro il bollito di Arcore dimostra un totale disprezzo nei confronti dei potenziali alleati, e non si tratta certo di un grande segnale. Ma è anche vero che i potenziali alleati non brillano per capacità. È possibile affidare il governo dell'Italia a chi non è neppure in grado di risolvere i problemi della propria fondazione politica che controlla le risorse economiche? Ma non bisogna disperare. Nella peggiore delle ipotesi il bollito di Arcore lancerà la candidatura di Luca Cordero di Montezemolo, lui sì che è un uomo vincente. Basta chiedere in Alitalia, in Frau, in Cinzano o all'organizzazione di Italia 90

martedì 18 luglio 2017

Il Rinascimento Italiano non passa da Alfano

L'improponibile Alfano si ripropone al centro destra. Nonostante i disastri combinati prima come ministro degli Interni e poi agli Esteri, il pessimo Alfano è pronto a farsi riabbracciare dal bollito di Arcore. Non importa che gli altri partiti del centro destra siano contro lo Ius Soli e Alfano sia favorevole. Non importa che gli altri siano quelli che hanno bocciato il referendum di dicembre e Alfano fosse uno strenuo difensore della portata voluta dal bugiardissimo. Il bollito di Arcore è pronto a riaccogliere tutti pur di superare i voti della Lega. Non importano i programmi, la coerenza, la sintonia con gli italiani. Conta solo l'ammucchiata per battere Salvini. Con il rischio di rovinare il momento favorevole, dovuto esclusivamente al fallimento del centro sinistra e non al fascino del centro destra. Quale differenza dovrebbero notare i cittadini tra un governo del bugiardissimo o di Gentiloni con un ministero affidato ad Alfano ed un governo di centro destra con un ministero affidato sempre ad Alfano? Ma per Berlu non ci sono cittadini, solo sudditi, proprio come per il bugiardissimo o per Gentiloni. D'altronde l'attuale presidente del consiglio ha dovuto far marcia indietro sullo Ius Soli ma ribadendo che se ne riparlerà in autunno. Perché gli italiani sono contrari e vanno rieducati dal governo degli oligarchi del centro sinistra. Ma invece di approfittare della situazione, il centro destra del bollito di Arcore punta a replicare il fallimento del Pd. Anche se i movimenti nell'area sono frenetici. A giorni dovrebbe diventare ufficiale l'accordo tra Sgarbi e Tremonti per il nuovo partito Rinascimento Italiano. Pronto ad alleanze con Fitto ed altri movimenti di piccole dimensioni. Personaggio carismatico Sgarbi, personaggio di grande competenza Tremonti. Ma il nodo delle alleanze resta cruciale. Quale Rinascimento può avere l'Italia con ministri come Alfano? O con una classe dirigente che, sul fronte della cultura e dell'istruzione , ha puntato su un ministro come Gelmini? Il bollito di Arcore insiste con Brambilla? È vero che il centro sinistra ha messo in campo Fedeli e Maria Elena Etruria, Poletti e Madia, ma se le alternative sono quelle indicate dal bollito di Arcore sarà difficile spingere al voto chi sta disertando da tempo le urne.

giovedì 13 luglio 2017

Distruggere l'Eur per nascondere il fallimento sui migranti

Di successo in successo la politica internazionale del governo Gentiloni, almeno a sentire le fantasiose ricostruzioni di politica estera del Tg5 o delle reti Rai. Sarà per questo che tutta l'Europa, con il francese Macron in testa, ha spennacchiato Gentiloni e la vergognosa politica italiana sui migranti. L'Europa, legittimamente e intelligentemente, pretende i rimpatri di chi non ha diritto a restare, cioè più dell'80% di chi arriva, secondo Macron. Ma l'Italia delle coop non rimpatria nessuno e pretende che gli altri Paesi si facciano carico di questo delirio falsamente umanitario e realmente legato a sfruttamento e speculazione. Così, per nascondere il fallimento in politica estera, interviene Fiano con la sua legge per eliminare la libertà di pensiero. E a lui si aggiunge l'amica degli invasori, quella Boldrine che sogna di abbattere tutti i simboli del fascismo. Cominciamo con il Foro Italico e proseguiamo: Eur, città di fondazione, ponti, strade, ferrovie. Com'è possibile che l'Italia democratica e antifassssista possa tollerare le belle e comode case popolari costruite nel triste Ventennio? Quando la repubblica democratica e antifasssista ha realizzato orrende costruzioni dove stipare chi ha bisogno di un alloggio popolare? Si tratta di un chiaro esempio di propaganda antidemocratica. Dunque abbattiamo i palazzi del tempo ed evitiamo imbarazzanti confronti. Ma, soprattutto, evitiamo di affrontare i temi del lavoro, delle migrazioni, della povertà, del crollo culturale. Armi di distrazione di massa contro ogni possibilità di analisi della realtà. Tra l'altro il rifiuto europeo di accettare la follia italiana sui migranti è la migliore pubblicità per l'Unione. Perché dimostra che i fallimenti nostrani non sono sempre imputabili a Bruxelles ma sono frutto della scemenza nostrana. E dimostra anche una cosa che, in fondo, tutti sapevamo perfettamente: la totale incapacità di Alfano che, benché nessuno se lo ricordi, è ancora il ministro degli Esteri

lunedì 10 luglio 2017

Il bugiardissimo scopre gli "aiuti a casa loro". A vantaggio di chi?

Il bugiardissimo scopre che i migranti è meglio aiutarli a casa loro. Una ricetta di semplice buon senso e non si capisce perché il buon senso sia mancato sino ad ora al bugiardissimo ed ai suoi compagnucci della parrocchietta. Certo, la folgorazione sulla via di Damasco è sempre possibile, almeno una volta ogni duemila anni. Ma il dubbio è legittimo, quando si tratta del bugiardissimo. Lui e i suoi sodali hanno sostenuto sino a ieri tutte le coop di ogni colore che hanno lucrato sui migranti, che hanno cooperato con le ong che flirtavano con gli scafisti. Un affare migliore rispetto allo spaccio di droga, ma il bugiardissimo ed i suoi sodali non se n'erano accorti. E allora sorge il dubbio che le varie coop stiano per azzannare la nuova ricca torta degli aiuti ai Paesi da cui partono i migranti. Gli italiani si sono stufati di pagare le tasse per vedere le nuove opportunità favorite sul lavoro, nelle liste per le scuole materne o per ottenere un alloggio. E allora meglio tassare gli italiani per favorire le coop che andranno ad aiutare lontano dall'Italia. Così i controlli saranno minori, la rabbia si ridurrà e gli affari no. Allora bisognerà ricordare agli italiani quanto costa davvero aiutare chi non vuole lasciare il proprio Paese e vuole lavorare onestamente. Con 40 dollari a testa è una volta sola, l'onlus  Artaban ha regalato a un centinaio di donne dell'Ecuador i macchinari per produrre articoli tessili e mantenere le rispettive famiglie. Non 40 euro al giorno, 40 e basta. Una iniziativa che funziona. E allora non bisognerà credere a chi racconterà che servono montagne di denaro italiano per offrire una prospettiva alternativa alle migrazioni. Servono idee ed onestà. E non si sa quale di queste doti sia più carente tra chi ha scoperto il nuovo business.

giovedì 6 luglio 2017

Anche l'Italia ha il suo Bobby Sands. Morto per fame in carcere

Il nome di Doddore Meloni dirà poco alla maggior parte degli italiani. Eppure è una sorta di Bobby Sands italiano, anzi sardo. Un indipendentista che non voleva la libertà per l'Irlanda del Nord ma per la sua isola, per la sua piccola patria. Doddore, in galera, ha scelto di seguire la strada di Sands e ha iniziato uno sciopero della fame che lo ha portato alla morte. Nella totale indifferenza dei media italiani. Nessuno ha seguito il suo calvario, a differenza di quanto era avvenuto per il patriota Nord irlandese. Nessuno si è preoccupato per le sue condizioni di salute. Una sorta di censura di una notizia scomoda. E non ha alcuna importanza se si è d'accordo o meno con le posizioni di Doddore Meloni. Non ha neppure importanza che la sua fosse una battaglia senza seguito reale. Era la lotta, disarmata, di un uomo contro uno Stato che non fa nulla per la sua terra. Uno Stato che lo aveva spedito in carcere, nonostante l'età avanzata, per motivi fiscali. Uno Stato vendicativo che non difende i sudditi dal l'invasione e dalle violenze degli invasori, ma che non tollera il benché minimo grido di libertà. Uno Stato che prevede interventi per il sostegno ed il reinserimento dei detenuti che hanno assassinato qualcuno, ma che si accanisce contro un anziano che sognava la libertà per la sua terra. Ma se lo Stato, in fondo, si difende con questi atteggiamenti e questi soprusi, ancora più squallido ed inaccettabile è il comportamento dei media. Sempre pronti a raccontare le nuove storie d'amore e di corna di qualche stellina in disarmo, sempre attenti al menù proposto alle grandi risorse ospitate negli hotel pluristellati della Sardegna. Ma così distratti di fronte allo sciopero della fame ed alla morte di un uomo che lottava per la libertà

mercoledì 5 luglio 2017

Boeri, così bugiardo da poter governare

Boeri scende in campo per un posto da presidente del consiglio. Dopo le menzogne del bugiardissimo e di Gentiloni è il presidente dell'Inps a lanciarsi nella gara a chi mente di più. Ma le bugie di Boeri sono ancora più gravi perché non si limitano ad abbellire una realtà che bella non è. Boeri punta a favorire l'invasione italiana, spingendo il Paese verso il baratro. Il presidente dell'Inps non si accorge dell'esercito di migranti che chiedono l'elemosina di fronte a supermercati, chiese, negozi. Non vede gli spacciatori che colonizzano interi quartieri. Non vede i lavoratori in nero. Macché, lui si accorge solo di quelli che lavorano con un contratto regolare. E che, per il 70%, hanno un contratto da operaio con salari da fame che non bastano a pagare le pensioni attuali e tantomeno a garantirle a chi sta lavorando. E non considera i costi per sanità, scuola, giustizia, case, ordine pubblico. Dimentica, Boeri, che il lavoro evolve verso la robotizzazione e l'industria 4.0. Ciò significa che ci sarà sempre meno bisogno di operai. Dunque le nuove risorse dovranno essere mantenute in quanto disoccupate. E dimentica, Boeri, che aver favorito la crescita irresponsabile dell'esercito industriale di riserva (come spiegava Marx) ha determinato un abbassamento dei salari e la cancellazione dei diritti. Provocando una disoccupazione record di italiani, con quasi il 40% di disoccupazione giovanile. Chi paga i costi di questa mancanza di lavoro? Boeri se ne frega. D'altronde lui è quello che aveva messo in guardia contro pensioni eccessivamente generose. Non le pensioni d'oro, ma quelle che non arrivano ai 2mila euro ma che consentono di vivere decentemente. E Boeri aveva spiegato che chi vive decentemente muore più tardi. Con gravi ripercussioni sui conti Inps. Disgustoso. Talmente disgustoso che il centro destra, qualora vincesse, potrebbe subito riconfermarlo. Così come era successo con Moretti al vertice delle ferrovie. E come vorrebbe fare il bollito di Arcore con Alfano. Il disastroso Alfano, l'inetto Alfano che ora sta spaventando l'Austria che osa difendere i propri confini. Tutti al Piave, a difendere i confini dall'invasione straniera. Ma questa volta tutti schierati sull'altro sponda del fiume sacro. Gli invasori non arrivano dalle Alpi

martedì 4 luglio 2017

Gentiloni, sui migranti è bugiardissimo bis

Gentiloni può davvero rottamare il bugiardissimo. Non perché stia governando bene, ma per la capacità di mentire uguale a quella del suo predecessore. Il presidente del consiglio è tornato dal vertice sui migranti millantando risultati positivi inesistenti. Aiutato, in questo, dai soliti corifei dei giornali e delle tv dì servizio. In primis il Tg5 che, dopo aver servito fedelmente ed acriticamente il bugiardissimo, si è già riconvertito al gentilonismo. Un segnale chiarissimo di un cambio di prospettive del bollito di Arcore che dubita fortemente di un successo del bugiardissimo e, dunque, cerca nuove sponde. Così il tg della famiglia di Arcore si entusiasma per l'accordo sui migranti anche se l'accordo è mancato ed anzi Francia e Spagna hanno sbattuto la porta in faccia a Gentiloni. Ora anche l'Austria anti populista ha minacciato di mandare le truppe al Brennero se l'Italia continuerà ad accogliere i migranti senza provvedere al rimpatrio di chi non ha il diritto a restare. Ossia, secondo il presidente francese Macron, l'80% di chi sbarca  e che deve quindi essere rimpatriato e non distribuito in Europa. Davvero un grande successo diplomatico. Ma la sinistra italiana si rifiuta di rimandare indietro chi non fugge dalle guerre e spera sempre di scaricare le conseguenze sugli altri. Il massimo risultato ottenuto da Gentiloni è stato un documento inutile sulle ONG. Alle quali viene chiesto, in pratica, di rispettare la legge. Dimostrando chiaramente che il governo è consapevole delle continue violazioni, anche se non fa nulla per contrastarle. Ma anche questo accordicchio è destinato a diventare carta straccia. Perché il governo che minaccia la chiusura dei porti italiani alle Ong che non rispettano la legge, sa benissimo di non essere neppure in grado di attuare la minaccia. Perché i giornali e le tv di servizio si scatenerebbero con servizi strappalacrime sui poveri migranti costretti a vagare per il mare. Dunque fallimento su tutta la linea. Così come è fallito il jobs act anche se si cerca di nasconderlo.

lunedì 3 luglio 2017

Fantozzi, uno di noi

Più di 200mila persone al concerto di Vasco Rossi, cordoglio generale per la scomparsa di Paolo Villaggio, poco pubblico ma entusiasta per Paola  Turci. Qualcuno si interroga sul perché giovani e meno giovani si mobilitino per seguire il concerto di un cantante e non si muovano per protestare contro il precariato e la crescente povertà. Eppure non dovrebbe essere difficile da capire. Da un lato ci sono artisti, cantanti e attori, che suscitano emozioni. Dall'altro ci sono politici che non hanno più un briciolo di credibilità. E chiunque provi a guidare una sacrosanta protesta viene immediatamente contestato e accusato di ogni nefandezza e di oscuri interessi personali. Mobilitarsi per una sinistra che rincorre le idiozie della gauche caviar e tutela solo i migranti mentre impoverisce e bistrattata gli italiani? Seguire un centro destra che, quando governa, non cancella le leggi assurde imposte dai governi della sinistra per mancanza di coraggio e, anzi, cerca di far peggio? Chi ha introdotto Equitalia? Chi ha votato per le leggi imposte dall'Ue per impoverire l'Italia? Oppure mobilitarsi per i grillini? Ma quali? Quelli che, con Grillo, si accorgono dei disastri provocati dal via libera agli sbarchi o quelli che, sul territorio, sono favorevoli all'invasione? Mobilitarsi sapendo che la polizia e la magistratura sono al servizio del sistema di potere e stroncano ogni manifestazione di dissenso politico mentre tollerano ogni violenza del sedicente popolo della notte? E allora assistiamo all'esegesi dei testi di Vasco per comprendere se il cantante è assimilabile a qualche schieramento partitico. In effetti sarebbe difficile un'esegesi del nulla cosmico presente negli interventi dei politici. I testi del bugiardissimo? Al di là delle menzogne, sono di una povertà assoluta. E gli equilibrismi del bollito di Arcore? Una sagra dell'ipocrisia. Le banalità della Brambilla o l'arroganza priva di ogni contatto con la realtà di Fiano. Bisognerebbe entusiasmarsi per le crozzate di Bersani o per l'eloquio da funerale di Mattarella? E allora è inevitabile che milioni di persone preferiscano seguire, dal vivo o in tv, un concerto di Vasco o che si commuovano per Villaggio. Perché si riconoscono più in Fantozzi che nei bobo della Leopolda. Perché accanto hanno la Pina e non le starlette di Mediaset. Perché la vita è fatta di emozioni e la classe politica italiana non è in grado di offrirle.

giovedì 29 giugno 2017

L'Europa contro l'agricoltura per tutelare i migranti

L'Unione europea minaccia tagli all'agricoltura. Ed i media di servizio spiegano che sarà l'effetto della Brexit perché al bilancio comunitario verranno a mancare 10 miliardi di euro ogni anno. Tutto vero. Peccato che l'Ue abbia chiarito che ad aggravare il bilancio saranno le spese per mantenere i migranti. Dunque, dal momento che gli eurocialtroni vogliono continuare a favorire l'invasione, a pagare il conto saranno gli agricoltori del vecchio continente. Naturalmente i giornali e le tv di servizio (tgrenzi5 spicca sempre per servilismo) fingono di ignorare che un aggravio di costi per l'agricoltura significa un aumento dei prezzi per i consumatori. Oppure significa che, per avere prezzi in linea con salari sempre più bassi, si abbandonerà completamente l'agricoltura europea per fa ricorso alle importazioni di cibo scadente in arrivo da ogni parte del mondo. La guerra all'agricoltura europea significa guerra alla sovranità poiché la dipendenza alimentare viene ancora prima di quella monetaria. Senza agricoltura di qualità saremo costretti ad accettare qualsiasi schifezza ricca di pesticidi e carne agli ormoni. Cibo spazzatura per il nuovo popolo meticcio dell'Italia e dell'Europa del Sud. Ma poi anche del resto del vecchio continente. Bisogna scegliere. Non più tra burro e cannoni ma tra l'Italia e gli invasori. Morire avvelenati da prodotti immangiabili o adottare una politica di difesa dei confini? I servi dell'informazione fanno finta di nulla. D'altronde il compagno Boccia, presidente di Confindustria, cerca di aiutare il bugiardissimo raccontando con entusiasmo che il Pil italiano crescerà quest'anno dell'1,3%, segno inequivocabile di una ripresa che è merito del bugiardissimo, di Gentiloni, di Padoan. Il compagno Boccia dimentica che l'inflazione viaggia intorno all'1,2-1,3%. Dunque, al netto dell'inflazione, la crescita del Pil è inesistente. Nonostante una folle spesa, totalmente improduttiva, per mantenere le legioni di migranti ed i finti volontari che campano grazie all'invasione.

mercoledì 28 giugno 2017

L'invasione di Bruttitalia per cancellare la grande bellezza

Più di 10mila  invasori in 4 giorni e il governo italiano scopre che esiste l'emergenza migranti. Emergenza per il numero eccessivo e per l'impossibilità di mantenere tutti? Macché. Il problema, per questi nemici degli italiani che guidando il governo, è rappresentato dai sindaci che rifiutano di accogliere tutti e dai Paesi europei che pretenderebbero i rimpatri di chi non ha diritto di restare. Così dovremo farci carico di almeno 230mila nuovi ospiti. Con un costo di 41 euro a testa ogni giorno per il puro mantenimento. Costi da sommare a quelli per la scuola, per la sanità, per la giustizia, per le abitazioni. In compenso, però, non c'erano i soldi per pagare la disoccupazione ad una donna italiana che, a Torino, si è data fuoco negli uffici INPS. E per lei non c'erano i percorsi per l'inserimento lavorativo, quei percorsi riservati agli ospiti. Ovviamente il governo se ne frega. E avverte che l'opposizione degli italiani alla legge sullo Ius Soli non fermerà la maggioranza a guida Pd. Mica governano in nome del popolo italiano. Loro sono al governo per obbedire alle strategie ed alle imposizioni di chi vuole un'Italia di schiavi, sfruttati e sottopagati. Per questo servono i migranti, per accrescere la concorrenza ed abbattere retribuzioni e diritti. E se il lavoro manca, ci si può sempre trasformare in volontari a pagamento che campano sui migranti, spartendosi le ingenti risorse a disposizione. Oppure gli italiani possono emigrare. Andando a fare i commessi a Londra, a raccogliere patate in Australia, a fare gli architetti nei Paesi dove la bellezza è anche una opportunità di lavoro e di sviluppo. Mentre l'Italia, il bel Paese per eccellenza, cancella il proprio passato in nome dell'emergenza strutturale e, soprattutto, in nome della distruzione delle radici e delle tradizioni. Se il mondo invidia all'Italia i capolavori del Rinascimento, i palazzi ed i monumenti, i resti archeologici romani ed etruschi, la gauche caviar provvede a distruggere tutto in nome della contemporaneità. Scatoloni spacciati per grattacieli d'avanguardia, parcheggi al posto dei resti di antiche fortificazioni, navi da crociera davanti a piazza San Marco. Bruttitalia ha bisogno dei migranti per cancellare ogni traccia di un passato di grande bellezza

martedì 27 giugno 2017

I moderati non esistono più. Solo un alibi per Berlu

Il bollito di Arcore ci riprova. Spaventato dal successo del centro destra alle amministrative, il sultano di Arcore tenta immediatamente di distruggere l'alleanza e, soprattutto, di deludere gli elettori. E si inventa un progetto moderato nella convinzione che i moderati, in Italia, siano sempre meno e che, dunque, non possano consentirgli di vincere nettamente. Obbligandolo, di conseguenza, ad un accordo con il bugiardissimo. Che, a sua volta, sta cercando di scrollarsi di dosso l'ala sinistra del Pd e all'esterno del Pd. Puntando ad un fronte moderato che è minoritario ma che gode dell'appoggio dei poteri forti. I giornali, le tv, i banchieri, gli speculatori. Gli unici moderati veri, perché hanno tutto da perdere. Il ceto medio, quello a cui sostiene di rivolgersi il bollito di Arcore, non è invece moderato. Ha smesso di esserlo quando si è reso conto che la moderazione significava solo rassegnazione di fronte ad un progressivo impoverimento. Si è arrabbiato, il ceto medio. Ed è arrabbiato il ceto popolare, alle prese con la concorrenza sleale dei nuovi schiavi. Ma il bollito se ne frega. Lui deve solo tutelare le sue aziende e gli altri possono anche morire disperati. I fans del sultano ricordano sempre che Berlu da' lavoro a 60mila famiglie. Ma dimenticano, i fans, che le politiche economiche accettate dal bollito di Arcore hanno creato milioni di disoccupati e un numero ancora maggiore di sottoccupati e di nuovi poveri. Gli interessi di Mediaset non sono quelli degli italiani. E allora ogni eventuale alleanza politica deve tenere conto di questo aspetto. Inutile andare a governare se poi le politiche sono le stesse del bugiardissimo, quelle imposte dalla Troika, da Soros, dagli speculatori europei e statunitensi. Il 50% di astensione dalle urne è la dimostrazione di una rabbia impotente, non di una moderazione che non trova sbocco. Se ne sono accorti anche nel centro sinistra. In Piemonte il Pd vinceva anche grazie al sostegno del partito che si chiama, appunto, Moderati. Era arrivato alla doppia cifra in alcune elezioni. Ora è precipitato a percentuali ininfluenti e il Pd se ne libera. Pronto a sostituirlo con il voto dei migranti, probabilmente. Una scelta che di sicuro non provoca reazioni moderate tra il ceto medio e quello popolare.

lunedì 26 giugno 2017

Lo Ius Soli sconfigge il Pd nei Comuni

Lo Ius Soli sconfigge il Pd e le sinistre politicamente corrette. Il criminale tentativo di distruggere ciò che resta del popolo italiano ha pesato, alle elezioni amministrative, più delle proposte avanzate dai candidati del centro destra vincente quasi ovunque. E il record di astensioni evidenzia ancora una volta la distanza tra politica e cittadini. Il centro destra che, giustamente, festeggia il risultato di ieri, non deve dimenticare che più di metà degli elettori ha disertato le urne e che, di conseguenza, ogni risultato può essere ribaltato da una maggior affluenza. Il segnale di disgusto nei confronti del bugiardissimo, delle menzogne del governo e, soprattutto, della follia dello Ius Soli è evidente. Basterà per garantire il successo alle prossime politiche? Improbabile. Anche perché, a livello di elezioni politiche nazionali, il Movimento 5 stelle tornerà competitivo e le incertezze del sultano di Arcore rappresentano un freno che non viene percepito alle consultazioni locali dove contano di più i candidati alla poltrona di sindaco. Così all'Aquila vince il centro destra grazie alla credibilità di un candidato che ribalta pronostici e risultati del primo turno. Così a  Verona vince la Lega contro la candidata dell'ex sindaco ed ex leghista Tosi. È il centro destra conquista l'inespugnabile Genova, grazie anche ai disastri dell'ex sindaco Doria. Ma si impone anche ad Alessandria, ribaltando i pronostici. In compenso perde, a meno di riconteggi, Acqui che passa ai grillini. Capaci di recuperare 20 punti tra primo e secondo turno perché il sindaco uscente di centro destra rifiuta l'alleanza con Fdi.  E perde per 6 voti. Si tratta ora di approfittare di un momento favorevole per preparare le elezioni politiche. Ma i primi cittadini del centro destra riusciranno, questa volta, a far rete? A mettere insieme iniziative intelligenti che colleghino Pistoia con Omegna, Como con Sesto San Giovanni, Monza con Oristano? Oppure, ancora una volta, ciascuno procederà per conto proprio, con programmi banali, con progetti simili a quelli del Pd, con iniziative che non vanno al di là della sagra del peperone o della festa della porchetta?

venerdì 23 giugno 2017

Poca acqua, troppi abitanti e ne arrivano altri

Siamo all'allarme siccità. Poca acqua per un numero eccessivo di abitanti. A Roma si è arrivati alle ordinanze per riservare l'acqua al solo uso potabile. E come interviene il governo? Favorendo l'invasione. Centinaia di migliaia di persone in più ogni anno, per aggravare una situazione che diventa sempre più drammatica non solo sotto l'aspetto economico ma anche dal punto di vista ambientale. Ma servono schiavi a chi non sa fare impresa in modo corretto. Invece di investire si preferisce importare schiavi, abbassando anche le condizioni di lavoro per gli italiani. E chissenefrega se il territorio non è in grado di accogliere tutte le grandi risorse in arrivo da ogni parte del mondo. Aumenta l'inquinamento, cala la disponibilità di acqua, ma continuiamo a fare traffico di esseri umani per la felicità degli speculatori, degli spacciatori, degli organizzatori della prostituzione e delle associazioni filantropiche che lucrano su tutto questo e che, proprio per questo, sono complici. Però, di fronte ai nostri record di inquinamento, chiudiamo gli occhi (ed il naso) e protestiamo contro Trump che abbandona gli accordi sul clima. Chiudiamo gli occhi e tappiamo la bocca a chi protesta contro i fumi tossici che si levano dai campi Rom dove si brucia il materiale rubato. Ed ora, a forza di  chiudere la bocca a chi osa protestare, possiamo prepararci alla guerra civile per l'acqua. Naturalmente i soldi si utilizzano per le organizzazioni di schiavisti, non per progettare impianti di desalinizzazione. E la montagna, che ancora per qualche decennio garantirà l'acqua alla pianura, viene ignorata o, tutt'al più, considerata un territorio abbandonato dove collocare i nuovi schiavi, cancellando cultura e tradizioni. Non c'è da stupirsi. Grazie anche alla gravissima ingerenza di monsu Bergoglio, si punta al meticciato per cancellare ogni differenza. Eppure Benedetto XVI aveva scritto tomi sulla necessità di difendere la natura anche attraverso la tutela delle diversità. Si difende lo scoiattolo rosso dall'invasione dello scoiattolo grigio, ma guai a pensare di tutelare la diversità tra gli esseri umani. Gli speculatori vogliono uomini e donne senza differenze, con gusti omogenei, con comportamenti indifferenziati. Schiavi da sfruttare in cambio di una bottiglia d'acqua. Magari inquinata.

giovedì 22 giugno 2017

Teppismo e spaccio per nascondere i crimini del governo

Meno male che il sindaco pentastellato di Torino, Chiara Appendino, doveva rappresentare il fiore all'occhiello del movimento grillino. Il contraltare del sindaco di Roma, Raggi. Invece le tante anime dei 5 stelle hanno portato alla paralisi su un fronte non proprio secondario: la sicurezza. Non è stato solo il disastro della finale della champions di calcio, con un morto e un migliaio di feriti grazie al l'incapacità di gestire la piazza e di impedire l'afflusso di venditori abusivi di bottiglie di birra. A seguire ci sono stati attacchi alle forze dell'ordine che provavano ad intervenire per bloccare altri abusivi in varie zone della cosiddetta movida torinese. Prefetto, questore e sindaco, con una magistratura imbarazzante, stanno lasciando la città in balia di spacciatori, ladri, inquinatori, vandali. Un gruppo di ragazzi viene buttato fuori da una piscina comunale? Per vendetta incendia la piscina. Nella certezza di non aver conseguenze anche nel caso in cui venissero scoperti. Il parco del Valentino è area di libero spaccio. Se qualcuno viene arrestato, provvede la magistratura a rimandarlo in fretta al lavoro. Nei campi Rom si bruciano i cavi rubati per ricavare il rame, si sprigionano fumi tossici ma si interviene contro i cittadini delle case vicine che protestano contro l'inquinamento. E se la protesta di piazza, per i divieti di consumo di alcolici per strada, degenera, la polizia non interviene contro i responsabili dei disordini ma contro le famiglie che si godono una pizza nei dehors della zona. D'altronde i fomentatori dei disordini sono sempre gli stessi, conosciuti e lasciati liberi di compiere violenze di ogni tipo. Ovviamente non è solo una questione torinese. La violenza dilaga perché serve a distrarre dai disastri provocati dal governo. Non si fa nulla per la ricostruzione post terremoto? E allora che si discuta di spaccio. Non si fa nulla per frenare l'invasione (anzi, la si favorisce)? E allora vai con i divieti sulla birra dopo le 8 di sera. Si prepara una manovra lacrime e sangue per compiacere Bruxelles? E allora lasciamo via libera a teppisti di ogni risma. Basta distrarre l'opinione pubblica. E Appendino, sotto questo aspetto, è sicuramente più preparata di Raggi

mercoledì 21 giugno 2017

Gentiloni fa la guerra alla Cina, ma spera nei soldi di Pechino

Macron e i suoi mandanti hanno scoperto che la Cina può rappresentare un problema. Per la Francia, innanzi tutto. E, dunque, avendo portato alla presidenza francese l'ologramma Macron, con il plauso di tutti gli euro burocrati, i mandanti lo utilizzeranno per modificare la politica commerciale e la politica estera dell'intera Unione Europea. Ovviamente a fianco di Macron si è già piazzato Gentiloni, uomo per tutte le stagioni. Basta che il suo esperto di look politico fischi ed il presidente del Consiglio cambia abito. "Siamo contro ogni protezionismo" aveva assicurato Gentiloni. Che ora, con l'amico Macron, sta pensando a cosa fare contro la Cina. "Siamo a favore degli investimenti stranieri in Italia", aveva aggiunto. Ma ora, su ordine dell'Eliseo, scopre che gli investimenti cinesi possono essere pericolosi. Non che a Pechino si preoccupino più di tanto delle giravolte romane. E ancor meno si preoccupano delle offensive della stampa di regime italiana. Pronta a spiegare che gli investimenti cinesi in Pakistan sono una follia utile solo ad irritare l'India. Così irritata, l'India, da aver rafforzato proprio insieme al Pakistan la sua presenza nella Sco, l'organizzazione alternativa alla NATO che raggruppa anche Cina, Russia, vari Paesi ex sovietici mentre diventa sempre più stretta anche la collaborazione con l'Iran. La stampa italiana di servizio ha preferito sorvolare. Insistendo, invece, sui rischi economici della Via della seta ferroviaria per intensificare i commerci tra Cina ed Europa passando attraverso l'ex impero sovietico. E come dimenticare l'errore commesso da Pechino che ha puntato sul porto greco del Pireo? La Cina avrebbe dovuto scegliere Gioia Tauro, ignorando problemi di criminalità e infrastrutture. Sembra molto la storia della volpe e l'uva. Dal momento che investono altrove, spieghiamo che gli investimenti non vanno bene. Ma siamo ovviamente pronti a continuare a svendere aziende e quote azionarie quando Pechino si presenta con i soldi. Nel frattempo a Roma si fa passare il Ceta, l'accordo con il Canada sui commerci. Per annientare l'agricoltura italiana e favorire le multinazionali statunitensi che utilizzeranno il Canada come testa di ponte per invadere l'Italia e l'Europa

martedì 20 giugno 2017

Tassa sulle macerie: nessun colpevole

La tassa di successione da pagare sulle macerie dei paesi terremotati pare sia stato un errore. Ma, ovviamente, nell'Italia dell'irresponsabilità il nome del colpevole non viene fatto. E non si sa chi sia il colpevole per l'immobilita' nella ricostruzione. Sempre e soltanto "la burocrazia ", mai un nome ed un cognome. La nebulosa della burocrazia permette di nascondere errori, cialtroneria, distrazioni, incapacità. E non vale solo per il settore pubblico. Di fronte a certi orrendi palazzi costruiti ovunque in Italia negli anni della spartizione tra Dc e PCI, nasce il desiderio di conoscere il nome del funzionario che ha permesso simili porcherie ma, soprattutto, il nome dell'architetto o del geometra responsabili del progetto. Una grande targa da apporre sulla facciata della costruzione, ad imperitura memoria.  In modo che gli eredi possano vergognarsi mentre si godono il frutto di simili schifezze. Bisogna fregarsene della boiate politicamente corrette come la privacy. Hai rovinato una strada, un quartiere, una piazza? E allora goditi il tuo momento di celebrità, oltre ai denari che hai incassato. Ma questo è il Paese dello scarico di responsabilità. È sempre colpa di altri. C'era chi accusava il destino cinico e baro per una sconfitta elettorale e chi scaricava la colpa sugli elettori che non avevano capito il messaggio. Un giornale brucia 350 milioni di euro in pochi anni ed i vertici della proprietà non se ne accorgono e poi danno la colpa al costo del lavoro dell'usciere. A Torino, dopo gli oltre mille feriti in una piazza a causa della tolleranza politicamente corretta nei confronti dei venditori abusivi, si individua l'unico responsabile in un barista che non aveva avuto il tempo di smontare il dehors. Nessun colpevole se nei campi Rom si continua a bruciare rifiuti tossici, per ricavare rame rubato, che avvelenano gli abitanti delle case vicine. Bisogna chiedere all'ufficio competente X che rimanda all'ufficio Y ma dopo aver presentato domanda all'ufficio Z che la perderà. Nessun colpevole, nessun responsabile. Si può proseguire tranquilli verso il baratro.

lunedì 19 giugno 2017

Il potere si rafforza grazie al non voto

Macron trionfa al secondo turno delle elezioni francesi. Trionfa? È vero che conquista la maggioranza assoluta dei deputati ed avrà la possibilità di fare tutte le riforme che vuole, anzi quelle che vogliono i banchieri ed il grande capitale. Ma è anche vero che i votanti complessivi sono stati meno del 50%. Colpa di Macron? Ovviamente no. Colpa di tutti gli altri leader politici che non sono stati in grado di portare i francesi alle urne. Colpa del Front di Marine Le Pen, dei repubblicani, dei socialisti e della Francia non sottomessa di Melenchon. Forse perché la Francia è già sottomessa nonostante le dichiarazioni. Ma non è il caso di illudersi: in Italia la situazione non è molto diversa. E lo si vedrà domenica, ai ballottaggi. A prescindere da chi conquisterà la poltrona di sindaco nelle varie città. Perché lo scollamento tra partiti e sudditi diventa sempre più evidente. Votare per il bugiardissimo che impone tasse e balzelli e poi va in tv a raccontare che gli italiani pagano meno? Votare per i 5 stelle che ora, improvvisamente, scoprono il suicidio di massa italiano provocato dallo Ius Soli mentre parte del movimento resta favorevole all'invasione? Votare per un centro destra con Berlu che utilizza le proprie tv per sostenere il bugiardissimo e lo Ius Soli mentre poi va a fare dichiarazioni farlocche in senso opposto? O votare per una destra che si ostina a non voler predisporre un programma credibile e realizzabile per mancanza di competenze interne? Quella destra che si lamenta per l'ostilità dell'informazione di regime ma poi evita accuratamente di utilizzare le cospicue risorse della fondazione An per dotarsi di una propria rete di informazione? Forse perché tutti aspettano solo che un intervento esterno permetta di spartirsi i soldi della fondazione? Perché mai gli elettori dovrebbero andare alle urne? È vero, chi non vota non ha neanche diritto di lamentarsi dopo le elezioni. Ma diventa sempre più difficile fidarsi di partiti e movimenti di questo tipo. Pronti a cavalcare una qualsiasi protesta, magari sacrosanta, ma incapaci di trasformarla in proposta alternativa. Troppo attenti alle formulette per farsi rieleggere è poco attenti alla realtà. Fidarsi del bugiardissimo? Di Berlu? Impossibile. Fidarsi di chi non sa gestire la propria fondazione e vorrebbe gestire l'Italia?

mercoledì 14 giugno 2017

Ambiente: tutelare gli insetti e non la biodiversità umana

Tutti indignati per il voltafaccia di Trump sui temi ambientali. Il ricco presidente yankee pensa agli affari e non alla sopravvivenza del pianeta. Poi tutti questi ambientalisti a giorni alterni, pronti a protestare per i rischi di scomparsa dell'insetto che vive in 4 metri quadrati della foresta amazzonica, se ne fregano della biodiversità quando si tratta di esseri umani o, peggio ancora, di cultura. Allora la tutela della diversità si trasforma in obbligo di cancellare questa diversità. Meticciato obbligatorio, culture unificate. Difendiamo il pomodoro di Pachino e cancelliamo l'uomo italiano. D'altronde, ci spiegano le tv di regime, gli italiani fanno sempre meno figli (magari perché i soldi vanno ai migranti) e diventa dunque indispensabile favorire l'invasione per avere a disposizione nuovi schiavi da sfruttare. E l'odio del politicamente corretto nei confronti dell'ambiente reale si nota anche nella censura generale riguardo al premio Acqui Ambiente che viene promosso da un Comune non allineato politicamente. I premi, a volte, vengono assegnati a personaggi discutibili (quest'anno a Calabrese), a dimostrazione di una onestà intellettuale che prescinde dagli schieramenti. Ma al politicamente corretto non basta. Il premio è ignorato dell'assessore regionale all'ambiente (che non si sa cosa faccia, in realtà), viene ignorato dall'assessore alla cultura (si tratta di libri) e viene ignorato dal Salone del libro di Torino che raggruppa premi e manifestazioni culturali di tutta Italia, purché di parte giusta. Ma diventa difficile criticare la sinistra faziosa quando i comuni guidati dal centro destra fanno esattamente la stessa cosa. Quanti sono quelli che hanno proposto un gemellaggio con la manifestazione di Acqui? Quelli che hanno presentato i libri premiati all'Acqui Ambiente e all'Acqui Storia? La capacità di far sistema è pari a zero. A cominciare dalla confinante Liguria che, sul fronte culturale, non è cambiata molto con il successo di Toti e del centro destra. Magari, invece di vantare i successi ottenuti in qualche piccolo Comune della Penisola e delle Isole, si potrebbe alzare lo sguardo e pensare a collaborare

martedì 13 giugno 2017

Per governare servirebbe il pensiero. Troppo pericoloso

Il bollito di Arcore assicura che l'elemento trainante del centro destra resta Forza Italia. Anche alle amministrative. Le sue badanti, evidentemente, non gli hanno spiegato il ruolo fondamentale delle liste civiche. Che, dal nord al sud, hanno conquistato spazi sempre più estesi, occupando le praterie lasciate libere dall'incapacità dei partiti tradizionali. Ciò nonostante l'astensione viaggia sempre intorno al 40% e questo evidenzia i limiti di una politica affidata alle civiche ed all'iniziativa individuale di qualche personaggio che, in aree particolari, compie veri e propri miracoli. Perché tali sono gli exploit che caratterizzano varie formazioni in città diverse. Così Cp conquista, in alleanza con un'altra lista, l'8% a Lucca mentre altrove veleggia intorno all'1-2% quando non scende anche al di sotto. E Fdi ottiene ad Asti una percentuale clamorosa che non viene ripetuta in altre città dello stesso Piemonte. Sono successi politici o successi individuali di esponenti particolarmente bravi? Ma al di là dei movimenti, partiti e liste varie, qual è il senso - più ancora del ruolo - dei vari partiti? La partecipazione popolare ha lasciato il posto agli scazzi e alle lamentele sui social. Più facile criticare che impegnarsi, è vero. Ma le strutture di partito (o di movimento, ma è solo una differenza nominale) quanto spazio lasciano alla partecipazione reale degli elettori? Accettati solo se disposti a ruoli di bassa manovalanza. Mai nella fase di elaborazione delle idee, delle proposte. D'altronde le proposte sono sempre più banali. Si procede per slogan, più facili da condividere sui social rispetto a proposte che andrebbero persino lette prima di essere commentate. Mancano le scuole di partito (serie) per preparare la classe dirigente. E ci si ritrova con ministri come Madia, Etruria, Fedeli, Poletti. Forse è proprio quello che si vuole. Scoraggiare la partecipazione per gestire in autonomia il potere o anche solo gli strapuntini nel sottoscala. Senza interferenze di cittadini che vogliono pensare, che osano studiare, che si illudono di proporre. Meglio i sudditi chiamati al voto una volta ogni tanto, e pazienza se all'appello sono sempre in meno a rispondere. Così si possono riproporre ad libitum le solite facce dei soliti noti. Tra una sconfitta ed un successo estemporaneo, sempre gli stessi. Autocondannandosi alla totale irrilevanza, persino in caso di successo. Perché nessuno può credere davvero che le decisioni strategiche di un eventuale governo di centro destra verrebbero prese da Brambilla, Ravetto, La Russa, Tosato, Calderoli, Nastri. Ma lorsignori hanno il terrore di una elaborazione del pensiero che emerga da think tank esterni, da centri studi non controllati. Meglio distribuire un po' di soldi ai soliti amici cambio di 2 paginette facili facili sul nulla.

lunedì 12 giugno 2017

Perde Grillo, ma anche Berlu che sognava l'inciucio

Alle elezioni amministrative il flop dei 5 stelle è evidente. E Chiara Appendino, sindaco di Torino impegnata ad accordarsi con i poteri forti a partire dalla famiglia Agnelli-Elkann ed entourage vari, ha non poche responsabilità dopo gli incidenti nella piazza subalpina. L'immagine di governabilità pentastellata è andata in frantumi mentre il sindaco e consorte erano ospiti degli Agnelli nello stadio di Cardiff. Ma il grande sconfitto non è Grillo, bensì Berlu. Il successo del centro destra in molte città, dal nord al sud, rappresenta la clamorosa sconfessione dei progetti di inciucio di Berlu con il bugiardissimo. Agli elettori l'inciucio non piace. Vogliono un centro destra compatto per governare in prima persona, non per farsi guidare dal bugiardissimo e dal Pd o dai tecnocrati come Draghi che tanto entusiasma il bollito di Arcore. A Berlu non è bastato il grigiocrate Monti, agli elettori sì. E non vogliono ripetere la disastrosa esperienza. Ovviamente il voto amministrativo è molto diverso da quello per le politiche. E i grillini possono tranquillamente ritornare in partita. Soprattutto se il centro destra non riuscirà a proporre un programma di governo credibile e condivisibile. Tenendo conto che il bugiardissimo ha già ottenuto in questa tornata elettorale Il sostegno degli scissionisti di Mdp. E in vista delle politiche riproporrà l'alleanza con tutto ciò che sta a sinistra del Pd, da Mpd di Bersani e D'Alema sino ai gruppi che fanno capo a Pisapia e compagni. In questo scenario il bollito di Arcore dovrà decidere se puntare sulla possibile vittoria, mettendo fine al sostegno che le sue TV assicurano al bugiardissimo, oppure se insistere sulla possibile alleanza - ma in posizione subordinata - proprio con il bugiardissimo. Insistendo con l'appoggio delle TV Mediaset affidate a Piersilvio e con quello di Mondazzoli sotto la guida della figlia Marina. Ma anche a destra di Berlu occorrerà confrontarsi con la realtà. Prendendo spunto da ciò che è successo in Francia. Marine Le Pen ha perso perché ha sbagliato campagna elettorale. Ha puntato troppo sull'uscita dall'euro e dall'Europa, mentre i francesi volevano risposte sull'invasione e sull'economia famigliare. E lo stesso è avvenuto in Gran Bretagna dove il laburista Corbyn, considerato un perdente incapace, ha compiuto una grande rimonta puntando su una riforma economica e sociale in netto contrasto con il pensiero unico obbligatorio che  vuole povertà e sfruttamento. Corbyn ha stravinto tra i giovani. Un segnale chiaro per le opposizioni in Italia. Che dovranno anche trovare il modo per far conoscere le proprie proposte, se mai riusciranno a formularne una.

venerdì 9 giugno 2017

Ingovernabilità sintomo della divisione in ogni Paese

Anche la Gran Bretagna alle prese con l'ingovernabilita' post elettorale. Un dato che preoccupa gli oligarchi di ogni Paese, impegnati ad individuare meccanismi di voto che assicurino il governo è la maggioranza anche solo con il 20% dei consensi. Ci stanno spiegando che la democrazia è un sistema antiquato, che non risponde più alle esigenze del mondo attuale, della modernità. I popoli possono avere il diritto di giocare con le urne, indicando partiti e candidati preferiti, ma poi bisogna lasciar spazio agli oligarchi, gli unici che possono governare perché sanno cos'è il bene e cos'è il male. Per il Paese? No, ovviamente. Per loro. E allora assistiamo al lavoro di alchimisti in erba, di aspiranti stregoni, impegnati nella ricerca della pietra filosofale in grado di trasformare un piccolo gruzzolo di voti in una maggioranza stabile. Perché ogni inciucio comporta una spartizione di potere e gli oligarchi soffrono quando devono spartire ciò che è loro per diritto divino. Nessun interesse, ovviamente, per il significato reale di questi voti sempre più complicati in ogni parte del mondo. Perché sarebbe fastidioso ammettere che ogni società diventa sempre più divisa e sempre meno coesa. Interessi contrapposti, timori, rabbia, frustrazione, mancanza di fiducia nelle classi dirigenti e nel futuro. Ognuno cerca una via di fuga, un'uscita di sicurezza. Non sono convincenti i conservatori della May, non sono convincenti i laburisti di Corbyn. Ma vale in Italia con il bugiardissimo e con Berlu, vale in Francia ed in Spagna. Schieramenti intercambiabili perché legati alle oligarchie finanziarie ed economiche che hanno distrutto ogni Paese. Si vota, quando si decide di andare a votare alzandosi dalla poltrona, a casaccio. Per disperazione. Programmi irrealistici, che non convincono. Oppure banali e del tutto inadatti a cambiare la situazione. E candidati indecenti, riesumati da un oblìo che rappresentava la condanna per anni di fallimenti e di comportamenti inaccettabili. Oppure imposti dai vertici dei partiti per premiare servilismo, omertà, complicità. Ma ciò che è più grave è la totale mancanza di voglia di cambiare una simile situazione. Così si marcia verso voti sempre più frammentati e con urne sempre meno frequentate. Nella convinzione che, comunque vada, nulla cambierà e gli oligarchi si accorderanno per spartirsi ciò che resta

giovedì 8 giugno 2017

Le Trumpate nel Golfo rianimano Putin

Putin sta attraversando un momento di difficoltà sullo scenario internazionale, ma per fortuna del capo del Cremlino ci sono sempre le Trumpate a migliorare la situazione. Il presidente americano è andato in Arabia Saudita a vendere montagne di armi e ha scatenato il fronte sunnita contro il sunnita Qatar e contro l'Iran sciita, additando Teheran al mondo come il nemico principale. E, guarda la coincidenza, l'Isis ha subito provveduto a colpire Teheran, tanto per evidenziare da chi prende ordini. Ora Trump sta tentando di fare marcia indietro sul Qatar, dove gli Stati Uniti hanno basi militari fondamentali. In cambio il presidente americano chiede "solo" la rottura dei rapporti con l'Iran. Peccato che Qatar e Iran abbiano appena iniziato a lavorare insieme per lo sfruttamento di un mega giacimento di gas. E in tutto questo scenario riemerge Putin. Che, in Siria, stava cercando di allentare i rapporti con Teheran in nome di una spartizione del mondo con Washington. Invece, dopo l'attentato, Putin si è precipitato a solidarizzare con il governo iraniano. Infastidito anche dai nuovi attacchi criminali degli USA ed alleati vari contro le truppe regolari siriane, con decine di morti di cui nessuno ha parlato. In Siria, inoltre, si stava sfaldando la precaria alleanza tra Russia e Turchia che stava tornando sotto l'ala americana. Invece, dopo le minacce saudite contro il Qatar, Erdogan ha offerto proprio al disarmato Qatar l'invio dei soldati turchi per proteggere l'emirato da eventuali aggressioni saudite. Così la Turchia, grazie alle Trumpate, si è ritrovata dalla stessa parte dello schieramento con la Russia e con lo storico rivale iraniano. Un gioco pericoloso, quello di Trump. D'altronde i miliardi non garantiscono la capacità di comprendere il mondo. Così come, in Italia, un incarico da ministro dell'Istruzione non tutela dall'ignoranza. Almeno evitiamo di stupirci se, con questa classe politica, veniamo esclusi da ogni iniziativa di livello internazionale

mercoledì 7 giugno 2017

Ius Soli, per evitare di dover espellere terroristi e spacciatori

Finalmente abbiamo anche il terrorista dell'Isis italiano. Italo-marocchino in realtà. Ma uno dei terroristi che hanno attaccato Londra aveva comunque anche la cittadinanza italiana. Dunque non poteva essere espulso benché sospettato di essersi avvicinato all'Isis. Nel suo caso, avendo una madre italiana, non c'era neppure bisogno dello Ius soli, il demenziale principio di sradicamento che il parlamento italiano si appresta ad introdurre grazie al centro sinistra ed ai grillini. Dunque tutti italiani, basta nascere qui o arrivare da bambini. Dopodiché si può fare di tutto senza più rischi di venire cacciati. Non che le istituzioni italiane si siano impegnate più di tanto, sino ad ora, per far rispettare le leggi ed in particolar modo i decreti di espulsione. Così una grande risorsa in arrivo dall'Africa ha potuto rapinare e poi sequestrare un ragazzino ad Omegna (Piemonte del Nord) e, quando è stato arrestato si è scoperto, nell'ordine, che proveniva da un Paese dove la guerra non c'è, che era appena stato fermato ed immediatamente rilasciato per spaccio di droga e  che non era neppure al suo primo inconveniente criminale. Ovviamente era libero di girare per l'Italia. Ce lo chiede l'Europa? No, ce lo chiedono i drogati che si rivolgono allo spacciatore. Di espulsioni neanche a parlarne. Ma con lo Ius Soli non si porrà neppure più il problema. Tutti fratelli. Da mantenere. Liberi di spacciare o di preparare attentati, senza il rischio di essere rimandati a casa loro dove autorità più serie li manderebbero in galera e senza troppi comfort. Per quanto ormai scarica come arma, la prospettiva di espulsione restava ancora un deterrente. Ora scomparirà. Tutti in Italia, a beneficiare di un welfare che è stato pagato dai genitori del ragazzino derubato e sequestrato ad Omegna. Ma a beneficiarne sarà il suo aguzzino

martedì 6 giugno 2017

Le piazze della politica riservate ad Alfano

La prossima campagna elettorale vedrà le piazze riservate esclusivamente ai comizi di Angelino Alfano. Dopo il disastro di Torino le istituzioni varie vogliono evitare assembramenti eccessivi in luoghi privi di adeguate possibilità di controllo e di facili vie di fuga. Considerando che la piazza di Torino dove si sono verificati gli incidenti dispone di 6 strade da cui scappare, è evidente che la maggior parte dei luoghi canonici dei comizi politici verrà cancellata dai tour elettorali. Con l'eccezione, appunto, del mini partito di Alfano che, considerando il seguito di cui dispone, non creerà problemi di affollamento. Sarà sufficiente un marciapiede per accogliere i fans entusiasti di chi, come ministro dell'interno, ha favorito l'invasione. Che, evidentemente, ha cambiato la vita degli italiani e non in meglio. O forse in meglio ma solo per chi gestisce l'Italia. Per chi ha potuto cancellare i diritti dei lavoratori abbassando anche i salari. E per chi, ora, potrà gestire la campagna elettorale evitando scomodi confronti diretti con i sudditi. Basta con i comizi nelle piazze, basta con le manifestazioni popolari. La campagna elettorale si farà solo in tv, sui giornali, per radio, sul web. Senza spiacevoli rischi di contestazioni, di proteste. Tutto cancellato in nome della sicurezza. Qualche comizio in teatri costosi ed iper controllati. Ma nulla di più. Non sono le bombe a far paura al potere, sono i sudditi che pretendono di tornare ad essere cittadini. E poi sarà mica colpa del potere se le opposizioni non sono state in grado di dotarsi di un adeguato sistema di comunicazione. Se i soldi dei partiti sono serviti per acquistare case e palazzi, invece di giornali e tv. Se sono tenuti fermi in fondazioni che foraggiano gli amici invece di finanziare strutture efficienti di contro informazione con radio e web. Ed ora chi ha bloccato questi fondi chiede agli elettori di impegnarsi per garantire la rielezione dei responsabili di questi comportamenti inaccettabili. Mentre il potere, quello vero, utilizzerà sempre di più la vigliaccheria ed il terrore per aumentare il controllo dei sudditi. Cancelliamo anche il voto, per evitare pericolosi assembramenti ai seggi.

lunedì 5 giugno 2017

Il re è nudo. Lo smaschera l'idiota che ha scatenato il panico a Torino

L'idiota che, a Torino, ha scatenato il panico tra i tifosi juventini provocando 1.500 feriti (grazie anche alla tolleranza politicamente corretta delle istituzioni che perquisiscono i cittadini e lasciano passare i venditori abusivi, italiani e stranieri, di birra in bottiglie di vetro) ha avuto il grande merito di smascherare l'ignobile bugia di chi sostiene che il terrorismo non cambierà le abitudini degli europei. Le ha già cambiate. Basta un idiota con uno zainetto per provocare il terrore. E ormai i voli sulle brevi distanze sono stati soppiantati dai treni perché i controlli esasperanti negli aeroporti obbligano ad anticipare la presenza negli scali, vanificando i risparmi di tempo dei voli. Andare allo stadio, ad un concerto, ad una festa di piazza è diventato un fastidio costante, al di là dei pericoli reali che restano pochi. In compenso la tolleranza assoluta nei confronti delle grandi opportunità favorisce l'arroganza di chi crede di aver diritto a tutto (dall'alloggio gratuito al lavoro, dal viaggiare gratis alla precedenza per i propri figli alla scuola materna) solo perché una onlus di filantropi l'ha scaricato sulle coste italiane. Intanto, grazie allo sbarco dei nuovi schiavi, la concorrenza per un lavoro diventa sempre più agguerrita e sempre più al ribasso. Retribuzioni di 600 euro per un ingegnere laureato con il massimo dei voti, che conosca perfettamente tedesco e inglese, pronto ad essere sballottato in giro per il mondo, ma con il diritto al buono pasto. Anche questo è un cambiamento imposto dalla continua ondata di migranti. E pazienza se aumentano i disoccupati, i disperati, i poveri assoluti. È il politicamente corretto, bellezza. Cancelliamo la festa per una partita o per un concerto, facciamo crescere rassegnazione, timori, paure. Controlliamo tutto e tutti, a parte le nuove opportunità, ovviamente. Il grande fratello deve sapere tutto di noi, poi lascia in libertà spacciatori e scippatori. Ma guai a lasciare l'auto parcheggiata oltre l'orario di scadenza del parchimetro

giovedì 1 giugno 2017

Il 5% terrorizza i moderati e apre nuovi scenari

Per una volta, una sola, il bugiardissimo ha ragione. Ha infatti spiegato ad Angelino Alfano che un partito che ha governato per anni non può aver paura di non raggiungere il 5% dei voti. E visto che il partitino di Alfano non arriverà neppure a sfiorare la soglia di sbarramento, significa  che il pessimo ministro ha sbagliato tutto. Ha tradito non tanto il suo Pigmalione, Berlu, ma soprattutto gli elettori. Quelli che erano convinti che definirsi Nuovo centro destra volesse dire stare nel centro destra, non nel centro sinistra. Invece Alfano - così come Cesa, come Verdini, come Tosi e troppi altri - ha preso i voti da una parte e li ha portati sul fronte opposto, regalandoli al bugiardissimo in cambio di poltrone. Perché mai un elettore del centro destra dovrebbe preferire ancora la banda di Alfano e compari? Un'accozzaglia con Parisi, con i resti di Sciolta civica. Così si assisterà al corteo di penitenti in pellegrinaggio verso Arcore, con il capo cosparso di cenere e un agnellino al guinzaglio. Il trionfo del bollito Berlu che ha tentato anche di far alzare la soglia di sbarramento. Con il 5% Fratelli d'Italia si troverà a dover scegliere se correre in solitudine, rischiando la totale esclusione, oppure se confluire in una lista unica con la Lega di Salvini. In questo secondo caso, Berlu potrebbe porsi come alternativa moderata alla lista populista-sovranista. Concedendo qualche strapuntino, dentro Forza Italia, ai vari Lupi, Costa e penitenti vari. Strapuntini che salverebbero i singoli, cancellando ogni alternativa in ambito moderato. Dipenderà anche dalle strategie di Fitto. Se il leader pugliese di Direzione Italia andrà a Canossa, rinuncerà ad un futuro politico, accontentandosi di un futuro personale in seconda o terza fila. Oppure potrebbe accordarsi con Salvini e Meloni, scegliendo di rappresentare l'ala moderata dello schieramento sovranista-populista. Il tragico è che, per una volta, tutta quest'area dovrà decidere rapidamente. Un compito sovrumano per chi è abituato a non scegliere mai